Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.
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lunedì 10 marzo 2014

Il cespuglio di Carlo Chiaves

A fianco del campo diritto,
in riva al ruscello che canta,
a piè della quercia che freme,
attorto, volubile, fitto
cespuglio spuntò, che non vanta
lavoro di mano, e non seme.

E' pieno d'intrichi. Non mai
da roncola tocco, ben crebbe,
si stese, selvatico e forte.
Non ebbe che, liberi, i rai
del sole: la pioggia si bebbe,
la guazza, ne l'albe risorte.

Al sole di marzo, sciogliendo
le nevi, cantava il ruscello
più forte, la quercia stillava.
Allor, rigoglioso, sortendo
sue gemme, il cespuglio più bello,
più florido ridiventava.

Fin quando, in un palpito strano,
dei venti a la dolce carezza,
ai baci del sole, un bel dì,
intanto che fulgido il grano
ancor palpitava a la brezza,
il cespo selvaggio fiorì.

Son piccoli fiori, son lievi
farfalle, son rami trionfali
di lungiparventi colori.
O scricciolo, o cincia che bevi
rugiade, serrando qui l'ali,
discendi fra i piccoli fiori.

Ma piano discendi! Nel folto,
son fibre, son stecche, son piume,
di qualche già inutile nido,
qui appresta il tuo nido raccolto,
securo, a la prole, che, implume,
ti chiama col piccolo grido.

William Robert Symonds
Il vento, che scosse la fronda,
un nembo rapiva di fiori,
di fiori la terra coprì.
Ed una fanciulla gioconda,
l'aprile cantando e li amori,
il ramo più bello rapì.

Ma ancora, ne l'ombre segrete,
per entro i misteri silenti,
son altri, più vaghi tesori.
Odorano mammole chete,
odoran ciclami pallenti
che niuno raccolse di fuori.

E come superbo rimane
il cespo selvaggio, l'agosto,
con tutte distese le foglie!
Un lepre vi fa le sue tane,
un piccolo serpe, nascosto
da tutti si attorce e raccoglie.

Poi, quando le raffiche forti,
che squassan le piante superbe,
il cespo, più umile sfiorano,
non trema, ma i rami contorti
disfoglia. Nel basso, fra l'erbe,
ancora son fiori che odorano.

giovedì 16 maggio 2013

La villa chiusa di Carlo Chiaves

Jacek Malczewski*Spring
Chiusa è la villa, chiusa immezzo al verde
del giardino diserto, ove traligna
ogni arbusto: tra fior spunta gramigna
folta, e li avvince, soffoca, disperde.

Or, poi che vien con sue dolcezze il maggio,
poi che la terra tutta è in fiore, è in festa,
nel raggio che lo avvolge e lo ridesta,
anche il giardino si fa più selvaggio.

Mescon le aiuole i fior, gli alberi i rami
intralcian, con sì stretto allacciamento,
che sgiungerli non può forza di vento:
più verde cresce l'erba in su gli strami.

La glicinia s'allunga, con la fronda,
dai cancelli a la casa; e qua s'appiglia
ai balconi, pei muri s'attorciglia
e corona di fior tutta la gronda.

Così la villa del mio sogno, chiusa
fra tanta grazia, in un incanto è avvolta,
e quei che sosta e scruta avido e ascolta,
tutto di sé, del suo mister ricusa.

Io fantastico in un mio sogno intento:
non dorme la fanciulla in fra le mura?
Non forse il cavalier senza paura
verrà a destarla da l'incantamento? 

(Sogno e ironia*1910)