Sono state scritte tantissime cose dopo il referendum, anche troppe direi. Ho letto commenti e articoli pieni di livore contro chi ha votato NO. In questo paese sembra non finire mai la moda di cercare nell'altro la causa dei propri errori.
Non riusciamo nemmeno ad essere maturi politicamente tanto da avere un premier che è riuscito nell'impresa di riportare dopo il ventennio berlusconiano il dibattito sulla persona e non sul contenuto delle cose. Tanto da non riuscire a ragionare sul fatto che se si va a votare un referendum si dovrebbe votare sull'argomento e che le elezioni politiche sono una cosa, che lo sono le amministrative e di conseguenza le regionali.
La personalizzazione della politica non è mai un bene da qualunque parte essa venga. L'arroganza di Renzi e dei suoi lacchè negli ultimi mesi ha toccato livelli da corsia preferenziale nel mondo di Arcore.
Sembra che i voti che stanno a sinistra non interessino mai se non quando uno perde, e allora in quel momento scatta la caccia al comunista cattivo, fermo sulle sue posizioni che fa vincere le destre.
Invece sarebbe bene capire che la destra vince perché non si danno più speranze di sinistre, non si fanno più proposte di sinistra, i quartieri poveri sono dimenticati, i disoccupati sono dimenticati, la disoccupazione giovanile è alle stelle, il numero di laureato è il più basso d'Europa e il livello delle nostre scuole urla vendetta.
Queste sono le ragioni che consegnano i paesi uno alla volta alla destra che non fa altro che cavalcare il malcontento, urlare che la colpa è del nostro vicino, che chi ha la pelle diversa dalla nostra è il nostro nemico e chi i muri non sono da tirare giù ma da alzare anche sul nostro pianerottolo.
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