Sarò telegrafica: la fama di Elena Ferrante, almeno a giudicare da L'amica geniale, è strameritata.
Giusto per dare un'idea: sono alla terza rilettura consecutiva.
Un inizio folgorante (la chiusa della prima parte, "vediamo chi la spunta adesso", non è solo un guanto di sfida tra Lenù e Lila, ma tra la scrittrice e il lettore: ti viene da dire, che diamine, certo che la spunto io, adesso vado avanti a leggere e vedrai!)
Ieri sono passata in un grande magazzino e li ho visti lì, gli altri tre volumi: hanno iniziato a venirmi i tremori, i sudori freddi e una tendenza incontrollata delle mani ad arraffarli e leggermeli lì, seduta sul pavimento. Un fulgido esempio di going cold turkey.
Con me c'erano ilGrandeG e iPiccoliG, però, quindi mi sono dovuta allontanare con la bava alla bocca e biascicando cose senza senso sul mio compleanno (il mese prossimo) e i tre volumi e la consapevolezza di due cose: che ilGrandeG non ci ha capito niente (gli uomini e i suggerimenti, velati e non: puah!) e che di certo non sarò in grado di aspettare un mese e mezzo prima di sapere cosa ne sarà di Lila e di Lenù.
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lunedì 6 giugno 2016
venerdì 27 marzo 2015
23 aprile: un evento, tanti perché
[Che poi, facciamo una divagazione sul tema. Più passa il tempo più mi rendo conto che aveva ragione il signor Flavio Briatore quando diceva "non leggo libri, ho qualcosina da gestire: una squadra di Formula Uno e un impero economico, giusto per dirne due.". L'equazione leggo ergo sono intelligente non ha più molto senso, soprattutto ora che siamo bombardati da forme narrative anche più coinvolgenti del romanzo medio: si vedano serie tv ben ideate, videogiochi ben fatti, post ben scritti, tweet coinvolgenti. Questo, sia ben chiaro, non lo dice una pisquana qualunque come la qui presente Libraia ma un editor con tanta esperienza alle spalle come Martina Testa, fino a poco tempo fa direttore editoriale per minimum fax.]
Stante la divagazione di cui sopra, rimane il fatto che l'atto di prendere in mano un libro, sfogliarne le pagine, saltarne qualcuna, tornare indietro, è ancora oggi uno dei più rilassanti al mondo.
Altro che i massaggi, la sauna, le tisane della buonanotte. Aprire un libro vuol dire aprire un mondo. Vuol dire vivere tante vite in una vita sola. Vuol dire viaggiare lontano pur restando seduti in casa. Andare in mezzo ai ghiacci quando la temperatura intorno a te viaggia intorno ai 39° (Il senso di Smilla per la neve) o, al contrario, trovarti a nuotare nell'acqua limpida di Corfù quando fuori dalla finestra cade una pioggia battente e ogni cosa è grigio-fumo-di-Londra (La mia famiglia e altri animali). Provare un senso di straniamento per la venuta al mondo, un'insolita vicinanza a una cultura completamente diversa dalla propria e un'altrettanto insolita ripugnanza verso la propria, di cultura (Metafisica dei tubi).
Per tutti questi motivi, e per mille altri ancora, è con molto orgoglio che la sottoscritta Libraia annuncia di essere diventata Messaggero dell'iniziativa #IOLEGGOPERCHE', che cercherà di fare un po' di movimento nel mondo della lettura: per dirla in modo biblico, ci fosse anche un solo non-lettore interessato, il Signore Dei Libri non distruggerà la città.
Succosi dettagli nei prossimi giorni.
venerdì 28 febbraio 2014
Inauguriamo marzo con un flash-mob
Post veloce veloce per avvisare chi passa di qui che domani un sacco di librerie (anche di catena, leggasi Feltrinelli, Mondandori, GiuntiAlPunto) aderiscono a un flash-mob letterario. Della serie che tu inserisci nelle tue incombenze del sabato, tra la spesa e la lavanderia e il calzolaio (il calzolaio, Libraia, mannaggia, sono settimane che te lo dimentichi: il cal-zo-la-io! E il ricambio del frullatore a immersione, Libraia, dai, scolpiscilo in testa: mi-ni-pi-mer. Son due parole, c'hai una laurea con lode, ce la puoi fare); insomma, dicevo, inserite tra le vostre incombenze di passare in libreria, aggiungete il segno di riconoscimento (un nastro bianco sui vestiti), acquistate uno o più libri et voilà: un piccolo acquisto per voi, un passo un poco più grande per il mercato culturale. La lista delle librerie aderenti la trovate qui, e quasi tutte hanno qualche sconto o promozione da offrirvi.
Buon fine settimana a tutti voi!
Buon fine settimana a tutti voi!
martedì 27 agosto 2013
La libidine del lettore: Shakespeare&Co, Parigi
Nei primi mesi dell'anno, se ricordate, mi aveva preso la misantropia.
Che noia il mondo, che noia la gente, che noia la vita. Mi sono lasciata cullare dal ritmo della mia vita quotidiana -sveglia, asilo, colazione, lavoro, pranzo, lavoro, recupero PiccoloG, cena, casalinghitudini varie, qualche lettura, nanna- ho visto qualche amico, ho preparato qualche cena.
Ma soprattutto sono andata a Parigi. Sono passati più di sei mesi, a onor del vero, e mi sono resa conto che non ho tenuto fede alla promessa che avevo fatto qui: di andare da Shakespeare&Co e raccontarvi.
| Shakespeare&Co visto dal pennello della bravissima Rita. Qui il suo sito. |
Ma soprattutto sono andata a Parigi. Sono passati più di sei mesi, a onor del vero, e mi sono resa conto che non ho tenuto fede alla promessa che avevo fatto qui: di andare da Shakespeare&Co e raccontarvi.
venerdì 9 agosto 2013
Due donne e l'arte di saper stare al proprio posto
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Paul Gallico,
ragazze terribili,
Vive la France
venerdì 21 giugno 2013
Come diversificare un venerdì sera? C'è LettiDiNotte!
Avete impegni per stasera o, come me, siete in balia di un nanetto quasi-quattrenne che richiede di essere scorrazzato in giro?
Se siete anche voi nella mia -penosa- situazione o se semplicemente il caldo non vi fa venir voglia di andare a ballare e scalmanarsi e sudare come anguille, partecipate alla manifestazione Letti di notte. Per una sera alcune librerie, in Italia e all'estero, apriranno fino a tarda ora: letture, eventi, ricchi premi e cotillon. Non fatevi scappare l'occasione!
L'elenco della librerie aderenti qui.
Il programma nazionale definitivo lo trovate invece qui.
Se siete anche voi nella mia -penosa- situazione o se semplicemente il caldo non vi fa venir voglia di andare a ballare e scalmanarsi e sudare come anguille, partecipate alla manifestazione Letti di notte. Per una sera alcune librerie, in Italia e all'estero, apriranno fino a tarda ora: letture, eventi, ricchi premi e cotillon. Non fatevi scappare l'occasione!
L'elenco della librerie aderenti qui.
Il programma nazionale definitivo lo trovate invece qui.
giovedì 7 marzo 2013
Parole compagne di vita
| via Pinterest |
Questa mattina ho dato una scorsa a Twitter e ho trovato che Orsalè ritwittava un passo dell'"Ulisse" di Lord Tennyson.
Dal momento che Ulysses è in assoluto una delle mie poesie preferite, non solo mi è saltato subito in testa il suono di quei versi in originale, ma anche tutte le altre parti che mi hanno più colpita, tant'è che non ci è voluto niente a ri-chiocciolare l'Orsa con un "Come, my friends/ 'T is not too late to seek a newer world".
E' stato in quel momento che mi sono resa conto che ci sono dei pezzi di letteratura che ci sono fedeli compagni di strada.
Mi sono ricordata del professor L. che, alle medie, leggeva Se questo è un uomo a noi teste di rapa e ci raccomandava di ricordare che la ripetizione continua di un passo di letteratura, anche minimo, aveva salvato la sanità mentale di molti uomini in prigionia. Mi sono ricordata che la mia immagine dell'università era quella de Il baule dei sogni, della saga di Anna dai capelli rossi, libro che mi ha regalato la mia terza nonna quand'ero bambina e che, in qualche modo, mi è rimasto dentro (poi è arrivata l'università italiana è il sogno è crollato, ma questa è un'altra storia). Mi sono accorta che tutte le volte che vedo volare uno stormo penso a Cipì e alla maestra Caterina che ce lo leggeva. Che tutte le volte che arriva un bel temporale d'estate, non so perché ma penso a Malombra di Fogazzaro. Che la dichiarazione d'amore più affascinante è quella del signor Darcy a Elizabeth in Orgoglio e pregiudizio, perché in effetti le dichiarazioni d'amore profondo sono proprio queste: voglio farti sapere quanto ti amo, nonostante tu sia una testona impressionabile e isterica e monomaniacale. Che, tutte le volte che cerco di leggermi un libro o scrivere due righe e ilPiccoloG comincia a scalarmi, penso che mi manca un po' vivere a casa dei miei genitori e avere a room of my own (a proposito, Virginia: grazie di essere esistita).
Le parole, i libri: compagni di carta che, una volta entratici in testa, ci abbandonano solo al sopravvenire della demenza. Non è un regalo immenso? E i vostri compagni di carta, soprattutto, chi sono?
venerdì 4 gennaio 2013
Buoni propositi #1: viaggiare per librerie
| L'interno della libreria Boekhandel Selexyn Domenicanen a Maastricht, ricavata in una chiesa domenicana sconsacrata. |
Che chi ami i libri ami anche librerie e biblioteche è un assunto che dovrebbe andare da sé.
Che queste meravigliose librerie possano essere delle tappe di un viaggio sarebbe il minimo.
Ciò che mi ripropongo, per questo e -a Dio piacendo- per gli anni a venire, è di unire i miei pochi vagabondaggi per il mondo alla ricerca e alla visita di qualche libreria.
In questo mi sono lasciata dietro qualche rimpianto bello grande.
Tipo, andare in California e perdermi la più grande libreria all'aperto del mondo (a Ojai, foto num. 14). Cosa non buona e non giusta. (Però alla City Lights Bookstore di San Francisco ci sono andata, e questa è stata una bella soddisfazione).
Tipo, andare a New York e non fare nemmeno un salto da Rizzoli (lo so, voi mi direte che sto vicino a Milano, ci sta la Rizzoli in Galleria e tu vagheggi quella di New York? Ma pare che Rizzoli nella Grande Mela sia imprescindibile, e poi ci hanno girato anche l'incontro tra Meryl Streep e De Niro nell'imperdibile polpettone Innamorarsi).
Tipo, vivere a tre quarti d'ora da Milano e non essere mai andata alla libreria di 10CorsoComo (il resto non m'interessa, tanto o son vestiti in cui non entro o sono scarpe troppo costose).
Altre librerie-obiettivo? El Ateneo a Buenos Aires (questa da quasi dieci anni, quando me ne parlò la Perassi all'università), quella di Oporto, quella di Lisbona e quella di Bruxelles.
E voi, invece? Quale libreria-obiettivo scegliete?
mercoledì 5 dicembre 2012
Cosa faccio a Sant'Ambrogio?
Cosa faccio il giorno di sant'Ambrogio? I nostri clienti sono chiusi e quindi ce ne restiamo chiusi anche noi.
Scartando la prima della Scala, visto che ho un'educazione musicale estremamente proletaria quindi Wagner l'ho sempre considerato allucinante e -dettaglio non trascurabile- non posso permettermi il costo del biglietto e di tutti gli annessi e connessi (abito elegante, scarpe eleganti, trucco&parrucco e via che si danza); scartando la fiera degli O Bej-O Bej perchè da quando l'hanno spostata da piazza Sant'Ambrogio non è più la stessa fiera; considerando il fatto che ilGrandeG non vede l'ora di andare nel mantovano a finire il pollaio -sì, l'ultima trovata geniale: un pollaio in un pezzo di terra nascosto dietro una casa abitata solo nel fine settimana da una coppia di nonni che ha una voglia di correre dietro alle galline che ve la raccomando; considerando tutte queste cose, mi serve un'evasione di un paio d'ore che mi permetta di svagarmi un attimo ed essere pronta con la borsa da fine settimana verso le cinque del pomeriggio.
Visto e considerato tutto ciò, mi propongo e vi propongo di fare un salto ad una inaugurazione segnalata da ZeldaWasAWriter: un nuovo spazio che è insieme libreria indipendente (e ciò è buono, disse Libraia), sede per mostre, eventi e presentazioni (e anche ciò è buono, disse Libraia), laboratorio e sede di workshop dedicati al mondo del libro, della cultura dell'immagine (tema su cui medito un post da un po', considerando la mia Pinterest-mania) e di tecniche artigianali (e anche ciò è buono e lodevole, concluse Libraia). Zelda, in particolare, parla della presenza della casa editrice TopiPittori, e se questo è il livello del materiale che si può trovare in questo spazio, mi pare imperativo farci un giro.
Lo spazio in questione si chiama B**K, è in via Porro Lambertenghi, 20. Essendo in pieno quartiere Isola, non è il caso di parcheggiare di fronte alla libreria, entrare, dare un occhio, arraffare una patatina e un calice di bianco, uscire, saltare in macchina e tornare a casa: approfittatene per girarvi il quartiere, che ancora oggi è uno dei più belli di Milano.
Scartando la prima della Scala, visto che ho un'educazione musicale estremamente proletaria quindi Wagner l'ho sempre considerato allucinante e -dettaglio non trascurabile- non posso permettermi il costo del biglietto e di tutti gli annessi e connessi (abito elegante, scarpe eleganti, trucco&parrucco e via che si danza); scartando la fiera degli O Bej-O Bej perchè da quando l'hanno spostata da piazza Sant'Ambrogio non è più la stessa fiera; considerando il fatto che ilGrandeG non vede l'ora di andare nel mantovano a finire il pollaio -sì, l'ultima trovata geniale: un pollaio in un pezzo di terra nascosto dietro una casa abitata solo nel fine settimana da una coppia di nonni che ha una voglia di correre dietro alle galline che ve la raccomando; considerando tutte queste cose, mi serve un'evasione di un paio d'ore che mi permetta di svagarmi un attimo ed essere pronta con la borsa da fine settimana verso le cinque del pomeriggio.
Lo spazio in questione si chiama B**K, è in via Porro Lambertenghi, 20. Essendo in pieno quartiere Isola, non è il caso di parcheggiare di fronte alla libreria, entrare, dare un occhio, arraffare una patatina e un calice di bianco, uscire, saltare in macchina e tornare a casa: approfittatene per girarvi il quartiere, che ancora oggi è uno dei più belli di Milano.
giovedì 15 dicembre 2011
Lascia un messaggio, diffondi l'ottimismo!
| Copyright: MaCheDavvero? |
Questo è un blog fondamentalmente ottimista. Si mettono in luce le buone notizie (quando si trovano). Si recensiscono fondamentalmente buoni libri (almeno a mio modestissimo parere). La filosofia di fondo è che viviamo in un mondo frenetico e tendenzialmente negativista: questo blog vuole essere un momento di pausa, uno spazio per ricaricare le pile.
Quindi non potevo non partecipare alla bellissima iniziativa di MaCheDavvero?, il #leaveamessage Day.
I messaggi che ho lasciato in giro (all'ufficio postale e all'ambulatorio pediatrico) riportavano la citazione di Centochiodi di Ermanno Olmi: "Tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico".
Messaggio per me ancora più vero, perché "liberato" dopo aver fatto una lunga e piacevolissima chiacchierata con un'amica che non vedevo da tempo e che mi è mancata davvero molto. Che altro poteva scrivere, allora, una Libraia Virtuale?
Se volete leggervi tutte le frasi liberate dai partecipanti dell'iniziativa #leaveamessage, il link è questo. Se volete conoscere tutti i partecipanti a #leaveamessage, eccoveli qui.
Lasciate un messaggio, diffondete l'ottimismo!
giovedì 24 novembre 2011
Domande da GoogleDoodle
Stamattina, anarchìa in Italìa fuori dall'asilo: decine di mamme e nonne in ritardo (non ho visto neppure un papà. Sarà mica segno del fatto che noi donne facciamo tanto le splendide e intanto quegli altri ci smentiscono?), macchina parcheggiate perfino sugli alberi e la necessità di decidere, dopo quattro giri dell'isolato, se lasciare la macchina in divieto di sosta con in giro i vigili o se invece invadere il parcheggio del condominio dove occhieggia sempre qualcuno dalle finestre a controllare che nessun estraneo invada il sacro suolo privato. Alla fine, la macchina è andata in sosta vietata, e amen (quei condomini mi fanno più paura di una multa).
Dopo questa bella introduzione, che non c'entra niente con l'obiettivo del post ma fa tanto vita vissuta, vi chiedo: ma l'avete visto il Google Doodle di ieri?
| via Panorama HighTech&Scienza |
Dopo questa bella introduzione, che non c'entra niente con l'obiettivo del post ma fa tanto vita vissuta, vi chiedo: ma l'avete visto il Google Doodle di ieri?
venerdì 28 ottobre 2011
Il viaggio di un libro
TITOLARE DELL'AUTORIZZAZIONE: Geraldine Brooks (corrispondente di guerra per New York Times, Wall Street Journal e Washington Post, Premio Pulitzer per L'idealista).
PRODUTTORE PER L'ITALIA: Neri Pozza, Vicenza.
ALTRI NOMI DEL FARMACO: People of the Book
COMPOSIZIONE: una macchia di vino non kosher, dei fermagli mancanti, un frammento di ali di farfalla, una macchia di salgemma. Sono solo quattro degli indizi che Hanna Heath, esperta restauratrice di manoscritti antichi, toglie dal meraviglioso libro che si trova per le mani: la haggad di Sarajevo.
mercoledì 19 ottobre 2011
Autori aperti al pubblico
Stavolta, un foglietto illustrativo dedicato non a un libro, ma a un appuntamento letterario. Una occasione in più per vedere e ascoltare il vostro autore preferito, inondarlo di domande, farvi fare un autografo su ogni copia di ogni suo libro che possedete, proporgli di prendere un aperitivo insieme e infine essere denunciati per stalking. Perché un fine settimana a San Vittore è un' esperienza da fare almeno una volta nella vita, no?
NOME DEL FARMACO: Officina Italia, festival letterario milanese che quest'anno si dedica al tema "La capitale immorale", con la partecipazione di autori che, secondo Scurati, "hanno raccontato Milano o l'Italia vista da Milano".
TITOLARE DELL'AUTORIZZAZIONE: gli scrittori Antonio Scurati e Alessandro Bertante, ideatori e curatori della manifestazione, alla sua quinta edizione.
COMPOSIZIONE: Carlo Petrini, Giuseppe Catozzella, Igino Domanin, Gianni Biondillo, Michele Mari, Antonio Scurati giovedì 20; Laura Pariani (slurp), Federica Fracassi, Alessandro Mari, Alessandro Bertante, Giuseppe Genna e Aldo Nove compongono la squadra del venerdì (21); infine, chiudono sabato 22 Vincenzo Latronico, Paola Capriolo, Bruno Arpaia, Antonio Franchini e Francesco Bianconi.
INDICAZIONI TERAPEUTICHE: avete letto tra i partecipanti il nome di un autore che vi piace molto? Avete ferie arretrate, un permesso premio da sfruttare, una lezione noiosa da saltare, un appuntamento del parrucchiere sfumato?
Allora, che aspettate?
Ulteriori informazioni qui.
venerdì 7 ottobre 2011
Diminuisce il PIL? Colpa della Libraia!
Dopo questa scoperta rischio di non lavorare più neppure un minuto.
Se, nei prossimi mesi, vi dovesse capitare di leggere qualche statistica sul fatto che il PIL italiano è calato di tot punti o quarti di punto, con una diminuzione a caduta libera in un piccolo angolino di Brianza che corrisponde al mio ufficio, sappiate che sì, avete ragione a definirmi una sciagura nazionale.
A mia parziale discolpa, però, sappiate che il mio Sistema Bibliotecario sta facendo di tutto per rendermi le cose difficili.
Non bastava il catalogo on-line. Non bastava aggiungere i riassunti dei romanzi. Non bastava la mail di avviso dei libri prenotati e poi l'avviso via sms, portandomi a cercare compulsivamente libri e copie disponibili e a correre avanti e indietro a prendere le tonnellate di libri che prenoto.
No, loro ci hanno anche aggiunto questo.
Se, nei prossimi mesi, vi dovesse capitare di leggere qualche statistica sul fatto che il PIL italiano è calato di tot punti o quarti di punto, con una diminuzione a caduta libera in un piccolo angolino di Brianza che corrisponde al mio ufficio, sappiate che sì, avete ragione a definirmi una sciagura nazionale.
A mia parziale discolpa, però, sappiate che il mio Sistema Bibliotecario sta facendo di tutto per rendermi le cose difficili.
Non bastava il catalogo on-line. Non bastava aggiungere i riassunti dei romanzi. Non bastava la mail di avviso dei libri prenotati e poi l'avviso via sms, portandomi a cercare compulsivamente libri e copie disponibili e a correre avanti e indietro a prendere le tonnellate di libri che prenoto.
No, loro ci hanno anche aggiunto questo.
lunedì 1 agosto 2011
Ciao, sono Libraia Virtuale e sono una recidiva anch'io
Se errare è umano e perseverare è diabolico, allora chiamatemi Belzebù.
L'ho fatto di nuovo.
Sabato sono andata in biblioteca. Così, per fare un giretto.
E invece ho fatto spese folli.
Ho cominciato prenotando Una moglie a Parigi.
Poi mi sono ricordata che desideravo da tanto tempo leggere Zia Mame, quindi ho prenotato pure quello.
Quando sono andata a ritirarli, sabato appunto, ho fatto un giro (vi risparmio il perché : vuoi mettere gironzolare tra gli scaffali, che mi sembra quasi di stare a casa mia, che guardare le copertine, che dare un occhio fuori dalla finestra e vedere il parco, bla bla bla bla).
E sono tornata al banco con Epitaffio per una spia. Un giallo, ambientato sulla Costa Azzurra, sole-mare-gendarmi-sembra-quasi-Maigret (a proposito, se ve ne restate in città e avete voglia di un assaggio di mare e rilassatezza e un omicidio così tanto per gradire, leggetevi Il mio amico Maigret).
E fin qui, via, nulla di male.
Solo che poi sono andata a fare la spesa.
E cosa mi vedo, scontato del 15%, se non Tutte le ragazze lo sanno, il libro che consigliavo come cura collaterale qui e che sembrava fosse fuori catalogo? E potevo io perdermelo?
Ovviamente no.
Quindi adesso sono sommersa dai libri da leggere, e so già che non riuscirò a finirli tutti e li riporterò in ritardo e pagherò l'ennesima multa.
Insomma, oui, je suis Belzebù.
L'ho fatto di nuovo.
Sabato sono andata in biblioteca. Così, per fare un giretto.
E invece ho fatto spese folli.
Ho cominciato prenotando Una moglie a Parigi.
Poi mi sono ricordata che desideravo da tanto tempo leggere Zia Mame, quindi ho prenotato pure quello.
Quando sono andata a ritirarli, sabato appunto, ho fatto un giro (vi risparmio il perché : vuoi mettere gironzolare tra gli scaffali, che mi sembra quasi di stare a casa mia, che guardare le copertine, che dare un occhio fuori dalla finestra e vedere il parco, bla bla bla bla).
E sono tornata al banco con Epitaffio per una spia. Un giallo, ambientato sulla Costa Azzurra, sole-mare-gendarmi-sembra-quasi-Maigret (a proposito, se ve ne restate in città e avete voglia di un assaggio di mare e rilassatezza e un omicidio così tanto per gradire, leggetevi Il mio amico Maigret).
E fin qui, via, nulla di male.
Solo che poi sono andata a fare la spesa.
E cosa mi vedo, scontato del 15%, se non Tutte le ragazze lo sanno, il libro che consigliavo come cura collaterale qui e che sembrava fosse fuori catalogo? E potevo io perdermelo?
Ovviamente no.
Quindi adesso sono sommersa dai libri da leggere, e so già che non riuscirò a finirli tutti e li riporterò in ritardo e pagherò l'ennesima multa.
Insomma, oui, je suis Belzebù.
martedì 14 giugno 2011
E' il momento degli elogi #1
Oggi, elogio del racconto.
Avete presente la segnalazione sulla lettura a basso costo della settimana scorsa? Bene, ho cominciato l'avventura.
Ovviamente non sono riuscita a procurarmi tutti i racconti: la settimana scorsa passavo davanti alle edicole senza vederle, arrivavo a casa e... "Accidenti! Mi sono persa il racconto di Sandro Veronesi!"
"P*r#@ paletta, oggi usciva il racconto di Fabio Volo!"
Ieri sera, stremata da una passeggiata con ilPiccoloG, ho preso in mano La lince di Silvia Avallone.
Della Avallone non ho letto niente; in compenso, ne ho sentito parlare molto. Prima per la vittoria al Campiello Opera Prima, poi per aver tallonato Pennacchi al Premio Strega, infine -ahi- per l'apprezzamento sul suo décolleté da parte di Bruno-il-Marpione-Vespa, proprio alla consegna dello Strega.
Il racconto scorre bene, interessa e pungola il lettore al punto giusto; ma è stata un'altra considerazione a colpirmi: il racconto è una forma letteraria meravigliosa per i cosiddetti "tempi moderni". La mattina vi alzate, correte al lavoro, lavorate come pazzi, mangiate un boccone, ricominciate a lavorare, arrivate a casa, preparate la cena, sistemate due cose ed è ora di dormire. Vi infilate a letto e aprite un racconto.
Non dovrete confrontarvi con migliaia di personaggi che si incrociano tra loro, non dovrete sudare sette camicie per seguire il filo della vicenda e se la vostra giornata non è stata spaventosamente impegnativa forse riuscirete a finire il racconto prima che il sonno finisca voi. Forse, la mattina dopo, vi resterà il vago sospetto di non aver colto qualche messaggio subliminale, ma ve ne farete una ragione già prima del caffè.
Ecco, per tutto queste ragioni credo che il racconto sia nato proprio per strappare, almeno per qualche mezz'ora, noi alienati moderni ai nostri indiavolati ritmi di vita.
Ora devo solo capire perché non sono mai riuscita a leggere un libro di racconti dall'inizio alla fine.
Suggerimenti?
mercoledì 1 giugno 2011
Lettura a costo zero
Complici alcuni libri da restituire e altri da rinnovare in biblioteca, nel primo pomeriggio mi sono concessa un piccolo lusso infrasettimanale: sono andata in biblioteca.
Mi piace andarci durante la settimana, rosicchiando un po' di tempo al lavoro: in primo luogo perché lavorando per i fatti miei l'orario può essere un po' più flessibile, e in secondo luogo perché spesso il sabato torno in ufficio a completare delle cose che mi sono rimaste indietro; poi ci sono la spesa, e due -ma proprio due, eh- colpi di ramazza alla casa, ed eccoci a pomeriggio inoltrato. Aggiungete che la biblioteca qui il sabato chiude alle cinque e mezza, che ovviamente è molto più frequentata che in settimana, e capirete perché amo visitarla "clandestinamente" durante la settimana.
Mi capita di pensare spesso che è un lusso a costo zero: ho fatto la tessera della biblioteca in quarta elementare per fare delle ricerche e da allora, a parte il costo fisico della tessera, non ho mai più speso un soldo -multe a parte, ma questo ha a che fare con la mia bravura nel pirlare in giro.
Tutto questo mi porta a una sola domanda: come mai così tanta gente non ha la tessera della biblioteca? Sono davvero tutti come la mia mamma, che per apprezzare davvero un libro deve comprarlo?
Quando vado in biblioteca, è come se fossi a casa: tutti quegli scaffali pieni di libri sono lì e aspettano solo me. E' un insieme di mondi e di possibilità che si aprono davanti a me.
Forse è il caso di lanciare un movimento: più gite in biblioteca per tutti!
Voi che ne dite?
Intanto per ora mi sono buttata su Kerouac: avevo provato a leggerlo alle superiori e l'avevo abbandonato dopo poche pagine. Vediamo ora se, complice l'età -ahimè, ben più avanzata- e quei lontani quindici giorni on the road negli Stati Uniti, riuscirò ad apprezzarlo fino in fondo.
Mi piace andarci durante la settimana, rosicchiando un po' di tempo al lavoro: in primo luogo perché lavorando per i fatti miei l'orario può essere un po' più flessibile, e in secondo luogo perché spesso il sabato torno in ufficio a completare delle cose che mi sono rimaste indietro; poi ci sono la spesa, e due -ma proprio due, eh- colpi di ramazza alla casa, ed eccoci a pomeriggio inoltrato. Aggiungete che la biblioteca qui il sabato chiude alle cinque e mezza, che ovviamente è molto più frequentata che in settimana, e capirete perché amo visitarla "clandestinamente" durante la settimana.
Mi capita di pensare spesso che è un lusso a costo zero: ho fatto la tessera della biblioteca in quarta elementare per fare delle ricerche e da allora, a parte il costo fisico della tessera, non ho mai più speso un soldo -multe a parte, ma questo ha a che fare con la mia bravura nel pirlare in giro.
Tutto questo mi porta a una sola domanda: come mai così tanta gente non ha la tessera della biblioteca? Sono davvero tutti come la mia mamma, che per apprezzare davvero un libro deve comprarlo?
Quando vado in biblioteca, è come se fossi a casa: tutti quegli scaffali pieni di libri sono lì e aspettano solo me. E' un insieme di mondi e di possibilità che si aprono davanti a me.
Forse è il caso di lanciare un movimento: più gite in biblioteca per tutti!
Voi che ne dite?
Intanto per ora mi sono buttata su Kerouac: avevo provato a leggerlo alle superiori e l'avevo abbandonato dopo poche pagine. Vediamo ora se, complice l'età -ahimè, ben più avanzata- e quei lontani quindici giorni on the road negli Stati Uniti, riuscirò ad apprezzarlo fino in fondo.
giovedì 21 aprile 2011
La genetica della lettura, e aggiornamenti
Un post al prezzo di due, insomma.
In primo luogo: una ricorrenza triste e insieme un ricordo doveroso. Tre anni fa mi lasciava LaPinu, la zia di cui parlavo qui.
La ricordo con affetto e, soprattutto, con un'ondata di gratitudine: è lei ad avermi iniziato alla lettura seria. E' stata lei a mettermi in mano Orgoglio e Pregiudizio: avevo undici anni e l'ho presentato come lettura del mese alla scuola media. La mia professoressa di italiano prima è stramazzata a terra per lo stupore, poi è andata a lamentarsi con mia mamma ("Cosa vuole che capisca una ragazzina della sua età di Orgoglio e Pregiudizio, perché non la convince a leggersi qualcosa di più adatto alla sua età? Qualche romanzo di avventura, per esempio?") Il mese successivo per ripicca le ho presentato Il Milione di Marco Polo, la lettura più lunga e noiosa della mia vita, e le ho fatto una scheda del libro chilometrica, quella povera donna dev'essersi calata qualcosa di pesante per riuscire a correggermela.
Il succo del discorso rimane comunque che se non fosse stato per LaPinu mi sarei persa il piacere di tanta buona letteratura.
Quindi, cara zia, grazie grazie grazie e grazie ancora. Avevi proprio una personalità strana e difficile da capire, ma mi hai riempito la vita di migliaia di amici di carta.
In secondo luogo, una serie di aggiornamenti sulle letture recenti, prima che la capo-bibliotecaria venga sotto casa a stanarmi con il nervino per sottrazione di proprietà pubbliche.
Ho letto il romanzo di Susan Vreeland Una ragazza da Tiffany, convinta che l'autrice fosse parente della mitica Diana Vreeland. L'ho letto fino alla fine, ma non mi ha colpito particolarmente. La storia (il racconto, un po' provato un po' romanzato, della creatrice delle famose lampade Tiffany) è interessante, ma lo stile -o forse la traduzione- non fanno appassionare.
Da ultimo, parliamo anche de La campana di vetro, l'unico romanzo della poetessa americana Sylvia Plath. Cattura per lo stile. La trama sembra messa insieme alla bell'e meglio; ma alla lettura della postfazione si scopre che invece è molto equilibrata, misurata e che ogni personaggio ha un suo posto nel fluire degli eventi.
Avevano ragione, i Sonic Youth, quando cantavano J'Accuse Ted Hughes. Perché, diamine, se la Plath non avesse messo la testa nel forno ci avrebbe regalato ancora molta ottima letteratura.
In primo luogo: una ricorrenza triste e insieme un ricordo doveroso. Tre anni fa mi lasciava LaPinu, la zia di cui parlavo qui.
La ricordo con affetto e, soprattutto, con un'ondata di gratitudine: è lei ad avermi iniziato alla lettura seria. E' stata lei a mettermi in mano Orgoglio e Pregiudizio: avevo undici anni e l'ho presentato come lettura del mese alla scuola media. La mia professoressa di italiano prima è stramazzata a terra per lo stupore, poi è andata a lamentarsi con mia mamma ("Cosa vuole che capisca una ragazzina della sua età di Orgoglio e Pregiudizio, perché non la convince a leggersi qualcosa di più adatto alla sua età? Qualche romanzo di avventura, per esempio?") Il mese successivo per ripicca le ho presentato Il Milione di Marco Polo, la lettura più lunga e noiosa della mia vita, e le ho fatto una scheda del libro chilometrica, quella povera donna dev'essersi calata qualcosa di pesante per riuscire a correggermela.
Il succo del discorso rimane comunque che se non fosse stato per LaPinu mi sarei persa il piacere di tanta buona letteratura.
Quindi, cara zia, grazie grazie grazie e grazie ancora. Avevi proprio una personalità strana e difficile da capire, ma mi hai riempito la vita di migliaia di amici di carta.
In secondo luogo, una serie di aggiornamenti sulle letture recenti, prima che la capo-bibliotecaria venga sotto casa a stanarmi con il nervino per sottrazione di proprietà pubbliche.
Ho letto il romanzo di Susan Vreeland Una ragazza da Tiffany, convinta che l'autrice fosse parente della mitica Diana Vreeland. L'ho letto fino alla fine, ma non mi ha colpito particolarmente. La storia (il racconto, un po' provato un po' romanzato, della creatrice delle famose lampade Tiffany) è interessante, ma lo stile -o forse la traduzione- non fanno appassionare.
Da ultimo, parliamo anche de La campana di vetro, l'unico romanzo della poetessa americana Sylvia Plath. Cattura per lo stile. La trama sembra messa insieme alla bell'e meglio; ma alla lettura della postfazione si scopre che invece è molto equilibrata, misurata e che ogni personaggio ha un suo posto nel fluire degli eventi.
Avevano ragione, i Sonic Youth, quando cantavano J'Accuse Ted Hughes. Perché, diamine, se la Plath non avesse messo la testa nel forno ci avrebbe regalato ancora molta ottima letteratura.
venerdì 14 gennaio 2011
L'editore? Ipocondriaco -forse. Il lettore? Smarrito, di sicuro
Leggo in questi giorni una serie di considerazioni sulla lettura e sul mercato editoriale che si concatenano bene tra di loro.
Tutto è iniziato scrivendo questo e leggendo questo post di Daniele sui libri da leggere prima di passare all'altro mondo. Mentre Daniele sosteneva di voler prendere a calci il libro brutto-ma-che-si-vende, io avevo una posizione un po' più sfumata. Nel senso: è vero che un lettore dovrebbe cercare di buttarsi sui grandi libri, ma non è detto che la vita quotidiana ci permetta sempre di impegnarci emotivamente su un classico. Vorrei vedere voi dopo una settimana di lavoro particolarmente dura, buttati a pesce su Delitto e Castigo o sulla scena finale del Grande Gatsby oppure sui discorsi deliranti di Barney che si ribella alla diagnosi di Alzheimer e che si butta in oceani di tristi ricordi sul suo passato matrimonio con Miriam. Suicidio assicurato. Ecco allora che ci buttiamo sulla Kinsella, la chick-lit, le barzellette di Totti e via discorrendo.
Ora però leggo questo e mi chiedo: è proprio vero che la grande maggioranza dei lettori italiani sono lettori ineducati e si lasciano menare per il naso dalle campagne di marketing delle grandi case editrici? E' davvero questo il risultato della scolarizzazione di massa? E se la risposta a questa domanda è sì, chi ha sbagliato e chi sbaglia? La scuola? (Ricordo ancora il libro di narrativa scelto dal mio professore di italiano in terza media. Se questo è un uomo. Libro bellissimo, imprescindibile e impegnativo, ma di certo non ti riempiva il cuore del fascino dei grandi romanzi) O forse sono i genitori? (Quindi sbaglio a farmi vedere da mio figlio mentre leggo Donna Moderna o Vanity Fair?)
Ma soprattutto, voi che ne pensate?
mercoledì 18 agosto 2010
Di una tenerezza che scioglie il cuore
Di come l'amore per i libri non diminuisce ma si moltiplica (thanks to Mila's Daydreams). Nel mio caso, spero anche di tramandarlo!
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