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martedì 3 marzo 2015

Welcome back

Prima mattina di ritorno al lavoro, alla vita: la giostra ha ricominciato a girare e io ho già ricominciato con la solfa dei "potevo, volevo, dovevo".
Ho appena ricominciato a piangermi addosso.

Non posso non pensare alla logica stringente del cannibale Frank Underwood:
































lunedì 23 giugno 2014

Sessant'anni fa come oggi

Invisibile Man è stato pubblicato nel 1952.
Non so quante persone conoscano questo romanzo e ne abbiano letto almeno un estratto. Poche, credo, forse solo chi è stato costretto a misurarsi con lo studio della letteratura dei paesi anglosassoni.

Eppure Invisibile Man è un romanzo incredibile, difficile da digerire ma ancora oggi decisamente nuovo: rifiutandosi di scrivere un libro di denuncia sul segregazionismo e sui pregiudizi ad esso connessi, Ellison preferisce fare ricorso al linguaggio figurativo, trasponendo in prosa quello che qualche tempo prima aveva proposto T.S. Eliot con il suo superlativo The Waste Land. Eppure già solo la metafora di base di tutto il libro, quella per cui il protagonista è un uomo invisibile, nel senso che

I am a man of substance, of flesh and bone, fiber and liquids -- and I might even be said to possess a mind. I am invisible, understand, simply because people refuse to see me.
 
 
Una realtà vera e viva anche oggi: quante sono le persone invisibili, nel nostro mondo, invisibili semplicemente perché è  più semplice non vederle? E mica solo i cosiddetti "ultimi", mica solo i barboni, o i piccoli criminali, o i drogati che ciondolano per le strade: ci sono anche nostri amici, nostri parenti, nostri vicini, malati o semplicemente in difficoltà, che noi ci rifiutiamo di vedere, perché è più semplice nascondersi dietro a un dito che non avere il coraggio di aprire gli occhi e considerare la realtà per quello che è.
 
 
Alla fine dei giochi, però, tutta questa tirata moralistica si riduce a un "bravo!" urlato a pieni polmoni al Ministero dell'Istruzione per aver proposto agli studenti che affrontano la maturità un brano come questo, bellissimo dal punto di vista stilistico ma, ancora di più, estremamente attuale nonostante i suoi sessant'anni.
 
 
 
Note a margine:
 
Se volete leggervi l'estratto da Invisible Man proposto all'esame di maturità 2014, eccolo qui.
Se invece vi interessano altri romanzi su schiavitù e segregazionismo negli Stati Uniti, ecco qui tre consigli al volo:
 
Harper Lee, Il buio oltre la siepe , Feltrinelli;
Toni Morrison, Amatissima , Sperling&Kupfer;
Alice Walker, Il colore viola, Sperling&Kupfer;
Kathryn Stockett, The help,  Mondadori.

mercoledì 23 ottobre 2013

Come ti demolisco il caso editoriale: "La verità sul caso Harry Quebert"

Prendete una storia, una storia con dentro: uno scrittor giovane che altri amici non ha se non il
professore/mentore dell'università; il suddetto mentore che ha qualcosa da nascondere; una storia d'amore tra un trentenne e una ragazzina che prima sembra una santarellina e poi una poco di buono e poi diventa una povera vittima. Una cittadina del New England affacciata sull'oceano, dove si conoscono tutti e dove tutti hanno qualcosa da nascondere.
Altro ingrediente necessario: l'autore della storia, che deve essere pur'egli uno scrittor giovane e fotogenico, sì da risultare affascinantissimo tanto in foto quanto seduto al tavolo della presentazione nella grande libreria.
Aggiungeteci una vittoria al Prix Goncourt des lyceens e un altro premio che ora non ricordo et voilà, ecco qui, ben confezionato, un caso editoriale che farà guadagnare all'autore belloccio, in questo caso il signor Joel Dicker, e alla casa editrice, in questo caso Bompiani, qualche bel soldino.

martedì 28 maggio 2013

I libri della misantropia#1

Signori, insomma, non è che qui in questi mesi un po' gnè-gnè e un po' no non si abbia letto. Si è letto, invece, si è frequentata la biblioteca, soli e in compagnia (anche se per ilPiccoloG la biblioteca non è il posto dove si prendono in prestito i libri: è il posto dove la mamma ti porta e, mentre tu fai strage nella cesta dei giochi della stanza dei bambini, la suddetta mamma sceglie il libro che ti porterai a casa), si è fatto giri libidinosi per ibs.it et similia.
Quindi, tirando le fila, ecco qui i primi libri della misantropia, con relativo commento.

venerdì 3 agosto 2012

Un libro, un film (o qualcosa del genere)


Ma voi, voi che leggete qui e non avete più la furia dei vent'anni, quanto riuscite a leggere in una giornata completamente libera? Quando ero una ragazzina, era normale per me andare in biblioteca tutti i giorni: prendevo un libro la mattina, il pomeriggio lo leggevo e la mattina dopo tornavo per restituire quello letto e riprenderne un altro.
Ora che le furia lettrice della pre-adolescenza  è più vicina al PiccoloG che a me, non sono più in grado di fare queste maratone di lettura. Leggo, magari anche per un paio d'ore (quando ho un paio d'ore, cioè quasi mai), però poi mi sento un pugile troppo suonato.

Allora ecco qui la trovata di oggi: i post "un libro, un film". Beh, magari non un film, ma qualcosa che si guarda e/o si ascolta.
Volevo cominciare volando alto e mettere in coppia Oggi come allora, l'autobiografia di Diane Keaton con Io e Annie. Piccolo dettaglio (vergogna su di me e tutta la mia progenie) è che Io e Annie non l'ho mica visto. O meglio, ne ho visto circa metà qualche settimana fa, poi ilPiccoloG s'è svegliato e... ciao ciao, amico Woody.

Ragion per cui, miei dieci piccoli indiani, ho dovuto ripiegare.

Fondamentale, in tutte le guerre, è lo stratagemma.

Tutta la guerra si basta sull'inganno.

Se conosci il nemico e conosci te stesso, non devi temere l'esito di cento battaglie.


mercoledì 18 luglio 2012

Le correzioni, ovvero: quattro modi per scappare

NOME DEL FARMACO: Le correzioni
TITOLARE DELL'AUTORIZZAZIONE: Jonathan Franzen per l'edizione originale, Silvia Pareschi per la traduzione italiana.
ALTRI NOMI DEL FARMACO: The Corrections (Stati Uniti e Commonwealth).
PRODUTTORE PER L'ITALIA: Einaudi, Torino

COMPOSIZIONE: come si fa per scappare dalle grinfie di una cocciuta madre del Midwest che si rifiuta di rinunciare al sogno della famiglia perfetta? Si diventa come Chip, un brillante accademico. Salvo poi finire nei guai con gli studenti. Oppure si diventa come Gary, un brillante dirigente di banca. Salvo poi doversi piegare ai capricci di una moglie egoista ed infantile. Oppure si diventa come Denise, giovane, attraente ed acclamato chef della scena culinaria di Philadelphia. Salvo poi finire ad ingarbugliare ogni situazione familiare che si trovi a tiro (la propria come quella degli altri). Infine si può fare come il capofamiglia Alfred, quel leone fiero e testardo che non rinuncia ad opporsi alle correzioni dell'implacabile moglie neppure al momento della morte.
La sola cosa che non dimenticò mai fu come rifiutare.  
Tutte le correzioni di Enid erano state inutili.
Era testardo   come il giorno in cui l'aveva incontrato.
E tuttavia quando  morì,  [...] Enid sentì che niente poteva uccidere la sua speranza, niente.
Aveva settantacinque anni e intendeva cambiare alcune cose nella sua vita.
(excipit, preso da Wikiquote perché non ho il libro sottomano)

venerdì 29 giugno 2012

La signora canta il blues

Mi hanno detto che nessuno canta la parola "fame" e la parola "amore" come le canto io. 
Forse è perché so cosa han voluto dire queste parole per me, e quanto mi sono costate.



NOME DEL FARMACO:  La signora canta il blues
ALTRI NOMI DEL FARMACO: Lady sings the blues (Stati Uniti d'America, Commonwealth)
TITOLARE DELL'AUTORIZZAZIONE:  Eleonora Fagan Holiday (alias Billie Holiday alias Lady Day) e William Dufty per l'edizione originale, M. Cantoni per la traduzione italiana.
PRODUTTORE PER L'ITALIA: Feltrinelli, Milano.
COMPOSIZIONE: prendete una ragazzina dei bassifondi di Baltimora che nasce da due quasi-bambini, fatela vivere intensamente (padre che molla la famiglia per girare l'America con una banda, istituto correttivo da giovanissima, fame, miseria, prostituzione), datele un talento straordinario, una voce indimenticabile, un'ardimento irrefrenabile nel fare le cose: otterrete Billie Holiday, un caleidoscopio di personalità.

domenica 22 aprile 2012

Eravamo tre amiche al bar

Un bar di Plaça Catalunya, un assolato pomeriggio di fine aprile. Otto anni fa.

Ma il destino è cinico e baro, diceva l'Elio dalla cattedra di matematica delle superiori, e ora non siamo più le tre ragazze in gita premio a Barcellona grazie all'avvento delle linee aeree a basso costo.
Da una settimana siamo tre signore sposate.
Io ho dato quattro anni  fa, E. quattro mesi dopo la sottoscritta e R. lunedì scorso.

In attesa che R. torni dal suo caraibico viaggio di nozze, godiamoci la festa con un anfitrione d'eccezione: qualche citazione da un meraviglioso articolo di Dorothy Parker.

HERE COMES THE GROOM


It's a woman's world. When a guest returns from a wedding, the first thing that is asked is, "How did the bride look?" No one ever rushes to meet the returning guest, panting in tones hoarse with suspense, "The groom, the groom- what of him?" [...] 

sabato 7 gennaio 2012

Perché noi valiamo

Una volta, immersa in una qualche lettura da parrucchiera, ho letto una considerazione interessante: che lo slogan "Perché io valgo" di una nota casa cosmetica di cui non farò il nome -ma tanto l'avete già capito tutti- sembrava appellarsi al valore delle donne ma in realtà altro non era che un bieco espediente per fare in modo che acquistassero a piene mani senza sentirsi in colpa.
Bene, qualche settimana fa ho pronunciato anch'io il mio "perché io valgo" e mi sono lanciata in acquisti su internet.
Ho cominciato male, acquistando una borsa. Edizione limitata, capsule collection, pattern rispolverato per l'occasione dalla maison, parte del ricavato va in beneficenza, basso costo. Anzi, basso costo per loro, non certo per una Libraia che, ahimè, ha sempre teso più al trasandato che allo chic. Però, mi son detta, è il mio stilista preferito, la prendo, la tengo bene, non la carico come il mio solito et voilà, me la tengo per le nipotine. Mi è arrivata una roba che poteva essere paragonata più o meno alle mie borse della spesa. Anzi, ne ho una, bianca-lilla-super-capiente-simil-cotone che è sicuramente migliore. Per non parlare di quella con su l'orsetto Paddington. Quindi ho ripreso la deludente borsa fashion, l'ho rimessa nella scatola, ho compilato il modulo di reso, ho prenotato il ritiro e ho atteso il rimborso.
Ero triste triste, e ho pensato che dovevo tirarmi su. Per evitare un altro colpo da borsa fashion, però, dovevo andare sul sicuro. E quindi, l'anti-vigilia di Natale, ecco qui il regalo che mi sono fatta, la concretizzazione del mio "perché io valgo":


Ed è proprio di quel libro che vedete in primo piano, con la copertina sui toni del mio amato azzurro, che  parlo oggi: un libro per celebrare il fatto che noi ragazze terribili valiamo, e non abbiamo paura di farlo sapere in giro.

lunedì 7 novembre 2011

Seneca già lo sapeva, ma Simpson l'ha detto meglio

Quando Steve Jobs s'è dipartito da questa valle di lacrime, tutti si sono lanciati in citazioni, e in tributi, e in ricordi, e in linkaggi vari ed eventuali del famoso "Stay hungry, stay foolish". Io, che trovavo Jobs uno con gli attributi e, nonostante ciò, non riuscivo a spiegarmi  il motivo dell'adorazione cui era oggetto (citando Guia, ha creato un telefono che si comanda a ditate, non un vaccino antitumorale, o l'elisir per la pace nel mondo, o l'epidurale), ho provato un immediato fastidio verso la sua filosofia buddista, i suoi dolcevita Issey Mikaye e la casa circondata dagli albicocchi; mi sono incuriosita solo quando ho letto questo. Un tizio che sparge geni per l'America e abbandona piccolissimi i figli. Due fratelli, entrambi ignari uno dell'altra, entrambi geniali nel loro campo, un ritrovamento fortuito. Quando si dice la realtà che supera la finzione. Quindi, mettiamo in ombra il fratello famoso e diamo spazio alla sorella talentuosa. 


NOME DEL FARMACO: Dovunque ma non qui
ALTRI NOMI DEL FARMACO: Anywhere but here
TITOLARE DELL'AUTORIZZAZIONE: Mona Simpson

lunedì 21 marzo 2011

Take me now, baby, here as I am

Ecco qui: il non-plus-ultra di una domenica mattina soleggiata.

NOME DEL FARMACO: Just kids
TITOLARE DELL'AUTORIZZAZIONE: Patti Smith
PRODUTTORE PER L'ITALIA: Feltrinelli, Milano
COMPOSIZIONE: Patricia Smith e Bob Mapplethorpe sono due figli del lunedì. Crescono nella grande provincia americana, sentendosi sempre un po' fuori posto. Ad un certo punto, la svolta: Patricia rimane incinta a sedici anni, viene espulsa dal college e decide di tentare la fortuna a New York: vuole diventare un'artista. Bob scopre gli acidi e l'arte, e si precipita al Pratt College di Brooklyn.
Le loro strade si incontrano subito: Bob salva Patricia dalle insistenze di uno scrittore di fantascienza, divide con lei un egg cream ed è l'inizio di una relazione d'amore, di un sodalizio d'arte e di amicizia che li accompagnerà per la vita. Dalle loro stanze, prima a Brooklyn, poi al mitico Chelsea Hotel, fino ai loft lì accanto, eccoli nascere: l'artista e fotografo Robert Mapplethorpe e la poetessa maudit del rock Patti Smith. 
Con una dolcezza disarmante e una prosa coinvolgente, Patti rende intima e delicata una storia che, in certi punti, ha dei risvolti impegnativi: la fame continua; la presa di coscienza di sè; la nascita della consapevolezza, da parte di entrambi, dell'omosessualità di Robert; e infine la capacità di andare "insieme, ma ognuno per la sua strada".
INDICAZIONI TERAPEUTICHE: fanatici del rock -ovviamente; appassionati della scena newyorkese underground degli anni Settanta; ma soprattutto, per apprezzare Patti fino in fondo.

mercoledì 29 dicembre 2010

Sorprese di fine anno -ovvero: evviva il marketing ben fatto!

Dunque. L'altro ieri mi sono fatta prendere dalla casalinghitudine e ho navigato in lungo e in largo per le corsie del supermercato. Naturalmente non avevo fatto la lista, quindi ho dimenticato almeno metà delle cose che servivano, ho comprato tonnellate di cose inutili e ci ho messo il triplo del tempo.
Prima di andare alla cassa ho fatto la mia canonica fermata davanti allo scaffale dei libri. Cos'abbiamo oggi? Alan Bennett? Bah... Oh, bella questa edizione di Sulla strada, con foto di distributore, bel formato, bei caratteri... però tutte le volte che l'ho iniziato non l'ho mai neppure finito, se lo compro forse butto i soldi.
Giro l'angolo, ed ecco il colpo di fulmine:



Winifred Wolfe
Elliot Edizioni, Roma



Ultima copia. 
Elliot Edizioni. Mai sentita prima d'ora -scusate l'ignoranza.
Ultima copia.
Quarta di copertina: "Davvero pensi che gli uomini nascano buoni mariti? Che sciocca sei. Per fare un buon marito ci vuole una donna in gamba. Ecco perché i buoni mariti sono pochi." Slurp.
Ultima copia. Ultima copia. Ultima copia. Ce l'avranno in biblioteca?
Mio.

Torno a casa, sistemo la spesa e mi butto a pesce sul libro -che volete, tendo all'ossessivo-compulsivo, specie in letteratura.
Non mi ha deluso, anzi. Ieri sera era finito.
Ora, però, mi chiedo che cosa mi abbia portato a comprarlo, visto che da cinque anni a questa parte tutto quello che leggo o già lo possiedo oppure è in prestito dalla biblioteca. 

  • L'accoppiata editorechenonconosco + ultimacopiasulloscaffale = e se poi non lo ritrovo più?
  • La grafica della copertina: sorvolando sul rosa confetto di fondo (tendenzialmente sono azzurro-dipendente), che però aiuta ad attirare l'attenzione, mi ha conquistato il ritratto di signorina con il cagnolino, il carattere del titolo e quelle due greche che lo contornano, in stile cinema muto.
  • La citazione della quarta di copertina: allora c'è un modo per avere un bravo marito!
Giusto per fugare ogni dubbio: non è un manuale miracoloso. Però farà pensare tutte le mogli e le fidanzate del pianeta. Sul metodo ancora non so darvi una risposta, ci sto appunto meditando sopra. Per ora, un mini-bugiardino.

INDICAZIONI TERAPEUTICHE: il perfetto regalo da addio al nubilato (allegato a una sottoveste di seta, ovviamente). Ma anche per le fidanzate un po' sconsolate sull'andamento del menage amoroso.

CONTROINDICAZIONI: assolutamente astenersi uomini.

INTERAZIONI MEDICAMENTOSE:  Wolfe è famosa per aver scritto anche Tutte le ragazze lo sanno, edito da Garzanti. Però sul web ho trovato solo questo, quindi credo che non sia più stato stampato.
In alternativa, da entrambi i romanzi sono stati tratti i film commedia Tutte le ragazze lo sanno, con Shirley McLaine e Una sposa per due, con Sandra Dee. Perfetti per una serata tra ragazze. Oppure per far scappare un uomo che non sopportate.
*aggiornamento: Tutte le ragazze lo sanno  è stato appena (luglio 2011) pubblicato da Elliot Edizioni, Roma. Scheda del libro qui.

Courtesy of  recensionelibro.it
Se l'immagine fosse coperta da copyright, prego contattatemi.


Con questo, auguro a tutti voi una felice fine d'anno e, soprattutto, un 2011 pieno zeppo di buoni libri -magari con il mio aiuto!














venerdì 19 novembre 2010

Difficile combattere contro il vuoto

NOME DEL FARMACO: Una barriera di vuoto
TITOLARE DELL'AUTORIZZAZIONE: Elizabeth Sanxay Holding
PRODUTTORE PER L'ITALIA: Sellerio, Palermo
FORMA FARMACEUTICA: 300 pagg., ma di piccolo formato (è un Sellerio!)
COMPOSIZIONE: una famiglia da tenere insieme: una figlia che fa scelte sbagliate, un figlio che cresce, un marito ufficiale di Marina mandato in guerra, un padre da accudire. Lucia Holley combatte per tutti loro una battaglia contro una banda di ricattatori. E' troppo fragile per farlo da sola, ma può contare solo su se stessa.
Una storia giocata sul filo della suspence, tra le preferite di Hitchcock. Servono altre indicazioni?