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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Storia è finita" di Norberto Fragiacomo
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martedì 14 marzo 2017

L’OCCASIONE PERDUTA DEL PLAN B di Giulio AF Buratti






L’OCCASIONE PERDUTA DEL PLAN B di Giulio AF Buratti


Il Plan B sbarca a Roma ma è la pallida copia di quello visto a Madrid. Ospiti d’eccezione selezionati da Fassina ma quasi nessuno in sala. Un sindacalista belga: «Ma dove sono i movimenti sociali?»


La sera dell’11 marzo scorso, un sabato, c’erano centinaia di persone in fila, composti, nella michelangiolesca piazza del Campidoglio, in attesa di accedere ai musei capitolini, ai piedi della scalinata che porta alla Sala della Pinacoteca. L’ingresso serale, gratuito o a due euro una volta tanto, attira molti di coloro che hanno dovuto tagliare le spese per la cultura a causa della crisi. Centinaia, di ogni età, e ignari che poche decine di persone fossero proprio alla Protomoteca alle prese con l’ambizioso progetto di un Plan B contro la stessa austerità che sottrae, tra gli altri, il diritto alla bellezza.

martedì 19 gennaio 2016

APPELLO: UN PIANO B PER L'EUROPA







APPELLO: 

“UN PIANO B PER L’EUROPA



Per costruire uno spazio di convergenza europea contro l’austerità e per la costruzione di una democrazia autentica



Nel luglio 2015 abbiamo assistito a un colpo di Stato finanziario organizzato dall’Unione europea e dalle sue istituzioni contro il governo greco, che ha condannato il popolo greco a continuare a sopportare la politica d’austerità che già in due occasioni aveva respinto nelle urne. Questo golpe ha ulteriormente stimolato il dibattito circa il potere delle istituzioni dell’Unione europea, la sua incompatibilità con la democrazia e il suo ruolo di garante dei diritti fondamentali degli europei.
Sappiamo che vi sono alternative all’austerità. Iniziative come Per un piano B in Europa, Austerexit o DiEM25 (Democracy in Europe Movement 2025) denunciano il ricatto del terzo memorandum d’intesa imposto alla Grecia, il fallimento economico cui andrà incontro e il carattere antidemocratico della UE. Riconosciuto, quest’ultimo, dallo stesso presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, quando ha detto: «Non possono esservi decisioni democratiche contro i trattati europei».
Siamo egualmente spettatori della risposta non solidaristica (e a volte addirittura xenofoba) delle istituzioni europee e degli Stati membri all’arrivo dei rifugiati provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa e al dramma umano che ne deriva. E sottolineiamo l’ipocrisia del discorso sui diritti umani della UE, che in modo indiretto, con la vendita delle armi o politiche commerciali, è una protagonista chiave nei conflitti che hanno provocato le recenti crisi umanitarie.
La politica nei confronti della crisi della UE, iniziata otto anni fa e fondata sull’austerità, privatizza i beni comuni e distrugge i diritti sociali e sindacali invece di affrontare le cause iniziali della crisi stessa: la deregolarizzazione del sistema finanziario, il controllo corporativo delle istituzioni della UE attraverso le grandi lobby e il sistema delle “porte girevoli”, attraverso cui esponenti politici che hanno rivestito importanti incarichi nelle istituzioni passano al servizio dei privati. La UE promuove false soluzioni negoziando, con grande opacità e senza quasi alcun controllo democratico, trattati commerciali e di investimento come il TTIP, il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti, il CETA, il Comprehensive Economic and Trade Agreemen, o il TiSA, il Trade in Services Agreement, che eliminano ciò che considerano ostacoli al commercio: i diritti e le norme che proteggono i cittadini, i lavoratori o l’ambiente. È il colpo di grazia alle nostre democrazie e allo Stato di diritto, grazie soprattutto ai meccanismi che proteggono gli investitori.

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