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sabato 29 giugno 2013

tra gli astri c'è Margherita Hack


Della morte non ha mai avuto paura, nemmeno negli ultimi giorni: ''quando ci sono io non c'e' la morte - le piaceva ripetere - e quando c'e' la morte non ci saro' io''.
Se stasera volgiamo gli occhi agli astri possiamo ricordarla.

http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/spazioastro/2013/06/29/Morta-astrofisica-Margherita-Hack_8947603.html

mercoledì 29 maggio 2013

Addio a Franca Rame



Ciao Franca,
per le tue battaglie le donne ti debbono molto,
e anche a noi uomini ci hai fatto capire tanto.
Un cordoglio a Dario per questo suo tristissimo giorno.

Foto e notizia da

domenica 30 dicembre 2012

addio a una farfalla



è immensa la tristezza quando muoiono pezzi di futuro
In questo fine anno mi ha colto di sorpresa la morte della figlia di un mio nipote
La morte, si sa, ci fa tanta compagnia che preferiamo non parlarne,
ma quando spezza
per una guerra
o per un incidente
o per malattia
una giovane vita
è enorme lo strazio di chi perde un figlio.
Mi è difficile oggi dire buon anno
in qualche modo lo dico lo stesso
buon anno
per aver cura dei fiori
e dei figli di questa terra

(immagine – una farfalla su un fiore http://www.windoweb.it/desktop_foto/foto_farfalle.htm)

venerdì 31 agosto 2012

Buon viaggio padre Martini


“la vera differenza non è tra chi crede e chi non crede, ma tra chi pensa e chi non pensa”

venerdì 2 marzo 2012

in punta di piedi ci ha lasciato

é difficile pensare che Lucio Dalla non ci sia più; con il suoi versi, la sua musica e la sua ironia ci ha accompagnato per tanti anni ...


Piazza Grande

Lucio Dalla
Santi che pagano il mio pranzo non ce n'è
sulle panchine in Piazza Grande,
ma quando ho fame di mercanti come me qui non ce n'è.

Dormo sull'erba e ho molti amici intorno a me,
gli innamorati in Piazza Grande,
dei loro guai dei loro amori tutto so, sbagliati e no.

A modo mio avrei bisogno di carezze anch'io.
A modo mio avrei bisogno di sognare anch'io.

Una famiglia vera e propria non ce l'ho
e la mia casa è Piazza Grande,
a chi mi crede prendo amore e amore do, quanto ne ho.

Con me di donne generose non ce n'è,
rubo l'amore in Piazza Grande,
e meno male che briganti come me qui non ce n'è.

A modo mio avrei bisogno di carezze anch'io.
Avrei bisogno di pregare Dio.
Ma la mia vita non la cambierò mai mai,
a modo mio quel che sono l'ho voluto io

Lenzuola bianche per coprirci non ne ho
sotto le stelle in Piazza Grande,
e se la vita non ha sogni io li ho e te li do.

E se non ci sarà più gente come me
voglio morire in Piazza Grande,
tra i gatti che non han padrone come me attorno a me

domenica 26 febbraio 2012

compleanno su facebook


un servizio di facebook è quello di comunicare il compleanno degli amici, ma può capitare qualcosa di difficile … l’amico non c’è più e non perché ha cancellato la labile amicizia su facebook … ma non c’è più perché è partito per un altro mondo …
della morte del mio amico Michele Romano ho solo saputo passando dalla sua pagina di facebook ed ho trovato ancora più triste conoscere ben poco della sua dipartita. Era un poeta giardiniere appartato ed estasiato dalla natura, si era rifugiato nella maremma toscana scappando dai rumori ferrosi della Lambrate milanese.
Voglio proporre in lettura alcune sue poesie che ho trovato ieri in un cassetto; Michele Romano preferiva firmarsi ariel (come lo spirito che Shakespeare tratteggia nella Tempesta)

Sarebbe bello una volta incontrare Antigone
Chissà, un mattino di Sole? Presso l’Eretteo
Con la luce che gioca nelle pieghe delle figure
sulla loggia del tempio
Sconfiggere l’Ybris, il Minotauro che ci ha
fissato con gli occhi di brace, dal buio.
Ci piacerebbe incontrare Antigone sopravvissuta all’offesa,
con le mani piene di sabbia, di terra,
raccogliere il fulgore dei doni in quel tempio
della promessa.
Solo i viandanti nani ci hanno lasciato le loro
impronte scavate nella sabbia, i carichi lasciati
presso il mare. Al sole di levante negli occhi
abbagliati, sul viso screpolato di sale.
Un altro viaggio occorre adesso, verso il porto che era
agli inizi della memoria …
(ariel)
Fragmenta … in sol minore
La solitudine è come il basso continuo di ogni esistenza
Ce ne storna la capacità di ascolto dell’altro, che ci
sfiora
ogni tanto e con noi risuona e vibra per un breve tratto
(ariel)
Abitare il cuore del mondo
è vivere nel canto intraducibile
delle cose
(ariel)
La libertà è un luogo così assolato che tutti
si rifugiano all’ombra della frazione univoca
dell’io
(ariel)
Immagine – limoni - tratta da internet. Non sapevo che immagine allegare a questo post, poi mi sono ricordato che alcuni anni fa per definire il mio amico Michele Romano gli dissi: tu sei come il limone, duro e testardo ma capace di dare sapore alle cose, e gli inviai questi miei versi.
IL LIMONE
Dire dell’erba e del cielo
e il cielo diveniva erba
Ci camminavi sopra
col capo capovolto
Il mondo ora sorrideva
ora piangeva
ora nel fracasso fingeva di ascoltarsi
Tu stavi sospeso
frutto sempre acerbo
raccogliendo i raggi del sole
sulla scorza dura
.......................... … e ora addio Michele
26/02/12 francesco zaffuto

lunedì 26 settembre 2011

UN SALUTO A SERGIO BONELLI



Ci ha lasciato oggi Sergio Bonelli
Era il padre editoriale del fumetto italiano: un insieme di sogni e di arte, un immaginario discreto e silenzioso che non aveva bisogno di rumori e tecnologie per tenerci compagnia
Tex, Carson, Dilan Dog, Mister No, Zagor, Martin Myster …. e tanti altri lo salutano, mi aggrego a questo saluto. Grazie, e spero che qualcuno possa continuare il tuo lavoro.
26/09/11 francesco zaffuto
.
Immagine – una copertina di Tex

lunedì 13 giugno 2011

Improvvisamente

Ieri, 12 giugno, improvvisamente il mio amico Gigi Brustia è scomparso, il cuore se l’è portato via come in un battito d’ali. Forse di là era necessario un bravo Maestro di scuola elementare per mettere in piedi una scuola per i bambini morti nelle guerre e negli stenti o era necessario un buon sindacalista per una questione essenziale; non trovo altra ragione comprensibile. Arrivederci Gigi.
13/06/11 francesco zaffuto

Il saluto degli amici di Brescia: http://www.gildabs.it/

Immagine - ciclamini – acquarello


venerdì 28 gennaio 2011

...la sosta



Questo blog è rimasto inattivo per sette giorni, parlerò brevemente dei motivi del…

…la sosta

Ogni tanto la morte mi passa vicino e si porta via un mio familiare o un amico, in uno di questi giorni di sosta mi ha tolto la mia cara sorella Rosalia. Si affolla sempre di più di persone care l’altra parte dell’universo ignoto.
La sosta imposta dalla morte ci allontana dai rumori del mondo, ma dopo poco tempo ritorniamo ai rumori del mondo come se quella sosta non ci avesse insegnato nulla. Nei rumori del mondo ci stiamo dentro come abitanti di un eterno movimento e noi che eterni non siamo, nel ripetere gesti e vizi quotidiani, dimentichiamo nuovamente la morte.
Della morte non si parla; la cataloghiamo, la storicizziamo, l’attribuiamo ad eventi, ma evitiamo di coglierne il senso. Solo qualche volta, quando percepiamo l’assenza di una persona cara ne cogliamo per un attimo il senso; ma timorosi del nostro pianto facciamo diventare la morte un dolore privato da superare per ritornare ai rumori quotidiani.
Affidiamo la riflessione sulla morte agli specialisti: ai sacerdoti, ai filosofi, come se fosse un settore specifico di ricerca. Sacerdoti e filosofi, investiti da tale incarico, costruiscono impianti interpretativi spesso rigorosi poiché vengono letti da altri specialisti, ma i rumori quotidiani del mondo non mutano. Eppure la sosta della morte potrebbe insegnarci, a tutti, di per sé qualcosa: per la brevità delle nostre singole esistenze potremmo cogliere la preziosità del tempo e l’inutile ripetizione dei vizi; per l’assenza che lascia negli affetti potremmo cogliere la necessaria concordia umana.
Durante questa mia sosta privata c’è stata la ricorrenza del Giorno della memoria, per ricordare che nella storia gli uomini sono stati capaci di giocare con la morte al punto di annullare ogni elemento di concordia umana. Tentare di comprendere il senso della morte ci può aiutare a vivere la nostra limitata esistenza.
28/01/11 francesco zaffuto
Immagine foto di rose bianche
http://www.zipnews.it/wp-content/uploads/2009/09/rose-bianche.jpg

martedì 30 novembre 2010

Addio Brancaleone



Addio Monicelli,
nei tuoi film sei riuscito a raccontare tutti i nostri vizi di italiani senza mai disprezzarci, speravi sempre che ce l’avremmo fatta. In questo 2010 ci hai messo in guardia con qualche intervento da vecchio saggio: l’Italia «ha preso sempre più un percorso di rinuncia e di conservazione del benessere, senza solidarietà con il prossimo. Importante è chiudersi in un fortino anche a costo di barare e sopraffare. Ed è quello che sta avvenendo. Stiamo perdendo forza e creatività, un cambiamento che interessa tutto l'Occidente, mentre l'asse si sta spostando verso Oriente. Ma l'Italia è sempre la pecora nera. Noi stiamo applaudendo allegramente. È un continuo di feste in tv, balli, nudità, sesso. Sembrano gli ultimi giorni di Babilonia, come un vecchio film. Poi Babilonia crollava...'. Quello che è oggi il degrado dell'Italia si poteva prevedere già da due generazioni fa. Il fatto è che noi siamo sempre stati un popolo subalterno. Sotto il dominio prima di francesi, poi spagnoli, di tedeschi, sotto lo stesso dominio del Papa. Insomma non abbiamo mai avuto una nostra reale indipendenza, mai davvero avuto il senso della libertà».


Mario, ci proveremo ancora una volta a diventare italiani; abbiamo una bellissima lingua e dei bei colori, abbiamo una cultura un po’ disprezzata, abbiamo qualcuno dei tuoi film che possiamo rivedere.
30/11/10 francesco zaffuto
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immagine – da una scena del film di Mario Monicelli – L’armata Brancaleone

martedì 22 giugno 2010

Arrivederci Lillo


Arrivederci Lillo,
è stata luminosa la vita
quando la speranza l’alimentava,
è stata difficile
quando la malattia e le pesanti cure
l’hanno circondata e prosciugata.
Ci sarà da qualche parte,
negli infiniti spazi,
una vecchia osteria
per raccontarci tutti amici scomparsi


22/06/2010 francesco zaffuto
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(immagine “fiori nella nebbia” acquerello © francesco zaffuto)

giovedì 8 aprile 2010

Un saluto a Totò Petix


Un saluto al compagno Totò Petix deceduto recentemente. Aveva solo 58 anni, ma almeno 40 di questi suoi anni l’ha dedicati alla politica; nel senso che ha donato alla politica la sua fatica e i suoi sentimenti di solidarietà umana. Lo ricordo ancora giovane per qualche lunga discussione sul: che fare. Lo ricordano amici e compagni che possono testimoniare il suo impegno fino alle più recenti battaglie:

Se c’è qualche battaglia sindacale da condurre nell’aldilà possiamo di nuovo incontrarlo.
Un caro saluto Totò
francesco zaffuto

sabato 23 maggio 2009

Mauro Rostagno è stato ucciso dalla mafia


23/05/09

(foto Mauro Rostagno)

Una notizia pubblicata dall’ansa di oggi rende giustizia all’immagine di Mauro Rostagno
Era approdato in Sicilia per inseguire un sogno: costruire la comunità chiamata “Saman” .
Mauro Rostagno è stato una delle menti più vivaci del ’68; uno dei primi a rendersi conto che bisognava percorrere nuove strade dopo la crisi del movimento. La strada dell’inseguire il mito della rivoluzione aveva portato il movimento verso gli scenari del terrorismo; Rostagno imbrocca risolutamente la strada della non violenza e si rivolge anche ad una riflessione sul pensiero orientale. Ma non lo fa nel chiuso di una stanza, lo fa secondo il suo modo di essere, costruire una comunità presente sul sociale; sceglie la terra della Sicilia per questo suo nuovo sogno. Si scontra subito nel trapanese con gli interessi della mafia; ma Rostagno non indietreggia, diventa direttore di una emittente televisiva privata e denuncia quotidianamente le collusioni tra mafia e politica. Il 26 settembre del 1988 Mauro Rostagno viene ucciso. Tutto fa pensare a un delitto di mafia, ma invece si insinuano dei dubbi. Diversi servizi giornalistici nazionali (anche televisivi) insinuano il dubbio che il delitto potesse essere maturato all’interno della stessa comunità: interessi non precisati, gelosie o altre possibili piste di antagonismo intellettuale. Troppo forte, un uomo come Rostagno, simbolo del movimento del ’68, ucciso dalla mafia.
Oggi, a quasi ventuno anni dalla morte, un perizia balistica mette in luce la matrice mafiosa del delitto.
Ma se oggi parlo a qualcuno di Rostagno, difficilmente trovo qualcuno che sappia chi sia. I dubbi e la lentezza della giustizia avevano offuscato l’immagine forte e instancabile di Mauro Rostagno. Ci resta il dovere di ricordarlo.
francesco zaffuto

il link e l’articolo ansa del 23/05/09

http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_963847722.html

PALERMO - L'omicidio di Mauro Rostagno sarebbe stato deciso ed eseguito da capimafia trapanesi. L'inchiesta della polizia di Stato ha portato alla conclusione che furono i boss ad ordinare l'agguato la sera del 26 settembre 1988, uccidendo così il giornalista-sociologo, uno dei fondatori della comunità Saman. Il gip del tribunale di Palermo, Maria Pino, ha emesso due ordini di custodia cautelare su richiesta dei pm della Dda, Antonio Ingroia e Gaetano Paci. I provvedimenti riguardano Vincenzo Virga, già capo del mandamento mafioso di Trapani, attualmente detenuto a Parma, indicato come il mandante, e Vito Mazzara, accusato di essere l'esecutore materiale, detenuto a Biella. I due indagati avrebbero proceduto in concorso con il vecchio capomafia trapanese, Francesco Messina Denaro, deceduto durante la latitanza, e padre di Matteo, ricercato da 16 anni. Il provvedimento è stato emesso dal gip in seguito ai risultati delle indagini condotte della Squadra mobile di Trapani, con il supporto di nuovi accertamenti balistici del Gabinetto regionale di polizia scientifica di Palermo. L'analisi sui tre bossoli trovati sul posto dell'agguato ha accertato che erano stati sparati dalla stessa arma utilizzata all'epoca in altri delitti di mafia nel trapanese.L'ordine di uccidere Mauro Rostagno sarebbe dunque partito dai vertici della famiglia mafiosa trapanese, in particolare da Vincenzo Virga, considerato il mandante, mentre Vito Mazzara è indicato come l'autore materiale dell'omicidio. Sul delitto del sociologo-giornalista, che da un'emittente televisiva privata, di cui era direttore, denunciava le collusioni fra mafia e politica, hanno anche parlato i collaboratori di giustizia Vincenzo Sinacori e Francesco Milazzo, entrambi ex capimafia trapanesi. Con questa indagine, che riscontra molte similitudini con il modo di operare dei sicari che avevano messo a segno altri delitti all'epoca, viene scartato una volta per tutte il sospetto di una pista interna alla comunità Saman. Rostagno, coniugando cronaca e denuncia, movendo forti ed esplicite accuse nei confronti di esponenti di Cosa nostra e richiamando in termini di speciale vigore l'attenzione dell'opinione pubblica, aveva toccato diversi uomini d'onore e generato nell'ambito del contesto criminale un risentimento diffuso.