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sabato 7 novembre 2020
sabato 7 luglio 2018
sabato 12 maggio 2018
martedì 25 febbraio 2014
Ancient Gates
Al quadretto di certa famiglia da yesterpunk è utile inserire gli High Tide. Il gruppo, durato l'attimo di due dischi, dal '69 al '70, s'avvicina musicalmente al filone hard inglese, differenziandosi però da esso per la spessa coltre tecnica dei suoi partecipanti. Le influenze trascendono la musica: questa alta marea sembra voler sommergere un po' tutti gli stili con un manto soggettivo che addomestica ogni frammento musicale altrui in minuscole creature dotate di vita propria.
Gruppo inglesissimo, a tratti infatuato da climi di novelle gotiche, High Tide non conoscerà mai fama notevole. I suoi dischi, più che presenti su tutte le bancarelle, saranno oggetto di speculazioni per il commercio del disco. La formazione a quattro, con chitarra + violino elettrico a spartirsi gran parte del lavoro solistico, sembra stranamente tra il rock-jazz e il country: e gli interventi compositivi si dondolano da un capo all'altro del paragone, intromettendo pure elementi di disturbo come blues e musica improvvisata. C'è anche - e tanto - hard rock, ma tutto con autocritica, magari venato di flirts con la musica californiana: sulla batteria rock e l'acido basso di Peter Pavli, s'innestano trascrizioni degenerate del Cipollina quicksilveriano, con una inaspettata fermata al Conservatorio (The Blankman Cries Again), o parodie di Uto Ughi e Paganini cappelloni e riffs ante Mahavishnu Orchestra.
Dei due dischi (più quell'oscuro album che vede tutti gli High Tide presenti) rimane oggigiorno il ricordo di un tentativo inconcluso, della ricerca di una emancipazione musicale troppo veloce, osteggiata dagli affaristi della musica. Simon House - dopo Alchemy con la Third Ear Band - scapperà addirittura al castello d'oro di David Bowie, e questi pronto ad accettare i pentiti figlioli prodighi, malconci per l'appena passata esperienza underground. Cose trite, probabilmente, ma anche tristi: musicisti castrati nella loro espressione e costretti a servire obbligatoriamente volitive ispirazioni altrui.
Accanto al Lodger di House c'è l'esempio di Peter Pavli, con Michael Moorcock & Deep Fix (The New Worlds Fair) o di Tony Hill, con la Ronnie Paisley Band. La libertà di un momento, i voli di violino di una Saneonymus innamorata di Grateful Dead + jazz svaniscono nell'istante. La vita, come dicevano alcuni a Seveso, continua.
(Al Aprile e Luca Mayer, La musica rock-progressiva europea. Gammalibri, 1980)
Resonance
Tony Hill, guitar
Dave Tomlin, violin
Pete Pavli, bass
Drachen Theaker, drums
Golden Space
Sushi Krishnamurthi, vocal
Tony Hill, guitar
Dave Tomlin, bass, violin
DrachenTheaker, drums
Raga Kanda
Tony Hill, guitar
Dave Tomlin, bass, violin
Drachen Theaker, drums
AHT Variant
Tony Hill, guitar
Dave Tomlin, bass, violin
Drachen Theaker, drums
AHT Variant
Tony Hill, guitar
Dave Tomlin, bass, violin
Drachen Theaker, drums
Ancient Gates / Starless Skylines
Sushi Krishnamurthi, vocal
Tony Hill, guitar
Dave Tomlin, keyboards
DrachenTheaker, drums
Garage Gods
Tony Hill, guitar, bass
Simon House, violin
Drachen Theaker, drums
Elephant Trails
Tony Hill, guitar, bass
Dave Tomlin, violin
Drachen Theaker, drums, mridangam
The Whid
Tony Hill, guitar
Pete Pavli, keyboards, bass
Drachen Theaker, drums
Raga Misra
Tony Hill, guitar
Dave Tomlin, violin
Android Funnel, bass
Drachen Theaker, drums
Turn Yourself Down
Tony Hill, guitar
Pete Pavli, keyboards
Dave Tomlin, bass
Drachen Theaker, drums
sabato 7 dicembre 2013
Kevin Coyne, Peel Sessions
Torniamo a Kevin Coyne con una raccolta delle sue Peel Sessions, pubblicata nel 1990. Le registrazioni vanno dal 1973 al 1979, con l'unica eccezione di I Couldn't Love You del 1990. A Leopard never changes his Spots!
Marlene (1973)
Cheat me (1973)
Ey Up My Duck (1979)
The Miner's Song (1974)
Evil Island Home (1974)
Araby (1974)
Dance Of The Bourgeoisie (1974)
Do Not Shout At Me Father (1974)
Need Somebody (1974)
Poor Swine (1974)
Rivers of Blood (1978)
Lunatic (1978)
I Only Want To See You Smile (1978)
That's Rock'N'Roll (1978)
A Leopard Never Changes Its Spots (1979)
I Couldn't Love You (1990)
martedì 19 novembre 2013
La percezione delle porte
Se mai si può concepire un incontro tra Nurse With Wound e Butthole Surfers i Terminal Cheesecake sono quanto di più vicino si possa immaginare. Fondati da Gary Boniface, in seguito coadiuvato dai chitarristi Russel Smith e Gordon Watson, esordiscono nel 1988 con l'album Johnny Town-Mouse. Il titolo, ripreso da un racconto di Beatrix Potter, già rivela un contorto senso dell'umorismo, più diffuso nella cultura industriale di quanto comunemente si creda. Angels in Pigtails, terzo lavoro, viene pubblicato nel 1990 dalla Pathological, che l'anno precedente aveva incluso due brani dei Terminal Cheesecake in un sampler comprendente anche Carcass, Godflesh, Coil, Napalm Death e altra gente poco raccomandabile. Seguiranno due album, rispettivamente per World Serpent e Jackass, e una manciata di singoli prima dello scioglimento avvenuto nel 1994. Angels in Pigtails è forse il disco più interessante del gruppo, denso di saturazioni chitarristiche tra Chrome, Skullflower e - nei momenti meno concitati - Factrix. L'edizione in compact disc presenta una copertina diversa rispetto a quella in vinile: un finto vintage non troppo lontano nello spirito da The Sylvie and Babs Hi-Fi Companion o altri dischi dei NWW. Altra particolarità: le tracce non sono divise, nel riuscito intento di creare un flusso continuo di cattiva coscienza all'interno del quale trova posto anche una cover di Hello Skinny dei Residents. Se il proposito era quello di creare una psichedelia invertita di segno, Angels in Pigtails ha pienamente realizzato l'obbiettivo. Come dire: abbiamo aperto le porte della percezione e ne sono scaturiti Yog-Sothot e Shub-Niggurath. L'area della coscienza allargata ha svelato ai suoi margini Nyarlathotep e Azathoth. Ne valeva la pena? Se seguite con una certa costanza La Buona Annata presumiamo che vi siate già forniti da soli una risposta.
Side: Pony Girl
Chrome
Unhealing Wound
Pony Girl Pt. 1
Blow Hound
Turkish Glass
Pony Girl Pt. 2
Side: Pony Boy
Hello Skinny
Inbred 73
Track 9:
(I) N.F. Kennedy
(II) Kennephant Man
(III) Head of Nigel
Stinky Beads
Pony Boy
sabato 13 luglio 2013
Shadows Across The Moon
I Dando Shaft sono un gruppo minore, ma di tutto rispetto, del folk revival britannico, nato nel 1968 a Coventry in una formazione comprendente Kevin Dempsy, Dave Cooper, Ted Kay e Martin Simpson. E' proprio quest'ultimo, con il peculiare suono ipnotico del suo mandolino, a caratterizzare lo stile del gruppo, da alcuni apparentato ai Pentangle per la felice commistione di repertorio tradizionale e suggestioni di altri orizzonti musicali. An Evening with Dando Shaft esce nel 1970 per la Young Blood, lo stesso anno in cui entra nella formazione la cantante Polly Bolton. Il buon riscontro dell'album d'esordio vale ai nuovi Dando Shaft un contratto con la Neon, sottomarca progressiva della RCA, con la quale pubblicano un album omonimo nel 1971, mentre per la casa madre esce l'anno successivo Lantaloon. Lo scarso riscontro di vendite dei tre album causa lo sbandamento del gruppo che però si riforma nel 1977 grazie ai buoni auspici dell'etichetta Rubber di Newcastle-upon-Tyne. Per questa piccola label esce l'ultimo disco in studio del gruppo, Kingdom, che vede tra i numerosi ospiti anche Danny Thompson dei Pentangle. Un'ulteriore riunione del gruppo ha luogo ben dodici anni dopo per merito di un promoter italiano. Da registrazioni di questo tour (specificamente quelle del 17 marzo 1989 a Bergamo) viene ricavato il live Shadows Across The Moon, pubblicato nel 1993 dalla Happy Trails Records. Gli unici successivi capitoli discografici per il gruppo saranno le raccolte Reaping The Harvest, fuori catalogo e che qui presentiamo per la gioia delle vostre orecchie, e Anthology.
1 - Coming Home to Me
2 - Railway
3 - Magnetic Beggar
4 - Pass It On
5 - Kalyope Driver
6 - Prayer
7 - Sometimes
8 - Waves upon the Ether
9 - Dewet
10 - Riverboat
11 - Harp Lady I Bombed
12 - The Black Prince of Paradise
13 - When I'm Weary
14 - Till the Morning Comes
15 - Whispering Ned
16 - Road Song
17 - Is It Me
18 - It Was Good
19 - Rain
20 - Cold Wind
21 - In the Country
22 - End of the Game
Live in Bergamo, 17 marzo 1989
Produced by Kevin Dempsey
1 - Railway
2 - Rain
3 - If I could let go
4 - Sometimes
5 - Feel like I want to go Home
6 - Cold Wind
7 - Road Song
8 - Shadows across the Moon
9 - Riverboat
10 - Kingdom
11 - Coming back to stay
Martin Jenkins: mandocello, flute, voice
Kevin Dempsey: acoustic guitar, voice
Dave Cooper: acoustic guitar, voice
Roger Bullen: bass
Ted Kay: percussion, tabla
Chris Leslie: violin (9, 10, 11)
Etichette:
1989,
1990,
1993,
Bergamo,
Dando Shaft,
Folk,
Live,
Musicalità
sabato 4 maggio 2013
This Rhythm Is Mine
Nata nel 1959, Sally Barker inizia la sua carriera musicale come cantante e chitarrista folk e blues nel duo formato con il bassista Chris Watson. Dopo la consueta gavetta in club e pub delle Midlands, il duo comincia a farsi conoscere come supporter di Steeleye Span, Roy Harper e Gordon Giltrap. Fornita di queste credenziali Sally si trasferisce nel 1986 a Londra, esibendosi con Fairport Convention, Taj Mahal e nuovamente Roy Harper. Nel 1990 fonda il gruppo folk The Poozies con Karen Tweed e Patsy Seddon, proveniente dalle Sileas. Dopo collaborazioni con gli Show of Hands, Pete Morton e Janet Russell, due anni dopo partecipa a The World is a Wonderful Place, tributo a Richard Thompson. Sempre in tema di omaggi a grandi autori, nel 2008 intraprende un tour denominato Joni Mitchell Project insieme a Glenn Hughes e Debbie Cassell. Il tributo alla grande musicista canadese approda su disco nel 2010 con l'album Conversation. The Joni Tapes (Vol. 1).
This Rhythm Is Mine del 1990 è il terzo album di Sally Barker, dato alle stampe lo stesso anno in cui ha occasione di esibirsi in Germania con Bob Dylan e Robert Plant. Pubblicato dalla Hannibal di Joe Boyd il disco si avvale di collaboratori prestigiosi provenienti dal giro Fairport Convention - Jethro Tull (Dave Mattacks, Martin Allcock, Dave Pegg), Pentangle (Danny Thompson) e, in brano, della presenza di Dave Davies dei Kinks.
A proposito del citato Joe Boyd, chiudiamo il post con la segnalazione del sito Resonance FM su cui è possibile ascoltare le puntate del suo programma Lucky 13. Imperdibile!
01 - Money's Talking (Sally Barker)
02 - This Rhythm Is Mine (Sally Barker)
03 - Angry Women (Sally Barker)
04 - Lay Your Body Down (Sally Barker)
05 - While You Sleep (Sally Barker)
06 - Big World (Sally Barker)
07 - Chinese Whispers (Sally Barker)
08 - Or Did You Jump (Sally Barker)
09 - Married Man (Barker / Shaw / Devenay)
10 - The Simple Life (Barker / Carlin / Kealey)
11 - Chains (Barker / Carlin / Kealey)
12 - Another Train (Pete Morton)
sabato 30 marzo 2013
Over the Bridge
Dalla metà degli anni Ottanta Barb Jungr pubblica una cospicua serie di album contenenti sia brani originali sia omaggi a Dylan, Nina Simone, Elvis Presley e ai classici della canzone d'autore francese. Parallelamente escono sei dischi realizzati insieme al fido Michael Parker e collaborazioni con, tra gli altri, Christine Collister e Helen Watson.
Tra i nostri ricordi conserviamo anche quello di un bel concerto dei Loose Lips risalente all'epoca in cui il gruppo stava promuovendo i due album incisi per la milanese Appaloosa: My Past Life have Gone del 1980 e Feel the Benefit uscito l'anno successivo. Anima del gruppo erano proprio Michael Parker e Helen Watson, coadiuvati dai veterani Patrick "Skip" Grover e Nick "Pinetop" Prater.
L'album che qui proponiamo sfugge per qualche misteriosa ragione alle discografie ma è un ascolto molto vario e godibile che ci auguriamo possa riscaldare una lunga serata di questo freddo inizio di primavera.
Produced and arranged by Jungr & Parker
Mark Waldeman: drums, percussion
Julia Doyle: double bass
Russell Greenwood: Drums
Ruth Cochrane: electric bass
Russell Churney: piano
Neti Vaandraget: violin
Barb Jungr: vocals, harmonicas, mandolin
Michael Parker: vocals, electric, acoustic and slide guitars, concertina, fife, cornet, electric bass
01. Proud Knees Bend
02. New Year's Revolution
03. Eat, Eat, Eat
04. Don't Think I'll be going out Today
05. For Old Times Sake
06. Forbidden Fruit
07. Perfect Pair
08. It'll All End in Tears
09. Welcome Rain
10. That's What Started Me Thinking
11. Shopping for One
12. Box 304
13. No-one Else could ever Wear your Shoes
14. Looking for the 8th Deadly Sin
15. All the Fun of the Fair
16. Sitting Pretty
17. Wendy's not there Anymore
18. Leftover Wine
19. Quiet Life
20. Wicked
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