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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Storia è finita" di Norberto Fragiacomo
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mercoledì 10 luglio 2019

IL MANIFESTO DELL’ULTIMA DISFATTA GRECA



di Lorenzo Mortara


In vista della disfatta di Syriza, Il Manifesto, ha affidato a Luciana Castellina i suoi piagnistei della domenica. Così, in prima pagina e per altre insopportabili due, il sedicente giornale comunista, ha riempito la domenica dei suoi lettori con tutti i più classici topoi del più veterostalinismo. Ci sono tutti, ma proprio tutti, non ne manca uno, l’intero corredo del cretinismo rosso. 

Di chi è la colpa dell’imminente sconfitta? Dei settari del KKE – gli stalinisti ufficiali – ma soprattutto dei 6 partitini trotskisti che «non contano niente ma sperdono voti». Sei volte zero, alla bisogna dello stalinismo mentale, deve fare evidentemente dieci, tanti sono, infatti, i punti percentuali che servono per colmare il distacco da Nuova Democrazia. Il trotskismo non conta mai niente, fissato alla coda com'è dal suo storico marxismo intransigente, ma appena si perde, diventa il responsabile unico da mettere alla testa della sconfitta. Cosa non si fa pur di non metter mai alla ghigliottina quella vuota degli stalinisti, ufficiali e non. 

L’idea che sia proprio il voto a Syriza quello disperso, non passa nella testa della compagna. Che il voto buono sia quello a favore dei lavoratori contro l’austerità e non il contrario, è ancora un concetto troppo difficile per le colonne del Manifesto. Per la compagna, in pieno idealismo mistico, conta far vincere la “sinistra”, non i lavoratori. Non importa se ha fatto politiche di destra. Contano le parole, i simboli, le bandiere, i segni, in una parola: l’etichetta, cioè tutto purché non i fatti e soprattutto non i lavoratori. Come sia maturato un simile distacco, non è dato sapere, vietato quindi interrogarsi. L’unica risposta è piagnucolare. 

lunedì 26 gennaio 2015

SYRIZA VINCE. TSIPRAS: "LA SPERANZA FA LA STORIA" di Checchino Antonini

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Syriza oltre il 35%. Tsipras: «Il popolo greco ha fatto storia, la speranza fa la storia. Il popolo greco oggi annulla il memorandum dell’austerità! E’ finita la Grecia dei pochi»


PIAZZA PANIMISTEMOU, ATENE, ADESSO. PER I LAVORATORI GRECI È IL MOMENTO DELLA FESTA [FOTO GAIA VENERELETTRICA]
Tsipras si manifesta solo alle 22.20 ora italiana nella piazza dell’Università, la stessa dove pronunciò il primo comizio, dieci anni fa, da candidato sindaco di Atene. Stanotte parla da premier: «Il popolo greco ha fatto la storia, la speranza fa la storia – dice – la Grecia lascia l’austerità della catastrofe, lascia dietro cinque anni di oppressione. L’ordine che abbiamo dal popolo greco è chiudere il circolo vizioso dell’austerità. Il popolo greco oggi annulla il memorandum dell’austerità! E’ finita la Grecia dei pochi». Speranza, dignità, sorriso le parole più ricorrenti nel breve discorso poco prima che i fuochi artificiali sanciscano l’inizio ufficiale dei festeggiamenti.

lunedì 19 gennaio 2015

LA MIA GRECIA NON DANNEGGERA' L'EUROPA di Alexis Tsipras





LA MIA GRECIA NON DANNEGGERA' L'EUROPA 
di Alexis Tsipras





Il leader di Syriza assicura che Atene rispetterà gli impegni con l’Europa, ma puntando sulla crescita e sulla cancellazione della maggior parte del debito pubblico



Il 25 gennaio, i greci sono chiamati a scrivere la storia con il voto, a tracciare un cammino di rinnovamento e di speranza per tutti gli europei, condannando le politiche fallimentari di austerità e dimostrando che quando il popolo lo vuole, ha il coraggio di osare e sa superare angosce e timori, la situazione può cambiare. Syriza non è un orco né una minaccia: è solo la voce della ragione, e saprà suonare la sveglia all’Europa, per riscuoterla da torpore e passività. Per questo Syriza non è più considerata un pericolo come nel 2012, ma come una sfida per il cambiamento.
Ma una piccola minoranza dei Paesi membri, stretta attorno alla leadership conservatrice del governo tedesco e di una parte della stampa populista, continua a far circolare vecchie dicerie a proposito di una GrExit (l’uscita della Grecia dalla zona euro). Proprio come Antonis Samaras in Grecia, tali voci non convincono più nessuno. Dopo aver sperimentato il suo governo, il popolo greco sa distinguere le menzogne dalla verità.

Samaras non ha niente da offrire, tranne la sottomissione ai precetti di un’austerità dannosa e fallimentare, che hanno imposto alla Grecia nuovi aumenti fiscali e tagli a stipendi e pensioni, che vanno a sommarsi a sei anni di sacrifici. Chiede ai greci di votare per lui per proseguire su questa strada. Nasconde però il fatto che la Grecia si è impegnata a raggiungere questi obiettivi, non a farlo seguendo una precisa linea politica. Syriza
si impegna ad applicare sin dai primi giorni del mandato il Programma di Tessalonica, economicamente vantaggioso e fiscalmente equilibrato, a prescindere dai negoziati con i nostri creditori. Il programma prevede azioni per porre fine alla crisi umanitaria; misure di equità fiscale, affinché l’oligarchia finanziaria, che non è stata sfiorata dalla crisi, sia finalmente costretta a pagare; un piano di rilancio dell’economia per contrastare gli altissimi livelli di disoccupazione e tornare a crescere. Sono previste riforme radicali nella gestione dello Stato e della pubblica amministrazione, perché non vogliamo tornare al 2009, ma cambiare ciò che ha portato il Paese sull’orlo della bancarotta non solo economica, ma anche morale. Clientelismo (di uno Stato ostile ai suoi cittadini), evasione ed elusione, operazioni in nero, contrabbando sono solo alcuni aspetti di un sistema di potere che ha governato il Paese per troppi anni, portandolo alla disperazione, e che continua a governare nel nome dell’emergenza e per timore della crisi.
In realtà non si tratta di timore della crisi, bensì di timore del cambiamento. È questa paura, aggravata dall’incapacità di un sistema di governo, ad aver portato il popolo greco a una tragedia senza precedenti. E i responsabili di tutto questo, se conoscono l’antica tragedia greca, hanno buoni motivi per spaventarsi, perché l’ hybris è seguita dalla nemesi e dalla catarsi!

Il popolo greco e l’Europa non hanno nulla da temereSyriza non vuole il crollo, ma la salvezza dell’euro. È impossibile salvare l’euro quando il debito pubblico è fuori controllo. Ma il debito è un problema europeo, non solo greco: e l’Europa deve accollarsi il compito di cercare una soluzione sostenibile. Syriza e la sinistra europea sostengono che occorre cancellare la maggior parte del valore nominale del debito pubblico, per poi introdurre una moratoria sul piano di rientro e una clausola di crescita per ripianare il debito restante, in modo da utilizzare le rimanenti risorse per stimolare la ripresa. Esigiamo condizioni che non sprofondino il Paese nella recessione e non spingano il popolo alla miseria e alla disperazione.
Samaras danneggia la Grecia, se si ostina ad affermare che il debito greco è sostenibile. [...]

Ci sono due posizioni diametralmente opposte per il futuro dell’Europa. Da una parte, la prospettiva delineata dal ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble: occorre rispettare gli impegni presi e proseguire su quella strada, a prescindere dai risultati ottenuti. Dall’altra, la volontà di «fare tutto il possibile» - suggerita dal presidente della Banca centrale europea - per salvare l’euro. Le elezioni greche saranno il campo sul quale si sfideranno queste due strategie. Sono convinto che quest’ultima prevarrà per un’altra ragione ancora: perché la Grecia è la patria di Sofocle, il quale ci ha insegnato, con Antigone, che talvolta la suprema legge è la giustizia.



7 gennaio 2015 


Traduzione di Rita Baldassarre


dal Corriere della Sera

La vignetta è del Maestro Mauro Biani









domenica 28 dicembre 2014

IL PROGRAMMA DI SYRIZA


                              


Il programma di Syriza: un programma concreto, razionale, radicale, ritagliato sui bisogni dei ceti popolari. Con due elementi irrisolti: come si affronta il differenziale di produttività e competitività tra economie del nord Europa e del Sud Europa che è alla base della crisi dell’euro, qual è il piano di riserva nel caso (prevedibile) di fallimento delle trattative con la Troika e la Germania.

Il Programma annunciato a Salonicco il 15 Settembre 2014 da Alexis Tsipras

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