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giovedì 12 febbraio 2015

Come sopravvivere a un vegano (e ad altri eventi della vita)

Una storia vegan.
Oggi esce il mio romanzo!
Sei anni fa - avevamo entrambe partorito da poco, io il Pupo, lei la sua primogenita, aka la Bambina Empatica - la mia amica storica mi ha annunciato che sarebbe diventata vegana. Il suo compagno pensava già da tempo che quello fosse l’unico modo giusto (e degno, ed etico) di nutrirsi. «Proprio tu, P., che vivresti di sushi e salumi?» le chiesi quando, superato lo choc iniziale, riuscii a pronunciare una frase di senso compiuto.
Fare a meno La mia amica Paola - si chiama così - ha trascorso gli ultimi anni a studiare e impratichirsi. Ha svezzato e cresciuto vegane sia la Bambina Empatica che la Bambola-Terremoto (la sua secondogenita, che oggi ha quattro anni). Ha praticato una sorta di epurazione costante e progressiva: chi mangia veg in genere è anche green nell'animo, o è destinato a diventarlo. E così - incoraggiata e sorretta dal suo compagno - ha eliminato l'auto, rinunciato ai viaggi aerei, ai detersivi, ai capi d'abbigliamento che contenessero anche solo un centimetro quadrato di pelle e una serie di altre cose che non vi sto a dire ora ma che poi leggerete.
Salvare il mondo Il compagno della mia amica è una specie di irreprensibile supereroe vegano. Per lui non esistono azioni neutre: di ogni cosa si chiede se sia buona o cattiva, se faccia bene al pianeta oppure no. Boicotta il circo. Raccoglie e salva piccioni feriti. Non uccide nemmeno camole, tarme e zanzare. Frequenta comunità tipo Ippoasi e fa meditazione Vipassana.  Come un saltatore in allenamento, sposta ogni giorno l’asticella. Sempre più in alto. Sempre più santo. Si informa, studia, cita statistiche: «Chi non mangia carne può salvare fino a 50 animali all’anno», ripete sempre alle sue bambine.
Livin' la vida vegan La scorsa primavera, il secondo choc: Paola è tornata onnivora. Ha capito e deciso che la vita veg non faceva più per lei. «In fondo, sai, ero una cos player vegana», mi ha confessato. E così, assieme abbiamo pensato di scrivere un libro ispirato alla sua storia, che è poi la storia di tanti. Oggi in Italia, secondo l'ultimo rapporto Eurispes, i vegetariani sono quattro milioni e 300.000, i vegani più di 400.000. Una dieta “verde”, ci viene detto e non a torto, protegge da tumori e cardiopatie, è altamente sostenibile – produrre un chilo di carne per esempio costa quanto produrne dieci di cereali – e, naturalmente, cruelty free. Ma non è per tutti.
Sgombrare il campo dai dubbi Il nostro libro avrebbe dovuto intitolarsi Come sopravvivere a un vegano (e ad altri eventi della vita). Però, dopo averlo letto, l'editore ha commentato: «Ehi! Non è un manuale semiserio come pensavamo all'inizio... è un vero romanzo!». E così, felici di aver ricevuto una promozione, gli abbiamo cambiato il titolo e l'abbiamo chiamato Straziami ma di tofu saziami. Io credo che, proprio come questo blog, Straziami vi farà ridere, riflettere e pure commuovere. Spero che amerete questo mio figlietto come amate Ero una brava mamma. Dal canto mio, scrivendolo, ho capito tante cose: per esempio che per essere buoni vegani non ci si improvvisa. Che occorre studiare gli esatti equilibri tra verdure e legumi, attrezzarsi a uno slalom virtuoso tra solanacee, seitan e besciamella di soia, compilare accurati elenchi di cibi proibiti, prevedere qualche integratore (di vitamina B12, per esempio); essere particolarmente cauti se nella scelta dei genitori sono coinvolti anche i figli, verso i quali buon senso vorrebbe – ma non sempre è così – che ogni rigidità sia vietata. Potrei andare avanti per ore, ma (per ora) mi fermo qui.



                                          

lunedì 5 gennaio 2015

La proprietà transitiva dell'intolleranza

Decluttering (o quel che ci serve davvero)
Rientrata dalla maternità ho scoperto che una mia collega non mi parla né mi saluta più. Alla mia richiesta di spiegazioni - prima eravamo in buoni rapporti - mi ha bofonchiato, più o meno: «Be', tu sei amica di X, e io X non la sopporto». Mi ha escluso dalla sua rete di relazioni perché mi accompagno a una persona che non le piace (se ve lo state chiedendo: no, non ha 13 anni).
Somebody that I used to know È una storia che farebbe sorridere se non fosse deprimente. Ho provato oziosamente a calcolare quante energie dedichi la mia collega a ricordarsi di voltare la testa dall'altra parte quando mi incrocia in corridoio; quanta prontezza di riflessi le sia richiesta per tuffarsi di testa in uno dei cubicoli del bagno ogni volta che entro per lavarmi le mani; quanto veloce e attenta debba essere per sgusciare dalla porta dell'area break in gran fretta, in direzione opposta alla mia, se mi vede arrivare per prendere un caffè.
Oggi è un giorno che vale la pena guardarsi alle spalle Ho pensato: chissà che fatica si fa a trascorrere le giornate con la guardia alzata, perennemente gravati dal fardello dell'odio. Cosa te ne fai, a un certo punto, di tutto quel disprezzo in sovrannumero? Quante persone puoi detestare in contemporanea, e quanto a lungo? A me che lotto per andare verso la semplificazione sembra uno sforzo improbo, insensato.
Tutto più chiaro che qui La mattina di otto anni fa in cui presi congedo dalla casa dove vivevo con il padre della Pupa, quando ci separammo, uscii in dieci minuti buttando in borsa due paia di jeans, cinque magliette, quattro maglioni. Trascorsi l'intero inverno vestita con quelle cose, senza avvertire la mancanza di altro. Da allora vivo con poco, sapendo che quel poco è già tanto.
Quel che si dice badare all'essenziale
Everything means nothing to me Attività tipica di fine e inizio anno: compilare elenchi di buoni propositi. Io stessa ne ho stilati parecchi. E voi, lo fate? Che cosa sognate per l'anno appena iniziato? Tra le voci ricorrenti nelle liste dei miei amici vedo spesso, in pole position, «liberarmi di quel che non mi occorre». Molte mie amiche femmine si disperano per la quantità eccessiva di vestiti. «Ho armadi pieni di cose che non metto da una vita». Io mi dispero all'opposto: se non faccio la lavatrice non so cosa indossare. Rispetto all'inverno di otto anni fa ho raddoppiato il numero di pantaloni (ora ne ho quattro), di magliette (dieci), maglioni (otto). Da due anni non compro scarpe nuove, ho una sola giacca invernale. Il colore nero in molti casi aiuta e risolve. A fare le valigie, quando c'è da partire, sono velocissima.
Easy way out Ai miei figli arriva tanto di tutto. I vestiti li ereditano da vari benefattori, così pure i giocattoli. Sono comunque troppi e molto spesso li regaliamo. «Mi ricordavo che avessimo un puzzle» mi dice la Pupa. «L'ho portato alla casa di accoglienza per i bambini siriani». «Capito», commenta lei, e riprende a piegare origami. Il Pupo quest'anno ha scritto la sua prima lettera a Babbo Natale in autonomia. Mi fa piacere che a sei anni abbia chiare alcune priorità. Se lei mi parlasse, vorrei suggerire alla mia collega di prendere esempio; di rimettere in ordine le sue. Sarebbe bello che anziché detestarmi potesse incontrare una renna, almeno una, anche lei.

Ps: buon anno.

Soundtrack: C'è tutto quest'album bellissimo e poi pure questo

mercoledì 10 dicembre 2014

Ricorrenze

«E tu chi sei?» domandò il Bruco. […] Intimidita, Alice rispose: «Io – a questo punto quasi non lo so più, signore – o meglio, so chi ero stamattina quando mi sono alzata, ma da allora credo di essere cambiata più di una volta».

Tomorrow's gaining speed on you Stamani è arrivata in camera nostra la Pupa, morbida e stropicciata di sonno. «Sono le 8.08, mamma, lo sai?» ha pigolato con i segni del lenzuolo in faccia. Diciassette minuti dopo, maledicendo la sveglia che non era suonata, ho trascinato fuori casa i due ratti maggiori. Io sotto il cappotto indossavo un pile quasi nero, dei jeans macchiati, i fantasmini al posto delle calze. «Siamo arrivati giusti giusti», ha trillato il Pupo con la sua esse da Jovanotti alle 8.39, entrando disinvolto a scuola dal cancello della vergogna. «Non proprio, Pupo», gli ho urlato firmando il registro dei ritardi davanti agli occhi giudicanti della commessa, ma lui era già scomparso in fondo al corridoio.
And love, love will be my strongest weapon Dopo aver lasciato i ratti maggiori, sono tornata a casa in tempo per guardare la Piccolissima cominciare la sua giornata. Assieme a Mike Delfino ho aperto la porta della sua stanza che era inondata di sole, proprio come il giorno in cui è nata. Lei se ne stava sdraiata nel lettino sveglia, tranquilla. Si era messa il ciuccio in bocca da sola, e si guardava le mani. Poi ci ha visto e ha sorriso. 
Make it all okay Pensavo di recente che negli ultimi mesi la Piccolissima ha triplicato il suo peso, ed è cresciuta in altezza di 30 centimetri. Cose che nella vita non le succederanno più. Poi pensavo che ha molti capelli, quasi solo in cima alla testa: sembra un misto tra Fonzie e Rihanna. E poi: cammina, ma solo attaccata ai muri. Scivola insomma felice e prudente lungo la vita, cercando di continuo un punto d'appoggio. Passa tanti minuti ad attaccare e staccare magneti dal frigo: speriamo tutti che, a differenza dei ratti maggiori, sia una persona contemplativa. Mangia volentieri zuppa di cipolla, sogliola, lenticchie. Dice «Am, am» quando qualcosa le piace molto, fa un chiaro «Prrr» quando non gradisce più. Strappa di continuo i peli al cane, poi gli infila la manina in bocca come farebbe un circense mettendo la testa tra le fauci di un leone. Lui resta immobile e si lascia strappare le tonsille mentre scuote perplesso la coda, spennellandole il volto. 
Not again, not today Una volta quand'ero incintissima della Pupa, dieci anni fa, nel backstage del concerto dei R.E.M., ho avuto la fortuna di incontrare Michael Stipe. Lui mi ha posato una mano con le dita piene di cerotti bianchi - gli servivano per non farsi male mentre suonava - sul pancione. L'ha lasciata un po' lì. Era calda. Poi mi ha fissato e mi ha detto: «Have a good delivery».  Mentre l'avevo davanti ho pensato, come sarebbe bello essere sempre guardata così da un uomo.
Forgiveness is the only hope I hold La Piccolissima nel frattempo chiama «mamma» le piastrelle della cucina, i suoi giochi, il padre, i fratelli. Io per ora sono il suo mondo. Da due giorni ha la febbre e il naso che cola, ma non lo sa. Questa settimana non andrà all'asilo, ma non lo sa. Dipende da me, da noi, in tutto; però non sa neanche questo. Stasera dopo cena le abbiamo messo davanti una torta con la sua prima candelina. L'ha guardata con scarso interesse, era stanca, aveva la febbre. Poi ha tentato un sorriso. Oggi il mio amore piccolissimo e grandissimo compie un anno, e nemmeno se lo immagina.

Soundtrack C'è in effetti un bellissimo album dei R.E.M. del 2004, si intitola Around the sun. Ascoltatelo tutto per piacere, specie The final straw. Poi pensate a Michael Stipe su quel palco, con i cerotti bianchi attorno alle dita.


martedì 11 novembre 2014

Tanti auguri, miele

My darling one is turning 6
Sei anni fa come oggi, quasi esattamente a quest'ora, in tutta fretta nasceva il mio Pupo, colui che più adoro e più mi fa impazzire. Il Pupo, il cui nome significa «uomo forte», sempre impegnato a dimostrare che è vero. Il bambino che ha una casa occupata nel cuore, sotto assedio perenne, senza requie, il Pupo, il mio Pupo: un costante brivido sotto la pelle. «Sei bellissimo» gli ripetono (troppo) spesso, al punto che mi chiedo che effetto gli faccia. Il Pupo prima ti ama e poi ti ammazza. Ti riempie di baci e ti spara. Chissà sotto quale cielo, con precisione, è venuto al mondo, cosa lo spinge a scappare da sé stesso e poi invariabilmente tornare, a essere assieme fuoco, terra e vento - a essere eroe e vigliacco, coraggioso e pusillanime, saggissimo e stolto.
Oh love of mine Difficile che al Pupo ne vada dritta una. Difficile che non gli caschi un gioco, che non provochi una lite, che non rompa per sbaglio un vetro, che non si tagli un ginocchio o almeno un pantalone. Che a scuola, in prima elementare, non sia sua la prima nota sul diario. Che in giardino davanti a casa non tolga la terra dai vasi facendosi sgridare dai vicini, che non perseguiti i lombrichi portandoli via da una pozza per spostarli in un'altra, qualche metro più in là. Che non si faccia sorprendere con le mani nel vasetto della nutella, che non rubi una fetta di torta per portarla di nascosto al suo amico del cuore. Il Pupo è Pierino, Pierino è il Pupo. O il lupo.
Would you condescend to help me Il Pupo è anche quello che ha paura del buio, e di E.T.; che ti prega di fargli «mille coccole, e poi ancora mille» per traghettarlo in un sonno senza mostri. Che la notte chiama «mamma» con una vocina da piccolissimo, e di giorno si cambia chiuso in bagno, da solo, perché già da mesi non vuole più farsi vedere nudo. Il Pupo è paterno. O materno. Accudisce i piccoli come fossero una cosa delicata e preziosa. Quando si dimentica di dover fare il duro è dolce e morbido. Quando si lascia baciare sul collo e ride della sua risata argentina, mi suonano in testa mille campane. Quando gli chiedo qual è il suo preferito dei mille soprannomi che gli ho dato, mi guarda e mi sussurra: «miele». Auguri Pupo, mia croce, mia delizia.

martedì 24 giugno 2014

Mi sembra di avere cento fratelli

Mo' basta veramente, però
Martedì scorso, con parto da manuale e dieci giorni d'anticipo, la neomamma L. ha messo al mondo il nuovo fratellino della Pupa. A noi che da sei mesi abbiamo in casa la Piccolissima, la quale nel frattempo ha acquisito il peso specifico e la consistenza di un tondino di ferro, il bebé sembra lieve e microscopico. «Vorrà dire che ti chiameremo il Microscopico», ha detto con semplicità mia figlia. Conoscenti in transito nell'una e nell'altra casa continuano a rassicurarla e a complimentarsi: «Auguroni!». «Che fortuna che hai». «Un fratello è sempre una risorsa». «Pensa poveretti i figli unici, quanto si annoiano». «Beata te, avrei voluti averli io, due fratelli e una sorella». «Tutti i piccolini di casa ti adoreranno, vorranno fare quello che vuoi tu, vorranno somigliarti in tutto».
Convivere a volte è peggio di uccidere Mentre il geniale parroco di Cameri nelle ultime ore ha paragonato «le unioni non benedette da un matrimonio in chiesa» a «un omicidio, con la differenza che quest'ultimo è un peccato occasionale, mentre la convivenza un'infedeltà continuativa», nella nostra Bovisa operaia il Don di riferimento, alla notizia di una nuova nascita nella nostra famiglia allargata, vacilla ma non crolla. «Ci sono altri bambini in arrivo o per adesso ci fermiamo qui?» ci ha chiesto ieri con lo sguardo incerto, quando siamo andati a riprendere la Pupa all'oratorio estivo. «Spero di no. Guarda, già così mi sembra di avere cento fratelli», gli ha risposto lei citando il dottor Seuss. Poi se n'è andata trotterellando, in un'imitazione quasi perfetta di Maccio Capatonda (se non lo conoscete prendetevi 62 secondi per guardarlo). «Mo' basta veramente, però», ripeteva. «Mo' basta, mamma. Mo' basta, papà. Mo' basta, tutti. Grazie».

lunedì 11 novembre 2013

Settimana 36

Tanti auguri, Pupino
Post destinato a essere brevissimo a causa di
a) una certa agitazione della Piccolissima che, al solito, mi illude di voler nascere ma poi non è vero
b) l'ingresso contemporaneo in casa dei miei genitori, mia cugina e in questo momento anche del Pupo, il quale oggi compie 5 anni.
Dubbi Stanotte il Pupo mi ha fatto venire un dubbio. Come di consueto a un'ora X (tipo 2.18) ha fatto La Chiamata. Mi sono alzata per far pipì e ho visto che Mike Delfino si era stoccafissizzato accanto a lui, seduto sul bordo del letto, a fargli coccole per riaddormentarlo. L'ho pregato di andarsene e lasciare che il Pupo ci provasse da solo, a riprendere sonno - non possiamo fare un passo avanti e due indietro ogni volta, ho detto - e il Pupo ha cominciato a caragnare. Allora mi sono chinata su di lui per dargli un bacio veloce e, allo stesso tempo, rassicurarlo. E lui che ha fatto? Mi ha tirato un cartone nell'occhio destro, uno schandfleck come dicono i tedeschi, dritto preciso e dolorosissimo. Per lo choc e il dolore mi sono messa a piangere e gli ho sibilato: «Mi hai sfinito. Non ti voglio più vedere né sentire fino a domattina. Stai zitto o cambia famiglia». E lui, sapete che ha fatto dopo settimane di preghiere, lagne, pianti e insistenze? Mi ha guardato con aria noncurante, si è voltato sul fianco e si è messo tranquillo a dormire. A un certo punto dev'essersi infilato da solo nel letto di sua sorella, perché è lì che l'abbiamo trovato stamani alle 7.20.
Se ci è o ci fa Posto che il pugno nell'occhio non era esattamente intenzionale - era più una mossa alla Ben Ten che rotea le braccia alla cieca contro i mostri, nel buio - a colpirmi è stata la sua reazione quando ha capito di averla fatta grossa. Come dire: mamma, ho capito che qui non c'è margine e che sei davvero arrabbiata, quindi ora ti lascio in pace.
Se ci è o ci fa/2 Tanti auguri allora amato Pupino frignone, e tanti auguri anche al tuo papà, quel sant'uomo che si appresta ad avere per casa il terzo bambino e l'altro giorno mi ha detto: «So che la Piccolissima ha tutto perché è terza di tre fratelli, ma mi piacerebbe chessò prenderle un regalino simbolico, una tutina o un body o entrambi, qualcosa di nuovo e di carino che sia solo per lei». Ora va detto che in questi anni Mike Delfino non ha mai capito la differenza tra tutina e body - anzi dovendo scegliere tende a invertirli - ma insomma siamo entrati assieme in un negozio, gli ho indicato l'area in cui cercare quel che aveva in mente per sua figlia, poi mi sono persa beatamente tra gli scaffali. Cinque minuti dopo lo vedo già soddisfatto alla cassa a pagare, andiamo andiamo andiamo che devo tornare al lavoro; solo poco più tardi, in auto, gli chiedo «Che hai preso?», e lui, sicuro: «Due tutine e un body».
(Io, sbirciando) «In effetti sono due body e una tutina».
«Sì, vabbè».
«Ma perché hai preso una tutina da 0 mesi, una da 3 mesi e... un body da 18 mesi?»
«In che senso, scusa? Credevo fossero taglia unica».



martedì 28 maggio 2013

Otto

Cielo senza nuvole
Esattamente otto anni fa, esattamente a quest'ora, veniva al mondo la Pupa. Ricordo ancora l'sms con cui lo annunciammo agli amici: «È nata Cecilia, 2.850 kg. Straordinaria per garbo e grazia». Cosa potevamo saperne, allora? Eppure, nei fatti, è andata proprio così. Aprendo i suoi regali stamattina, a proposito di ciascuno diceva: «È il mio preferito. L'avevo messo nella mia lista dei desideri». «Quale lista?» le abbiamo chiesto. «La mia lista mentale», ha risposto lei con semplicità.
Il count-down per arrivare a questo 28 maggio è stato il più lungo della storia, come una Quaresima. «Mancano 39 giorni al mio compleanno», ha cominciato ad annunciare poco dopo la metà di aprile. E così via, e così via. «Mancano 2 giorni al mio compleanno». «Manca un giorno e mezzo al mio compleanno». «Manca un giorno». «Sedici ore». «Sei ore».
Gli è che stamani il Pupo le ha detto, con la sua aria fuori dal mondo: «Si può sapere se oggi è il tuo onomastico o il tuo compleanno?». Per un attimo ho temuto che partisse un'altra colluttazione. Poi tutto è rientrato. La Pupa è il mio cielo senza nuvole, e ora vado a casa a festeggiarla.

venerdì 29 marzo 2013

Sopravvissuti e sopravviventi

E venne il giorno
Party in casa con Pupi.
Nelle ultime ore non sono stata quasi mai connessa e mi sono persa, nel post precedente, il commento agghiacciante della povera Matilde (con cui mi scuso per non essere stata pronta a raccogliere il suo sfogo; se ti fa piacere, Matilde, riscrivimi in privato). Va detto che ieri è stato il mio compleanno e ho dovuto festeggiarlo degnamente - a dire la verità non ho ancora finito.
Altri accadimenti
Laccio su poltrona Sacco.
Va anche detto che Laccio, il nostro cane, è abbastanza impegnativo. Già al primo incontro, l'addestratrice ha messo le mani avanti. «È un cane di carattere». Se buono o cattivo, non l'ha specificato. Nel frattempo i giochi preferiti di Laccio, che ha compiuto quattro mesi sabato scorso, sono Mangia il Peluche» e Mangia il Libro», che consiste nel cercare e scovare i giochi e i libri dei Pupi per quanto accuratamente nascosti, mimarne lo smembramento, sorridere soddisfatto (giuro che sorride), a fine carneficina addormentarsi sfinito per lo sforzo. Grazie al cielo, il cancelletto Ikea che un tempo serviva a impedire capitomboli del Pupo fa ancora il suo porco dovere e impedisce alla bestia (scusate il gioco di parole) di venire di sopra a mangiarci anche i piedi del letto.


Invece sappiamo tutti che le liste Vanno molto di moda e soprattutto fanno sentire meglio, in fondo è fico tenere un elenco delle cose che dovremmo o vorremmo fare e poi cancellare una voce alla volta, sentendoci eroici perché siamo riusciti a compiere imprese titaniche tipo «fare doccia» o «comprare latte». Voi che ne pensate delle liste? Ne fate? Come le usate? Io come in tutte le cose della vita vado a momenti, un po' sì e un po' no. Mi ha invece stupito molto la Pupa, che ha quasi 8 anni, e poco prima dello scorso weekend - poco prima, in effetti, che Laccio irrompesse nelle nostre vite - ha compilato con puntiglio questa:


La Pupa è un curioso mix Di alto e basso, poesia e scienza, costruzione e distruzione. Ti incanta con le parole e un minuto dopo manda tutto in vacca. Ieri chiacchieravamo mentre lei era nella vasca da bagno:
«Mamma, vorrei tantissimo un fratellino».
«Te l'ho già detto, non dipende da me. Mi piacerebbe tanto e lo sai. Ma il fratellino viene solo se vuole venire».
«Cioè più che altro se Gesù ce lo vuole mandare, lui arriva?»
«Potremmo anche vederla così, sì».
«Allora propongo a Gesù: se mi mandi il fratellino io ti regalo tutta la mia collezione di gomme. Sai mamma, sono quasi 108».
«Wow!».
«Ma secondo te a Gesù può servire, una collezione di gomme? La farà anche lui in Paradiso? Ce l'avrà, una gomma a forma di Gesù?»
«Non lo so. È possibile. Ma se arrivasse un altro fratellino tu lo meneresti come meni quello che hai già?»
«Sì. Però all'inizio, quando è piccolo, pochissimo».

venerdì 21 dicembre 2012

Che poi, il mondo non è finito

Forse a questo punto è il caso di svegliare i bambini
(Mike Delfino, l'altra sera a letto, attorno alle 23.30): «Ehi, lo senti anche tu questo tremore?»
(Io): «In effetti, sì. È come un movimento ondulatorio/sussultorio, vero?»
«Proprio così. Lo senti? In fondo, sui piedi. Parte dal basso e poi va su».
«Come nella canzone di Jovanotti?»
«Non scherzare, questo è il terremoto! Senti, è inconfondibile. Una vibrazione sorda e costante. Che si fa?»
«Lasciami capire che cos'è. Restiamo in ascolto».
«Ma in che senso, capire cos'è? È chiaramente il terremoto. Oddio. Vuoi dire che i Maya avevano ragione?»
«Non so. Fuori mi sembra tutto tranquillo. I nostri vicini si sarebbero preoccupati, ci sarebbe qualcuno in strada».
«E invece no! Perché stanno tutti dormendo. Ed è in questo momento che il terremoto fa più vittime! Ma tu guarda sul telefonino, vedi se il popolo di Twitter, sempre vigile, ha postato qualcosa».
(Io, smanettando furiosamente): «Niente. Nessuna notizia. Strano».
(Lui, con voce cupa): «Eppure la scossa continua. Forse è il caso di svegliare i bambini».
(Io, alzandomi dal letto): «Mi fai fare una prova? Puoi toglierti da lì?»
«Come togliermi? Cos'hai in mente?»
«Vorrei tentare di spostare il nostro instabilissimo, da te amatissimo letto di design, contro il muro. Mi pare sia scostato di qualche centimetro, vedi? Da cui il terremoto. Se invece io lo spingo contro la parete... nnngh... ecco. Prova a sdraiarti di nuovo. La terra non trema più, vero?»
Del resto Mike Delfino è molto popolare e ben noto per i suoi falsi allarmi. Quando d'estate vede un incendio sul fianco della montagna dall'altra parte della valle chiama sempre il 118, ottenendo invariabilmente due tipi di risposte: «Sì, grazie, ce l'hanno già segnalato in quattrocento», oppure «Guardi che quello è un contadino che brucia le stoppie».
Un'altra sua prerogativa è avvisare la polizia per la presenza di valigie o borse sospette in luoghi pubblici. In genere poi resta sul luogo del delitto fino all'arrivo delle forze dell'ordine e si fa volentieri interrogare, pur sapendo che rischia la vita. Vero esempio di cittadino ligio al dovere e strabordante di senso civico, tra i suoi avvistamenti più famosi figurano un trolley della spesa lasciato da una signora al parco giochi e (giusto l'altroieri) una valigetta portacomputer dimenticata da un genitore alla scuola materna del Pupo.
Peraltro, a Dio piacendo La mia amica Cristina mi ha detto: «Stamattina Sofia si è svegliata e la sua prima frase è stata: "Oh, no. Il mondo non è finito. Quindi devo fare i compiti di matematica"». In effetti siamo ancora tutti qua. Ma voi (siate sinceri) eravate preoccupati?
E ora, un consiglio last minute La Pupa ha chiesto a Babbo Natale sette gomme da cancellare, il Pupo quarantasette diversi costosissimi giocattoli dal nome incomprensibile. Come faccio a riportare un po' di equità? Cosa regalereste a un maschio di 4 e una femmina di 7? A chi mi dà l'idea migliore spedisco a casa un libro che ho scritto (anche) io, proprio in tema profezie/fine del mondo. E tanti auguri a tutti...




sabato 10 novembre 2012

Tanti auguri, Pupo

Il Pupo a 4 anni entra in Fase Mistica, però
Ebbene sì, è arrivato il momento. Proprio domani il Pupo, da alcuni lettori di questo blog chiamato affettuosamente «il Sagace», compie 4 anni. Mai avrei pensato che mio figlio a quest'età sarebbe diventato un Grande Mistico. E che avrebbe, pure, con tanta disinvoltura alternato le cose di questo mondo e la trascendenza. Proprio l'altro giorno la maestra a scuola mi ha detto: «Signora, ho rimproverato suo figlio perché dice di continuo "Sei stupido", a chiunque».  
Purtroppo è vero, ho ammesso io chinando il capo. Nelle ultime settimane, alla più piccola frustrazione egli reagisce insultando. «Ssstupido» è per lui lo sgarbo d'elezione, una parolaccia-prezzemolo, un passepartout valido per infangare i compagni della scuola materna come il nonno. In effetti, lo dice anche ai sassi, ai pesci rossi, ai lombrichi nelle pozzanghere - che può anche darsi se lo meritino, ma in fondo non hanno fatto nulla per provocarlo.
Sul perché i bambini dicano le parolacce Gli esperti hanno ragionato molto. Secondo una delle versioni più accreditate avviene per rabbia, paura, gelosia. O per attirare l'attenzione, cosa che riconosco possibile nel caso di una personalità strutturata come quella del Pupo - qualcuno ricorderà che la sua prima parola è stata «Mamma», e la seconda «Scéeeendele!!!», per indicare che voleva essere estratto dal lettino. In ogni caso, la ripetizione dello «stupido» è fastidiosa, e alla lunga fa saltare i nervi, per quanto poi il Pupo tenti di fare ammenda distribuendo, un istante dopo, i suoi «Sei un cuole» qua e là.
Grazie al cielo Una larga parte delle risorse del Povero Totone (così si è, di recente, autobattezzato mio figlio) in questo momento viene dedicata alla mistica e alla teologia. Non vi svelerò ora cosa penso, per esempio, dell'educazione religiosa nelle scuole perché vorrei tornarci sopra in futuro, e poi perché questo post è dedicato al compleanno del Pupo. Però le grandi domande dei bambini in tema di fede mi affascinano. E mi affascina pure raccontarvi che uno scrittore secondo me molto bravo, Bruno Tognolini, di recente ha raccolto tra i più piccoli alcune perle a tema teologico. Tipo: «Venite a Doremus»  (=folcloristico paesello sardo), ma anche le sensate «Non nominare il nome di Dio in bagno» e «Dacci oggi il nostro pane, e poi vediamo». La Pupa l'altro giorno mi ha chiesto: «Mamma, ma chi sono i beccatori?» e tutti e tre i figli di una mia amica si sono interrogati per anni, senza osare chiedere, sul senso della frase «Adesso e nell'ora della buonanotte».
Il Pupo, dal canto suo, negli ultimi giorni ripete con insistenza «Hanno ammazzato Gesù, pelò Gesù è vivo», una specie di rivisitazione di Pablo di De Gregori. I bambini più grandi sono più scafati di lui: ho sentito un compagno di scuola dire in tono sbrigativo, «Gesù è quello che è morto ed è finito sulla X». Un teenager che non aveva mai fatto religione a scuola ha chiesto a sua madre, davanti all'Ultima Cena: «Ehi, chi è tutta questa gente seduta a tavola?», ma tutto sommato preferisco quando il Pupo mi chiede, nei momenti di maggior ispirazione, «Ma Dio lide o sollide?».
Per scrivere questo post ci ho messo circa 4 ore perché il Pupo mi ha interrotto di continuo, soprattutto nell'ultima ora e mezza, cioè da quando tento di metterlo a letto. È molto eccitato per via della festa di domani - ha voluto invitare TUTTI i suoi compagni di classe - e mi avrà sibilato dieci volte «stupida» per i più diversi motivi. Pur amandolo molto, sono perplessa. Al solito, accetto consigli (e auguri!)

mercoledì 8 febbraio 2012

Concorso, concorso!

Questa è un po' sottile, ma spero apprezzerete
L'altro giorno parlavo con la maestra della Pupa.
(Lei) «Lunedì prossimo consegniamo le pagelle».
(Io) «Faremo anche un colloquio?»
«Ma che colloquio. Cosa vuole che le dica? Sua figlia non ha nessun problema, a meno di non considerare tale la sua attitudine a ridurre gli altri bambini in stato di schiavitù. L'altro giorno le ho cambiato banco, perché nel giro di qualche settimana aveva trasformato Yu Qing nella sua serva personale. Ora le ho messo accanto Pian Pian, speriamo che almeno lei resista. I bambini cinesi sono tosti, ma sua figlia è ancora più tosta».
«Capisco. Pensi che ieri sono tornata a casa, e ho trovato il Pupo nel centro della stanza, le mani sui fianchi, che fissava il vuoto».
«E questo cosa c'entra, scusi?»
«La Pupa tutti i pomeriggi s'improvvisa maestra e gli fa lezione. Lui è da solo, ovviamente, però è costretto a interpretare il ruolo di tanti alunni diversi. Lei fa l'appello e lui è obbligato a rispondere a tutti i nomi. E ieri, mi ha spiegato la Pupa, suo fratello era lì, immobile, perché lei gli aveva detto di stare in fila».
«In fila? Da solo?»
«È proprio questo il punto. L'ha messo in fila con se stesso, capisce? Nella sua diabolicità, lo trovo geniale».
Le (ri)nascite del Pupo Di recente il Pupo ama farsi covare. Prende la sua copertina verde acqua, ci si sdraia sotto e poi coinvolge chiunque passi di lì: «Mamma, mi covi? Papà, mi covi?». Si fa covare anche da semisconosciuti, tipo il tecnico della caldaia o il postino. Poiché è un bambino estremamente accattivante, nessuno si sottrae: così casa nostra è tutto un fiorire di adulti semiaccovacciati sopra un fagotto semovente. La gestazione dura pochi secondi, dopo di che il Pupo sbuca felice dal suo riparo e ricomincia a giocare come se nulla fosse. In alternativa (ma questo lo fa solo con me) s'infila sotto il maglione, slargandolo orribilmente, poi finge di uscirmi dalla pancia. È una cosa romantica ma anche un po' impegnativa: ieri per esempio è voluto nascere undici volte, e non sapevamo come farlo smettere.
Incubi Stanotte, un buontempone ci ha suonato il citofono alle 2.30 spaccate. Prego che gli si congeli per sempre il dito che ha usato per schiacciare il tasto "3". Il problema è che poi sono rimasta sveglia a pensare all'adorato maestro della Pupa, che purtroppo ha una malattia seria. In qualità di rappresentante di classe ho dovuto annunciarlo agli altri genitori. Una mi fa: «E la ginnastica? Il maestro faceva anche ginnastica con i bambini, sarà in grado la supplente di tenere la lezione al posto suo? Ormai è finito l'anno, quei bambini non vedono la palestra da settimane». Mi è caduta la mascella e mi sono ridotta a balbettare che in fondo siamo solo a febbraio e a giugno manca ancora un bel po'. Avrei invece dovuto dirle «Brutta demente», un po' come alla tipa che sabato pomeriggio, alla conferenza dell'astrofisica più famosa d'Italia ha borbottato roteando gli occhi: «Ma come, devo fare la tessera Arci anche per vedere la Margherita Ark?».
Concorsi Siamo 500 follower! Anzi, 501 in questo momento. Ne sono felice, vi ringrazio e voglio festeggiare. Mi sono scervellata per ore chiedendomi cosa proporvi, e cosa offrire al vincitore. Alla fine, poiché è un periodo faticoso, ho deciso che:
vince chi pubblica l'aneddoto più divertente sul proprio figlio/i. Punto.
Premio: un mio libro a vostra scelta e un abbonamento a una rivista (a mia scelta). Se passate da Milano e vi fa piacere, ve lo consegno di persona e vi offro pure un caffè. E chi mi aiuta a scegliere il vincitore? Qui viene il bello: una giuria composta da altre tre persone (oltre a me) che estrarrò tra quanti avranno commentato questo post. E cosa vincono i giurati in cambio del loro impegno? Un altro libro. Ricordatevi, se non siete registrati su blogspot e quindi non siete raggiungibili, di lasciare nel commento una mail e/o di mandarmela in privato. Per rispondere c'è tempo fino a lunedì. E sì, è anche possibile postare (separatamente) più di un aneddoto. Come si dice... buon divertimento!

venerdì 11 novembre 2011

Scuola: primo colloquio

Gli ittici si comportano bene, mia figlia a quanto pare, non sempre
A casa, nell'acquario, mi pare ci sia ormai un certo equilibrio. I pesci chiamati Sofia e Mosè sono grassi proprio come i gatti di mia madre (che si chiamano anch'essi Sofia e Mosè). Il pesce cieco è piccolo perché mangia meno degli altri, però sopravvive. Uno dei sei è particolarmente molesto, dà piccoli colpi con le labbra - avranno le labbra, i pesci? - agli altri con l'unico scopo di dare fastidio, ma al momento non si segnalano incidenti di rilievo.
A scuola, primo colloquio con gli insegnanti: mia figlia è stata benevolmente declassata da "bambina straordinaria", come appariva nei primissimi giorni, a "bambina positiva". A inficiare la valutazione non già il rendimento scolastico, che come dimostrano i voti è perfetto, quanto il comportamento.
(Maestra Rosanna) "Signora, sua figlia è simpaticissima, si prodiga con tutti, sta bene con i maschi e con le femmine, coi cinesi e con gli arabi..."
(Io) "Però?"
(Lei) "Però cosa?"
(Io) "A una tale sequenza di elogi di solito segue la mazzata".
(Lei) "Nooo, è che..."
(Io) "Coraggio".
(Lei) "Ok. A proprio voler sottolineare una cosa, c'è che non sta mai zitta".
"Ah".
"A me piacciono le bambine chiacchierone, non mi fraintenda. È che lei parte a macchinetta e ha sempre una storia da raccontare su tutto, perciò a volte mi diventa difficile occuparmi degli altri 18 bambini".
"Beh..."
"Poi ha sempre mille iniziative".
"Carino, no?"
"Sì. Diciamo che non riesce a finire un'attività, e subito ne vuol cominciare un'altra. Funziona così: di solito raduna un manipolo di seguaci, cinque o sei bambini disposti a seguire le sue orme, e li coinvolge".
"Una trascinatrice".
"Per esempio ieri all'intervallo si è messa in testa che doveva creare un calendario. Con tutti i giorni e i mesi dell'anno. Si è messa a frantumare il maestro Enzo chiedendogli di continuo: 'Ma dopo febbraio cosa c'è? Quanti mesi ha gennaio? Dopo il sabato viene la domenica?', cose così".
"Riesco a immaginare la scena".
"I suoi schiavi, cioè, i suoi scribi si erano presi un mese a testa ed erano chini sui fogli a riempirli di numeri del Demonio, ha presente? Tutti scritti al contrario e infarciti di strani simboli. Ma dopo un po'... sua figlia..."
"Non mi tenga sulle spine. Che ha fatto?"
"Si è rotta le scatole, ha mollato tutto ed è andata a fare un puzzle. E i discepoli erano lì smarriti, in attesa di istruzioni".
"Capisco".
"Poi dopo l'intervallo la vedo con la testa accasciata sul banco. 'Pupa', le dico, 'ora che c'è?'. E lei mi risponde: 'sono distrutta. Quel calendario mi ha ucciso'."
P.S. Oggi, invece, il Pupo compie 3 anni.

mercoledì 27 luglio 2011

Grosso, grasso matrimonio greco















Nozze ateniesi
Lo scorso weekend si sono sposati un amico italiano e una ragazza ateniese. Prima di tutto devo dirvi che in Grecia, come intravedete dalla foto sopra, il lancio del riso è più che altro un tiro al piattello. I chicchi, ingannevolmente colorati in tinte pastello per farli sembrare gradevoli e innocui, vengono poi scagliati con furia selvaggia contro gli sposi e soprattutto contro il sacerdote. Devo dirvi però che ho letto su internet una storia orribile per cui un prete ortodosso avrebbe annegato (per sbaglio) un neonato durante la tradizionale immersione del battesimo; è probabile che dopo questo episodio i fedeli ortodossi di tutto il mondo ce l'abbiano a morte con i sacerdoti e che il lancio del riso sia un modo per punirli.
Per il resto: il grasso, grosso matrimonio greco mitizzato dal film è, per l'appunto, un mito. Almeno nella mia esperienza, e se qualcuno vorrà contraddirmi ne sarò felice. Gli ospiti erano 200 di cui 25 italiani, cioè noi, ma vi assicuro che abbiamo fatto più casino di tutti i greci messi assieme. Il più arzillo tra loro era un vecchietto di almeno 80 anni che - non scherzo - è andato avanti a ballare per ore. La mia preoccupazione era che cadesse in piscina, ma per fortuna questo non è successo.
Bilancio dei caduti in acqua a fine nottata
- Completamente vestiti: un amico dello sposo e lo sposo (che è stato spinto).
- I loro due iPhone
- In boxer: Mike Delfino, che si è buttato di proposito. Io ero tornata in albergo ma mi hanno riferito che i soliti buontemponi un po' avanti coi lavori, mentre si stava cambiando, gli hanno rubato i boxer e i pantaloni, così è rimasto in camicia col pipino e le chiappe al vento fin quando un barista pietoso non gli ha detto dov'erano nascosti gli indumenti. La camicia, per fortuna, era un po' lunga.
Cose belle
Il cibo era buonissimo. Sia alle nozze - immaginate un gigantesco buffet con carni, insalate, patate, melanzane, gyros, suvlaki e baklava - che in giro per la città. Inoltre, nonostante la crisi, i greci conservano quello spirito affabile e rilassato che li contraddistingue da migliaia di anni. Non sto ragionando in termini assoluti ma semplicemente facendo un paragone con l'Italia.
Ah! Dopo decenni trascorsi a pensare di essere una pippa nel ballo, ho imparato in pochi minuti le mosse-base del sirtaki e sono diventata la reginetta della pista. Purtroppo dopo mezz'ora di balli greci il deejay è passato alle solite hit occidentali e sono ripiombata all'istante nella mia assurda inettitudine danzereccia.
Cose brutte
Lo scorso weekend, evidentemente, non sono potuta andare al mare dai Pupi. Due settimane senza vederli sono troppe (in questo caso sto ragionando in termini assoluti). Il Pupo in particolare si è risentito e non vuole parlarmi nemmeno al telefono. Gli dicono: "Rorino, vuoi salutare la mamma?" e lo sento strillare e piangere in sottofondo: "Noo, noo, datemi il cucchio!" (=il ciuccio). Me lo immagino, lì che ciuccia come un disperato in un atto di compensazione, e mi si stringe il cuore. Ma tutto questo, come diceva Saffo e per restare in area greca, si deve sopportare.


lunedì 4 aprile 2011

Parigi è sempre Parigi

Io, che sono una che ama le sorprese
Il giorno del mio compleanno mi sento dire da Mike Delfino: "E come regalo, quest'anno... un bel viaggio! Però la meta non te la dico. È una sorpresa!"
(Io): "Da soli o con i Pupi?"
(Mike): "Da soli, da soli. Ho già pensato a tutto io, tranquilla. Partiamo sabato sera e lunedì mattina sarai già di ritorno in ufficio, senza perdere neanche un'ora di lavoro".
(...)
La mattina dopo chiamo mia madre (=la Baby Sitter straordinaria): "Mamma, ti ha detto Mike che partiamo, vero?". "No, non ne so nulla. Quando?". "Sabato sera, e stiamo via fino a lunedì... pensavo te l'avesse chiesto". "No, ma non ti preoccupare. Io posso tenerne anche cinque, di bambini. Io ho fatto tre figli, sai? E una eri tu. Poi sono arrivati i gemelli. Ti assicuro che non è stato faci...". "Sì, me l'hai già raccontato". "E tua nonna mica vi teneva. Tutto da sola, ho fatto. Altro che viaggi...". "Grazie, mamma". "Figurati. Non c'è di che".
(...)
La sera dopo, a letto, prima di addormentarci: "Ah, sono proprio contenta di partire. E poi mi piacciono le sorprese". E Mike: "Sì. Poi anche se ci siamo già stati, Parigi è sempre belliss...". "Vuoi dirmi che andiamo a Parigi?". "Mavvà. L'ho fatto per depistarti". "Depistarmi da cosa? Io non avevo nessuna idea". "Appunto: da niente. Volevo depistarti dal nulla". "Non sei molto bravo a mentire, lo sai?". "Tu pensa quello che vuoi. Se vuoi credere che andiamo a Parigi, libera di farlo".
(...)
Venerdì mattina: "Mamma, allora è tutto a posto? Partiamo domani sera". "Cooosa? Paola tu devi essere completamente rimbambita. Non mi hai detto niente! Dove andate? E i bambini, chi ve li tiene?". "In teoria non dovrei saperlo, ma credo a Parigi, anche se ci siamo già stati. E i bambini, se ti ricordi...". "Parigi è sempre Parigi. Parigi val bene una messa. Andate a mangiare il piede di maiale nell'omonimo ristorante, però in francese, di Les Halles. Comunque non mi avevi detto niente". "Non sono sicura che andremo a Parigi. E guarda che te l'avevo detto. Non ti ricordi?". "Come faccio a ricordarmelo, se non me l'hai detto? In ogni caso non c'è problema. Posso tenerne anche cinque, di bambini. Sai, in fondo ho fatto tre figli..."
(...)
Sabato pomeriggio, ore 16.30: "Stella, metti in borsa il costume da bagno. Dove andiamo noi, serve il costume da bagno". "Bugiardo. Secondo te a Parigi lo troviamo, il mercato delle pulci?". "Non rispondo a domande trabocchetto. Infila in borsa quel costume".
(...)
Sabato, ore 19.30, davanti al cartellone delle partenze di Orio al Serio:
PARIS BEAUVAIS - ORE 20.30 - GATE 16.
"Sei contenta, Stella?"
(...)
Ore 22.30, all'aeroporto di Paris Beauvais, signorina francese gentile: "Per arrivare in città ora dovete prendere un bus. Sono 80 chilometri, ci vuole circa un'ora e mezza fino a Porte Maillot, poi da lì chiamerete un taxi fino all'albergo. Al ritorno dovete essere alla stazione dei bus tre ore e un quarto prima: il vostro volo è alle 8.30 di lunedì mattina, quindi presentatevi puntuali alle 5.15."
Be', che dire. Abbiamo passato a Parigi una dozzina di ore meravigliose.


P.S.
1. Stanotte non ho chiuso occhio per l'ansia: mi succede sempre quando so che devo svegliarmi all'alba (sarei MOLTO curiosa di sapere se succede anche a voi).
2. Sul taxi che ci portava alla stazione degli autobus, Mike Delfino ha blandamente litigato con l'autista che giocava a poker (Texas Hold'Em) sul telefonino mentre guidava. Mike Delfino quando dorme poco perde il senso della misura. Diventa divertente e, assieme, logorroico. "Io sono un padre, sa? Un padre di due bambini. Magari è padre anche lei. Così sta mettendo a repentaglio la nostra sicurezza. Io pago per questo servizio, sa? E pretendo che lei stia attento mentre guida, non che giochi a uno stupido giochino. No, non mi importa nulla se perde la partita...". Poi abbiamo preso l'orrido bus, e alla fine siamo arrivati a Beauvais con due ore di anticipo sulla partenza dell'aereo. In più, l'aereo era in ritardo di 40 minuti.
A un certo punto un tizio mi è passato davanti in coda al check-in. Gli ho detto: "Embè?". E lui, con tono molto french-snob: "Che problema c'è? Cos'hai, paura di restare a terra?". Ma vi pare? Per punirlo gli ho starnutito a sua insaputa sulla giacca. Mike mi ha visto: "Ma dovevi proprio fare una schifezza simile?". "È già tanto che l'abbia lasciato vivo". Quando non dormo mi innervosisco facilmente.
3. Dopo l'atterraggio ho chiamato mia mamma. "Tutto bene?". "Ieri tuo figlio ha voluto fare otto giri in giostra, poi quando ho cercato di convincerlo a tornare a casa ha pianto e ha fatto un sacco di scene. Comunque tutto a posto. Certo, per me è stato un po' stancante. Sai, alla mia età...". (...)
4. Alle 13.15 mi hanno telefonato dall'asilo del Pupo: "Ciao Paola, sono la maestra Alice, nontipreoccupareilPupostabene. Ti chiamo perché stamattina l'ha lasciato qui la nonna, ma poi nessuno è venuto a prenderlo. Ne sai qualcosa?". Io chiamo subito la tata peruviana, a casa: "Mamacita, ma oggi non ci vai, a ritirare il Pupo?". "Oh MadredeDiòs. Pensava que era venuto con voi alla Francia. Desculpe". "Nessun problema. Ora però vai all'asilo, eh? Grazie. Sai com'è."



lunedì 28 marzo 2011

Ricorrenze

Oggi è il mio compleanno. Auguri
Me li faccio da sola, che quest'anno sento di averne particolarmente bisogno: gli strascichi connessi all'incidente occorso a Mike Delfino se possibile peggiorano (ma non voglio tediarvi). È presto per dire che scorgiamo la luce in fondo al tunnel, perciò vi posto un piccolo bilancio provvisorio:
- Ho passato metà notte insonne, a pensare all'incidente
- Nella metà notte in cui dormivo, ho sognato di essere lì lì per partorire il terzo figlio/a. Mi piazzavano in un'area dismessa dell'ospedale ("Signora, tanto ormai lei sa come cavarsela"). Invocavo la mia amica anestesista al grido di Stavolta non me la fate!, ma avevo dimenticato di fare la visita preliminare per l'epidurale. Lei arrivava lo stesso e zac! mi cacciava un ago nella schiena, immantinente. Seguivano chiacchiere da bar, senza dolori (ma voi siete riuscite a farla, l'epidurale?)
- Stamani sono arrivata in ritardo in entrambi gli asili.
- Sono rimasta imbottigliata due volte dietro il camion della spazzatura (che, come tutti sanno, va a 3,5 km/h).
- Ho fatto la spesa all'Essebrutta per un festino che darò stasera (niente di losco. Panini al latte, succhi di frutta e via. Se ci scappa un calice di Prosecco sarà una grande trasgressione). Ho fatto cadere una torta tipo "Mimosa" prima di pagarla. Buon per me, peggio per quelli dell'Essebrutta che hanno alzato un sopracciglio ma non hanno osato rimproverarmi apertamente.
- Ho fatto una piega orribile da un parrucchiere scadente di fronte a dove lavoro. Mi ha preso 21 euro e sembro Woodstock, quello dei Peanuts, però un po' depresso.
- Continua a chiamarmi il vicedir. per farmi scrivere notizie bizzarre come: Rocco Ritchie, il figlio decenne di Madonna, si è dato alla breakdance.

domenica 9 gennaio 2011

Ora devo proclamare la vincitrice del Quaquerello

Prima che arrivi Pasqua, visto che il tema era "buoni propositi per il nuovo anno"
Innanzitutto: mi siete piaciute un sacco. Poi, non so se trovarlo rassicurante o vagamente sconfortante, ma... ho scoperto che in fondo desideriamo più o meno tutte le stesse cose, che in ordine sparso sono:
1. avere più cura di sé
2. "darsi" meno sul lavoro, ché non ne vale la pena
3. cucinare di più
4. (apparentemente in contraddizione con il punto 3): dimagrire
5. smettere di mangiarsi le unghie
6. fare più sport
7. essere un pochino più coppia, un po' meno famiglia (vedi weekend romantici a 2, o anche solo cenette una tantum)
8. godersi di più i figli
9. avere un altro bimbo
10. vedere di più le amiche/le persone che amiamo.

Ed ecco la top 5 dei propositi più surreali/divertenti:
1. andare ALMENO 2 volte alla settimana dall'estetista (Jessica sei grande! Siamo tutte con te)
2. avere Hugh Jackman in casa come ragazzo alla pari (LaLaura)
3. fare rafting senza morire annegata (JuleZ)
4. dire al capo che è un microcefalo (buon proposito di Anonima. In molte concordano)
5. capire se mio figlio è Psycho oppure ci fa (LaLaiza).

In tutto ciò, e dopo aver a lungo riflettuto, vi annuncio che la vincitrice è... MammaMaila, che esordisce così: "io, anonima lettrice del blog da due anni, alla fine mi rivelo per un Quaquerello". Di fronte a una tale dichiarazione d'amore nei confronti del pupazzo giallo non posso restare indifferente. Chiedo però a MammaMaila:
a) di mandarmi in privato il suo indirizzo,
b) una volta che avrà il Quaquerello, una foto del trofeo
c) di non tornare nell'anonimato dopo questa gloriosa vittoria!
Il mio undicesimo buon proposito per il nuovo anno: cercherò di rimettere in palio al più presto un altro pupazzo. Lasciatemi solo il tempo di trovarlo.

martedì 4 gennaio 2011

Buoni propositi per il nuovo anno

E chi manda la lista più divertente vince un Quaquerello (di nuovo)
Ebbene sì, ho trovato un altro Quaquerello: l'anno non poteva cominciare meglio. Prima di tutto, una domanda a cui sono particolarmente affezionata: do you remember Quaquerello? Ne avevamo parlato qui, per esempio. E poiché in molte ancora mi scrivete in privato chiedendomi dove si può reperire il mirabile oggetto, ho pensato di farvi cosa gradita mettendone uno in palio in un nuovo, ghiotto concorso: dovete scrivere la lista dei vostri 10 (non uno di più, non uno di meno) buoni propositi per il nuovo anno, se possibile "raccontandoli" un po'. Ecco i miei, non necessariamente in ordine di importanza:
1. smettere di mangiarmi le unghie (questo ce l'ho in lista da 26 anni).
2. non ridurmi all'ultimo quando devo consegnare un libro/un articolo/una traduzione.
3. cambiare lavoro (o posto di lavoro) nel corso del 2011. Se non fosse che ormai è troppo tardi, avevo anche pensato di laurearmi in medicina.
4. curare i capelli e non andare sempre in giro come una che ha appena subito l'elettrochoc.
5. andare in piscina 3 volte alla settimana.
6. non bere mai più superalcolici (lo faccio al massimo 2 volte all'anno e poi la notte non chiudo occhio. l'ultima volta il 26 dicembre un whisky torbato senza ghiaccio, che sia maledetto chi l'ha inventato e anche il mio amico che con il suo esempio negativo mi ha indotto in tentazione).
7. curare le piante. togliere sempre la muffa dal pozzo di luce in cima alle scale. mettere in ordine quel dannato cassetto.
8. sentire (e magari vedere) di più le amiche. sentire di meno, e vedere di meno, le persone che proprio non sopporto. Uscire con Mike Delfino la sera, una volta alla settimana (questo in realtà siamo riusciti a farlo abbastanza)
9. andare ogni tanto in bici al lavoro passando attraverso il parco, senza perdermi e senza cadere sul ghiaino (e senza bucare la gomma essendo poi costretta a spingere).
10. convincere la Pupa ad addormentarsi da sola, senza trenino autocico. Pettinarle i capelli e non mandarla sempre in giro come una che ha appena subito l'elettrochoc. Convincere il Pupo a non dire "bleah" quando vede nel piatto qualcosa che non gli garba, a non rovesciare il biberon contenente succo/acqua/brodo (!) sul divano, tenerlo lontano da vino e caffè per i quali, in maniera del tutto immotivata, prova un'irresistibile attrazione. Istigarlo a chiamarmi "ciucciola" ("cucciola") almeno tre volte al giorno.
Aspetto le vostre liste!

sabato 25 dicembre 2010

Solo per dirvi: buon Natale


Con tanti auguri dai tamarri
Che poi sarebbero i Pupi - a fine giornata, come vedete, esausti.