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giovedì 17 dicembre 2009

SOLSTIZIO D' INVERNO

Nessuno sa per certo quando nacque Gesù Cristo quindi ci si domanda: perché la data fu collocata in concomitanza del solstizio d'inverno?
Cercheremo di spiegarvelo.
Si deve sapere, che fin dai tempi antichi, i popoli che vivevano in Europa ( Celti, Finnici, Danesi, Lapponi, Unni, Romani etc. etc. ), erano influenzati dal mutar delle stagioni, a cui davano, sia pur con espressioni diverse, un unico significato: la lotta del sole, simbolo di luce prosperità e vita, contro la notte, simbolo di tenebre, disgrazie e morte.
Il culmine di questa lotta, era il solstizio d'inverno, ovvero il periodo dell'anno, nel quale la notte prendeva il sopravvento sul giorno; nelle gelide terre del nord Europa questo fenomeno naturale, per via della vicinanza al polo, era sentito maggiormente.
I resti dei banchetti venivano lasciati tutta la notte sui tavoli e il fuoco rimaneva acceso, per dar modo alle anime dei morti di rifocillarsi e scaldarsi. Le porte delle case venivano bagnate da sangue di cavallo sacrificato al sole, per scacciare gli spiriti malvagi che la notte si aggiravano per le vie dei paesi.
Anche la natura ricoperta di neve, sembrava soccombere alla lunga notte invernale ed ecco che la paura atavica dell'uomo per le tenebre e i suoi abitanti, portarono questi popoli a riti per ingraziarseli.
Per questo motivo nelle campagne della Francia, Germania, Irlanda, Scozia e nella penisola Scandinava, venivano accesi grandi falò;
sugli alberi venivano messi dolcetti e cibo affinché si risvegliassero;
le case venivano adornate con rami di sempreverdi come biancospino o agrifoglio, si accendevano candele
e nel camino c'era sempre un ceppo che ardeva; ogni popolo aveva le sue usanze e credenze.
Fu naturale collocare, la nascita di Colui che avrebbe sconfitto le tenebre, in questo magico periodo.
L' Evangelizzazione di queste terre, creò una fusione tra vecchio e nuovo, tale da lasciare tracce di questi popoli, in ogni festività che si celebra in questo periodo dell'anno.
I fuochi che ancora oggi brillano nelle campagne di alcuni paesi la notte di S. Lucia; i doni che Santa Claus ( San Nicola ) porta ai bambini;
gli alberi di Natale che fino a pochi anni fa, venivano adornati con dolcetti e candele, ora sono pieni di lucine e palle colorate; le veglie, i cenoni, ci riportano in queste atmosfere magiche dei tempi antichi.

lunedì 7 settembre 2009

NAMASTE'

Prendo spunto dal saluto lasciatomi dall'amico Paulo
(http://bondearte.blogspot.com/) per parlare di questa parola:
Namasté (namaste, namasteé, नमस्ते,namaskar )
è una parola Hindi e viene utilizzata in tutte
le regioni in cui si parla questa lingua o suoi dialetti.
Al giorno d'oggi è nota anche in occidente,
ed è diventato un saluto tipico nei gruppi che
apprezzano le filosofie e le religioni orientali.
Si utilizza quando ci si incontra e quando ci si lascia.
Se il saluto deve esprimere una particolare deferenza
allora si usa la parola "namaskar".
Questi saluti si accompagnano col gesto di
congiungere le mani, unendo i palmi con le
dita rivolte verso l'alto, e tenendole all'altezza
del petto, del mento o della fronte, compiendo
un leggero inchino col capo.
Il suo significato letterale è "mi inchino a te",
e deriva dal sanscrito:
namas (inchinarsi, salutare con reverenza) e te (a te).
Le si attribuisce però una valenza spirituale,
per cui si potrebbe tradurre in modo più completo come:
mi inchino/saluto le qualità divine che sono in te.
Associata al gesto di unire le mani e chinare il capo,
potrebbe essere intesa come: unisco il mio corpo e la mia mente, concentrandomi sul mio potenziale divino, e mi inchino allo stesso potenziale che è in te.
In sostanza, dunque, il significato ultimo
di questo saluto è quello di riconoscere
la sacralità di ognuno di noi.
Nella cultura indiana, questo gesto è un mudra,
un gesto simbolico utilizzato anche nello yoga e
nelle comunità legate al fenomeno della New Age.

giovedì 28 maggio 2009

OMBRE CINESI

"una luce nel buio poi inizia la magia:
una musica dà voce ad ombre
che si muovono su un telo bianco...
E' la fantasia che prende vita"
Con queste ombre si gioca, si fa teatro,
si fa illusionismo; le chiamano "cinesi"
ma di sicuro c'è solo la loro origine orientale.
Nel Settecento, che diffuse dalla Francia
a tutta l'Europa la moda dei giochi d'ombra,
"Cina" era il nome d'arte dell'Oriente più remoto.
Un altro Mondo, un mondo sconosciuto
e attraverso le storie raccontate
usando queste ombre
si pensava di poter riuscire
a conoscere meglio la faccia nascosta
del mondo orientale.
L'ombra è la parte fantasma
che ci lega al nostro spazio reale
come l'ombra àncora i soggetti
allo spazio virtuale di un quadro.
Senza ombre non c'è realismo
e non c'è neppure realtà.

domenica 12 aprile 2009

TIMIDEZZA

"La timidezza,
fonte inesauribile di disgrazie nella vita pratica,
è la causa diretta, anzi unica,
di ogni ricchezza interiore"

( Ezra Pound )

L'ECO DEL MIO NOME

L'antico Egitto amava il loto
perchè il suo profumo non muore mai...

Lo stesso vale per chiunque sia amato....
E' così che qualcosa di insignificante, come un nome,
può evocare innumerevoli sorrisi e lacrime,
sospiri e sogni di tutta una vita.
Se vi sedete in riva al fiume vedete
solo la piccola parte di acqua che sta
in superficie ma la maggior parte,
sebbene sotto ai vostri occhi,
nn la vedete eppure è la prova
dell'esistenza di abissi inconoscibili...
Il mio cuore traboccherà di gratitudine
per coloro che avranno la gentilezza
di sedersi in riva al mio fiume
esplorando l'eco del mio nome.........

mercoledì 8 aprile 2009

VIOLA

Il viola (o violetto) prende il nome
dal fiore omonimo di cui descrive il colore
La pietra per eccellenza che lo rappresenta è l'Ametista.
E’ il colore del settimo Chakra ed è
localizzato sulla sommità della testa.
È conosciuto come il colore dello spirito e, in effetti,
agisce sull'inconscio dando forza spirituale ed ispirazione.
Questo colore rappresenta il valore medio tra terra e cielo,
tra passione ed intelligenza, tra amore e saggezza.
La sua funzione è: comprensione.
E’ il colore dell’arte, della fantasia , del sogno e della guarigione.
E' dignità e nobiltà,prudenza, umiltà e saggezza.
Chi ama il viola non ha paura dei cambiamenti,
affronta ogni tipo di "fine" con forza e speranza
e sa ricominciare con grande fiducia.
E' il colore del "Maestro", colui che ci guida nel "dopo"
e non a caso è usato anche per paramenti funebri
che accompagnano la transizione dalla vita terrena alla vita divina.
In pittura si dice che il viola è un colore secondario,
in quanto deriva dalla mescolanza dei colori primari blu e rosso.
È il colore della volontà di essere diversi, della metamorfosi,
della transizione, ma anche della fascinazione erotica.
Questo colore esprime un' energia pura, atavica:
è una forza legata alla vitalità del rosso
e all'intimo accoglimento dell'azzurro.
È una colorazione insieme di attesa e di precognizione
(non casualmente viene utilizzato nella liturgia Cristiana
durante il periodo dell'Avvento e della Quaresima), ed eleva
la coscienza umana fino al raggiungimento della pura luce bianca.
È anche associato alla preghiera ed agli stati alterati di coscienza.
Superstizione: Il viola porta male negli ambienti dello spettacolo!!
Per comprendere il significato di questa superstizione,
bisogna fare un passo indietro nel tempo:
nel Medioevo durante la Quaresima, in segno di lutto,
le chiese venivano paludate con paramenti sacri di tale colore,
ed erano, inoltre, proibite tutte le rappresentazioni teatrali
e gli spettacoli pubblici.
La vita dei “teatranti” si sa non è mai stata facile,
e i poveretti in quei quaranta giorni, privati della possibilità
di guadagnarsi il pane, pativano la fame più che mai.
Per questo motivo, negli ambienti di spettacolo,
abiti e oggetti di colore viola sono tuttora considerati malauguranti e,
nei limiti del possibile, evitati.

martedì 31 marzo 2009

I MANDALA

(dal sanscrito mandala, letteralmente:
«essenza» (manda) + «possedere» o «contenere» (la);


La parola è utilizzata, anche, per indicare
un diagramma circolare costituito, di base,
dall'associazione di diverse figure geometriche,
le più usate delle quali sono il punto, il triangolo,
il cerchio ed il quadrato.
Il disegno riveste un significato spirituale e rituale
sia nel Buddhismo che nell'Hinduismo.

Il Mandala rappresenta,secondo i buddhisti,
il processo mediante il quale il cosmo
si è formato dal suo centro;
attraverso un articolato simbolismo consente
una sorta di viaggio iniziatico che permette
di crescere interiormente.
I buddhisti riconoscono, però, che i veri Mandala
possono essere solamente mentali,
le immagini fisiche servono per costruire
il vero Mandala che si forma nella mente
della gente e vengono consacrate solo per il periodo
durante il quale è utilizzato per il servizio religioso.

Al termine del lavoro, dopo un certo
periodo di tempo, il mandala viene
semplicemente "distrutto",
spazzando via la sabbia di cui è composto.
Questo gesto vuole ricordare la caducità
delle cose e la rinascita.
Non vi è al mondo un altro disegno simbolico
così universale come il mandala;

Mirabili esempi di mandala cristiani
si trovano già nel primo Medioevo,
mostrando per lo più Cristo nel centro
ed i quattro evangelisti o i loro simboli
ai quattro punti cardinali.
Inoltre possiamo osservare figure mandaliche
nei rosoni delle nostre chiese, nei labirinti,
nelle forme di certi templi,
come pure nei siti etruschi e romani.
Oltre ad essere disegnati i mandala
vengono anche "vissuti":
in India esiste la danza del mandala,
tra gli indiani Navaho la persona da curare
viene collocata al centro del cerchio
disegnato sul terreno mentre in occidente
l’idea del centro e del cerchio protettivo
si ritrova in numerose danze popolari
oltre che nel girotondo dei bambini.