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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Storia è finita" di Norberto Fragiacomo
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mercoledì 7 settembre 2016

I 5 STELLE, I PARTITI, LA POLITICA di Maurizio Zaffarano


Virginia Raggi by Luca Peruzzi

I 5 STELLE, I PARTITI, LA POLITICA 
di Maurizio Zaffarano




Per esprimere la mia opinione a proposito della Raggi e delle difficoltà che sta incontrando la giunta romana per diventare operativa faccio due premesse.

La prima. Non ho mai considerato i 5 Stelle come la nuova forma politica in grado di cambiare radicalmente in meglio l'Italia. Contemporaneamente non ho mai considerato i 5 Stelle come i nuovi barbari (o i nuovi fascisti) destinati a completare la distruzione dell'Italia. E non so se fa più ridere o piangere che questa ossessione sia coltivata da chi vota o votava Renzi e Berlusconi o da chi non riesce ad esprimere nemmeno l'uno per cento dell'indignazione che ha per i 5 Stelle nei confronti di chi ci ha condannato alla gabbia dell'austerità liberista e dell'Unione Europea, di chi ha smantellato quel poco di civiltà sociale che avevamo (scuola, pensioni, sanità), di chi galleggia tra mafie e corruzione, di chi ha portato l'Italia in guerra, di chi ha osato progettare la deforma costituzionale (la “svolta autoritaria”) per di più con un parlamento eletto con una legge incostituzionale. I 5 Stelle sono un fenomeno complesso e contraddittorio: in parte incarnazione – nelle forme che possono oggi realizzarsi nel contesto culturale e sociale esistente - del bisogno di ribellione di chi sta in basso contro le élites (ed in questo sta l'aspetto positivo e progressivo dei 5 Stelle), in parte strumento – consapevole o inconsapevole – di “manutenzione” del sistema e di controllo e sedazione della rabbia e della protesta sociale (nella misura in cui non viene messa in discussione l'economia capitalista). Ma ad oggi non avrei esitazioni a votare il Partito di Grillo in un eventuale ballottaggio contro Renzi o chi per lui.


La seconda. Per quelli che sono attualmente i poteri e le risorse a disposizione di un'amministrazione comunale, Roma e i suoi cittadini sopravviveranno anche con una giunta non funzionante. Così come d'altro canto anche una giunta eccellente – con i cordoni della borsa stretti dalle politiche criminali del governo centrale prono ai diktat della UE – non sarebbe in grado di risolvere i problemi di Roma: ridare un senso e un progetto urbanistico alla città, realizzare 100 chilometri di metropolitane, ridurre almeno del 50 per cento la circolazione delle auto private e lo smog che soffoca la città, intervenire in modo significativo sul disagio sociale (diritto alla casa, agli asili nido, ad una istruzione di qualità, al reddito/lavoro, all'assistenza sociale e sanitaria), raggiungere l'obiettivo dei rifiuti zero, garantire per quanto è necessario il decoro della città (la pulizia delle strade, la manutenzione di parchi e giardini, la sistemazione quotidiana delle buche), riattivare iniziative culturali di massa che mancano dai tempi di Renato Nicolini. Stiamo tranquilli: per quanto “pasticcioni” i grillini non potranno mai fare più danni di chi li ha preceduti e cioè le giunte amiche dei palazzinari e delle cricche di mafiacapitale. Certamente i grillini non regaleranno l'ACEA a Caltagirone né favoriranno il consumo di territorio (la speculazione edilizia) più di quanto fatto e deciso in passato.

mercoledì 25 maggio 2016

PERCHE' A ROMA VOTO IL COMUNISTA MUSTILLO di Maurizio Zaffarano







 PERCHE' A ROMA VOTO IL COMUNISTA MUSTILLO
di Maurizio Zaffarano



Ciò che ha contraddistinto, negli ultimi decenni, le cosiddette democrazie liberali del cosiddetto libero Occidente è stata la sempre più marcata subordinazione della Politica, quale espressione della volontà generale, al grande potere economico e finanziario, ai Mercati (la speculazione), alle entità tecnocratiche (BCE, Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale) che pur prive di una legittimazione democratica e di un mandato popolare sono stati i veri artefici delle scelte di governo che hanno determinato e determinano le nostre vite.
Attraverso l'Unione Europea (in attesa del TTIP che ne renderà inutili larga parte delle funzioni), l'euro, la delocalizzazione delle attività produttive dai Paesi ricchi ai Paesi in via di sviluppo, il libero commercio internazionale, la circolazione libera e senza regole dei capitali - la globalizzazione – si è realizzata, di fatto e sul piano del diritto, tale subordinazione.
Gli Stati i cui governi si mettono di traverso o che non sono funzionali al sistema, presidiato da un mastodontico complesso militare (Stati Uniti, Nato, Israele), vengono ridotti all'obbedienza per mezzo della guerra economica (il crollo degli indici di borsa, il crollo del prezzo delle materie prime qualora tali Paesi fondassero la propria esistenza sulla produzione ed esportazione di questi beni, facendo innalzare esponenzialmente i tassi del debito pubblico) oppure sottoposti a manovre destabilizzatrici a volte cruente (il terrorismo, la guerra) a volte fondate su di una martellante e mistificante propaganda mediatica e sull'esplosione di scandali giudiziari creati ad arte o quantomeno ingigantiti nella loro dimensione.
In questo contesto i governi nazionali non possono che limitarsi a percorrere strade e binari preordinati ed i politici sono ridotti a semplici testimonial/venditori di decisioni prese in altre sedi. Non a caso si è coniato il termine di pilota automatico: qualunque partito vada al governo non cambiano (non possono cambiare) gli indirizzi politici fondamentali.

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