Per molti questo pensiero di Immanuel Kant, uno dei più grandi filosofi dell'era moderna, non nasconde segreti e sembra quasi un’idea scontata da condividere e sapere che c’è,che chi l’ha teorizzata aveva un grande senso morale e del rispetto ed era un grande pensatore e, dunque, al di sopra degli uomini cosiddetti comuni.
Eppure se ognuno di noi si fermasse a meditare a lungo su queste parole, nella loro assoluta semplicità scoprirebbe che, non sono affatto scontate, sono immense.
E credo che in ogni epoca passata l’uomo si sia sempre posto l’interrogativo della legge morale. Come in Platone, ad esempio.
Rapportando queste considerazioni al nostro presente potremmo mai affermare di possedere criticamente le radici del nostro passato?
Vi chiederete, ora, dove io voglia andare a parare…cosa voglio esprimere.
Se oggi una parte del nostro popolo non crede più in una sinistra pluralista, democratica, di lotta ma anche capace di governare è perché si è sentito “tradito” da chi aveva il dovere morale di portare avanti le idee e la grandiosità di un progetto pensato, secondo me, tenendo ben presente la massima kantiana.
"Qualcuno era comunista perchè Berlinguer era una brava persona.."cantava Giorgio Gaber...
"Un uomodella classe operaia e del popolo. L'uomo del nuovo socialismo e della lotta per la pace.Una grande forza politica e morale della democrazia italiana.
Ma perchè non si è stati in grado di ereditare il rigore morale e la serietà politica di un uomo così?
Un politico da sempre vicino alla questione femminile;attento ai temi dell'ecologia;
un no-global ante-litteram: "Se noi volgiamo lo sguardo alla storia di questo secolo - che conclude il secondo millennio della forma di incivilimento cui apparteniamo - scorgiamo straordinari progressi nella coscienza dei popoli e delle persone umane che li compongono.
Non proprio moltissimo tempo fa. Fassino sostenne “ Noi siamo gli eredi di Berlinguer”
Ma è proprio così? Ne era sicuro Fassino quando pronunciava, secondo me, con eccessiva leggerezza, quelle parole.
Cosa gli direbbe oggi Berlinguer a sentirlo? E cosa direbbe della situazione attuale della classe politica e dei partiti e, soprattutto delle condizioni della sinistra?
«I partiti non fanno più politica», diceva Enrico Berlinguer. «I partiti hanno degenerato e questa è l'origine dei malanni d'Italia».
"I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero.Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune.La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa:sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss (...)""I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le istituzioni a partire dal governo, gli enti locali, gli enti di previdenza, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai tv, alcuni grandi giornali.Per esempio oggi c'è il pericolo che [...] il Corriere della Sera cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa faccia una così brutta fine.(28 luglio 1981)
SEMBRANO PAROLE SCRITTE OGGI !!!! Per Dio … mi viene da pensare
Ma oggi la classe dirigente e non solo quella politica ma tutti coloro i quali girano intorno alla gestione della cosa pubblica ibridata dal privato, a cominciare dalle banche, danno davvero l’impressione di possedere un alto tasso di moralità e di rispetto verso il popolo che nella nostra legge fondamentale è denominato POPOLO SOVRANO?
Il senso di responsabilità sociale del politico come del banchiere e di qualsiasi altro dirigente , non è soltanto un generico richiamo all'etica, alla trasparenza e alla correttezza nelle scelte gestionali. È consapevolezza dell'esistenza degli "interessi generali" coinvolti dall'agire come conseguenza delle scelte , ed è quindi correlata responsabilità.
Come dice Amartya Sen, "Se è vero che gli individui in realtà, perseguono incessantemente e senza compromessi solo il loro ristretto interesse personale, allora la ricerca della giustizia verrà intralciata a ogni passo dall'opposizione di tutti coloro che abbiano qualcosa da perdere dal cambiamento proposto.