Cerca nel blog

i Quaderni di Bandiera Rossa "La Storia è finita" di Norberto Fragiacomo
.
Visualizzazione post con etichetta Martinet Gilles. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Martinet Gilles. Mostra tutti i post

giovedì 1 agosto 2013

ESPERIENZE E PROSPETTIVE IN FRANCIA di Gilles Martinet






Nel maggio 1975, il Partito Socialista francese, per uscire dalla crisi del sistema capitalistico con un'alternativa  di modello che desse centralità ai problemi del lavoro, approvava all'unanimità il socialismo dell'autogestione. Il punto di partenza era arrivare al potere con un programma comune alle altre forze della Sinistra, l'obiettivo dare centralità all'esperienza diffusa dell'autogestione pianificandola e ponendola in stretta relazione con gli enti locali, le regioni  e il potere centrale; per arrivare a trasformare profondamente le strutture dello Stato e il governo dei processi del lavoro durante una legislatura.
Qualche mese dopo, il grande socialista francese Gilles Martinet, scomparso qualche anno fa, in questo interessante articolo spiegava ai socialisti italiani impegnati in un importante dibattito sull'Alternativa socialista, le tesi del socialismo dell'autogestione portate avanti dal  Partito Socialista francese. Oggi rileggerlo può essere utile a chi voglia costruire finalmente un'alternativa di modello in questo Paese, perché vi è delineato un metodo generale per realizzare delle politiche del lavoro più efficaci e più giuste, in quanto pensate dal basso attraverso la partecipazione diretta dei lavoratori alla gestione delle aziende e sostenute e pianificate dallo Stato.

                                                                                                                                 Marco Zanier







ESPERIENZE E PROSPETTIVE IN FRANCIA

di Gilles Martinet




Perché la Francia è il paese in cui l'influenza delle idee dell'autogestione socialista, o meglio, diciamo, del“socialismo autogestito”, è oggi più forte?
A questa domanda non si può che dare una risposta complessa.
Innanzitutto, occorre ricordare che al principio del secolo il sindacalismo francese è sindacalismo di minoranza, ma rivoluzionario. Per i dirigenti e i militanti della vecchia Confederazione generale del lavoro (CGT) l'obiettivo è l'officina agli operai, la miniera ai minatori. Quei militanti sono operai altamente specializzati e pensano che non si possa essere rivoluzionari senza conoscere a fondo il proprio mestiere perché solo in questo caso è lecito sperare di prendere il posto del padrone.
Lo sviluppo della grande industria meccanica e, in seguito, la prima guerra mondiale frantumano questo movimento. Qui come altrove, è l'organizzazione di massa centralizzata che risponde alle esigenze di una classe operaia, la quale risponde allo sfruttamento capitalista ma è turbata dal problema delle competenze. Essa non si sente capace di gestire direttamente delle imprese ormai divenute troppo vaste e complesse. Ed è appunto ai partiti con vocazione operaia che la classe operaia darà la sua fiducia per poter tentare un giorno di governare in nome proprio e nei propri interessi.
La fiamma proudoniana, libertaria, svanisce ma la brace non è ancora del tutto spenta. Il fuoco si riaccenderà un mezzo secolo dopo in una delle tre organizzazioni sindacali francesi, la Confederazione francese democratica del lavoro (CFDT). 
E' infatti la CFDT a parlare per la prima volta di autogestione nel 1968, anche se è vero che questa formula era già stata utilizzata l'anno avanti da due delle sue federazioni, quella della chimica e quella dei tessili.
La ricomparsa del principio di autogestione nella CFDT non può essere separata dalle origini cristiane di tale sindacato. Esiste oggi in Francia un movimento socialista cristiano molto forte. Quello lo era assai meno, esso soffriva delle inibizioni  di fronte ai marxisti in genere e ai comunisti (o ex comunisti) in particolare e si sforzava di parlare il loro linguaggio. Ma nessuno si sente veramente a suo agio in un'identità presa in prestito.
Così, nel suo processo di espansione, il movimento socialista-cristiano ha sentito il bisogno di definire una dottrina originale che non fosse necessariamente cristiana, poiché il movimento andava spogliandosi del suo carattere confessionale, ma che non si confondesse con quella delle organizzazioni tradizionali, cioè la dottrina della socialdemocrazia e del comunismo.
Tuttavia, gli elementi che ho qui ricordati (cioè la ricomparsa di una vecchia tradizione sindacalista rivoluzionaria e l'evoluzione degli ambienti cristiani) non sono  elementi determinanti.
Niente di importante sarebbe avvenuto se dal maggio del 1968 non fossero emerse rivendicazioni e nuove forme di lotta. Queste rivendicazioni e queste lotte non costituiscono un fenomeno puramente francese. Queste rivendicazioni e queste lotte non costituiscono un fenomeno puramente francese. Le ritroviamo  in tutta l'Europa industriale e direi che, su questo piano, l'Italia è stata teatro di battaglie di ben altra ampiezza rispetto a quelle combattute in Francia. Il “Joint francais”, LIP, Rateau, le Nouvelles Galeries de Thionville, Manuest, eccetera, sono stati avvenimenti spettacolari e, a mio avviso, molto significativi, ma non rappresentano che una parte delle lotte di rivendicazione.
Comunque, qui come altrove, la contestazione delle condizioni di lavoro, il rifiuto dei vecchi metodi di direzione, di comando e di gestione, la volontà di controllo, la gestione democratica delle lotte hanno mostrato la loro forza durante gli ultimi sei o sette anni. E queste lotte costituiscono lo sfondo del quadro sul quale si sono andate affermando le idee dell'autogestione.
A tutto ciò occorre aggiungere un altro fenomeno, di cui si parla meno volentieri, a che è l'evoluzione di una non trascurabile parte dell'intellighenzia tecnica, la quale non accetta più la monarchia padronale.
Nel maggio del 1968 la maggior parte delle imprese, in cui sono stati realmente impostati i problemi di gestione, sono delle aziende che contano dal 25 al 50 per cento di quadri, di ingegneri, di ricercatori e di tecnici: industrie elettroniche, uffici di studio, laboratori medici, eccetera.
Non vi è dubbio che gli strati tecnici si trovano in una situazione ambigua. Essi forniscono al capitalismo i suoi migliori manager e al socialismo dell'autogestione una buona metà dei suoi teorici. Questa è la realtà di cui si deve tener conto.

Stampa e pdf

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...