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domenica 27 marzo 2011

Bronzi di Riace, Venere Morgantina e Galan


Ma l’arte merita un pellegrinaggio?

Ecco come si è espresso il nuovo ministro della cultura Galan: «Bisogna superare i conformismi. I Bronzi di Riace sono stati trovati nei mari della Calabria, ma solo per questo devono rimanere in quella zona? Così come la Venere di Morgantina, da poco rientrata in Italia dopo essere stata per anni al museo Paul Getty di Los Angeles, è ragionevole che venga esposta nel museo di Aidone, in provincia di Enna, che è difficilmente raggiungibile?»

Mister Galan, è comprensibile che lei difenda il suo festival di Venezia dal duplicato veltroniano, ma, non può conservare i suoi conformismi veneti e superare quelli degli altri.

Ora mettiamo per un attimo da parte la comprensibile volontà dei comuni di Reggio e di Aidone di tenere i capolavori come fiore all’occhiello e come possibile sviluppo del settore turistico, e facciamo una riflessione sulla fruizione dell’arte. Se questi capolavori venissero spostati in un museo di Roma sicuramente avrebbero più visitatori; si andrebbero ad aggiungere ai tanti capolavori già presenti in quella città per una megafruizione consumistica.

L’arte è memoria di un tempo e di un luogo, e penso che vada conservata nello stesso luogo per meglio fare riaffiorare anche la memoria di un tempo. Chi ama l’arte è disponibile a un pellegrinaggio. Chi ama la cultura greca sa che deve recarsi all’Acropoli di Atene, a Delfi, ad Agrigento; la visita al museo inglese di reperti greci ricorda soprattutto un evento barbaro dell’ultima guerra mondiale.

Il pellegrino, amante dell’arte, che vorrà vedere i Bronzi di Riace e la Venere Morgantina di Aidone potrà cogliere l’occasione per un viaggio che gli permetterà di vedere il mare blu scuro tra Scilla e Cariddi, scoprire che esiste la Sicilia, visitare quella particolare città che è Enna attaccata su un monte, nata (nel 139 a.c.) per una rivolta di schiavi.

27/03/11 francesco zaffuto

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Immagine – la statua della Venere Morgantina - bellezza del volto e bellezza del panneggio delle vesti, le vesti sono come ad avvolgere il corpo stesso evidenziandone le sue forme femminili.

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Stroria di EUNO - tra Enna e Morgantina

giovedì 3 febbraio 2011

Arte da bere - Kandinsky a Milano

Ecco il falsohttp://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_febbraio_2/falso-quadro-kandinsky-truffa-181383304951.shtml
Lo avrebbe comprato per 3 milioni di euro, lo avrebbe appeso nel salotto della casa protetta di antifurto, e alla prossima visita degli amici avrebbe detto: “Sì, è un Kandinsky, penso di avere fatto un affare”.

Ecco il vero Se si fa una passeggiata sui navigli a Milano, nei giorni della fiera, si possono trovare diversi quadri di pittori giovani, e anche meno giovani, che ci colpiscono per i colori e per le forme. Qualcuno di quei quadri , che ci è piaciuto, lo possiamo comprare e portarlo a casa per cifre che difficilmente superano i 200 euro. Ma quei pittori che espongono per la strada raramente riescono a vendere i loro quadri.
Lo sprovveduto salumiere che, osservando i quadri del pittore che espone sul marciapiede, è rimasto affascinato da un mucchio di papaveri e da una donzella che li raccoglie, dopo avere domandato il prezzo, si pone la domanda: “Ma li vale duecento euro?” . Ma certo che li vale : ci sono almeno due giorni di lavorazione, la cornice, le spese per pennelli e colori, e i giorni passati in strada di quello strapazzato pittore che tenta di vendere il suo quadro. Ma il titubante salumiere frena e censura il suo primitivo istinto di piacere: “No, e se poi neanche li vale , che figura ci faccio. Non è un buon investimento”. Rinuncia all’acquisto. Lo stesso sprovveduto salumiere comprerà in una galleria, qualche giorno dopo, per settecento euro la copia n. 425 di un noto pittore, con tanto di firma e atto di certificazione , tornerà a casa sicuro di avere fatto un buon investimento, attaccherà il quadro nel salotto, e anche se non gli piace farà degli sforzi per farselo piacere.
Prima di emettere un giudizio sulla singola opera che si percepisce e che si ha sotto gli occhi, parlo di un giudizio semplice tipo: “Mi piace, non mi piace”, l’osservatore cerca assicurazioni di valore. Questo è lo stato dell’arte in pittura oggi, se un’opera non è accompagnata da parole e certificazioni non ha alcun valore neanche per i pochi euro dei tempi di lavorazione. Mentre nei secoli passati anche mediocri artisti riuscivano in qualche modo a lavorare , sia pure ai margini di un artigianato pittorico, oggi sono totalmente espulsi dalla possibilità di produrre qualsiasi forma d’arte.
Non mi piace fare il tifo per i ladri e gli imbroglioni, nonostante le simpatie di tutta la cinematografia mondiale; ma nel caso del mercato dell’arte bisogna riconoscere che attraverso la loro opera di mistificazione riescono a demistificare.
03/02/11 francesco zaffuto
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Immagine - il falso attribuito a Kandinsky - l’immagine è un po’ sfocata poiché trattasi di ulteriore riproduzione dal giornale – Corriere della sera del 03/02/11 .

mercoledì 17 novembre 2010

Ahi Ahi sig. Bondi, occhio al cartello



Nel post BONDI, EX ROSSO POMPEIANO del 09/11/10 scrissi che Bondi non poteva fare cadere la Casa dei gladiatori neanche con mille testate e che il disastro veniva da lontano. Ma oggi c’è una novità “grazie a Google Street View, il servizio di mappe messo a punto dal motore di ricerca più usato al mondo e che permette anche un giro negli scavi, senza muoversi dal pc, rivela che la Schola Armaturarum, crollata poco più di una settimana fa, è stata sottoposta ad un “restauro” appena un anno mezzo fa, nel luglio 2009. “ LA FOTO è VISIONABILE a QUESTO LINK
http://www.ilgazzettinovesuviano.com/2010/11/16/crollo-agli-scavi-google-rivela-%E2%80%9Clavori-alla-schola-fatti-nel-2009%E2%80%9D/
La notizia è riportata oggi anche dalla rassegna.governo.it per la versione di oggi del CORRIERE.
http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=52772937
Allora una testata di BONDI c’è stata, pari forse a quella di un ariete.
17/11/10 francesco zaffuto
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(immagine – due volti romani che emergono da una base di rosso pompeiano)

martedì 9 novembre 2010

BONDI, EX ROSSO POMPEIANO


La caduta della Domus dei gladiatori Bondi non l’avrebbe potuta provocare neanche se ci avesse dato mille testate. La richiesta di dimissioni di Bondi per questo motivo è quantomeno ridicola.

Il disastro viene da lontano e Bondi ha lavorato nel solco della sbadataggine, contribuendo solo con l’ultima testata.

Intanto si preparano i falchi, quelli del “privato è bello”. I caritatevoli “mecenati “ dello sponsor, quelli che amano il patrimonio artistico; quelli che per il solo fatto di essere manager privati dovrebbero essere migliori dei dirigenti pubblici. Forse per la capacità di fiutare un proprio profitto?

Fortuna ha voluto che il crollo sia avvenuto mentre non c’erano visitatori, altrimenti, oltre allo scempio della caduta delle sacre pietre, avremmo avuto la tragica fine di qualche turista. Immaginiamoci per un attimo la morte di un turista straniero cosa avrebbe provocato di impatto a livello internazionale, una campagna tipo: "non andate in Italia a vedere antichità".

09/11/10 francesco zaffuto

(immagine – due volti romani che emergono da una base di rosso pompeiano)