C'è la lentezza del cadere al rallentatore. Sono passati cinque anni, ma ho ancora in mente quei due occhi neri spauriti che ci fissavano, muovendosi rapidamente a destra e sinistra, durante giornate interminabili anche se racchiuse in poche settimane, volate via rapidamente, troppo rapidamente. Una situazione che precipita, nella sua lentezza.
E' una lentezza "cattiva" perché ti dà modo di vedere il dolore, di toccarlo con mano. E a pensarci bene anche di annusarlo e ascoltarlo. I sensi attivati, intorno a quel letto tra le mura di casa.