Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.
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domenica 10 maggio 2015

E' tardi di Attila József

James Jebusa Shannon
Da otto giorni il pensiero di mia mamma
m'accompagna ogni istante. La rivedo:
la cesta del bucato pressata contro il seno,
salire ansante su nella soffitta.

Io, a quel tempo, ero ancora un essere
sincero: piangevo, mi stizzivo:
lascia stare quella cesta colma,
porta invece me nella soffitta.

Ma lei, senza curarsi di quel pianto
nè dei gridi, saliva cheta a stendere:
e i panni, tutti brividi e riverberi,
frusciavano e danzavano nel vento.

Ora non piangerei: ma è tardi ormai
Ora, sì, vedo quanto lei sia alta
che coi grigi capelli tocca il cielo:
e scioglie il turchino nell'acqua del cielo

venerdì 7 marzo 2014

Flora di Attila József

Conrad Kiesel
Io, che sono umanamente felice da vivo
come cose che hanno validità eterna
possa gridare nuovamente ai cieli -
Flora ti amo!

Delle tue labbra mi affascinano
i tanti sospiri i cento incanti
osservando da cane fedele
il gesto leggero delle tue dita sapienti
mentre divento uomo

Flora, snella, bel calice, mi stai di fronte
come un bouquet è impuntata su te la volta celeste
e nuvole fiori del sole tra foglie che palpitano
inclinano verso sera.

Fugge l'anima mia sul destriero della tua immagine
sfiorando appena le acque e i campi.
Dai tuoi due occhi sull'erbe sugli insetti
trabocca l'intelletto.

E' sera, la stella contorna tutto
vedi, l'universo è una gabbia d'oro
tu ci sei dentro, mia chiaccherina, oh sei qui
mio uccellino prigioniero

Marzo 1937
(Trad. Edith Bruck)
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Én, ki emberként. 

Én, ki emberként vagyok, élve, boldog,
mint olyan dolgok, mik örökre szólnak,
hadd kiáltom szét az egeknek ujból -
Flóra, szeretlek!

Ajkaidról lágy lehü, száz varázslat
bűvöl el, hogy hű kutyaként figyeljem
könnyü intését okos ujjaidnak,
mint leszek ember.

Flóra, karcsú, szép kehely, állsz előttem,
mint csokor van tűzve beléd a mennybolt
s napvirág felhők, remegő levél közt
hajlik az estnek.

Lelkemen szöktet, paripán, a képed,
épp csak érintvén vizeket, mezőket.
Két szemedből fűre, bogárra, tiszta
értelem árad.

Este van, mindent körüláll a csillag,
lásd, a mindenség aranyos kalitka,
benne itt vagy, én csevegőm, oh itt vagy,
rabmadaracskám!

1937. márc.