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giovedì 10 ottobre 2019 18 vostri commenti

Scorre anche troppo



Diventare padri a quasi quarant'anni credo sia differente. Magari mi sbaglio e sono solamente considerazioni del primo pomeriggio per colpa del panino troppo pesante e del colesterolo che incombe, ma sembra che il tempo scorra più veloce. 
I ricordi sembrano così vicini, la prima volta che ti ho visto, il primo pianto, l'ansia del ritorno a casa da soli, le prime notti insonni. Poi mese dopo mese quei versi che iniziavano a diventare parole. 
Papà. 
Mamma. 
L'emozione dei primi passi sostenuti e quel gattonare alla velocità dei mini supereroi difficile da controllare. I tuoi sorrisi sdentati che ci hanno aiutato a superare momenti difficili, un'oasi in mezzo ad un deserto pericoloso. 
Non so giudicarmi come padre, mi auguro di non aver fatto troppi danni fino ad oggi. L'unica cosa certa è che più passa il tempo e più ho voglia di stare con te e con quegli occhi belli che ti hanno messo al mondo. Le fatiche si azzerano sentendo gridare "papà" dopo aver aperto la porta e il tuo abbraccio mi insegna ogni volta a godermi le cose vicine, così come il momento della nanna e della favola da leggere. Anche se ora hai stabilito i turni, una sera io e una sera mamma. Guai a saltare.
Ciò che destabilizza è lo scorrere del tempo, evidenziato da certe frasi come "posso stare 8 minuti da sola in camera mia?"
e così in pochi attimi si passa dalle righe su un foglio che dovrebbero rappresentare una casa al nome scritto in stampatello.
Ecco. 
Si dice che il genitore debba essere l'arco che lancia i figli verso il domani. 
Magari però con meno fretta, dai.

giovedì 19 marzo 2015 9 vostri commenti

Il ritorno del padre

"Il padre che manca alla nostra società, l’autorità simbolica del padre ha perso peso, si è eclissata, è irreversibilmente tramontata. La difficoltà dei padri a sostenere la propria funzione educativa e il conflitto tra le generazioni che ne deriva sono noti da tempo e non solo agli psicoanalisti. I padri latitano, si sono eclissati o sono divenuti compagni di giochi dei loro figli."
Massimo Recalcati,  Il complesso di Telemaco  

Cosa resta dei padri di una volta?
Proprio oggi pongo questa domanda. Io lo sono da poco e dovrò confrontarmi con i problemi della paternità fra qualche mese... anno.
Lo si dice spesso, i tempi sono cambiati, molte volte vedo padri che sembrano essere più amici che papà. Una specie di fratellone con figli che molte volte riescono ad averla vinta facile.
Siamo ricattabili ormai?
In questa era in cui per forza,  a parte chi ha stipendi d'oro, si deve lavorare in due in una famiglia, quanto tempo passiamo alla fine con i nostri figli? Nonostante questo possiamo interpretate la figura del padre come l'hanno fatto i nostri genitori oppure ci si deve arrendere?
Credo fermamente che il futuro della società dipenda molto da questa scelta, sono convinto purtroppo che la figura del padre in questi ultimi anni sia mancata e continui a farlo. 
Faccio un'esempio.... una volta se una cosa andava male a scuola la colpa era nostra, oggi per molti genitori (non solo il padre) il primo colpevole è l'insegnate o l'istruttore di turno.
Non sto esaltando la figura del "padre padrone", del papà musone, severo in ogni situazione, ma sto pensando all'esempio che io e mio fratello abbiamo avuto dal mio. Un uomo che nonostante i turni massacranti in fabbrica ha sempre trovato il tempo da dedicare ai suoi figli, severo quando serviva, che ha saputo trasmetterci la cultura del lavoro, l'onestà e l'altruismo.
Guardandomi in giro, eccezioni a parte,  tremo...

"Se gli uomini potessero scegliere ogni cosa da soli,
per prima cosa vorrei il ritorno del padre."
Odissea


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