Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.
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mercoledì 3 febbraio 2016

Neve di Alfonso Gatto

Pauline Waiting - Herbert James Gunn 1939
Un ultimo silenzio nella terra
si nega ogni rifugio
ed all'uomo propone la sua ombra.
Lascia odori timidi e pietà
d'un bacio morto per sembianza.
*
da Poesie 1929-1941

lunedì 22 settembre 2014

Sera di Roma di Alfonso Gatto

Lorraine Christie
O grande prateria del cielo, o rosa
decrepita, alle cupole sbandate
del temporale la città furiosa
delle speranze brucia l'estate.

L'odor di Villa Sciarra è autunnale,
piove dal verde muschio dei suoi marmi
sulla spoglia dell'aria con l'uguale
lentezza delle foglie, quasi a darmi

il ricordo dei secoli e dell'ora
vana che splende ai simulacri e all'erme.
Scesa al sepolcro già la terra odora
al suo buio gradito nelle ferme

chiese dove s'annuvola la notte.

E' come un sogno s'io ricordi il nome
scritto sui marmi scritto sull'oblio,
dimenticato sulle fresche chiome
dei morti che ci dicono addio.
***
POESIE DISPERSE

lunedì 8 settembre 2014

Mia madre di Alfonso Gatto

Julian Alden Weir
Mia madre all'alba non ha colore
ma il freddo celesti aurore
le porta nel seno,
dolci paesi d'albicocca.
Alle sue mani la musica degli anni,
ascolta come l'oriente sereno
indora i mesti inganni
del suo sorriso,
e d'un palpito ha gli occhi
d'un soffio il suo viso.
***
POESIE DISPERSE
*
Mamma, 6 anni.

domenica 10 agosto 2014

Per i Martiri di Piazzale Loreto di Alfonso Gatto

Georg Rueter
Ed era l’alba, poi tutto fu fermo
la città, il cielo, il fiato del giorno.
Rimasero i carnefici soltanto
vivi davanti ai morti.

Era silenzio l’urlo del mattino,
silenzio il cielo ferito:
un silenzio di case, di Milano.
Restarono bruttati anche di sole,
sporchi di luce e l’uno all’altro odiosi,
gli assassini venduti alla paura.

Era l’alba e dove fu lavoro,
ove il Piazzale era la gioia accesa
della città migrante alle sue luci
da sera a sera, ove lo stesso strido
dei tram era saluto al giorno, al fresco
viso dei vivi, vollero il massacro
perché Milano avesse alla sua soglia
confusi tutti in uno stesso cuore
i suoi figli promessi e il vecchio cuore
forte e ridesto, stretto come un pugno.

Ebbi il mio cuore ed anche il vostro cuore,
il cuore di mia madre e dei miei figli,
di tutti i vivi uccisi in un istante
per quei morti mostrati lungo il giorno
alla luce d’estate, a un temporale
di nuvole roventi. Attesi il male
come un fuoco fulmineo, come l’acqua
scrosciante di vittoria, udii il tuono
d’un popolo ridesto dalle tombe.

Io vidi il nuovo giorno che a Loreto
sopra la rossa barricata i morti
saliranno per primi, ancòra in tuta
E col petto discinto, ancòra vivi
di sangue e di ragioni. Ed ogni giorno,
ogni ora eterna brucia a questo fuoco,
ogni alba ha il petto offeso da quel piombo
degli innocenti fulminati al muro.
***
Strage di Piazzale Loreto
10 agosto 1944

(La storia delle vittime)

mercoledì 9 luglio 2014

Sera d'estate di Alfonso Gatto

Bouguereau*Le crepuscule

Ai miei giornila sera stanca e trafelata
con i gradini, il muro d'erba, il mare
e il braccio mesto alla fronte
nel giro degli occhi non accadrà:
presagio di madre, il letto bianco d'estate
nella stanza aperta.

Moriva lungo il braccio
la testa avviata sul tavolo
e, lontani, il mare, la notte fresca di voci,
i cocomeri rossi,
le logge aperte alle famiglie,
sembravano cantati sulle ceste
fin sotto i balconi.

E m'era sonno, a rampe dei suoi lumi,
il villaggio più alto
dietro i carri innalzati del fieno,
come la luna risalita ai monti
dava quiete alle stanze, alla memoria.
***
POESIE 1929-1941

sabato 21 giugno 2014

Sul Ticino di Alfonso Gatto

Guy Penè Du Bois
Mi basterebbe chiedere alla sera
di prima estate ove la calma trova
la sua sorgente, pullula la spera
dell'acqua nel suo cerchio che rinnova

l'orbita vuota, basta che un girino
la sfiori, ma d'un brivido silente.
E' la sera lombarda, più vicino
il sole nei vapori del ponente

indugia a lungo, strugge la pianura
ad abbrunare l'indaco, il viola
rosato della terra. Così pura,
approfondendo a poco a poco, e sola,

mai fu la sera al tremolio dei pioppi.
Nel perdersi degli occhi amore è il lume
fervente delle tegole, dei coppi
ove tacciono i nidi: poi, sul fiume,

in quel primo parlare sottovento
ch'è della notte a cena, nel velario
della luna che gramola d'argento
le pallide alberete, sarà l'aria

nella tua bocca nuova, alla sorgente
del primo bacio, un brivido silente.
Dell'universo giovane odoroso
s'invoglia nell'erbario del riposo

in un sonno profondo il primo amore.
***
POESIE D'AMORE

giovedì 24 aprile 2014

Ai compagni d'Italia di Alfonso Gatto

Romaine Brooks*Spring*1912
Milano vi manda il suo cuore,
il vento delle pianure,
le sue nevi
bianche di tanti morti, di tante case,
il lungo inverno in cui attese
l’ora e l’urlo della riscossa.

Vi manda la sua bandiera rossa,
il cielo d’aprile,
le fabbriche difese ad una ad una
la gioia che l’invase
d’esser viva e libera nel mondo.

Milano vi manda il suo cuore,
compagni.
E batte sull’Europa, questo cuore,
batte sull’Italia: svegli i morti,
sveglia i vivi nel cielo d’aprile.
*********
POESIE NON RACCOLTE

lunedì 14 aprile 2014

Vento sulla Giudecca di Alfonso Gatto

Franz Richard Unterberger*Canale della Giudecca
I venti, i venti spogliano le navi
e discendono al freddo
e sono morti.

Chi li spiegherà nel rigoglio
delle accese partenze
ove squilla più forte più forte il mare
e l’antenna sventola il mattino ?

Tutta donna tutta forte tutto amore
ed è rossa la mela, giallo il pane
della Pasqua d’aprile…

Ed eri calda
ed eri il sole, mattone su mattone,
oltre quel muro la campagna il cielo.
***
LA STORIA DELLE VITTIME

lunedì 24 marzo 2014

Le vittime di Alfonso Gatto

Segantini*Azalee
La storia fosse scritta dalle vittime
altro sarebbe, un tempo di minuti,
di formiche incessanti che ripullulano
al nostro soffio e pure ad una ad una
vivide di tenacia, intente d'essere.

Gli inermi che si scostano al passaggio
delle divise chiedono allo sguardo
dei propri occhi la letizia ansiosa
d'essere vinti, il numero che oblia
la sua sabbia infinita nel crepuscolo.

Dei vincitori, ai ruinosi alberghi
del loro oblio, piu' nulla.
Rimane chi disparve nella sera
dell'opera compiuta, sua la mano
di tutti e il fare che e' del fare il tenero.
E' il nostro soffio che gli crede, il dubbio
di perderlo nel numero, tra noi.
***********
LA STORIA DELLE VITTIME
Eccidio delle Fosse Ardeatine
24 marzo 1944-24 marzo 2014

mercoledì 19 marzo 2014

Elegia di Alfonso Gatto

Achille Funi
Padre vinto nel sonno
oscuro e lontano,
il bambino ti sveglia con la mano.
Ancora nato nel tuo sogno chiede
ricordo dell'età che ti correva
giovane agli occhi,
mesto al sollievo della sua sembianza
non vuole che tu creda
la morte buia nell'eternità.
Era così soave il cielo intorno,
a respiro e a cadenza della sera
tu mi portavi in braccio al sonno
fresco di primavera.
Forse è questo la morte, un ricordare
l'ultima voce che ci spense il giorno.
*************
POESIE 1929-1941

domenica 9 marzo 2014

Primo ultimo sole di Alfonso Gatto

Hamish Blakely
Dall'oriente limpida nel cielo
la roondine che torna col suo lume
di vespero sul petto stride al gelo
di marzo, ne tintinna tra le piume.

E nel fragore delle ghiaie il mare
alle sponde nevate tiene il duro
silenzio dell'azzurro, così appare
verde nell'oro della luce un muro.

Di sole le ombre riverenti insieme
nello scaldarsi chiedono a quel volo
un senso al tempo che ciascuno teme.
Solo con tutti chi per tutti è solo

a passo a passo infervorato trova
la sua mesta speranza, va lontano
per una grazia che gli sembra nuova,
sino alla rosa del tepore umano.
***
POESIE D'AMORE

lunedì 3 marzo 2014

Addio per un viaggio di Alfonso Gatto

Paolo Vetri*Ritratto di fanciulla
Ed il vento svogliato più del marzo
fastoso che l'annuncia, tra le nubi
grondanti a strappi d'acqua nello sfarzo
del sole, basta un nulla che mi turbi

nel tuo passare ad altra vita quale
t'annuncia il passo e l'esitante grazia,
perch'io ne avverta il crollo. Per le scale
che salgono nel cielo, dove spazia

l'argento di Venezia scende il cupo
beccheggio della nave, la risacca
scempia s'ingorga dentro il suo dirupo.
Se ne slarga da te quel che si stacca

d'ogni dolore che più resta solo
più s'annuncia alla luce della terra:
forse, nel segno, l'improvviso volo
del colombo spaurito che s'afferra

alla ringhiera e ne rifugge e torna
con gli artigli rattratti al davanzale.
Gli occhi in allarme, il vento che frastorna
il rabbuffo spiumato, scende sale

la spossata vertigine, la stizza
dell'orgoglio deluso e deludente.
Dietro la rete a stràscico che guizza
d'abbrivi questo cànapo del niente.
***********
POESIE D'AMORE

martedì 11 febbraio 2014

Al confine di Alfonso Gatto

Raffaele Faccioli*Viaggio triste*1882
Graniva sull'implume grigio del cielo l'alba.
Il treno più leggero, senza rumore, forse
l'impatto della neve.
Batteva dentro il fiato, la guardia di frontiera,
guanto su guanto il nome della città straniera.
Erano nomi e nomi d'un mondo che perdeva
la ragione del nome. Era finito il male,
finita la ragione d'avere il proprio nome.
E ne restava un bianco impresso di parole
senza pronuncia o voce.
********
POESIE D'AMORE

venerdì 7 febbraio 2014

Cenere di Alfonso Gatto

Igor Grabar*Svetlana*1933
Quello che non sappiamo come un sogno,
come la pioggia, scende in cuore a sera.
Il freddo stringe sulle cose il lume,
lo squallore perenne dei giornali
abbandonati sulle strade, nomi,
fatti perduti appena nati, cenere.

Quello che non sappiamo come un treno
solo nel mondo giunge coi fantasmi
alle case di nebbia, da lontano
un bubbolìo di sonagliere, il carro
delle notti serene.

Quello che non sappiamo, come il freddo,
come la neve, scende sulle tombe.
Udimmo il vento porgere alle cose
il pensiero che l'ombra le fa sole.

Quello che non sappiamo è forse il volto,
il nostro volto che la morte un giorno
suggellerà col suo silenzio, nomi,
fatti perduti appena nati, cenere.
************
POESIE D'AMORE

domenica 26 gennaio 2014

In ogni campo di Alfonso Gatto

Jeremy Lipking
Nell'Arena deserta, in ogni campo
di gioco all'alba sparano agli ostaggi.
E dagli spalti guardano le folle
silenziose d'un tempo, i vecchi gridi
pungenti, l'aria è gracile di brina.

Vesti di piume la bambina ebrea,
ai capelli la luce del ricordo
che sverna in ogni campo, dove un muro
nel chiudere la terra l'apre al cielo.
************
LA STORIA DELLE VITTIME

mercoledì 15 gennaio 2014

Mottetto per un veliero di Alfonso Gatto

Anna Bilińska-Bohdanowicz*1887*Self
Il rosa, il viola che macchiò le mani
maglia d'un tempo a riga di divani,
di piglio nella luce e nel libeccio
improvvisano il verde, il peschereccio
flagrante di memoria e d'avventura.
Mai visti quei colori per natura,
davvero? Ma lo chieda al marinaio
com'è forte l'azzurro di gennaio.
**********
RIME DI VIAGGIO PER LA TERRA DIPINTA

sabato 4 gennaio 2014

L'arancio di Alfonso Gatto

Arturo Noci*Le arance*1914
La brughiera irridente che a gennaio
strama sabbie dorate, oltre le dune
il violetto marino del Tirreno
rigido all'orizzonte con la fune
dell'àrgano che tira sul petraio,
è questo l'abitacolo clamante
dell'arancio di freddo.
Vivido d'ombra e squallido, distante
all'ibrido chiarore, la sventura
gli parla dalle rive con la pura
mestizia d'un bambino.
Così spoglio quell'ultimo sereno
da piangergli vicino.
***************************
RIME DI VIAGGIO PER LA TERRA DIPINTA

mercoledì 25 dicembre 2013

Notte di Natale di Alfonso Gatto

Amy Hogebom*1926
Sempre più disperata dentro l'anima,
sempre più sola questa lunga notte,
di memoria in memoria a dirti amore.
Fu per le strade della dolce estate
che non ritorna, ora è città l'inverno,
e straniero a nascondermi nel buio
della mia stanza, gli occhi grandi in volto,
vedo la pioggia che vacilla ai lumi
del vento, l'oro delle porte accese.
Per lo stupore d'essere, la mano
si distingue sul vetro nella mite
chiarezza effusa, ed è destarti all'alba
delle parole chiedere se esisti,
se vivere di te forse è morire.

Le verande del mare rifiorite
d'un soffio nella cenere, la calma
dell'ascoltare le parole buone,
comuni, che non sembrano mai dette
e sono qui tra noi, in questa notte
dove ogni voce che mi parla è tua.
Di memoria in memoria a dirti amore,
di silenzio in silenzio a dire pioggia
la tristezza del mondo, la paura.
****************
POESIE D'AMORE

mercoledì 18 dicembre 2013

Natale di Alfonso Gatto

Carl Larsson*1904
La famiglia nella grande cucina fa il pane: in tutta la
notte si rannicchia la fiamma, ai volti di rame infoca
un lucido broncio.
In una gran cassa sbatte la pasta, carne fresca alle
mani dello sguattero buffo.
Nella dispensa, sacchi di morti pesano in una luce
d’olio.
**************
POESIE 1929-1941

domenica 15 dicembre 2013

Vicino e lontano di Alfonso Gatto

Norman Rockwell*1934
Quell'odore di cenere, di pane
che saliva dal carcere una sera
mi riportò, ricordo, alle lontane
sorprese del vedermi tra chi m'era

vicino, di quel tempo, di quel luogo,
e chi, lontano, avevo appreso al rogo
del suo segreto nella morte un giorno.

Un evento accaduto nei millenni
al mio primo conoscerlo accadeva,
oltre il libro segnato, ai primi accenni
dei fuochi di dicembre, nella neve

del mio Natale inebriato. Quasi
a volere per l'ospite l'arrivo
d'ogni pensiero alla mia stessa casa,
dal carcere guardavo a quel che udivo

venir dal tempo con la sua memoria
e farsi vita di noi tutti al fuoco.
Di stanza in stanza i passi della storia
tornavano lontani come a un fioco

riverbero di neve sulla porta.
E temuti e sperati erano i segni
dell'età breve in quella luce sporta
agli infissi di pietra, ai vecchi legni.

Dal primo non sapere a quel che poi
venne a conferma della nostra sorte:
la certezza che vissero per noi
i conviti dipinti della morte.
***********
DESINENZE