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martedì 6 settembre 2011
Sempre più in basso
L' Italia non gode più della fiducia dei mercati e il Paese precipita sembra più in basso.
Ieri altro tonfo delle borse europee. Milano ha chiuso con -4,80. Un disastro che si somma agli altri disastri. La Merkel ci paragona alla Gregia, che nel baratro c'è già da un pò. Noi rischiamo di essere i prossimi. Napolitano, ieri sera con una nota, esprimeva la sua viva preoccupazione e sollecitava il Governo a prendere ulteriori ed efficaci misure per scongiurare il tracollo.
Oggi lo sciopero generale per protestare contro la manovra che, agli occhi di tutti, risulta inadeguata a risolvere i problemi del Paese.
E' iniziato settembre e si avvicina l'autunno. Anche dei nostri destini, mi sà.
venerdì 24 giugno 2011
Intercettazioni, SI!
buio pesto sui retroscena
E mentre lo Stato ignora l'emergenza tragica dei rifiuti di Napoli, negando intenzionalmente supporto e aiuto a De Magistris, si torna a parlare di intercettazioni. Questa è la priorità vera per il Governo. Scandaloso è dir poco.
Io dico si, SI alle intercettazioni. E' l'unica strada per scoprire i retroscena immorali ed illegali che muovono il sistema Paese.
Quello che emerge è sconcertante, la politica nello specifico ne esce sporca, per usare un eufemismo, ed è giusto che l'opinione pubblica ne conosca i risvolti più nascosti e temibili. Quante inchieste partite dopo aver “sentito” certi scambi “confidenziali”? Tante, per fortuna. Per fortuna che c'è ancora questo strumento, questa unica possibilità di indagare su notizie quanto meno inquietanti. Mafia, corruzione, scambi clientelari tra insospettabili...c'è di tutto e di più.
Cari omuncoli che muovete i fili delle nostre vite, se non aveste nulla di cui vergognarvi, non temereste le intercettazioni. Questo è il mio pensiero.
mercoledì 26 gennaio 2011
Il giusto valore alle cose
Dare il giusto valore alle cose.
Vien da chiedersi quale sia. E se per tutti valga lo stesso metro di misura. No, certo che no.Di che sto parlando? Parlo del valore che diamo al tempo per noi stessi, ai nostri affetti, alle nostre passioni, al nostro “percepire” il mondo. Mille stimoli diversi nelle nostre vite frenetiche ci distraggono continuamente da questi pensieri. Ma se solo ci fermassimo un attimo, e ci chiedessimo quali sono le cose veramente importanti per cui vale la pena vivere, quale sarebbe la nostra risposta? E dopo averla trovata, saremmo così coerenti da portarla fra le priorità nello spendere il nostro tempo? Il tempo è prezioso, si sa. Soprattutto perchè non sappiamo quanto ne abbiamo a disposizione in questo nostro percorso chiamato vita.
Ieri sono stata ad un funerale. Ogni volta che mi sento l'obbligo di non mancare, vado con il cuore pesante. Mentre il prete celebrava il rito dell'estremo saluto, tanti pensieri sul senso del tutto.
Ci hanno insegnato che la vita è il bene più prezioso che dovremmo custodire. E' sempre così? Mi piacerebbe sapere che ne pensa della vita chi vive nella disgrazia della miseria più nera. Miseria che prosciuga il corpo e annienta l'anima. Come può sentirsi chi si vede abbandonato dal mondo opulento ed indifferente? Altri pesi, altre misure, altre valutazioni...
E noi, noi che non abbiamo la priorità unica di mettere insieme un pasto al giorno, che valore diamo alle nostre vite? Riusciamo, consapevoli, a “sfruttare” bene il nostro tempo?
domenica 5 settembre 2010
Quando le cose si fanno complicate
incomprensioni
“È una delle grandi difficoltà della vita d'indovinare ciò che una donna vuole.
Ascoltarne le parole non serve, perché tutto un discorso può essere annullato da uno sguardo e neppure questo sa dirigerci quando ci si trova con lei, per suo volere, in una comoda buia stanzuccia”
scrive Italo Svevo nella “Coscienza di Zeno”
Ha ragione Svevo, o manca la volontà di capire? Sono più propensa per la seconda ipotesi.
mercoledì 14 luglio 2010
Strada facendo
In quel di Venezia
Strada facendo incontro lui, artista di strada.
E mi ritrovo a pensare.
Nella vita siamo tutti un pò marionettisti, un pò marionette.
Le parti si alternano cercando quell'equilibrio spesso instabile.
E' il gioco dei ruoli, a volte ricercato, a volte no.
mercoledì 16 giugno 2010
Avete mai provato rimpianto...?
E' l'argomento lanciato ieri da una trasmissione di Radiodue Rai. Il saper cogliere l'attimo, prendere quella decisione che può dare una svolta alla vita e diventare, insomma, importante per il futuro.
Il coraggio di scegliere velocemente, di osare senza farsi condizionare da paure inibitorie. Quelle paure che poi potrebbero diventare motivo di rimpianto per decisioni non prese. Ma scegliere significa anche correre il rischio di sbagliare.
Dunque.
E' lecito chiedersi: quanto è giusto farsi trasportare dall'istinto e quanto peso dobbiamo dare alle decisioni ponderate, calcolate a tavolino? Ogni scelta comporta comunque delle rinunce...
Questa frase di Ralph Waldo Emerson, dà una risposta meravigliosa.
“For everything you have missed, you have gained something else, and for everything you gain, you lose something else”
“Per tutto quello che si è perso, si è guadagnato qualcos'altro, e per tutto ciò che si guadagna, si perde qualcos'altro.”
Perciò: niente rimpianti!
La curiosità rimane però...se quella volta avessi fatto quella scelta...?
venerdì 28 maggio 2010
Il senso della vergogna...
Dal vocabolario.
Vergogna. Sentimento di pudore per cosa sconveniente, per colpa commessa o per timore di biasimo.
E ancora.
Da Wikipedia:
“Senso di tristezza e di avvilimento che nasce dall'essere consapevole di aver commesso una cattiva azione. (…) la vergogna è il segnale della rottura di regole di condotta personali e non condivise con la società. (...)” Leggi il seguito qui: Vergogna
Esiste ancora, riusciamo ancora a provarlo, o è anche questo un sentimento estinto?
Perchè nessuno si vergogna più? Politici in testa...!
Ma Che cos'è esattamente la vergogna?
Se lo chiedeva, e tentava di dare delle risposte, Augias mercoledì scorso in una puntata di “Le Storie- diario italiano”. Una puntata interessante, ne consiglio la visione.
Se l'argomento ti interessa, clicca sul link Le Storie -diario italiano
martedì 4 maggio 2010
Perchè leggere è importante
Il fatto è che se non cerchi quotidianamente obiettivi culturalmente stimolanti, il tuo cervello si impigrisce.
Anzi, peggio. Si atrofizza.
La lettura, allora, può essere una strada per praticare della buona ginnastica e servire all'organo onde evitare il peggio.
“Leggere mette in moto tutto dentro te: fantasia, emozioni, sentimenti. È un'apertura dei sensi verso il mondo, è un vedere e riconoscere le cose che ti appartengono e che rischiano di non essere viste, fa scoprire l'anima delle cose. Leggere significa trovare le parole giuste, quelle perfette per esprimere ciò a cui non riuscivi a dare forma. Trovare una descrizione a ciò che tu facevi fatica a riassumere. Nei libri le parole degli altri risuonano come un'eco dentro di noi, perché c'erano già.”
tratto da " Il tempo che vorrei" di Fabio Volo
mercoledì 14 aprile 2010
La parole non bastano
La tragedia del treno deragliato in Val Venosta l'altro ieri per smottamento fa riflettere.
Ci pensavo stamattina, sveglia di buonora perchè dormo molto poco. Fra le vittime, 9 in tutto più 28 feriti, c'era una ragazza di 18 anni che andava a fare l'esame per la patente di guida.
Ho immaginato mia figlia che ha la stessa età, e la disperazione di quei genitori che hanno perso la loro. E quella giovane madre che andava ad allattare il figlio nato prematuro rimasto all'ospedale.
Sono le due storie che mi hanno colpito di più.
E penso ancora una volta alla caducità della vita. A quanto velocemente e crudelmente tutto può cambiare perchè il destino ha deciso in questo modo. A quanto l'Uomo è fragile anche se pecca dell'arroganza dell'onnipotenza. Penso alla cattiveria gratuita che spesso viene dispensata senza remore. Al nostro correre, sempre, con tanta fretta, bruciando attimi che dovremmo vivere assaporandone i dettagli.
In fondo siamo solo un soffio di vento pensando all'eternità.
lunedì 22 marzo 2010
La politica è un'altra cosa
MUMBLE...MUMBLE ...
E qui il discorso non fa una piega!
Clicca su questo link Enrico Vaime e guardate il video del 22 marzo 2010
mercoledì 24 febbraio 2010
Perchè non saluta più nessuno?
foto tratta dal web
O quasi...
Mi lamento di questa cosa perchè mi infastidisce non poco. Indifferenza e distacco. Sono lo specchio dei tempi, mi ripeto, ma proprio per questo non riesco ad accettarlo e fare buon viso alla questione.
Martedì sera, lezione d'inglese al corso serale.
Entro in classe e saluto quella quindicina di persone già arrivate e accomodate.
Quanti rispondono?
Forse tre o quattro compreso il prof. Gli altri muti come pesci.
Ma che ci vuole, mi chiedo...forse ti strozzi se ti esce un ciao o un buonasera? Eppure sono ormai quattro mesi che ci vediamo tutte le settimane. Direi che la “timidezza” iniziale dovrebbe essere superata, no? Non ti chiedo un sorriso, sia mai. Per quello è necessario uno sforzo ulteriore e non è il caso, ma per piacere. Almeno il saluto! Una volta si chiamava "Buona educazione"
domenica 14 febbraio 2010
Tratto da "Il sale della vita" di Paolo Mosca
“La nostra vita, giorno dopo giorno.
Incontri, fatiche, malattie, orari da rispettare, notizie che si accavallano, grida, sorrisi, silenzi.
La nostra vita.
Se per ciascuno di noi esistesse una scatola nera, come quelle che stanno sugli aerei, per registrare fatti ed emozioni, osservando la registrazione delle nostre ventiquattr'ore, scopriremmo l'attività frenetica cui veniamo sottoposti anche in giornate che ci sembrano di routine.
Dunque i nostri ritmi sono eccitati innaturalmente dalle cadenze del diapason della società di cui siamo pedine, a volte numeri.
E nonostante questo stato d'assedio, spuntano per noi, miracolosi, gli istanti di felicità.
Che possono arrivare dall'esterno, o dal nostro io profondo. Ma quando, come scosse elettriche e benefiche, gli istanti di felicità sfiorano il nostro spirito, abbiamo come una reazione d'incredulità.”
“E' tutto vero?”ci ritroviamo a pensare...
sabato 23 gennaio 2010
Si pensa con l'orologio in mano
"Si pensa con l'orologio in mano,
si vive come chi continuamente potrebbe farsi sfuggire qualcosa. "
da "la gaia scienza" di F.Nietzsche
E' la frenesia della vita moderna a cui è difficile sottrarsi. Siamo sempre sotto pressione, quasi fosse una gara contro il tempo. Dobbiamo produrre, consumare ( anche i minuti, si!)...correre, correre, correre, senza fermarsi mai. Perchè chi si ferma è perduto!
Ma per arrivare dove? A beneficio di che?
Me lo chiedo spesso...
Ma per arrivare dove? A beneficio di che?
Me lo chiedo spesso...
martedì 12 gennaio 2010
Storia di migranti
dal web,Sergio Staino.
(...)'C'è in Italia un esercito di uomini illegali, costretti alla clandestinità dai meccanismi della legge sull'immigrazione, che vagano da una campagna all'altra del sud. Seguendo le stagioni: i pomodori a Foggia, le arance a Rosarno, le primizie a Caserta, la olive ad Alcamo, le patate a Cassibile. E vanno così a tappare i buchi di un agricoltura che al sud è sempre più in crisi.(...). E' un post datato 27 gennaio 2009, ma la storia sembra scritta in questi giorni.
Leggi il seguito qui fortresseurope-reportage-da-rosarno
mercoledì 2 dicembre 2009
Quella lettera
Non posso che condividere il pensiero di Celli padre. Questo è un paese che non ha nulla da offrire ai giovani, come ai meno giovani che hanno perso il lavoro. Mia figlia quest'anno darà la maturità e finora non ha in mente di proseguire con l'università, pur avendo un ottimo rendimento scolastico. La considera una perdita di tempo: “Tanto le migliori competenze non vengono premiate, ma anzi penalizzate in precariato o disoccupazione.” E' la motivazione. Come darle torto? Non riesco a trovare argomenti validi per sostenere il contrario. Mi piacerebbe averli, vi assicuro, ma non ne trovo proprio... Abbiamo amicizie con figli laureati e sottopagati (quando hanno un lavoro) che confermano invece la tesi pessimistica.
Com'è demotivante tutto questo!
Che fare se non provare a suggerire la stessa proposta di Celli al figlio...Può essere una soluzione pensando al futuro. Scelta sofferta, certo, ma forse l'unica praticabile.
“Siamo uno dei paesi più ricchi del terzo mondo”
Antonello Caporale
domenica 29 novembre 2009
Qual'è?
Qual'è la poesia che scalda il cuore?
E' la poesia che parla di sentimenti forti, tra i quali l' amore, gli affetti, il senso della vita, della morte, l'attenzione alla Natura, la fragilità umana.
Ecco. Questa è per me la poesia che scalda il cuore
venerdì 27 novembre 2009
La risposta è no
Dicevo al Monticiano che ci sono. Eccome se ci sono. Se non ho impegni particolari, qualche ora del pomeriggio la passo in vostra compagnia. O meglio. Specifichiamo. La passo leggendo i vostri e altri blogs .
Spesso non commentando, aggiungo.
Frequentando anche spazi così eterogenei dal mio, mi capita di godere solo della piacevole lettura. Alcuni sono divertentissimi e li frequento per concedermi un sorriso. Sono una botta di vita e mi ricaricano le batterie. Ne ho bisogno ogni tanto.
Oggi è successo un fatto insolito per la mia esperienza. Ho incrociato una discussione tra utenti della rete. Il tutto innescato da chi un blog non ce l'ha neppure, tra l'altro. Una semplice lettrice che esprimeva particolari giudizi sul mondo dei blog e suggeriva incauti consigli sulla finalità degli stessi.
Che dite, voi? Il blog deve avere necessariamente scopi sociali ?
Per quanto mi riguarda, la risposta è no. Assolutamente no. I miei blog sono spazi personali senza nessuna pretesa. Servono ad accogliere sfoghi, sensazioni, immagini, ricordi. Ce la voglia di condividere, questo si. Ma mi fermo lì. Lascio ad altri più competenti, magari anche più motivati, le intenzioni più nobili.
lunedì 23 novembre 2009
Internet rafforza o allenta i rapporti sociali?
In risposta al post di Rosy pubblico questo video che mi pare interessante.4minuti.it
Inoltre voglio aggiungere una piccola riflessione personale. Si è discusso tanto sul fatto che l'uso di internet possa compromettere la qualità dei nostri rapporti sociali reali. A tal proposito, si è portato spesso ad esempio l'argomento che l'uso/abuso del computer rubi tempo e spazio alla famiglia, agli amici, ai rapporti con la comunità in genere. Se da un lato questo può risultare in parte vero, (e in questo momento penso ai giovanissimi, per esempio, al loro isolamento fisico a pro della socializzazione in rete), dall'altro lato è vero anche che internet ha aperto porte e offerto possibilità di scambio, soprattutto con i social network, blog, ecc, fino a qualche anno fa impensabili. Concordo con Rosy quando fa notare che qui certe differenze non si percepiscono: il divario delle diverse generazioni e l' appartenenza territoriale (nord, sud, est, ovest) per citarne due, sembrano elementi poco rilevanti. Conta più l'affinità di pensiero, la comunione di idee ed intenti, la condivisione di sensazioni e sentimenti. E' un fatto straordinario se ci si pensa.
E quando entriamo in sintonia con qualcuno che leggiamo da un po', ci si “affeziona” pure ( a me succede). Così è un dispiacere quando ci si perde per strada perchè qualche blogger abbandona. Con i contatti abituali ci si impara a conoscere, magari superficialmente, ma è pur sempre un contatto in cui c'è lo scambio di qualcosa di sé. Diventa una piacevole abitudine anche solo il saluto, così come succede anche nella vita reale. Mi par già di sentire qualcuno che dirà: "la rete è la risposta alla ricerca di riempire quei vuoti che non riusciamo a colmare nel nostro vissuto quotidiano." Beh, può anche essere, ma fin che la rete non diventa dipendenza e deviazione, perchè no?
Inoltre voglio aggiungere una piccola riflessione personale. Si è discusso tanto sul fatto che l'uso di internet possa compromettere la qualità dei nostri rapporti sociali reali. A tal proposito, si è portato spesso ad esempio l'argomento che l'uso/abuso del computer rubi tempo e spazio alla famiglia, agli amici, ai rapporti con la comunità in genere. Se da un lato questo può risultare in parte vero, (e in questo momento penso ai giovanissimi, per esempio, al loro isolamento fisico a pro della socializzazione in rete), dall'altro lato è vero anche che internet ha aperto porte e offerto possibilità di scambio, soprattutto con i social network, blog, ecc, fino a qualche anno fa impensabili. Concordo con Rosy quando fa notare che qui certe differenze non si percepiscono: il divario delle diverse generazioni e l' appartenenza territoriale (nord, sud, est, ovest) per citarne due, sembrano elementi poco rilevanti. Conta più l'affinità di pensiero, la comunione di idee ed intenti, la condivisione di sensazioni e sentimenti. E' un fatto straordinario se ci si pensa.
E quando entriamo in sintonia con qualcuno che leggiamo da un po', ci si “affeziona” pure ( a me succede). Così è un dispiacere quando ci si perde per strada perchè qualche blogger abbandona. Con i contatti abituali ci si impara a conoscere, magari superficialmente, ma è pur sempre un contatto in cui c'è lo scambio di qualcosa di sé. Diventa una piacevole abitudine anche solo il saluto, così come succede anche nella vita reale. Mi par già di sentire qualcuno che dirà: "la rete è la risposta alla ricerca di riempire quei vuoti che non riusciamo a colmare nel nostro vissuto quotidiano." Beh, può anche essere, ma fin che la rete non diventa dipendenza e deviazione, perchè no?
venerdì 13 novembre 2009
Riflessioni postume suggerite dalla circostanza. Senza pretesa alcuna.
E' meglio la scrittura o è meglio la voce?
Dar viva voce ai propri pensieri non è un'impresa facile. Non lo è per tutti, perlomeno. Il rischio è di alterarne il significato vero, più profondo. Do ragione a chi lo sottolinea.
Le emozioni possono tradire e il metodo può apparire non propriamente adatto a trasmettere l'essenza del dire.
Allora, mi chiedo: è meglio la scrittura, o è meglio la parola? Il messaggio vocale è diretto, ma in quanto tale, è soggetto a imperfezioni emotive. La parola scritta ha il vantaggio d'essere rivista, corretta, adattata. Però, viene il dubbio che se ne perda in spontaneità, che in talune situazioni, diventa invece elemento fondamentale nel trasmettere le emozioni che vogliamo palesare.
Allora, tornando alla domanda, rispondo dipende. Dipende dal contesto della conversazione e dalla capacità espressiva dell' oratore interprete. Vuoi esprimere sentimento in quel che dici? Meglio usare il suono della voce. Le vibrazioni che passano attraverso essa daranno, ad un orecchio attento, il giusto risalto alle parole. Vuoi passare un semplice messaggio? Allora basta anche lo scritto, la riflessione arriva e lascia traccia.
Dar viva voce ai propri pensieri non è un'impresa facile. Non lo è per tutti, perlomeno. Il rischio è di alterarne il significato vero, più profondo. Do ragione a chi lo sottolinea.
Le emozioni possono tradire e il metodo può apparire non propriamente adatto a trasmettere l'essenza del dire.
Allora, mi chiedo: è meglio la scrittura, o è meglio la parola? Il messaggio vocale è diretto, ma in quanto tale, è soggetto a imperfezioni emotive. La parola scritta ha il vantaggio d'essere rivista, corretta, adattata. Però, viene il dubbio che se ne perda in spontaneità, che in talune situazioni, diventa invece elemento fondamentale nel trasmettere le emozioni che vogliamo palesare.
Allora, tornando alla domanda, rispondo dipende. Dipende dal contesto della conversazione e dalla capacità espressiva dell' oratore interprete. Vuoi esprimere sentimento in quel che dici? Meglio usare il suono della voce. Le vibrazioni che passano attraverso essa daranno, ad un orecchio attento, il giusto risalto alle parole. Vuoi passare un semplice messaggio? Allora basta anche lo scritto, la riflessione arriva e lascia traccia.
domenica 1 novembre 2009
L' essenza della disumanità
Il peggior peccato contro i nostri simili non è l'odio, ma l'indifferenza: questa è l'essenza della disumanità.
George Bernard Shaw
Come non essere d'accordo?
Ne vediamo e sperimentiamo troppa ogni giorno. Ultimo episodio quello visto in tv ieri. Un assassinio filmato e reso pubblico che sconcerta. Un uomo viene ammazzato in strada sotto gli occhi di molte persone e non si notano particolari reazioni alla cosa. E' comprensibile la paura, ma lì risulta anche molta indifferenza, quasi che sia arrivata l'abitudine al tutto. Anche alla morte violenta.
Perchè la vita umana è arrivata a valere così poco? C'è da chiederselo...
Come fossimo virus, stiamo sviluppando sempre più resistenze che ci allontanano gli uni dagli altri.
L'indifferenza.Quello che ci è scomodo, non ci piace, preferiamo evitarlo per non avere problemi. Ad uno ad uno scadono quelli che una volta erano i valori sacrosanti: la solidarietà, la condivisione, la propensione al dialogo... Aumenta invece l'intolleranza al diverso, la cattiva sopportazione, l'egoismo, l'indifferenza, appunto. Esiste solo il nostro piccolo mondo che difendiamo a spada tratta. Il resto, non è affar nostro. Triste, davvero triste la questione.
Che esempio stiamo dando alle giovani generazioni e soprattutto, di questo passo, cosa diventeremo?
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