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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Storia è finita" di Norberto Fragiacomo
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giovedì 15 febbraio 2018

LA PROPOSTA ELETTORALE DI SINISTRA RIVOLUZIONARIA: INTERVISTA A CLAUDIO BELLOTTI di Maurizio Zaffarano


LA PROPOSTA ELETTORALE DI SINISTRA RIVOLUZIONARIA: INTERVISTA A CLAUDIO BELLOTTI 
di Maurizio Zaffarano


Claudio Bellotti, anzitutto grazie per la disponibilità a questa intervista. Cos'è Sinistra Rivoluzionaria? Da chi è composta e cosa si propone? In quali circoscrizioni elettorali sarà presente?

La lista è nata da una discussione che abbiamo promosso sin dalla scorsa estate, rivolgendoci a numerose organizzazioni e aree della sinistra proponendo una lista che avesse una chiara identità classista, anticapitalista, contrapposta a ogni ipotesi di coalizione di classe. Ne è nato questo fronte comune con i compagni del Pcl. Nonostante i tempi molto stretti per la raccolta di firme e le norme capestro della legge elettorale saremo presenti sulla maggior parte del territorio nazionale.

Tra i giovani che si incontrano, anche disoccupati e precari, anche abitanti delle periferie degradate, ciò che sembra prevalere è l'idea che questo sia l'unico mondo possibile e che sia impossibile trasformarlo nel senso dell'uguaglianza e della giustizia sociale. Se dovesse spiegare ad un giovane cos'è il Comunismo e cosa significa essere Comunista quali parole userebbe?

In realtà si tocca con mano una enorme rabbia e opposizione a questo sistema, anche se è vero che l’alternativa non è direttamente visibile. Del resto una protesta, o anche una rivoluzione, comincia quando le masse capiscono quello che non vogliono più, anche se magari non hanno ancora chiaro cosa vorrebbero.
Comunismo vuol dire molto semplicemente il potere in mano a chi oggi è oppresso e innanzitutto ai lavoratori. Il potere economico e politico, le grandi imprese, i grandi capitali, il potere statale. Spazzare via quella minoranza ristrettissima che accumula sempre più ricchezza e potere e usare quelle risorse nell’interesse della maggioranza.

E se dovesse spiegare cos'è il trotskismo a cui si ispirano entrambe le componenti di Sinistra Rivoluzionaria, il Partito Comunista dei Lavoratori e Sinistra Classe e Rivoluzione?

Per noi il troskismo è la continuazione del marxismo rivoluzionario. Vuol dire innanzitutto che il socialismo non sarà una caserma burocratica come era la vecchia Urss dai tempi di Stalin in avanti, in cui l’economia era nazionalizzata e pianificata ma il potere politico era in mano alla burocrazia e non certo alla classe operaia. Socialismo significherà autogoverno dei lavoratori sull’economia e lo Stato.

venerdì 5 febbraio 2016

APPUNTI PER UNA STORIA DEL TROTSKISMO di Stefano Santarelli (parte quarta) IL LAMBERTISMO





APPUNTI PER UNA STORIA DEL TROTSKISMO
di Stefano Santarelli

(parte quarta)

IL LAMBERTISMO



Come abbiamo visto nel capitolo dedicato al Segretariato unificato l’espulsione da parte del S.I della Quarta internazionale dei 13 membri della maggioranza del Comitato centrale del Pci provoca la scissione della sezione francese.
Il Pci “maggioritario” si trova quindi isolato dal resto dell’Internazionale infatti il sostegno chiesto dai francesi in una lettera dell’aprile del 1952 al Swp viene respinto come sono respinte tutte le critiche al pablismo. Ma dopo pochissimo tempo sia il gruppo inglese di Healy che l’Swp entrano in conflitto con il Segretariato internazionale e costituiscono con il Pci “maggioritario” un altro centro internazionale alternativo alla direzione pablista. Il ruolo del partito diretto da Lambert all’interno del Comitato internazionale è molto marginale rispetto a quello ricoperto dagli inglesi e dagli statunitensi.
In Francia il Pci diretto da Pierre Lambert (pseudonimo di Pierre Boussel) si impegna nel lavoro sindacale all’interno di Force Ouvrière, nata da una scissione della CGT, e riesce ad entrare nell’apparato di questo sindacato e questo aspetto costituisce ancora oggi uno dei caposaldi della sua azione politica.

martedì 10 novembre 2015

APPUNTI PER UNA STORIA DEL TROTSKISMO di Stefano Santarelli -parte terza-




APPUNTI PER UNA STORIA DEL TROTSKISMO 
di Stefano Santarelli
 -parte terza- 


IL MORENISMO



Questa corrente trotskista prende il nome dal dirigente argentino Nahuel Moreno (pseudonimo di Hugo Bressano) che fu tra i fondatori nel 1943/44 del Grupo obrero marxista (GOM) che nel dicembre 1948 si trasforma nel Partido obrero revolucionario (POR) una piccola formazione che contava una cinquantina di militanti. Ed in quell’anno Moreno partecipa come delegato argentino al II Congresso della Quarta internazionale (1948) schierandosi subito al fianco del Revolutionary communist party (RCP) britannico contro le tesi catastrofistiche della maggioranza diretta da Pablo. E’ ancora presente come delegato al III Congresso mondiale (1951) che però riconosce come sezione ufficiale il gruppo diretto da Posadas, questa decisione ovviamente influisce sull’adesione del Por al Comitato internazionale fondato dal Swp e da Lambert e Healy.
Moreno per conto del CI costituisce il Comitato latino americano (Cla) costituito dai tre Por di Argentina, Cile e Perù e dove segue con particolare attenzione la politica del Por boliviano che, insieme al Movimiento nacionalista revolucionario  (Mnr) in una situazione rivoluzionaria era uno dei due partiti più influenti nel movimento operario e seguiva la politica pablista. Ricordiamo che il Por aveva fatto adottare dal sindacato nel 1947 le cosidette “Tesi Pulacayo” che altro non erano che una traduzione nella realtà boliviana del “Programma di transizione” di Trotsky. Queste tesi affermavano che “I paesi arretrati si muovono sotto il segno della pressione imperialista, il loro sviluppo ha un carattere combinato: riuniscono allo stesso tempo le forme economiche più primitive e l’ultima parola della tecnica e della civilizzazione capitalistica. Il proletariato nei paesi arretrati è obbligato a combinare la lotta per gli obiettivi democratico-borghesi con la lotta per rivendicazioni socialiste. Entrambe le tappe -quella democratica e quella socialista- non sono separate nella lotta da tappe storiche, ma sorgono immediatamente l’una dall’altra.” (…)
Ed i compiti della rivoluzione boliviana secondo queste tesi sono i seguenti:

lunedì 26 ottobre 2015

APPUNTI PER UNA STORIA DEL TROTSKISMO di Stefano Santarelli -parte seconda-





APPUNTI PER UNA STORIA DEL TROTSKISMO
di Stefano Santarelli
-parte seconda-


IL SEGRETARIATO UNIFICATO



Con questa denominazione, anche se formalmente abbandonata nel 2003, si continua a designare una tendenza trotskista la quale anche se oggi non rappresenta la più forte componente internazionale di questo movimento lo è certamente dal punto di vista intellettuale e del riconoscimento politico.

Uno degli effetti più positivi della Rivoluzione cubana (1959) è il riavvicinamento dei due centri internazionali trotskisti dopo la scissione del 1951/53, favorito dal giudizio favorevole che questi due centri davano di questo processo rivoluzionario. La definizione che viene data di Cuba come “stato operaio” da parte del Segretariato internazionale e da due forze fondamentali del Comitato internazionale come il Swp, e il Partido obrero revolucionario (P.O.R.) argentino diretto da Nahuel Moreno costituisce la base per il processo di riunificazione. Un riavvicinamento anche agevolato dall’arresto di Michel Pablo avvenuto nel 1960 per opera della polizia olandese causato dall’attivo sostegno, sia politico che clandestino, che Pablo e la Quarta internazionale avevano svolto in favore del FLN algerino. Questa assenza aiuta la formazione di un nuovo quadro di direzione della Quarta internazionale dove Mandel, Frank e Livio Maitan prendono il controllo del Segretariato internazionale.
Michel Pablo nel frattempo uscito dal carcere diventa ad Algeri il consigliere politico del Presidente Ahmed Ben Bella (1962). Il colpo di stato del colonnello Boumedienne nel giugno 1965 che depone Ben Bella chiude però il sogno rivoluzionario algerino obbligando alla fuga Pablo e il suo gruppo detto dei “pieds rouges” (allusione ironica ai “pieds noirs”, i vecchi coloni francesi di Algeria) che fonderanno subito dopo la Tendenza marxista rivoluzionaria(1)

martedì 20 ottobre 2015

APPUNTI PER UNA STORIA DEL TROTSKISMO di Stefano Santarelli -Prima parte-





APPUNTI PER UNA STORIA DEL TROTSKISMO
di Stefano Santarelli

Prima parte




Recentemente Franco Ferrari, un dirigente di Rifondazione Comunista, ha scritto un testo estremamente interessante sul trotskismo, indiscutibilmente la corrente più dinamica del movimento comunista: "Il trotskismo internazionale".

Questo testo rappresenta in fondo una anomalia nel nostro mercato editoriale: infatti è la prima vera storia del trotskismo scritta da un italiano il quale per di più non viene da questa corrente politica e forse proprio per tale motivo questo testo si caratterizza per la sua imparzialità anche se con alcune omissioni che sono però giustificabili.
Indiscutibilmente il saggio di Ferrari è ostico, ma non certamente per colpa dell’autore. La colpa è proprio dei trotskisti stessi che con le loro diatribe interne culminate in varie scissioni ed unificazioni, in verità più le prime che le seconde, rendono di difficile comprensione anche per gli addetti ai lavori la loro storia.

Come afferma giustamente Ferrari: 

“Questa tendenza alla frammentazione deriva da vari fattori, in parte comuni ad altre correnti dell’estrema sinistra. Lo scarso insediamento sociale e l’elevato tasso di ideologizzazione tendono a radicalizzare i conflitti ed a procurare rotture organizzative. Ma per i trotskisti influisce un elemento in più. E’ un aspetto costitutivo dell’identità politica del trotskismo la necessità di appartenere ad una organizzazione internazionale, con l’obiettivo ambizioso di dar vita ad un vero e proprio “partito mondiale”. Questo fatto ha favorito il moltiplicarsi delle divisioni, intrecciando in esse fattori nazionali e internazionali. Ogni gruppo nazionale che raggiunge dimensioni significative tende a dar vita ad una propria corrente internazionale più o meno strutturata, stimolando la costituzione di nuovi gruppi in altri paesi e alimentando nuove scissioni.”

mercoledì 13 maggio 2015

RECENSIONE DELLO STORICO DIEGO GIACHETTI AL LIBRO DI MICHELE AZZERRI






RECENSIONE DELLO STORICO DIEGO GIACHETTI AL LIBRO DI MICHELE AZZERRI




Michele Azzerri non appartiene a quella generazione di studiosi e militanti che, di fronte all’implosione dei paesi a socialismo reale e alla fine del “secolo breve” novecentesco, semplicemente si sono voltati dall’altra parte, invitando all’oblio e alla dimenticanza. 
Non ha comprato un quaderno nuovo per scrivere una nuova storia, bella e pulita, non ha voluto buttare via i quaderni vecchi e neppure strappare dai manuali di storia i capitoli di un secolo. 

venerdì 1 giugno 2012

L’AVVENIRE DEI LAVORATORI EUROPEI SI GIOCA IN GRECIA !



DICHIARAZIONE DELLA IV INTERNAZIONALE


Da due anni il popolo greco lotta contro l’austerità imposta dalla « Troika » (l’FMI, la Commissione europea e la Banca centrale europea). Dopo 17 giorni di sciopero generale, dopo le manifestazioni di massa e le occupazioni delle piazze da parte dei aganaktismeni (indignati), dopo le occupazioni delle fabbriche, ha espulso a partire dalle elezioni del 6 maggio i partiti che hanno accettato i « memorandum » imposti alla Grecia , col 60% dei suffragi espressi e ha accordato il 37% ai partiti collocati  alla sinistra del liberalismo antisociale del PASOK.
Dopo due anni, schiacciata dal debito pubblico, che è servito da sbocco per la sovraccumulazione del capitale finanziario, la Grecia è diventata il laboratorio dei politici intenzionati a far pagare la crisi del capitalismo alla popolazione. I piani di « salvataggio » imposti alla Grecia hanno una sola finalità : garantire il pagamento del debito da parte dello Stato Greco alle banche, per preservare i capitali speculativi dalla bolla finanziaria che hanno creato.. I « memorandum » che accompagnano questi piani mirano a testare in Grecia fino a che punto il capitale può accaparrare la ricchezza prodotta dai lavoratori impoverendoli Gli effetti di questa politica sono la brutale riduzione dei salari e delle pensioni, la decostruzione del diritto dei lavoratiri, il picco brutale di disoccupazione (che raggiunge già in Grecia il 21,2% della popolazione attiva, circa il 30% delle donne e il 50% dei giovani), una recessione simile a quella del 1929-30 (caduta del PIB del 6,9% nel 2011, stimato di nuovo al 5,3 nel 2012 ; riduzione della produzione industriale di 4,3% nel marzo 2012 rispetto al marzo 2011..) la distruzione del sistema sanitario(soppressione di 137 ospedali e di un quinto degli impiegati nel settore sanitario, mancanza di farmaci perchè quelli non pagati ammontano a 1,1 miliardo di euro) e del settore immobiliare(200000 alloggi invendibili..mentre il numero dei senza tetto aumenta), malnutrizione..
Facendo dell’arbitrio, del segreto e della paura un vero e proprio modo di governo, una tale politica di brutale asservimento d’un popolo non poteva che provocare delle reazioni di rabbia, scoraggiamento, collera. Una parte di questa collera è stata canalizzata da una sinistra forza razzista, xenofoba e antisemita, il gruppo neo-nazista Alba dorata, che naviga sull’onda della politica governativa di repressione dei manifestanti e di caccia agli immigrati ed è penetrato nella polizia. Questo ci deve allarmare e portarci a denunciare la politica di repressione e di razzismo del governo imposto dalla « Troika » in Grecia.
Di fronte a questa politica, la sinistra radicale greca, e in particolare Syriza che ha oggi una posizione centrale, difende un piano d’urgenza attorno a 5 punti :

1. L’abolizione dei « memorandum », di tutte le misure di austerità e delle contro-riforme del lavoro che sono sul punto di distruggere il paese.
2. La nazionalizzazione delle banche che sono state largamente pagate dagli aiuti pubblici.
3. La moratoria del pagamento del debito e un audit che permetterà di denunciare e d’abolire il debito illegittimo.
4. L’abolizione dell’immunità dei ministri.
5. La modifica della legge elettorale che ha permesso al Pasok e a Nea Dimokratia di governare a danno della popolazione greca e di fare precipitare il paese nella crisi.

La IV Internazionale chiama l’insieme del movimento operaio mondiale, tutti gli indignati-e, tutte quelle e tutti quelli che si richiamano agli ideali della sinistra, a sostenere questo programma di urgenza.
Noi auspichiamo che il popolo greco riesca a imporre tramite il voto e le mobilitazioni un governo di tutta la sinistra sociale e politica che rifiuta l’austerità, un governo capace di imporre l’annullamento del debito. E’ in questa prospettiva che noi chiamiamo a raccolta tutte le forze che lottano contro l’austerità in Grecia - Syriza, Antarsya,Kke,i sindacati e gli altri movimenti sociali - attorno a un piano d’urgenza.
La crisi non è quella della Grecia, ma piuttosto quella dell’unione europea sottomessa alla volontà del capitale e dei governi al suo servizio. E’ quella del modo di produzione capitalista nel mondo intero. Non sta alla « Troika » ma al popolo greco di decidere sulla politica da seguire in questo paese. I tentativi della cancelliera tedesca Angela Merkel di imporre ai Greci un « referendum » sull’euro in occasione delle elezioni del 17 giugno- un vero colpo di forza elettorale- devono essere respinti. Non è l’euro, sono i diktat della Troika che dobbiamo combattere oggi.
Più che mai, le lotte contro le politiche d’austerità esigono di combattere per la rottura con le politiche e i trattati che costituiscono la base della costruzione dell’Unione europea. Più che mai, combattere l’austerità non significa un ripiegamento nazionalista, ma lo sviluppo di un movimento per un’altra Europa che difende i diritti sovrani democratici e sociali di ciascun popolo e la prospettiva degli Stati Uniti socialisti di Europa.
La Grecia è diventata un laboratorio per l’Europa. Si sperimentano su cavie umane dei metodi che saranno in seguito applicati al Portogallo, alla Spagna, all’Irlanda, all’Italia e così di seguito... Il popolo greco si è ribellato, nelle fabbriche, nelle strade e nelle urne, contro queste politiche barbare. La resistenza dei greci è la nostra resistenza, le loro lotte sono le nostre lotte. Essa mostra che la difesa degli interessi vitali delle classi popolari implica confrontarsi con le classi dominanti, sul piano nazionale e europeo. Bisogna moltiplicare le iniziative unitarie in sostegno alle lotte del popolo greco e della sinistra radicale. Ma la migliore solidarietà verso il popolo greco, è di imitare il loro esempio in tutti i paesi sviluppando e coordinando le resistenze contro le politiche disumane di austerità e di distruzione. E’ esattamente ciò che teme il capitale responsabile della crisi: il contagio delle lotte!


Bureau exécutif de la IVe Internationale

Le 24 mai 2012


lunedì 26 dicembre 2011

NOTA SUL TROTSKISMO IN ARGENTINA


                                                                   di IKOS


Formazione del FiT
In Argentina (aprile 2011) si è costituito il Frente de Izquierda y de los Trabajadores (FiT), formato dalle seguenti organizzazioni:
  • Partido de los Trabajadores Socialistas (PTS) che fa riferimento alla Fracción Trotskista come organizzazione internazionale;
  • Partido Obrero (PO), rappresentato a livello internazionale dal Coordinadora por la Refundación de la IV Internacional;
  • Izquierda Socialista (IS), la cui organizzazione internazionale è l'Unidad Internacional de los Trabajadores.
Il 14 agosto si son tenute le elezioni primarie, preliminari alle elezioni presidenziali. Il FiT, ottenendo il 2,5% (500.000 voti), ha superato i 400.000 voti necessari per la presentazione della lista alle presidenziali.
Il 23 ottobre si sono svolte le presidenziali. Il FiT tuttavia, pur con i suoi 660.000 voti, non ha eletto nessun deputato. Il meccanismo elettorale prevede che il Parlamento (composto di circa 250 deputati) venga rinnovato per metà ogni due anni. Lo sbarramento, del 3%, viene calcolato non sulla base dei votanti effettivi, ma degli aventi diritto.

Critica alla riforma organizzativa della Gioventù del PTS
A dicembre si è tenuta la Conferencia de Oganización de la Juventud del PTS per lo sviluppo di un partido leninista de vanguardia in Argentina. Noto che però la juventud revolucionaria trabajadora y estudiantil del PTS sta procendendo ad un (mi duole dirlo) allargamento senza principi della propria struttura. Si parla di revolucionar la estructura actual de la Juventud del PTS con la perspectiva de incluir a miles de compañeros y compañeras nuevos a nuestras filas en el próximo período partiendo de distintos niveles de adhesión política a nuestras ideas. Questo ampliamento della struttura giovanile del partito avviene perché algunos simpatizantes no se deciden a militar porque aún no conocen todo hasta el final (riferimento a los compañeros que aún no tengan una comprensión científica de nuestro programa y nuestra estrategia) o por falta de tiempo.
Cito ancora testualmente: la Conferencia resolvió que nos propongamos incorporar a nuestras filas a toda una nueva camada militante de una forma nueva, con una adhesión “sentimental” a nuestro programa, al Manifiesto de la Juventud del PTS. Forma di adesione che evidentemente (fortunatamente) prima non era prevista.
Si insiste in particolare su un concetto, sulla formazione di una juventud revolucionaria de miles (di migliaia e migliaia di aderenti), para responder rápido como “infantería ligera” ante los eventos de la lucha de clases. Esigenza fondamentale questa, ma non è certo mediante accorgimenti organizzativi di tipo menscevico che si sviluppa quel partido leninista de vanguardia inizialmente evocato; tantopiù quando le avanguardie reali sono apenas un 30% de los equipos de la Juventud del PTS che, dopo la conferenza, accentua quindi il suo carácter federativo.
La mia riflessione è quindi la seguente: in Argentina si è registrata una positiva confluenza di carattere elettorale tra diverse organizzazioni dispirazione trockista, ma il lato negativo delloperazione non tarda a manifestarsi: la messa in questione della concezione bolscevica del partito rivoluzionario. Si può e si deve invece tener conto della reale coscienza delle masse senza per questo rinunciare a quei paletti organizzativi che contraddistinguono un partito leninista da tutti gli altri organismi del movimento operaio.

22 dicembre 2011

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