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venerdì 9 marzo 2018

Milano: l’Università riempie il deserto di Expo


Il 6 Marzo 2018 - l’Università Statale di Milano ha detto sì al trasferimento delle facoltà scientifiche da città studi all'area dove si è svolta nel 2015 l'Expo. La votazione favorevole, è giunta in contemporanea alla protesta all'esterno di studenti ed esponenti dei centri sociali.  Con 25 voti a favore e sette contrari il Senato accademico della Statale ha dato il decisivo parere positivo.
 Gran parte dell’Università si trasferirà in periferia: è prevalsa la scelta del Campus, e cominceranno tutti i lavori edilizi d’insediamento nel vasto deserto lasciato da Expo.

martedì 9 aprile 2013

200 mila laureati disoccupati? Ma …



Nel 2012 sono stati 200.000 i disoccupati laureati tra gli under 35 anni. Lo dice l’Istat, che indica anche un aumento di circa il 28% sul 2011. Chissà quanti sono in questi primi mesi del 2013?
 Per anni ci si è lamentati che in Italia c’erano pochi laureati. Ma ora cosa sta accadendo? Ce ne sono troppi? Sono laureati in materie che non hanno rilevanza sul mercato del lavoro?
 E’ possibile che famiglie e società abbiano speso tanto denaro per tenere in piedi delle Università che sfornano disoccupati?
 Possibile che le Università italiane servono solo per mantenere chi ci insegna?
 E’ possibile che i laureati non possono fare nessun lavoro, neanche manuale perché vengono considerati impreparati su tutto?
 E’ possibile che i laureati quando presentano un curriculum per un qualsiasi lavoro debbono addirittura nascondere di essere laureati, per evitare di essere scartati?
 In quale lista di collocamento si possono iscrivere i laureati in Italia?
 Come si può pensare di non avere una indennità di disoccupazione se sei un laureato disoccupato e che non trovi lavoro?
 Perché la scuola non insegna anche qualche utile mestiere?
 Perché la nostra cultura è così scissa dal costruire il pane?
 Perché nessuno ti prende per un tirocinio se hai superato una certa età?
 Perché siamo tutti delle buone colte animelle?
 Perché Cacciari è l’unico filosofo in Italia?
 Perché Sgarbi significa cultura?
 Perché cultura e filosofia servono per litigare nei servizi di Santoro, altrimenti fai il disoccupato?

Intanto in Parlamento si aspetta …
Intanto chi ha votato Grillo aspetta ….
(qui riporto stralci di un post da

Ho una certa, triste, familiarità con le cosiddette "agenzie per l'impiego" (private) e con il (sempre cosiddetto) "Centro per l'impiego" della mia città. Da disoccupato, iscritto alle liste di mobilità/collocamento ormai da svariati (troppi) mesi, per lo più mi capitano lavoretti di pochi giorni (per fortuna con regolare contratto) ed è grazie a questi lavoretti che finora riesco a andare avanti. La cosa, però, sintomatica del fatto che né le agenzie per l'impiego né i Centri per l'impiego servano a qualcosa è data, secondo me, dal fatto che nessuno di questi lavori me li hanno mai trovati loro ...
........
 Ma, dico io, a che cavolo servono questi seminari, tutti questi inservienti, le due segretarie, il relatore che ci dice cose che già sapevamo? Queste persone dovrebbero essere lì per noi, ovvero per aiutare e "instradare" (dare delle dritte che siano utili, dei consigli che valgano qualcosa) chi sta cercando lavoro... eppure la mia sensazione - nettissima - è che non fossero lì per noi, ma per loro: per lavorare loro, mentre noi - povera carne da macello - eravamo le capre che dovevano semplicemente assistere al loro spettacolino e giustificare il fatto stesso che loro invece fossero lì a lavorare. Io lo trovo l'ennesimo spreco di soldi italiani e non mi va che ci siano persone che mangiano sulla schiena di altre che invece non sanno dove sbattere la testa e per questo vi scrivo. Discorso molto simile per le "agenzie per il lavoro". Sono iscritto - io credo - a almeno una ventina di agenzie di questo tipo, sparse su tutto il territorio della regione in cui vivo e ...
 Niente, nisba, nada... Sono anni ormai che nessuno mi chiama più per offrirmi niente, nemmeno il lavaggio di cessi (con tutto il rispetto che ho per chi fa un lavoro utile come il lavaggio di cessi)...

 In Olanda, un mio amico mi informa che le agenzie private per il lavoro quasi non esistano e che il Centro per l'impiego (statale) lavori in questa maniera. Se tu dichiari di essere senza lavoro, devi dire quali sono le tue capacità, le tue qualifiche e cosa saresti disposto a fare. Dopo qualche giorno ti chiamano e ti offrono un lavoro; se tu rifiuti, hai un'altra possibilità: il Centro per l'impiego ti chiama e ti offre un altro lavoro che dovrebbe fare al caso tuo; se rifiuti sei fuori. Per tutto il tempo, da quando ci si rivolge al Centro per l'impiego fino alla seconda chiamata, si ha diritto a un sussidio, che viene revocato nel caso in cui il "chiamato" si rifiuti per la seconda volta. PROPOSTA DI ABOLIZIONE DELLE "AGENZIE PER L'IMPIEGO" E DEI CENTRI PER L'IMPIEGO DELLE PROVINCE E LORO SOSTITUZIONE CON AGENZIE STATALI SUL MODELLO DI QUELLA OLANDESE Non è un modo civile di condurre il problema della disoccupazione? Non è forse L'UNICO modo civile di farlo? Io credo di sì... Deve essere lo Stato a fare da tramite fra il lavoratore e le aziende, esattamente come avveniva una volta; non deve essere lasciato questo compito alle agenzie private che non hanno nessuna responsabilità al riguardo...

Ci stavano due tre cose da fare, magari costringere Bersani a farle, ma i grillini hanno scelto di fare gli incontaminati. Forse occuperanno il Parlamento per protesta, e il tempo scorre … tremendamente. (fr. Z.)

Immagine – Giurlanno e la storia – una ruota si mangia la testa del povero Giurlanno -  Liborio Mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)

domenica 5 agosto 2012

Assediati dai grandi cervelli


Riporto la notizia così come trovata sull’agenzia AGI
(AGI) - Roma, 2 ago.- Non e' vero che per gli studenti fuoricorso e' in arrivo una stangata. Per la maggior parte di loro l'aumento delle tasse universitarie sara' proporzionale al reddito. Nel 90% dei casi si parla di un incremento pari al costo di un caffe' al giorno. E' la stima fatta dal Ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, intervenuto questa mattina al programma di Radio 1 Rai "Prima di tutto" in merito all'aumento delle tasse universitarie previsto dalla Spending Review. Ad essere colpiti - ha aggiunto - saranno gli studenti immotivatamente in ritardo sul piano di studi". Secondo Profumo, "Chi studia e lavora potra' indicare come ripartire il tempo dedicato alle due cose e pagare un aumento minimo". Il Ministro ha concluso il suo intervento spiegando la filosofia del provvedimento: "I cittadini devono imparare dalla scuola, ci sono tempi che devono essere rispettati. I costi del paese per il non fare o per il ritardo nel fare sono enormi e hanno influito sul nostro debito in modo rilevante".
Il ministro evita la moltiplicazione, che va fatta su un anno in tema di tasse, e quindi il caffè quotidiano diventa € 365,00. Il ministro evita di considerare che chi studia e insieme lavora spesso non riesce a dimostrare il tempo del lavoro perché trattasi di lavoro in nero. Il ministro vuol farci credere che si tratta di una tassa inserita per scopi educativi per indicare la retta via, si scopre da una lettura più attenta che saranno colpiti (a discrezione delle Università) anche gli studenti che non sono fuori corso. Infine l’idea di istituire borse di studio per i migliori studenti sulla base delle entrate rastrellate tra i peggiori è veramente stomachevole.
Il rettore dell’Università statale di Milano Decleva avanza qualche preoccupazione sul tassare i fuori corso e teme un abbandono: Sono mediamente più del trenta per cento degli iscritti, in alcuni atenei anche di più. Sarà meglio fare bene i conti”. http://www.controcampus.it/2012/08/tasse-e-fuoricorso-decleva-niente-stangate-ma-sono-in-ballo-diversi-milioni/ La condizione di fuori corso non implica nei fatti un aumento dei servizi per le Università; nella stragrande maggioranza dei casi gli studenti restano fuori corso in attesa del superamento di pochi esami che si sono rivelati uno scoglio per il completamento degli studi e frequentano l’università in tono minore utilizzando servizi in tono minore, nei fatti determinano forti entrate per gli atenei a fronte di minori uscite.
Tempo addietro il sottosegretario Martone aveva definito chi si laureava dopo i 28 anni uno sfigato; ora Monti ha rincarato la dose “sfigato e tartassato”. Siamo proprio assediati dalle grandi intelligenze di questi governanti.
05/08/12 francesco zaffuto
immagine - un cervello con le diverse sezioni

mercoledì 25 gennaio 2012

Martone: gli sfigati sanno di essere sfigati


Gli sfigati spesso hanno seguito dei sogni che non si sono realizzati, spesso si sono mossi a ventaglio su tanti interessi, spesso hanno amato senza trovare un amore, spesso hanno studiato cercando di capire quello che stavano studiando, spesso hanno rifiutato qualche raccomandazione perché gli faceva un po’ schifo, si sono resi conto che non sapevano vendere in un paese di venditori ….
Certamente chi si è laureato a 23 anni ha sicuramente molte più possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro, ha di fronte a se tanti anni di giovane da spendere per successivi corsi e successivi tentativi; chi arriva alla laurea a 30 anni faticosamente, per svariati motivi, ha meno opportunità di fronte a se; ma una società che ti dice che non hai combinato niente per aver studiato è una società di merda … e Martone in qualche modo rappresenta in forma cosciente questa società.
25/01/12 francesco zaffuto
Immagine – la scatoletta di Piero Manzoni “merda d’artista” 1961

martedì 30 agosto 2011

Studiare non vale una cicca


(aggiornamento del 31/08 - dicono oggi che hanno tolto questa misura dopo la levata di di scudi di ieri - massima vigilanza)
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Dicono che hanno trovato un accordo sulla “manovra finanziaria”, non ci sarà in super prelievo sui redditi alti e in compenso “aggiustano” l’età pensionabile. L’aggiustamento riguarda gli anni di studio all’università e il servizio militare. L’aver studiato e l’avere servito “questa Repubblica” non vale una cicca in termini di TEMPO. Si tratta di un tempo fuori dal tempo. Il tempo dedicato al servizio militare obbligatorio viene considerato un tempo morto. I tempo dedicato allo studio non viene preso in considerazione sul piano dello stesso requisito richiesto per la professione. E’ un po’ come dire: “hai servito lo Stato, hai studiato, peggio per te, era meglio che andavi a lavorare prima; ti devi fare lo stesso altri 40 anni di lavoro".
I nostri “geni”, che governano, non si rendono conto che in questo modo andranno a varare una misura ingiusta sul piano sociale che provoca un trattamento diversificato e sfavorevole per una parte dei lavoratori. E non solo: diventa un invito a studiare di meno e a lavorare di più, come se lo studio non fosse un lavoro, spesso più faticoso e stressante del lavoro stesso; come se lo studio non fosse una elevazione per l’intero paese.
Se si considera poi che gli anni di studio, per essere calcolati ai fini pensionistici, sono tutti da riscattare a suon di elevati pagamenti contributivi dello stesso lavoratore, al danno si aggiunge la beffa.
Se si considera che il vecchio servizio militare (o civile) aveva carattere obbligatorio, il non conteggiarlo ai fini dell’età pensionabile lede i principi generali di uguaglianza previsti dalla Costituzione.
30/08/11 francesco zaffuto

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immagine - Asino perplesso - olio su tela - © francesco zaffuto
nota descrittiva dell'immagine per disabili visivi
in un paese desolato e assolato, la testa di un asino si affaccia dalla porta di una stalla

venerdì 3 dicembre 2010

Chi ricerca non trova



Dopo otto anni di stenti per i ricercatori dell’Università un concreto rischio di rottamazione.


Si apprende che l’approvazione definitiva al Senato della Riforma dell’Università slitta a dopo il fatidico 14 dicembre, una sorta di chi vivrà vedrà. I motivi che hanno portato al rinvio vengono spiegati tecnicamente da vari esponenti politici, ma sicuramente la forte levata di scudi da parte di studenti e docenti è la motivazione principe di questo rinvio; fare approvare una riforma contestata con un Governo in bilico era un rischio elevato che metteva a dura prova la stessa spavalderia di Berlusconi.


Considerato l’intervallo, può essere utile continuare ad esaminare i punti chiave di questa riforma.
Nel post precedente mi ero occupato di nuovi Consigli di amministrazione dell’Università riformata:


qui si vuole fare una riflessione sul destino che riserva la riforma ai cosiddetti Ricercatori.

Il ricercatore, grado più basso dell’Olimpo della docenza universitaria, entrerà con contratti a tempo determinato che possono protrarsi per otto anni. Durante questi otto anni il docente ricercatore potrebbe essere assunto per il suo valore e la disponibilità finanziaria dell’Università. Alla fine degli otto anni se non è stato assunto viene definitivamente rottamato. Non si capisce bene se la sua rottamazione avviene perché si è dimostrata una sua reale incapacità a conservare l’incarico o perché non si sono mai create condizioni finanziarie per la sua assunzione a tempo indeterminato; scade perché è arrivato a scadenza come un qualsiasi prodotto avariato e vengono inseriti nuovi ricercatori che per otto anni staranno in cottura.

Se consideriamo che il giovane ricercatore magari avrà ottenuto l’incarico di ricerca che era un brillante trentenne si troverà ad essere un probabile rottamato vero i quaranta anni. Potrà andare in giro con qualche titolo acquisito da spendere non si sa dove.
Certo si potrà dire: ma chi te lo ha fatto fare? L’Università deve pur svecchiarsi e bisogna aprire al merito dei nuovi. Visto che il tuo primo merito è diventato demerito, cosa vuoi dalla vita? C’è chi sta peggio di te. Il ragionamento cinico pare non fare una grinza.

A conti fatti un ricercatore, con queste condizioni di trattamento, ha tutte le motivazioni per lasciare l’Italia al più presto e approdare ad altre terre. Se gioca il suo merito da trentenne in America, può avere un più spedito successo o essere subito trombato senza aspettare otto anni; e se viene trombato in America, perché capita più spesso di quello che si possa pensare, potrà tornare in Italia dicendo che ha fatto una esperienza mondiale, e qualche azienda magari se la beve; se dice di essere stato trombato in Italia dopo otto anni, sarà guardato come un povero mentecatto.

Per iniziare una carriera Universitaria da ricercatori in Italia occorrono: una famiglia alle spalle mediamente ricca e una buona dose di masochismo (che può essere trasformata in sadismo solo quando si realizzerà il sogno di diventare professore ordinario).
Si parla tanto di merito, ma nei fatti l’Università è oggi un paese per ricchi e con questa riforma lo diventerà ancora di più.

Ma allora che accidenti vuoi?
Poiché sono vecchio, mi limito a dire che non si può scherzare con gli anni della vita dei nostri giovani. Tre anni possono bastare per definire un percorso che porta all’assunzione, se si vogliono veramente fare delle assunzioni. Se chi ha fallito vuole riprovarci ci riprovi pure tutte le volte che vuole e a suo rischio, non si può chiamare fallito nessun uomo.
03/12/10 francesco zaffuto

immagine – aspettando – disegno a matita

nota descrittiva dell'immagine per disabili visiviUna figura bianca vagamente umana sta seduta su una sedia che per la forma è la sua stessa ombra, è in posizione di attesa con le braccia che scivolano sulle ginocchia. L’orizzonte è una striscia nera che incrocia il suo volto, l’orizzonte si spezza con una linea che separa il triangolo destro del foglio, sopra la linea due forme di spermatozoi che giocano con una palla.

mercoledì 1 dicembre 2010

Una nuova razza padrona per le Università


Ma, di che razza è la riforma dell’Università? Razza padrona.

Il solito pregiudizio degli oppositori? Vediamo.

Il rettore può restare in carica per un solo mandato di sei anni.


Perbacco! Finalmente un’alternanza.
Ma come mai una classe politica che non vuole porre neanche il limite del doppio mandato ai parlamentari decide per un solo mandato ai rettori? E’ più semplice di quanto si possa pensare e lo ha detto più volte chiaramente lo stesso Berlusconi: nelle Università ci sono centri di potere della sinistra. Il metodo del mandato unico fa rullare le cose, poi si vedrà, c’è sempre tempo per una modifica.

Ma per vedere se si tratta di razza padrona dobbiamo prendere in considerazione il Consiglio di amministrazione dove con la riforma è prevista l’entrata dei privati:
(dal sito della Camera)
i) composizione del consiglio di amministrazione nel numero massimo di undici
componenti, inclusi il rettore, componente di diritto, ed una rappresentanza elettiva degli studenti; designazione o scelta degli altri componenti secondo modalità previste dallo statuto, anche mediante avvisi pubblici, tra personalità italiane o straniere in possesso di comprovata competenza in campo gestionale ovvero di un'esperienza professionale di alto livello; non appartenenza ai ruoli dell'ateneo, a decorrere dai tre anni precedenti alla designazione e per tutta la durata dell'incarico, di un numero di consiglieri non inferiore a tre nel caso in cui il consiglio di amministrazione sia composto da undici membri e non inferiore a due nel caso in cui il consiglio di amministrazione sia composto da un numero di membri inferiore a undici; previsione che fra i membri non appartenenti al ruolo dell'ateneo non siano computati i rappresentanti degli studenti iscritti all'ateneo medesimo; previsione che il presidente del consiglio di amministrazione sia il rettore o uno dei predetti consiglieri esterni ai ruoli dell'ateneo, eletto dal consiglio stesso; possibilità di prevedere il rinnovo non contestuale dei diversi membri del consiglio di amministrazione al fine di garantire un rinnovo graduale dell'intero consiglio;
L’Università si apre. A chi? Ai privati, ovviamente a un certo tipo di privati: aziende interessate a orientare le università secondo le loro necessità nel campo della ricerca. Non si tratterà di mecenati ma di parecchio interessati.

Fino ad oggi le Università si sono rapportate elle aziende del territorio nell’ambito delle loro scelte di autonomia culturale; da domani le aziende più importanti potranno mettere le mani direttamente in pasta nella ricerca, soprattutto in quella scientifica capace di moltiplicare il denaro.

Che male c’è?
Marchionne non vuole che i sindacati e i politici mettano il becco nei suoi piani industriali neanche per prenderne visione preventivamente, ma sicuramente sarà pronto a mettere qualcuno dei suoi uomini dentro il Politecnico di Torino. I potentati economici dopo un buon controllo sulla politica cominceranno ad avviare un buon controllo sulla ricerca e la cultura. Tutto a fin di bene certamente, dove il bene è il profitto.
Sugli altri aspetti della riforma “Gelmini” si può discutere per la diversa rilevanza, ma i privati nei consigli di gestione penso che siano l’aspetto chiave della riforma; su tale argomento la Gelmini si sarà limitata a scrivere sotto dettatura.
01/12/10 francesco zaffuto
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(immagine - Donna 3 tutta geneticamente modificata - fotocomposizione © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)
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nota descrittiva dell'immagine per disabili visiviLa donna geneticamente modificata di Mastrosimone sta seduta su un piano: braccia e avambracci sono formati con quattro zucchine, una grande mela rossa per il pingue torace, due melanzane per seni, pere allungate per le due gambe, l’apparato genitale è un guscio spinoso con due castagne lucenti, la testa è una zucca con un cappellino giallo. Mentre nelle antiche composizioni di Arcimboldo gli elementi della natura diventavano uomini per un puro gioco barocco, nella composizione di Mastrosimone si può trattare del risultato della nuova manipolazione genetica.

venerdì 9 luglio 2010

umanisti in azienda e umani in politica



Un
Master
per
umanisti
d'azienda
o
un
Corso
per
umani
in politica
Leggo su
http://archiviostorico.corriere.it/2010/luglio/07/ora_umanista_azienda_oltre_vecchi_co_9_100707064.shtml
che Angelo Panebianco
fonda un “Master per umanisti d’azienda”, presso l’Università di San Raffaele di Milano. Questi fortunatissimi laureati in lettere o in filosofia saranno 35 e tutti ben selezionati; per partecipare a questo corso dovranno avere come requisito essenziale l’ottima padronanza dell’inglese. Per un anno staranno ad ascoltare (...forse in inglese...) le lezioni di scienza politica di Panebianco, Martinelli, Somaini, Navaretti, Dassù ; e per finire, lezioni su come si legge un giornale economico di Oscar Giannino. Dopo un anno, alla fine del corso, alcuni di loro, fortunati tra i fortunati, tramite la benedizione di qualche santo, potranno partecipare ad un ulteriore stage presso aziende che valuteranno gli ultimi requisiti e capacità. Dopo questi stage forse qualcuno potrà essere assunto come umanista d’azienda e troverà un lavoro; uno di quei lavori dove dirigi gli altri e ti aspetti di essere pagato più degli altri.

S’io mi chiamassi Paneduro
fonderei un “Corso per umani nella politica”, presso il parco pubblico della mia città. Le lezioni si possono tenere se non piove e camminando (come nella antica scuola dei Peripatetici), a gruppi di 5 (un maestro e 4 allievi) e si potranno fare più corsi per ogni nuovo gruppo. Requisiti per l’iscrizione: buona conoscenza della lingua italiana e discreta conoscenza della Divina commedia e delle poesie di Carlo Porta e Gioacchino Belli.
5 materie
1) Rispetto della libertà e della dignità di ogni essere umano
2) Rispetto degli animali e della natura
3) Esercitazioni e meditazioni per non rubare
4) Esercitazioni e meditazioni per non esercitare potere e carisma
5) Esercitazioni e meditazioni per sviluppare la speranza nell’essere umano
Quando gli allievi si riterranno in piena coscienza formati potranno iscriversi a partiti e sindacati con l’alta qualifica di umani.
09/07/10 francesco zaffuto
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(immagine “si alzò per guardare le stelle” dalle Metamorfosi di Ovidio – acquerello © francesco zaffuto)

venerdì 19 marzo 2010

disoccupati per merito


Il dato dei laureati disoccupati e sottooccupati è in continuo aumento. In Italia si parla tanto di merito e poi i titoli di studio faticosamente conseguiti diventano quasi un demerito sul mercato del lavoro.

19/03/10
Oggi presso l’Università della Calabria al Campus Arcavacata di Rende (Cosenza) si è tenuto un Convegno sulla condizione occupazionale dei laureati. L’Associazione Almalaurea ha presentato al convegno la XII Indagine sullo stato occupazionale dei laureati.
L'indagine riguarda 162mila laureati nel 2008 di primo e di secondo livello post-riforma, intervistati ad un anno dalla laurea, e quasi 50mila laureati pre-riforma delle sessioni estive 2006 e 2004, intervistati a 3 e 5 anni dalla laurea. Nel complesso sono state raccolte 185mila interviste di laureati presso 49 università italiane.
http://www.almalaurea.it/universita/occupazione/occupazione08/

L’allarme si evidenzia se si mettono in confronto i dati con quelli dell’anno precedente:
Tasso disoccupazione
Laureati di primo livello (3 anni)
quest'anno 21,9% anno scorso 16,5% +5,4%
Laureati specialistici (3+2)
quest'anno 20,8% anno scorso 13,9% +6,9%
Specialisti a ciclo unico
quest'anno 15,0% anno scorso 8,9% +6,1%
Fonte: ALMALAUREA, XII Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati, marzo 2010

Un altro dato significativo è il livello delle retribuzioni dei laureati in Italia per i giovani che sono ai primi rapporti di lavoro dopo la laurea.

Stipendio mensile (euro)
Laureati di primo livello (3 anni)
quest'anno 1.109 anno scorso 1.136 -27
Laureati specialistici (3+2)
quest'anno 1.057 anno scorso 1.125 -68
Specialisti a ciclo unico
quest'anno 1.110 anno scorso 1.149 -39
Fonte: ALMALAUREA, XII Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati, marzo 2010

Questi i risultati per un giovane che ha conseguito una laurea, che ha dedicato i previsti anni allo studio (e di solito qualche anno in più dei canonici anni), che si è sobbarcato ad una notevole fatica e ad un continuo stress da esami, con una famiglia che si è impegnata a pagare tasse per la frequenza universitaria, spese per i libri e a volte per il mantenimento degli studi fuori sede. Inoltre, per tutto il periodo degli studi non ha percepito nessuna forma di assistenza contributiva e si troverà con diversi anni di contributi in meno rispetto ai giovani che si sono dedicati subito al lavoro. Certo gli anni di università possono essere riscattati sul piano contributivo, ma ciò accade a caro prezzo e tutto a carico del lavoratore laureato.
In pratica il neolaureato deve ringraziare la “Provvidenza” se non resta nella condizione di disoccupazione e deve accontentarsi di forme di sottoccupazione per almeno cominciare a sopravvivere autonomamente dalla famiglia di origine.
La condizione di sottoccupazione è così diffusa che basta guardare anche lo stesso sito dell’Associazione Almalaurea per rendersene conto: sono inseriti nella banca dati ben unmilionetrecentosettantamila curriculum vitae; anche se non sono tutti di laureati disoccupati, sono tutti di laureati in cerca di un impiego che meglio corrisponda al proprio percorso di studi, alle proprie aspettative sul piano del riconoscimento.
Una persona nel nostro paese Italia può perfino essere rovinato dagli gli studi, basta laurearsi con qualche anno di ritardo, basta dovere andare in giro a presentare un curriculum in diverse aziende che cominciano a nicchiare sulla tua poca esperienza nel mondo del lavoro; puoi perfino trovare negato un lavoro manuale, devi nascondere il tuo titolo di studio e inventarti bugie sul tuo curriculum.
Potrai sentirti dire soventemente: “Come, Lei è laureato e vuole fare il magazziniere o addirittura l’operaio? Ma non fa per Lei, non è la Sua collocazione, deve cercare una collocazione adatta”. E intanto il tempo passa e il tempo lavora contro di te.
Anche quel rifugio che per tanti anni è stato l’insegnamento è venuto a mancare; perfino trovare una supplenza è diventato difficile con le nuove scelte di riduzione della Gelmini tagliatrice di teste.
Per non parlare poi delle professioni libere, con le corporazioni che si chiudono a riccio, come quella degli avvocati che vogliono costruire una diga insuperabile contro l’affluenza degli ultimi arrivati.
Allora i nostri politici di governo, e primi fra tutti quelli che si occupano di istruzione, la smettessero di cianciare sul merito. Se non si trovano alcune soluzioni per i laureati è meglio scrivere un avviso dinanzi le porte delle università del tipo:
“Se non siete figli di industriali con aziende ben avviate
O se non siete figli di....
O se non siete baciati dalla fortuna
Perdete ogni speranza o voi che entrate”.
Quello che ho sopra detto è indirizzato ai "sepolcri imbiancati", ma ai giovani voglio dire: "non arrendetevi mai".
francesco zaffuto
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(immagine – “buio_book - Buio essere nel Buio: quando il giorno entra in occhi ” © arianna veneroni http://www.flickr.com/photos/arive11/ )