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venerdì 22 maggio 2009

Bambini & tuffi dal passeggino

Ne han salvati più i pisellini Findus che la vaccinazione antipolio
Credevo di essere diventata brava. Dopo che la Pupa, a cinque mesi di vita, mi ha fatto venire un infarto girandosi all'improvviso e cadendo da un fasciatoio posto a quaranta centimetri da terra, pensavo che il Pupo non mi avrebbe fregato. E invece. Quando sei troppo sicura di te commetti gli errori più gravi.
Vi scrivo solo ora perché il Pupo, passate le 24 ore di osservazione che si accordano per protocollo ai lattanti infortunati, è finalmente stato dichiarato fuori pericolo.
Ieri eravamo all'Esselunga a fare la spesa. Io e il Pupo. Nella sporta attaccata al passeggino avevo infilato pastina biologica, frutta biologica, liofilizzato di agnello, una classica crema mais e tapioca, una bottiglia di prosecco in offerta con cui speravo di ubriacarmi assieme a Mike Delfino. In testa, come le donne africane, recavo tenendolo fermo con la mano libera un quadripack di pannolini in offerta (cercate di immaginare la scena).
Quel porco del Pupo, scusate ma è il caso di definirlo così, s'intratteneva facendo il giullare all'indirizzo degli altri avventori Esselunga, regalando a caso sorrisi e pernacchie a chiunque incontrasse. Alla cassa, arrivato il mio turno, ho cominciato a disporre i prodotti che intendevo acquistare sul nastro scorrevole.
E' stato un attimo. E poi, tunc!
(pausa)
"UEEEEEEEEAAAAAAAAAAIIIIIUUUUUUUH!"
Mi sono girata. Il Pupo era riuscito, piegandosi a panino come un notebook che viene chiuso, a sfilarsi in un istante dalle cinghie del passeggino (di vecchia concezione. Di quelli che cingono il bambino solo in vita, e non lo imbragano tutto comprese le spalle, come fanno invece i più moderni) e a tuffarsi di testa sul pavimento del supermercato.
(Io, al cassiere): "Mio dio, mi è caduto il bambino. Mi tiene da parte la roba?"
(Cassiere): "Sì, ma ce l'ha la Fidaty card?"
La domanda mi è sembrata surreale. Ho raccolto al volo il Pupo cominciando a baciarlo e a parlargli dolcemente mentre gli esaminavo la fronte. Gli è subito uscito un bel bozzetto. Dopo un minuto ha smesso di piangere e ha ricominciato a fare il giullare. Mi ha fatto tenerezza: era tutto rosso, con le guance rigate di lacrime, che sorrideva e spernacchiava come per dirmi, "Mamma, non ti preoccupare, non è successo niente". A vederlo così pagliaccio gli astanti accorsi ad aiutarmi mi chiedevano cose come: "Signora, è normale che si muova così?" "Vuole che chiamiamo un'ambulanza?". Poi è cominciata la ridda di consigli:
- (Signorina del Punto Fidaty): "Mettiamogli del ghiaccio secco" (!),
- (Signore in età, in giacca e cravatta): "Spalmiamo un po' di burro, questo è un supermercato, ce l'avranno il burro, no?".
- (Guardia giurata, insistendo): "Chiamiamo un'ambulanza. Qui vicino c'è la San Giuseppe, lo portano alla San Giuseppe, lei paga la spesa e in cinque minuti lo raggiunge lì".
- (Cassiere): "Ha la Fidaty? Ha la macchina nel parcheggio? Non si preoccupi, lei citofona e anche se va fuori orario dice che è quella del bambino e la fanno uscire senza pagare il dipiù".
- (Signora immigrata, probabilmente indiana): "Non ti preoccupi. Fuoco e vetri rotti, male e pericolo. Bambino caduto? Pianto, ma niente problema".
- (Signora sensata): "Andiamo nel reparto surgelati, raccattiamo una roba qualsiasi, l'avvolgiamo in un pannetto Vileda e gliela mettiamo in fronte. Così non esce il bugnone".
A quel punto è arrivata una commessa con un pacchetto di Pisellini Findus. Il Pupo se li è beccati sulla fronte per cinque minuti buoni e non ha nemmeno protestato.
A me per lo spavento un po' tremavano le gambe. Poi mi sono calmata, ho pagato la spesa e aiutata dalla signora sensata ho portato il Pupo giullare fino alla macchina. Arrivate lì ci siamo accorte di non aver pagato i Pisellini, ma la signora sensata mi ha detto: "Non si preoccupi, ormai si sono scaldati, tanto non li avrebbero venduti comunque".
Tirando le somme, al Pupo il livido è venuto un pochino lo stesso ma comunque sta bene. La dottoressa ziaBubu, la sua pediatra, mi ha rassicurato al telefono dandomi le indicazioni di rito ("Dovresti andare in pronto soccorso perché il Pupo ha meno di un anno, ma se il livido è piccolo piccolo, meno di una moneta da un euro, puoi seguire anche tu il decorso da casa; controlla che non vomiti - dagli un occhio mentre dorme - osserva il suo comportamento per 24 ore"). La notte scorsa sono rimasta praticamente sempre sveglia a guardarlo. Adesso però vado a letto e domani se riesco compro un passeggino nuovo. Ah, e i piselli li ho messi in frigorifero, ho ancora un giorno o due per cucinarli, prima che vadano a male.

giovedì 21 maggio 2009

"Allatti ancora?" "Eh, sì. E' un bambino così in gamba, merita il meglio"

Ha da passa' 'a nuttata
A volte penso che il Pupo voglia prendermi in giro. Una notte dorme ininterrottamente fino alle sei del mattino e m'illude, quella successiva si sveglia tre volte urlando. Riaddormentarlo col ciuccio è un'impresa titanica. Finisce che si innervosisce e comincia a sbattere le gambe sul materasso, come se stesse subendo un elettrochoc, poi inarca la schiena a mo' di saltatore di Fosbury (a proposito, quanto saltavate a Fosbury alle scuole medie? Io pochissimo, credo 60 o 70 centimetri. Però mi divertivo molto).
Tornando al Pupo, come ho già scritto in qualche post precedente, quasi sempre l'unica soluzione è allattarlo. Sì, sì, so cosa state per dire. La maestra di aqua-baby, che è anche una maestra di vita, mi rassicura sempre: è normale, il Pupo è ancora molto piccolo, non te la prendere, prima o poi passa.
Il problema vero è che adesso il Pupo morde. Lo fa senza preavviso. Gnam! E i suoi non sono i dolci morsicini di un amante appassionato, ma una micidiale, infallibile tenaglia che pinza il capezzolo senza lasciare scampo.
Il Pupo a quanto pare è in ottima compagnia. Un sacco di neonati combinano lo stesso scherzo alla loro mamma. Lo fanno per vedere l'effetto che fa, perché i denti sono una novità, perché attraverso la bocca imparano a conoscere il mondo. Quelli della Lega del Latte, organizzazione che promuove l'allattamento al seno, danno una serie di consigli utili per convincere il bambino "dispettoso" ad abbandonare la sua pessima abitudine. Sono consigli efficaci e ve li giro (li trovate qui). A uno a uno li sto mettendo in pratica tutti, anche se considerata la testardaggine media dei componenti della mia famiglia il Pupo potrebbe necessitare di alcune ere geologiche per smettere. Di solito la scena si svolge così:

(Nella notte)
(Pupo): "Ciuc, ciuc, ciuc. Munch!"
(Io): "Aaah! Pupo, ti sei rimbambito? All'improvviso hai il Q.I. di una crema solare? Non si morde la mamma!"
(Pupo, trovando il gioco molto interessante): "Ah ah ah".
E si ricomincia.

Ora. Il titolo di questo post è lo slogan della Lega del Latte. Io rispetto, stimo e ammiro la Lega del Latte tutta. Ma sto seriamente pensando di smettere. Mi viene in mente Aldo Fabrizi che in Lulù (1971) cantava: "I baci mordaci tuoi... i baci mordaaaci tuoi... Mortacci tuoi!". E sto per lanciare un ultimatum al Pupo - se vi va, provate a dissuadermi.

sabato 16 maggio 2009

Le gioie della maternità


Se me l'avessero detto che finivo proprio in tivù
L'altro giorno mi hanno invitato a Deejay chiama Italia a parlare del mio libro. La trasmissione, per tutta la scorsa settimana, ha dedicato (davvero encomiabile) spazio, tempo e attenzione a Dynamo Camp, una onlus che organizza campi estivi per bambini affetti da patologie gravi, e quindi cercava ospiti "in tema".
(Il mio ufficio stampa): "Paola, vuoi andare a Radio Diggei?"
(Io): "Certo. Bengentili a invitarmi. Grazie mille".
(Ufficio stampa): "Bene. Ha detto R. che poi ti guarda in replica, la sera, su Rete A."
(Io, pensando a una battuta - La radio non si guarda, si ascolta!): "Ah, ahah!".

Due premesse sono necessarie. La prima: dopo anni trascorsi a fare la giornalista, alla radio più o meno mi sono abituata. La seconda: la tivù mi mette un'ansia tale che in casa non ce l'ho nemmeno. Cioè, ce l'ho ma l'antenna non è collegata, la usiamo solo per guardare i dvd. Perciò non avevo capito - okay, non avevo voluto capire - che Deejay chiama Italia viene trasmessa anche in video, sia in diretta che in replica (la sera, appunto).
Visto che ormai la figuraccia l'ho fatta se vi va potete anche andare a vedermi qui così vi rendete conto meglio di com'ero conciata.
Mi sono presentata in radio subito dopo essere uscita dalla piscina, dove il Pupo aveva appena affrontato una delle sue fantomatiche lezioni di acquaticità. Avevo le gambe molli, i capelli da deficiente (lavati con il bagnetto Primi mesi della Fissan mentre tenevo in braccio il Pupo. Sciacquati anche malissimo), non un filo di trucco. Al posto della crema idratante mi ero passata un filo di Penaten, nota crema tedesca per il cambio del pannolino (ricordate che siamo appena stati a Berlino).
Sono arrivata in radio trafelata. Mike Delfino mi aspettava sotto gli studi di Diggei, gli ho lasciato il Pupo in passeggino e l'ho pregato di passeggiare (appunto) per quarantacinque minuti nei dintorni: il tempo della diretta. Il buon vecchio Mike aveva dimenticato il lucchetto della bici così è stato costretto a fare su e giù per venti metri avanti e indietro, avanti e indietro, come un cane col guinzaglio troppo corto, per evitare che gli zanzassero il velocipede. Con questo pensiero (povero Mike, povero Mike) sono salita in studio.

(Accoglitrice di ospiti di Diggei): "Ciao cara Paola M., benvenuta. Allora guarda quelle sono le telecamere, vedi, questo è ciò che sta andando in onda ora, tra poco tocca a te, preparati cara che ti chiamiamo. Ah! Linus, che negli ultimi trentacinque anni è mancato dalla radio solo quando sono nati i suoi figli, oggi non può esserci. Fa niente vero?"
(Io): "Ah sì certo. Benissimo. Certo certo perfetto grazie mille okay" (in realtà, quando l'accoglitrice di ospiti ha pronunciato la parola "telecamere", non ho più capito nulla).
(Accoglitrice di ospiti): "Allora vai in onda con Nicola Savino e con Vic, che sostituisce Linus".
(Io): "Blurp".

Sono corsa in bagno e ho frugato nella borsetta alla ricerca disperata di un campione gratuito di mascara, di un lipstick giocattolo, di una pinzillacchera qualunque per rimettermi un po' in sesto. In borsa ho trovato: tre Hello Kitty piccoline, una molletta di Hello Kitty, un pannolino del Pupo (pulito), un dischetto di cotone per struccarsi con sopra un disegno della Pupa, un giochino in legno del Pupo, due ciucci, tre/quattro Saila Menta fuori dalla scatola (inghiottite subito), e tutta una serie di altri oggetti che non possono mai mancare nella borsa di una mamma tipo la soluzione fisiologica per il naso del bambino ma santiddio, nessun trucco, né tantomeno parrucco, e io stavo per andare in tivvù!

Allora ho ripensato agli esercizi di respirazione per il travaglio. E poi mi son detta: che diamine, ho partorito due volte senza epidurale. A me la tivù mi fa un baffo! E così sono entrata, e loro sono stati molto gentili, e all'inizio mi tremava la voce ma per fortuna l'esordio dell'intervista è stato più o meno questo (non uso le parole esatte ma è lo stesso):
(Io): "Allora, la mia primogenita, la Pupa, ha quasi quattro anni; il secondogenito, il Pupo, invece ha sei mesi".
(Vic): "Bene, benissimo. E quanti anni hanno i tuoi figli?"
(...)
Poi lui si è giustificato dicendo che stava pensando già a un'altra domanda, ma a quel punto a me e Nicola è venuta la ridarola, e anche a Vic, un po' come quando a scuola o a messa sai che non puoi, che non devi assolutamente ridere ma non riesci a farne a meno, e così ci siamo sciolti e insomma tutto sommato ce l'ho fatta senza nemmeno impappinarmi troppo. Le telecamere non le abbiamo guardate mai, ma il regista alla fine ci ha detto che andava bene così, e sono stata contenta per me, per il libro e anche per Dynamo Camp.
Nel pomeriggio per non farmi mancare nulla sono andata con il Pupo a una mostra sofisticatissima di oggetti di design, in un negozio posh di Milano. Su uno scaffale esponevano anche dei vibratori (proprio così), sempre di design s'intende, e il Pupo che a sei mesi sta mettendo a punto la coordinazione e la prensione fine ne ha afferrato uno rosa al volo, e se l'è messo in bocca in un istante, e ha cominciato a ciucciarlo.
Io sono rimasta senza parole e con me gli astanti - l'effetto complessivo era grottesco ed esilarante; comunque dopo un paio di secondi, il tempo di riprendermi dallo choc, gliel'ho sottratto restituendolo alla curatrice della mostra. Lei, tra l'inorridito e l'attonito, mi ha detto d'un fiato: "Signora non si preoccupi, è in silicone medicale sterilizzatissimo", e io le ho risposto: "Non è certo questa la mia preoccupazione, sa?" e ho portato via il Pupo guardandolo un po' male e pensando a quanto mi farà dannare quando sarà grande.
Tornando a casa sempre con i capelli da pazza ho pensato a quelle mamme, e ce ne sono, che hanno tempo e modo di truccarsi gli occhi con cura e che in tivù farebbero un figurone. Poi ho pensato che io non sarò mai così ma che in fondo mi diverto un sacco.

mercoledì 13 maggio 2009

E se fossero i maschietti a fare i bambini?

Chiacchiere da spogliatoio tra neomamme
Stamattina, dopo la lezione di nuoto del Pupo, mi sono ritrovata nello spogliatoio assieme a una ghenga di neomamme al primo pargolo. Le ho ascoltate parlare e mi sono tornate in mente un sacco di cose.
Per esempio che della Pupa controllavo spessissimo il respiro nel sonno. Mentre ora che ho anche il Pupo mi metto i tappi nelle orecchie nella speranza che, quando si sveglia,
Mike Delfino lo senta prima di me. E poi che su molte cose, quando si ha più di un figlio, ci si rilassa. Per fortuna, altrimenti non si vivrebbe - come dimostrano gli stralci di conversazione da spogliatoio sotto riportati.

(Neomamma apprensivissima): "Mi è appena arrivato dall'Inghilterra l'equivalente dell'Angelcare, quello per monitorare il respiro del bambino. Se il bambino smette di respirare, suona l'allarme, ma questo è ancora più sicuro perché anziché sotto il materassino si mette direttamente nel pannolino" (dev'essere gran comodo, ho pensato).
(Neomamma espatriata): "Noi ci siamo appena trasferiti qui dall'Olanda. L'Olanda è il paese dei sacchi nanna".
(Io): "Ma non era il paese dei mulini a vento, degli zoccoli e dei tulipani?"
(Espatriata, fingendo di non avermi sentito): "In Olanda lenzuola e coperte sono bandite. Noti i casi di soffocamento dei neonati per via di un lenzuolino, tutti usano i sacchi nanna".
(Io): "Ho provato a mettere il Pupo in un sacco nanna, ma si sente soffocare e gli viene una crisi di panico. E a proposito di lenzuolini, lui se non ne ha uno in faccia non dorme".
(Apprensivissima): "E se soffoca? Ce l'ha l'Angelcare?"
(Io): "Ma come fa a soffocare con un lenzuolino di cotone? E poi scusa, l'Angelcare non ti sembra eccessivo?"
(Apprensivissima): "Sì... no... è perché siccome mio marito non riusciva a riposare bene, poverino, allora abbiamo messo la bambina in un'altra stanza. Però il pediatra mi ha fatto una testa quadra con la storia della morte in culla, e mi ha detto che fino al primo anno può succedere, con un picco verso l'undicesimo mese" (della serie: pensavate di avercela fatta, e invece) "e allora insomma, con quello mi sento più tranquilla".
(Espatriata): "In Olanda sono banditi anche i ciucci di caucciù".
(Io): "E perché mai?"
(Espatriata): "Non so ma sono pericolosissimi".
Sono uscita dallo spogliatoio con il Pupo buttato sciattamente su una spalla e una gran voglia di ubriacarmi di mojito nonostante fossero le undici di mattino. Ho pensato che io non ero così neanche ai tempi della Pupa, e che non invidio affatto queste mamme preoccupatissime, soprattutto quella che vorrebbe dormire in stanza con sua figlia ma non può perché il marito poverino non riposa bene. Ho messo assieme tutte queste cose e poi ho riso ricordando un'email della mia amica Micol, che sta per partorire la sua terzogenita:
"Sul tuo libro c'è una considerazione che ho sempre fatto anch'io, quando guardi il neonato e pensi che da grande farà soffrire le donne... io, in più, guardo le neonate e penso che avranno la cellulite e si cuccheranno la gravidanza! Ok, non sono in un momento di distacco emotivo, lo so che è un privilegio che la natura ci offre (se fossero i maschietti a fare i bambini? Mah!), ma quando hai raggiunto le dimensioni e la mobilità (fuori dall'acqua) di un discreto cetaceo è difficile rimanere obiettivi. Soprattutto se sei in carenza perpetua di sonno come me, e se penso che tra poco dovrò ricominciare con le levatacce... sai, ora i miei figli si svegliano ancora di notte, ma almeno si trasferiscono nel lettone con
le loro gambine... poi sfrattano il papà che si mette ai piedi del letto come un cagnone. A proposito di animali: con noi vivono anche ben tre gatti! Li trascuro molto, poverini, e mio marito si occupa della loro sabbietta dicendo che è il suo 'giardino zen'".
Oh, lalà. Questo sì che è un uomo.


lunedì 11 maggio 2009

La Pupa, il Pupo, le tecniche di seduzione

Molto di quel che un bambino diventerà si capisce da com'è da neonato
A cinque mesi la Pupa, che ora ha quasi quattro anni, ha cominciato - senza un vero perché - a ostentare la lingua. Alcuni amici e parenti incoraggiavano questa sua abitudine mostrandole la lingua a loro volta, il che va a dimostrare che un umorismo puerile non è sempre strettamente imputabile ai lattanti.
Per un certo periodo l’ha fatto tanto spesso che l’abbiamo ribattezzata “il linguino”. “Ciao, linguino,” la salutava mia sorella. “Come stai, bel linguino?” le chiedeva il nonno. “Non si è mai visto un linguino così carino,” gorgheggiava la nonna.
La Pupa era maledettamente in gamba. Sapeva anche piegare la lingua a metà e verso l’alto, come un foglio accartocciato. Quel che non mi era mai riuscito in trent’anni, lei l’aveva imparato in cinque mesi. Il suo era un talento naturale.
Normalmente le sue esibizioni erano divertenti. Ogni tanto vagamente imbarazzanti. Come si fa a spiegare a un estraneo che assolutamente no, non gliel’abbiamo insegnato noi a fare le linguacce?

Dopo poche settimane, come aveva iniziato, ha smesso. Avevo già nostalgia di quella curiosa abitudine quando un giorno all’Ikea, in fila alle casse assieme a mia mamma, avevo la Pupa su un braccio e un set di scatole Flört sull’altro e con la coda dell’occhio ho sorpreso un signore elegante, di una certa età, che… ci mandava dei baci. L’ho fulminato.
Ero lì lì per insultarlo, quando lui ha esclamato: “È stata lei, signora! Ha cominciato lei”.
“Lei chi? Io? Ma è matto?” gli ho risposto.
“No, non lei lei, signora! Lei sua figlia!”.
“A far cosa, scusi? Sta scherzando?”. “No, non scherzo. A mandarmi i bacetti!”. Ho guardato la Pupa. Aveva l’aria furba e l’espressione imperscrutabile.
Le code all’Ikea sono lunghe. Non avevo fretta. Ho continuato a fissare la Pupa. Anche quel signore la fissava. Ogni tanto spostavo lo sguardo su di lui. Poi di nuovo su di lei.
Siamo andati avanti così cinque minuti. Non succedeva nulla: lei era sempre immobile, assorta, indifferente. La fila avanzava, e dopo un po’ siamo arrivate alla cassa.
Con mia mamma commentavo a bassa voce che il mondo è pieno di pazzi. Poi la cassiera ci ha visto e ha sorriso, rivolta alla Pupa: “Ciao, bella!” le ha detto. La Pupa l’ha guardata. Deve avere deciso che quella donna le piaceva, perché un istante dopo, dal nulla, “Smack!”. La stagione del linguino era finita, quella dei baci appena cominciata.
La Pupa, a oggi, è una grande seduttrice. Sbatte le ciglia come io non ho mai fatto. Ama imbellettarsi con la mia cipria, è capace di indossare cinque o sei collane di perline tutte assieme e insistere per andare all'asilo così, si infila le mie scarpe "a tacco" (così le chiama) ticchettando allegramente, in notevole ancorché precario equilibrio, per tutta la casa.
I baci le piacciono sempre, anche se non li dà a caso. Studia il suo interlocutore, increspa le labbra, esita un po'. Li fa sospirare, quei baci. E poi, "Smack!", esattamente come quand'era neonata.
La Pupa è una tipa che incanta. Se va avanti così non avrà mai problemi a fare conquiste, riflettevo l'altroieri mentre guardavo intenerita quel patatone del Pupo, che compie oggi sei mesi. "E tu, coccolone?" gli ho chiesto. "Non sei un divo del cinematografo come tua sorella. Sei un tipo rassicurante, tu. Sei tutto pappa, nanna e ciccia". "Gaa, boo, daa!", mi ha risposto lui sorridendo. E poi, del tutto inatteso:
"Smack!".
Ora, sono due giorni che non fa altro che mandare baci.

mercoledì 8 aprile 2009

Altri trucchi per svezzare un neonato

Da cui si evince che non tutti i bambini sono uguali
Il rapporto tra bambini e cibo è una delle classiche cose su cui, in famiglia, si ride quando i figli crescono ("Quand'eri piccino mi hai fatto diventare pazza"), augurando loro di partorire neonati anoressici ("Così capirai cosa vuol dire"). La Pupa ha sempre mostrato apertamente la sua ostilità nei confronti delle pappe. Alternava momenti di manifesta indifferenza a smorfie di cupa disperazione. A complicare il quadro, il fatto che cambiava gusti continuamente. Ha mangiato la banana fino agli otto mesi, poi basta. Lo yogurt fino ai nove, poi basta. La mela solo tra i sei e i sette mesi. Anche oggi è impossibile prevedere con assoluta certezza quel che le piacerà e quel che no. Il suo è uno snervante astensionismo gastronomico a rotazione.
Ricordo a chi mi stesse leggendo e avesse perso il post precedente che nel mondo occidentale nessun bambino muore di fame e che i neonati soprattutto si autoregolano alla perfezione, mangiando sempre ciò di cui hanno bisogno.
Ma, se vostro figlio fa storie, la fase del pasto potrebbe caricarsi di tensione (più per voi che per lui) e diventare uno dei momenti meno piacevoli della giornata.
Per contro, se il vostro bambino è un golosone, come il mio secondogenito, mangerà qualunque cosa gli capiti a tiro con vostra grande soddisfazione. Il Pupo, che non ha nemmeno cinque mesi, manifesta vivo interesse nei confronti di sushi, pizza, 'nduja, impepata di cozze, crostacei e in generale qualunque cibo potenzialmente nocivo per un neonato. Ho cominciato a dargli la frutta quando ha compiuto quattro mesi, perché apriva la bocca e faceva schizzare gli occhi all'infuori schioccando la lingua se solo percepiva la presenza di un alimento nella stessa stanza in cui si trovava lui. Ha già assaggiato patata bollita, carota, pesce ai ferri, parmigiano, alla faccia delle raccomandazioni sullo Svezzamento dopo il sesto mese, e gli è piaciuto tutto: ora viaggia al ritmo di cinque poppate di latte, più una pera, più una banana al giorno (a proposito della banana, ieri ho pregato mio padre di dargliela al posto mio. L'ho trovato che teneva il Pupo in braccio e gli cacciava in bocca il frutto intero. Il Pupo, con le sole gengive, era già riuscito a ingurgitarne più di metà. "Papà, ma non l'hai schiacciata con la forchetta?" gli ho chiesto esterrefatta. "Mi è sembrato che non ce ne fosse bisogno," ha risposto lui. Il Pupo, in effetti, gorgogliava felice).

martedì 7 aprile 2009

Tutti i trucchi per svezzare un neonato

Riflessioni schematiche sul fatto che i neonati mangiano quel che vogliono (con grande cruccio delle mamme)
Prima Legge della Puericultura: nel mondo occidentale nessun neonato muore di fame.
Seconda Legge della Puericultura: nel mondo occidentale, nessuna mamma è immune dall'ansia, quando si avvicina l'agognato e assieme temuto momento dello Svezzamento.
Lo Svezzamento (la maiuscola è d'obbligo vista l'importanza del tema) in pratica significa:
a) liberarsi dalla schiavitù del latte, e questo è bene. Vuol dire che una volta ogni 40/60 giorni riuscirete ad andare al cinema, affidando il pupo a una baby sitter/nonna/sorella volenterosa che lo nutrirà al posto vostro.
b) incominciare a produrre a ritmo serrato orribili pappine che voi non mangereste nemmeno con un fucile puntato addosso, e questo è un pacco.

Avendo avuto due figli ho capito che:
Per quanto buone siano le pappe che preparate, se il vostro bambino mangia per vivere e non viceversa (il che è, in assoluto, un atteggiamento sano) è molto probabile che schifi tutto ciò che gli mettete davanti. La Pupa ha sempre fatto così, e anche ora che ha quasi quattro anni non è certo una ghiottona. Con lei ho cominciato lo Svezzamento rigorosamente a partire dal sesto mese compiuto, non ho mai usato omogeneizzati ma sempre e solo frutta fresca, carne cotta al vapore e poi amorevolmente sminuzzata, crescenza e ricotta biologica, ho rispettato tutti i dettami sull'introduzione graduale degli alimenti. Eppure ricordo i primi mesi come infernali. Ecco i metodi adottati dalla Pupa, che molte mamme riconosceranno:
- a. Metodo "Non passa lo straniero”: il bambino tiene le mascelle serrate. Vi guarda negli occhi e visto che non sa ancora parlare vi comunica il seguente messaggio subliminale: ehi, bella. Ci conosciamo io e te, vero? Bene. Se credi che io introduca nella mia bocca anche un solo grammo di quella sbobba, sei pazza.
- b. Metodo “Credevi fosse amore, e invece era un calesse”: il bambino apre la bocca giulivo e incoraggiante, sorridendo gentile. Baldanzose, partite con un cucchiaio di pappa che lui finge di inghiottire. La rumina un po’, poi vi guarda negli occhi come nell’esempio precedente, ammicca e op!, la sputa spruzzandola qua e là in modo salomonico: un po’ su di voi, un po’ su se stesso, un po’ sul seggiolone.
- c. Metodo “Houdini o dell’Illusionista”: il bambino inghiotte senza problemi il primo e anche il secondo cucchiaino di pappa. Rese più scaltre dall’esperienza precedente, gli schiacciate le guance per costringerlo ad aprire la bocca e verificare che abbia deglutito. Lui vi guarda negli occhi – lo fa sempre, è per fregarvi meglio in seguito – e vi sorride rassicurante. Tirate un sospiro di sollievo. Poi vi girate a prendere un tovagliolo e quando vi girate di nuovo, et voilà! Il piatto è sparito. Lo ritroverete a primavera sul ripiano più alto della libreria, dove il neonato l’ha inspiegabilmente fatto volare.
- d. Metodo “Madre, perché mi fai questo?” (o “Ricatto morale”): il bambino inghiotte un solo cucchiaino di pappa, poi strabuzza gli occhi, inizia a produrre versi disgustosi con un rumore impressionante e si provoca il vomito. Notare come si tratti della sua tecnica preferita in presenza di estranei. Alla fine scoppia a piangere guardandovi negli occhi.

Può anche darsi che il neonato alterni gli atteggiamenti di cui sopra, a rotazione, o che ne adotti due contemporaneamente all’interno dello stesso pasto. Guide e manuali raccomandano sempre di non insistere e di non spingere il bambino a mangiare controvoglia, perché questo potrebbe dare origine a disturbi alimentari che si protraggono per anni. Tutti i libri sono pieni di precisissime tabelle da seguire per un corretto svezzamento: i cibi che vengono proposti e le regole di base sono sempre le stesse e tutto ruota attorno a un concetto, quello di gradualità. Gradualità nell’introdurre alimenti nuovi, nel rispettare i tempi del bambino, nel lasciare che il passaggio dal seno (o dal biberon) al cucchiaino avvenga in modo dolce, senza forzare.
Il rancio del neonato è monotono e deprimente, come e peggio del menù dell’ospedale. D’altronde, se va bene, a sei mesi un bambino ha due denti, e questo limita necessariamente la gamma di opzioni disponibili. Prima di avere un figlio non avevo un’opinione precisa su quel che mangia una creatura di pochi mesi. In effetti non mi ero mai posta il problema. Forse pensavo che i bambini non mangiassero affatto.