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venerdì 29 settembre 2017

Timballo di spaghetti di zucca spaghetti, per L'Alveare che dice Sì!

Amici lettori, con la ricetta di oggi inauguriamo la nostra collaborazione con una realtà che abbiamo da poco scoperto: L'Alveare che dice Sì! di Cuneo!
L'avventura de L'Alveare che dice Sì! si iscrive nel movimento europeo delle Food Assembly, sviluppando anche in Italia un'idea semplice e precisa: creare un nuovo metodo per trovare e vendere prodotti locali grazie alle potenzialità di Internet e dei social network.
Il progetto nasce in Francia nel 2010 e migliaia di ore di programmazione dopo nasce la prima piattaforma web, vengono create le prime comunità di consumatori, i produttori iniziano a dimostrare interesse nel progetto e un gestore inizia a dirigere tutta l'orchestra. Così il 21 settembre del 2011 vicino a Tolosa, nel sud-ovest della Francia, nasce il primo Alveare, un piccolo mercato a chilometro zero della durata di due ore a settimana.
In Italia il primo Alveare nasce a Torino nel novembre 2014. La rete italiana conta attualmente più di 25.000 utenti tra gestori, produttori e consumatori.
L'Alveare che dice Sì! unisce imprenditoria e innovazione digitale per creare un modello di impresa sociale. La piattaforma online permette una distribuzione efficiente dei prodotti locali, favorendo gli scambi diretti fra agricoltori e artigiani locali e comunità di consumatori, i quali tutti si ritrovano ogni settimana creando piccoli mercati temporanei a chilometro zero, gli Alveari, ognuno dei quali è unico e allo stesso tempo fa parte di una rete più grande.
Sono stati sviluppati diversi strumenti per educare, condividere e creare legami fra produttori e acquirenti, favorendo la discussione, la comunicazione e l'aggregazione sociale intorno ai temi del cibo, dell'agricoltura, del sistema alimentare e dell'economia collaborativa, con l'obiettivo di costruire attorno all'Alveare una comunità davvero affiatata e l'ambizione di creare un modo migliore per mangiare, dove chiunque possa avere accesso ai piaceri del cibo locale ed essere connesso con le persone che lo producono.
E noi di Cum Gaudio Magno potevamo forse dire di no quando Enrico, il gestore dell'Alveare di Cuneo, ci ha invitato a far parte di questa bella e interessante realtà? ;-)
A partire da oggi proporremo, qui sul blog e in casa GaudioMagno, alcune ricette realizzate con i prodotti dell'Alveare di Cuneo e le riuniremo in una nuova pagina dedicata agli amici dell'Alveare che vorranno prendere spunto da noi per cucinare con i prodotti del loro territorio.
Come dire... dalle Alpi alla Palude, tutti uniti nel nome della buona tavola! :-D

Mattina di un giorno qualunque del settembre 2016, nel capoluogo della Palude.
Una nota foodblogger si aggira tra i banchi del locale mercato ortofrutticolo cercando qualcosa da portare in tavola, quando il suo sguardo viene catturato da un ortaggio sconosciuto dal colore giallo e dalla forma vagamente ellissoidale.
"Buongiorno, signora. Cos'è questo?"
"E' una zucca spaghetti."
"Una zucca spaghetti? Una zucca spaghetti?? Me ne dia cinq... diec... vent... cinquant..."
"Ho solo questa."
"Come, solo questa? Vabbè, me la dia lo stesso, qualcosa ci farò..."
Un anno dopo, nello stesso luogo.
"Buongiorno, signora. Sono venuta a prendere altre zucche spaghetti."
"Ancora? Hai già fatto tutto quello che avevi detto di volerci fare? Serviti pure, ecco, ce n'è quante ne vuoi!"

Timballo di spaghetti di zucca spaghetti... nella zucca spaghetti!



Ingredienti per 2 persone:
1 zucca spaghetti di medie dimensioni
sale
olio extravergine di oliva
100 g di provola affumicata
50 g di melanzana a buccia viola
1 salsiccia
20 g di cipolla tritata finemente
1 cucchiaio di vino bianco
6 cucchiai di passata di pomodoro
1-2 cucchiai di parmigiano grattugiato
qualche stelo di erba cipollina fresca

Preparazione:
Lavate e asciugate la zucca spaghetti e tagliatela a metà. Svuotatela dai semi (teneteli da parte e fateci questo buonissimo snack di semi tostati con arachidi e pistacchi!) utilizzando un cucchiaio, salate leggermente l'interno e spennellatelo con un filo di olio. Appoggiate le due metà su una teglia ricoperta di carta da forno, con il lato tagliato rivolto verso il basso, e infornatele a 200° per 30-40 minuti o finché la polpa non sarà morbida. Controllate la cottura infilando una forchetta nella polpa, senza forare la buccia.
Una volta cotta, sfornate la zucca e lasciatela intiepidire, poi prelevate la polpa raschiandola con una forchetta, delicatamente per non rovinare il guscio della zucca, e trasferitela in una ciotola.


Nel frattempo tagliate la provola a dadini e mettetela a scolare. Tagliate a dadini anche la melanzana, senza sbucciarla. Spellate e sbriciolate la salsiccia.
Fate appassire la cipolla in una pentola con 1-2 cucchiai di olio. Unite la salsiccia sbriciolata, fatela rosolare, sfumate con il vino e lasciate evaporare bene l'alcool a fuoco alto.
Aggiungete la melanzana e fatela cuocere per 2-3 minuti mescolando, poi unite la passata di pomodoro e portate a cottura, aggiungendo se necessario un po' di acqua calda o brodo vegetale.
Unite questo condimento alla polpa di zucca, aggiungete 80 g di provola, mescolate e riempite con il composto i gusci di zucca. Cospargeteli con il resto della provola e col parmigiano grattugiato e infornate a 190° per 25 minuti.
Sfornate i gusci di zucca, decorateli con un trito di erba cipollina e portateli in tavola immediatamente.


Questa ricetta partecipa al 100% GLUTEN FREE FRI(DAY) di Gluten Free Travel and Living...

I Love Gluten Free (FRI)DAY – Gluten Free Travel & Living

... ed entra nella nostra raccolta di ricette per L'Alveare che dice Sì! di Cuneo.


Cari amici, il 4 ottobre saremo (virtualmente) presenti all'Alveritivo, ossia l'inaugurazione ufficiale dell'Alveare di Cuneo con la degustazione gratuita dei prodotti dell'Alveare, che si terrà in corso Vittorio Emanuele II n° 33 dalle 18.30 alle 20.00: se siete in zona, passate dall'Alveare!

Le altre nostre ricette a base di zucca le trovate cliccando qui, e per non perderne nessuna seguiteci anche sulla nostra pagina Facebook!

venerdì 6 marzo 2015

Insalata di pollo con arance, pistacchi e feta

Sera di una giornata invernale qualunque.
Fredda.
Molto, molto fredda.
E' già buio quando uscite dall'ufficio, avvolti nel vostro sciarpone di lana.
L'aria gelida vi colpisce in faccia come uno schiaffo.
Il vento, tagliente, implacabile, lotta per strapparvi il cappello.
Ve lo calcate sulla testa con la mano guantata, mentre in fretta vi recate alla fermata dell'autobus.
Aspettate immersi nel gelo.
Il naso comincia a colare.
Vi sfilate un guanto e iniziate a frugare nel vostro zaino con la mano screpolata, in cerca di un fazzoletto.
A casa stanno prendendo il tè con i biscotti...
Pietosamente, l'autobus arriva a raccattarvi.
Vi scaldate stringendovi contro gli altri passeggeri.
L'unico vantaggio del non avere neanche lo spazio per muovere un dito.
L'autobus vomita il suo carico umano nei pressi della fermata della metropolitana.
Pochi interminabili minuti di freddo e vi immergete nelle viscere della terra.
Là dove è sempre estate.
Con tutto il vostro cappotto, il vostro sciarpone, il cappello felpato e i guanti di lana.
A casa staranno preparando una minestra...
Quando state ormai per sudarvi anche l'anima arriva un convoglio, sbuffando.
Come le onde che si infrangono contro la spiaggia solo per fare ritorno al mare, venite risucchiati all'interno del vagone, fumigante del vapore acqueo emanato dai corpi accalcati.
Contate le fermate a ritroso mentre il convoglio sferraglia verso la stazione ferroviaria.
E pensate alla casa lontana, laggiù in Palude.
Ci saranno i fagioli o i ceci, nella minestra? Il radicchio o i funghi?
Quando la metropolitana raggiunge la fermata della stazione ferroviaria e le porte scorrevoli si aprono, venite espulsi e proiettati contro una muraglia umana alla velocità della luce, in una sorta di novello, cittadino big bang destinato a ripetersi ogni tre minuti nell'ora di punta.
La corrente tumultuosa di un fiume in piena vi trascina verso l'uscita, vi incanala sulla rampa della scala mobile, vi trasporta fino all'atrio della stazione.
Ore 18:49, binario 14... Chissà se ci mette la pasta o il riso...
Il vostro treno non è ancora pronto sul binario.
Sfidando il vento, camminate lungo la banchina fino all'inizio del settore C.
Se salite a quell'altezza del treno, scenderete proprio all'ingresso del sottopassaggio, nella stazione di arrivo.
La banchina si popola a poco a poco di viaggiatori.
Quando il treno arriva al binario c'è una piccola folla infreddolita raccolta in attesa.
Puntate una delle porte con lo sguardo, calcolando mentalmente se si fermerà proprio davanti a voi o se sarà necessario che vi spostiate di qualche centimetro, o di qualche metro, per essere tra i primi ad entrare nel vagone e avere una possibilità di sedervi.
Il vostro calcolo si rivela impreciso e siete costretti a inseguire la porta, ondeggiando col vostro zaino, difendendo la vostra posizione con le spalle e con i gomiti.
Il treno si ferma in un assordante stridio di freni.
Le porte si sbloccano, il viaggiatore più vicino salta sul predellino e con un gesto energico e deciso alza la maniglia che apre la porta del vagone.
Braccio contro braccio e spalla contro spalla, strattonati ai fianchi e spinti da tergo, balzate sul predellino, volate sugli scalini, vi catapultate all'interno del vagone e conquistate un posto a sedere.
Vi guardate intorno.
Il vagone è già pieno di gente.
Guardate fuori dal finestrino come per schernire l'aria fredda all'esterno.
Voi godete dell'eterna primavera di Trenitalia.
... Magari col parmigiano sopra, o una bella spolverata di pecorino...
Il treno parte faticosamente, ansimando.
Mentre sferraglia verso la Palude, il vostro pensiero va alla casa che si avvicina, alla tavola imbandita, al calore di quella minestra agognata.
Non vedo l'ora...
Dalla stazione ferroviaria alla vostra auto parcheggiata nel buio ci sono dieci interminabili minuti a piedi.
Quanto basta per precipitare di nuovo nell'inverno, con il suo rigore, il suo gelo e il suo vento tagliente.
Le mani intorpidite dal freddo faticano a inserire la chiave d'accensione.
Ci sono quasi... la minestra... la minestra...
Venti minuti e dieci chilometri vi separano dalla vostra casa, dalla vostra tanto desiderata minestra.
Nove chilometri.
Otto.
Sette.
Sei.
Cinque.
Sto arrivando... manca poco...
Quattro chilometri.
Tre.
Due.
Uno.
La strada di casa vostra.
Il vostro garage.
L'ultima sferzata di vento che vi colpisce in pieno.
La minestra... la minestra è mia...
Aprite la porta di casa, entrate, vi ritrovate avvolti in un abbraccio.
"Amore, indovina cosa ho preparato per cena? Mica la solita minestra! Stasera ho fatto l'insalata di pollo di Martha Stewart!"

Insalata di pollo con arance, pistacchi e feta



ricetta originale di Martha Stewart

Ingredienti per due persone:
50 g di pistacchi al naturale
30 ml di olio extravergine d'oliva
30 ml di aceto bianco
sale
2 sopracosce di pollo spellate, disossate e tagliate a pezzetti
1 cucchiaino di semi di coriandolo macinati (per macinarli meglio tostateli in un padellino per 4 minuti e fateli raffreddare)
80 g di lattughino
le foglie di un mazzetto di prezzemolo, tritate
10 g di erba cipollina fresca, tagliata a rondelle
120 g di feta tagliata a dadini
2 arance, pelate al vivo e affettate

Preparazione:
Tostate i pistacchi in un padellino antiaderente a fuoco medio-basso per circa 4 minuti, mescolandoli spesso. Lasciateli raffreddare in un piatto.
Emulsionate in una ciotolina l'olio con il sale e l'aceto, unite il prezzemolo e l'erba cipollina e tenete da parte.
Cospargete il pollo con il coriandolo macinato.
Scaldate un cucchiaio d'olio in una padella, rosolatevi il pollo e portatelo a cottura. Se la padella non è abbastanza grande, cuocete i pezzetti di pollo un po' per volta.
In una ciotola ampia unite il lattughino e i pistacchi e versatevi sopra la salsa tenuta da parte. Mescolate bene, regolate di sale e dividete nei piatti individuali.
Adagiatevi sopra il pollo e completate con la feta e le arance.


Questa ricetta partecipa al 100% GLUTEN FREE FRI(DAY) di Gluten Free Travel and Living.

I Love Gluten Free (FRI)DAY – Gluten Free Travel & Living

venerdì 4 luglio 2014

Spaghetti e mìttabol

"Amore, voglio fare un'americanata... Spaghetti e mìttabol!"
"Cosa?! Non se ne parla nemmeno!"
"Ma come?! Ho una ricettina bellissima di Martha Stewart!"
"Piantatela, tu e Martha Stewart! E spaghetti e mìttabol io non li mangio!"

Lo vedremo, se li mangia o no!
La ricettina è talmente semplice (e sana...!) che mi fa perfino venire voglia di fare le polpette con le mie mani... se non è un miracolo questo!
Vado di corsa al mercato e trovo il mio macellaio col solito sorriso.
"Buongiorno, bella signora!"
"Buongiorno! Vorrei quattro etti e mezzo di macinato di bovino, per le polpette."
"Va bene, bella signora! E che altro ci mettiamo, nelle polpette?"
"Un uovo, prezzemolo, parmigiano, pangrattato..."
Il sorriso svanisce dalla faccia del macellaio.
Appoggia il pacchetto del macinato sul banco di lavoro.
Posa due mani enormi sul bancone e si sporge verso di me, guardandomi accigliato.
Oddio, cosa ho detto?!
Sento che mi sto facendo piccola piccola come Minù Pepperpot, sotto il suo sguardo scuro.
"Allora... Nelle polpette lei il pangrattato non ce lo mette."
Indietreggio impercettibilmente.
"Pe-perché no?"
"Perché il pangrattato indurisce."
Mi sforzo per respirare.
Martha, dove sei?
"E allora che ci metto?"
"Lei prende il pane e lo bagna nel latte, poi lo strizza e lo mette nelle polpette. Ha capito?"
Annuisco debolmente.
Martha, aiutami tu!
Il macellaio mi indaga con sguardo scrutatore.
Sospetta che io non sia completamente convinta.
Balbetto qualcosa.
"E' che ho letto una ricetta... e c'era il pangrattato..."
Intuisco che aggiungere E' una ricetta di Martha Stewart: Spaghetti and meatballs non mi sarebbe d'aiuto. E' evidente che il macellaio non è pronto per accogliere il verbo di Martha.
Il suo sguardo tenace non mi molla un attimo e mi tiene lì, in piedi, inchiodata davanti al bancone.
"Il pangrattato viene dopo."
"Come?"
"Il pangrattato viene dopo. Si mette alla fine, se si vogliono friggere le polpette, o farle al forno."
"Ah, lei dice... per impanarle..."
"Certo."
Non so cosa fare.
E' evidente che il macellaio non mi lascerà andare via finché non si sarà assicurato che io non metterò il pangrattato nelle polpette.
Sono tentata di cambiare ricetta, di convertirmi al suo credo e di preparare le polpette secondo la tradizione dei padri.
Ma abiurare Martha Stewart?
Ripudiare la sua ricetta?
Tradire la mia fede nella Santa Patrona della Cucina Americana?
Giammai!!!
Se Martha, nella sua infinita saggezza, ha disposto che le polpette vengano preparate col pangrattato, ci sarà un motivo.
Anche se io non lo conosco.
Altrimenti, avrebbe detto pane bagnato nel latte e poi strizzato.
O no?!
Non so come uscire da questa spinosa situazione.
Il macellaio mi guarda con occhi schietti, sinceri.
Ha infilato il pacchetto con il macinato in una busta di plastica e lo ha appoggiato sul bancone, davanti a me.
Non voglio mentirgli, neanche per salvarmi.
Ma dire la verità, non posso.
Distolgo lo sguardo, pago, prendo la busta.
"Grazie mille."
"Grazie a lei, bella signora!"

Torno a casa e preparo le polpette con il pangrattato.
In realtà è una piccola quantità.
Solo quaranta grammi per quasi mezzo chilo di carne.
Mentre faccio rotolare le polpette tra le mani, penso alla ragione della presenza del pangrattato.
Certo, le polpette morbide non sono.
Ma non sarà che devono essere così?
Magari perché vanno cotte nel sugo?
E poi mescolate a lungo con gli spaghetti?
Cosa accadrebbe se fossero come quelle che compro dal macellaio, fatte col pane bagnato nel latte e poi strizzato?
Che sono così morbide da sembrare quasi una crema, al punto che devo maneggiarle con estrema cautela mentre le cuocio, come se fossero di cristallo, per non romperle?
Si romperebbero!
Ecco, sì! Ho capito!
Se fossero morbide si romperebbero mentre le rivolto insieme al sugo per mescolarle con gli spaghetti!
Martha, lo sapevo che non mi avresti abbandonato e avresti rischiarato la mia mente con la luce della verità!


"Amore, che c'è per cena stasera? Sento un profumino delizioso! Sto svenendo! Cos'hai cucinato?"
"Gli Spaghetti e mìttabol di Martha Stewart."
"Mio Dio!"
"Dai, assaggia!... Allora? Com'è questo piatto?"
"E' bbònooo... da Dio!!!"

Spaghetti and meatballs

ricetta tratta da qui, con modifiche *


Ingredienti per due persone
300 g di vermicelli di Gragnano trafilati al bronzo
250 g di salsa di pomodoro con i pezzi
un cucchiaio di olio extravergine d'oliva
una cipollina fresca tritata
peperoncino tritato
4 grandi foglie di basilico
Per le polpette (le dosi delle polpette sono per 4 persone; io ne ho congelate la metà)
30 g di parmigiano grattugiato + altro per servire
2 cucchiai di prezzemolo fresco tritato
mezzo cucchiaino scarso di aglio in polvere ** (o 2 spicchi, tritati)
un uovo
450 g di macinato di bovino
40 g di pangrattato
un cucchiaino di sale

Preparazione
Mescolate in una ciotola il parmigiano, il prezzemolo, l'aglio, l'uovo e il sale.
Unite la carne e il pangrattato e mescolate delicatamente.
Formate con le mani 16 polpette (ne userete 8).
Scaldate l'olio in una padella e rosolatevi le polpette, mescolando.
Quando le polpette sono quasi uniformemente rosolate aggiungete il peperoncino e la cipolla e lasciatela appassire.
Unite la salsa di pomodoro e due foglie di basilico spezzettate.
Portate a bollore, poi lasciate sobbollire con il coperchio per circa 15 minuti, mescolando di tanto in tanto.
Nel frattempo cuocete la pasta, scolatela e versatela  nella padella con le polpette, unendo le restanti due foglie di basilico spezzettate.
Mescolate bene, fate insaporire e distribuite nei piatti, completando con parmigiano grattugiato.

** La ricetta originale dice 2 spicchi di aglio tritati, ma io in una vita passata devo essere stata un vampiro o una strega perché l'aglio proprio non lo reggo... quindi se posso usarlo per insaporire un soffritto e poi toglierlo ok, ma se la ricetta richiede che l'aglio resti fino alla fine ricorro a un pizzico di quello essiccato in polvere... biologico e senza conservanti. ;o)

* Eh sì, alla fine la ricetta di Martha l'ho modificata! Ma non le polpette, che alla fine non sono poi così dure. Ho modificato la salsa. Sì, perché va bene la saggezza, va bene l'ispirazione, va bene tutto, ma quella salsa di pomodoro così triste, senza nemmeno un'erbetta aromatica a dare un po' di profumo, mi sembrava proprio inaccettabile!

Con questa ricetta partecipo al Contest Che Non C'E' e alla Saga Dello Spaghetto delle Tre Svalvolate di Un condominio in cucina... ciak 1,  ciak 2 e ciak 3! :D

E...

HAPPY INDEPENDENCE DAY Y'ALL!

sabato 19 aprile 2014

Il macellaio innamorato, ovvero Le girandole di pollo con mele e mandorle



Per la buona riuscita di questa ricetta è necessario che vi procuriate un macellaio innamorato.
Uno che vi accolga, quando al mattino vi presentate al suo banco presso il locale mercato ortofrutticolo, con un largo sorriso e un cordiale "Buongiorno, bella signora! Cosa posso fare per lei?"
Uno che, sentendosi richiedere proprio l'unica cosa che manca sul suo bancone ottimamente fornito di preparazioni varie di eccellente qualità, vi dica che "La salsiccia di pollo stamattina non l'ho ancora preparata perché sono innamorato e distratto, ma se ripassa più tardi la preparo apposta per lei e gliela faccio trovare."
Uno che, alla vostra domanda "Tra quanto posso passare a prenderla?", vi risponda "Un'oretta, a voler essere proprio veloci tre quarti d'ora, ma non meno di questo perché gli ingredienti si devono conoscere!"
Uno che, sentendosi dire "Allora, visto che la fa per me, ne vorrei quattrocento grammi in un solo pezzo lungo, oppure in due pezzi da duecento grammi, della stessa lunghezza o al massimo uno leggermente più lungo dell'altro, e senza strozzature in mezzo perché poi verranno arrotolate strettamente a forma di girandola e infilzate con uno spiedino di legno prima di essere cotte in forno dentro una teglia" (e tacete sul fatto che le sue salsicce verranno cucinate con le mele, cosparse di mandorle, fotografate e mandate a un contest per foodblogger), sentendosi dire tutto questo, non solo non vi mandi a quel paese direttamente e senza passare dal via, ma vi guardi dritto negli occhi e, appuntandosi la mano larga contro il petto, vi risponda con voce ferma e sguardo sicuro: "Stia tranquilla, bella signora, ci penso io!"
Uno che, consegnandovi dopo un'ora il prezioso pacchetto, vi trattenga ancora un attimo per svolgerlo davanti ai vostri occhi e tirar fuori dall'incarto due meravigliose salsicce di pollo formate in due pezzi da duecento grammi, di cui una leggermente più lunga dell'altra, senza la più piccola strozzatura in mezzo perché sono destinate a essere arrotolate strettamente a forma di girandola e infilzate con uno spiedino di legno prima di essere cotte in forno dentro una teglia (nonché cucinate con le mele, cosparse di mandorle, fotografate e mandate a un contest per foodblogger...).
Uno che, infine, vedendovi in procinto di lasciare il mercato col vostro involto tra le mani, vi rivolga un ultimo, allegro e solare sguardo e vi saluti con un "Ciao, dolce!" che vi farà convincere che sì, macellai bravi ce ne sono parecchi in giro, ma le salsicce di pollo preparate da un macellaio innamorato devono essere davvero speciali, se tra i vari ingredienti a conoscersi ci ha messo anche l'amore! :o)

Girandole di pollo con mele e mandorle

da "Bene Insieme", con qualche modifica


Ingredienti per due persone
400 g di salsiccia di pollo (tipo luganiga, cioè stretta e lunga) in due pezzi uguali (o al massimo... :D )
3 mele golden mature
2 cucchiai di Marsala semisecco
6 foglie di salvia fresca più altre per la decorazione
50 g di mandorle pelate
senape per servire (opzionale)

Preparazione
Sbucciate le mele e tagliatele a spicchi sottili.
Unite la salvia spezzettata, spruzzate con il Marsala e tenete da parte.
Arrotolate strettamente ogni pezzo di salsiccia in forma di girandola e fermate ogni girandola con uno spiedino di legno.
Bucherellate la superficie di entrambi i lati con uno stuzzicadenti.
Versate le mele in una teglia da forno e cospargetele con le mandorle.
Adagiate le girandole sulle mele e ponetevi sopra due foglie di salvia e qualche mandorla.
Riscaldate il forno a 200° e infornate per 30 minuti.
Sfornate, fotografate e servite!


L'aggiunta della senape alle salsiccette le arricchirà di sapore, se vi piace la senape. Altrimenti, il piatto non perderà di gusto se la omettete. Ma assolutamente non omettete l'amore! ;o)

Ai nostri  venticinque lettori
BUONA PASQUA!

Con questa ricetta partecipo al contest Per un pugno di mandorle.


giovedì 20 marzo 2014

Mommy's style chicken soup, ovvero La zuppa di pollo di Mommy

Settembre 2011, aeroporto di Wilmington, North Carolina, Stati Uniti d'America.
Percorro il corridoio che porta alla zona degli arrivi.
Il cuore mi batte forte, e stringo la mano del marito.
L'unico aeroporto, tra quelli visti finora, dove l'area per il ritiro dei bagagli si trova dopo la zona degli arrivi.
Così non mi aspetto che subito dopo la curva a gomito del corridoio ci sia l'uscita.
E le persone in attesa.
Una donna con i riccioli grigi mi osserva. Il marito, un omone alle sue spalle.
Viene verso di me sorridendo, gli occhi che le brillano.
La voce rivela l'emozione. "Oh, Francesca!"
Un attimo dopo il suo abbraccio mi avvolge.
Si scosta da me solo per osservarmi.
Come se fosse la prima volta.
Ed è la prima volta.
La prima volta che ci tocchiamo.
La prima volta che ci guardiamo negli occhi.
La prima volta che i nostri visi non sono mascherati da un monitor.
La prima volta che le nostre voci non sono deformate da microfoni e altoparlanti.
La prima volta che ci scambiamo parole senza digitarle su una tastiera.

In macchina verso casa siede con me sul sedile posteriore.
Mi prende la mano e la tiene stretta tra le sue.
Fino alla fine della serata non la lascerà più.
Ride, e piange.

Lei è Mimi per tutti.
Per noi è Mommy.
E suo marito è Papa per tutti. E anche per noi.
Che poi Papa significhi nonno, poco importa. Anche lei lo chiama così!

La mattina seguente ci svegliamo in casa sua.
La colazione, un tripudio di americanate.
Poi usciamo per un giretto nei dintorni.
Ma prima mette su la cena.
Cipolla, aglio, peperoncino, carote, funghi, petti di pollo surgelati, crema di pollo, olio d'oliva (eh sì, lo usa anche lei!), per una classica zuppa americana.
Tutto insieme, in una strana pentola ovale.
E' una slow cooker, mi spiega.
Una pentola elettrica che cuoce a bassa temperatura per molte ore.
Al mattino metti tutti gli ingredienti dentro e te ne vai a lavorare.
Quando rincasi la sera la cena è pronta.
Anch'io la voglio!, dico. Come sempre!
Me la vuole regalare. Peccato che in Italia non funzionerebbe.

Quando arriva la sera, una zuppa calda è proprio ciò che desidero.
Ci sono solo diciotto gradi ed ho un po' freddo.
Solo che è estate e fuori i gradi sono il doppio.
Ma siamo in America e qui tutto è grande... anche i bocchettoni dell'aria condizionata!

Mommy se n'è andata quasi due anni fa.
Mi restano tanti ricordi di lei.
Il suo sorriso, le chiacchierate, le risate, le confidenze, le discussioni sui vari aspetti della nostra vita.
La sua casa, i vicini, gli amici, la famiglia. I suoi nipotini.
Il suo coraggio, la forza e la determinazione nel convivere ogni giorno con la malattia.
E la stanchezza della propria condizione, la debolezza e l'umana fragilità che ha condiviso con me.
Tanti bei momenti vissuti in quei quindici giorni trascorsi in casa sua, come parte della sua famiglia. My Italian kids, ci chiamava. I miei ragazzi italiani.
Il viaggio in auto a Richmond, cinque ore su una statale americana con gli occhi spalancati a guardare fuori dal finestrino e le mani che stringono una small cup di Chai Tea Latte comprato da Starbucks lungo la strada.
La seduta per due dal parrucchiere, lei che mi guarda compiaciuta e io che inorridisco alla vista della mia chioma trasformata in una nuvola di zucchero filato.
Gli strozzapreti preparati nella sua cucina, con Papa che aiuta a formarli con le mani.
La pizza fatta in casa e sfornata appena in tempo per il fischio d'inizio della partita di football.
Il mio piccolo cheesecake alla Nutella cotto nel suo forno enorme.
E la ricetta della zuppa di pollo.
Che non serve a farmi sentire meno la sua mancanza.
Ma è una ricetta di famiglia.
Ed è calda e confortante, come lo era lei.

La zuppa di pollo di Mommy



Ingredienti per due persone
mezza cipolla piccola
uno spicchio d'aglio (tritato, oppure intero da togliere in seguito)
peperoncino tritato
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
3 carote grandi
125 g di funghi misti surgelati
mezzo litro di brodo di pollo
300 g di petto di pollo a fette
60 g di pasta mista
parmigiano grattugiato

Preparazione
Tritate la cipolla e fatela appassire in una pentola con l'olio, il peperoncino e l'aglio.
Aggiungete le carote pelate e affettate sottili e fatele cuocere per circa cinque minuti.
Unite i funghi ancora congelati. Alzate la fiamma per far asciugare l'acqua e cuoceteli fino ad  ammorbidirli.
Coprite a filo con il brodo di pollo e portate a bollore.
Aggiungete il petto di pollo tagliato a pezzetti e lasciatelo cuocere.
Tirate via metà della zuppa, frullatela fino a ridurla a una crema e tenetela da parte.
Nel frattempo cuocete la pasta nella pentola con il resto della zuppa. Quando è quasi cotta, unite la crema di pollo e verdure e portate a cottura la pasta.
Servite con parmigiano grattugiato a parte.

E' una di quelle ricette issime che mi piacciono tanto: facilissima, velocissima e leggerissima. E anche gustosissima. Provare per credere!

martedì 4 marzo 2014

Birra e....stinco di maiale con patate!

Un sabato al supermercato....altrimenti quando ci vai a fare la spesa se non di sabato? Spingo il mio carrello e sfioro i banchi frigo della carne... non so se fermarmi quando...ad un certo punto è li... sembra quasi chiamarmi... "dai su, prendimi...." uno stinco di maiale bell'e pronto da cucinare e che fai,  non lo prendi? Nooooooo. Ma come uno stinco di maiale? Ebbene sì, come dice un famosissimo adagio popolare.... "del maiale non si butta via nulla.".
Al paese della mia famiglia, e credo proprio un po' (ndr. ho scritto po' usando l'apostrofo ;) ) ovunque lungo lo Stivale, quando si macellava il maiale era una festa. C'era tanta carne da mangiare, fresca da mangiare subito e poi carne da conservare. Mi ricordo quando mia nonna (quella delle fettuccine) faceva il sanguinaccio...sangue di maiale (non si butta proprio niente) e cacao (o cioccolato fondente)..era una vera leccornia.

Lo stinco di maiale è proprio la parte contenente tibia e perone, tra il ginocchio e la caviglia (vai a sapere se si chiamano così anche quelle del maiale). In rete, se digitate stinco di maiale con patate ne trovate una quantità "industriale" di ricette.

Ingredienti
uno stinco di maiale (va bene per due persone ma se siete kaimani affamati aumentate la dose)
patate novelle (non vi dico la quantità, prendetene quante ne vorrete gustare ;) io ne ho usato 600g)
1 carota
1/2 cipolla
1 costa di sedano
olio extra vergine d'oliva q.b.
1/2 bicchiere di vino bianco
qualche foglia di alloro
qualche foglia di salvia
1 rametto di rosmarino
qualche bacca di ginepro
sale q.b.
pepe q.b.

Preparazione
Preparate un trito con la carota, la cipolla e la costa di sedano e mettetelo a soffriggere, in abbondante olio evo, in una casseruola capiente. Nel frattempo infarinate il vostro "animale", lui, lo stinco. Quando il soffritto si è dorato mettete a rosolare a fiamma viva e da tutti i lati lo stinco infarinato. Aggiungete le foglie di alloro, qualche ciuffo di rosmarino, le foglie di salvia e, per finire, le bacche di ginepro schiacciate. Quando è ben rosolato, sfumate con il vino bianco. Quando il vino è quasi del tutto evaporato,  togliete dal fuoco e ponete lo stinco in una pirofila (o teglia) da forno, aggiungendo il fondo di cottura con il soffritto e le spezie. Aggiungete le patate novelle (ben lavate e con tutta la buccia) e cuocete in forno preriscaldato a 200°C per un'ora. A metà cottura salate lo stinco e le patate e aggiungete un po' di pepe a piacere solo sullo stinco.
Stinco, maiale, patate novelle
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Un'ora.... mumble.... forse anche qualcosa di più...dipende dallo stinco. Quello che ho cucinato è rimasto in forno per 1h e 15min... e mica gli è bastato... diciamo che avrebbe gradito un ulteriore quarto d'ora, ma io vinto dalla fame, "cotto o crudo il fuoco lo ha veduto", l'ho portato in tavola.... m'aveva provocato :)))))).

E la birra? Oh hai detto birra e.... hai "raggione". Non è che voglio passare per un esperto di birre, assolutamente no. Ma l'ho già detto, io vado matto per la weiss o birra di frumento. Da wikipedia troviamo:

"Il nome birra di frumento è usato per indicare un'ampia famiglia di birre prodotte dalla fermentazione del grano, sempre misto a malto d'orzo; si distinguono per la loro leggera cremosità, il sapore dolciastro e la spiccata nota acida.
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Solitamente sono ad alta fermentazione, ovvero appartengono alla famiglia delle ale; in particolare in Germania lo devono essere per legge.
Sono talvolta chiamate "birre bianche", ma non a causa del loro colore, che è anzi spesso di un biondo opaco (principalmente dovuto alle parti di lievito in sospensione), ma a causa della schiuma che si genera durante la fermentazione.
Mentre l'orzo è sempre maltato, il frumento può essere maltato oppure non maltato: questa peculiarità è alla base della differenza tra la "weiss" tedesca e la "blanche" belga."  (cit. http://it.wikipedia.org/wiki/Birra_di_frumento
Io ho accompagnato questa prelibatezza con una Weißbier  fredda.... però, te lo ricordo: bevi bene ma bevi poco e non bere se devi guidare... anzi, sai che ti dico? Fai questo piatto a casa, dai su, provaci!