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venerdì 12 ottobre 2012

Tobin tax forse in arrivo … dopo tanto tempo perso


Ospito volentieri nel blog questo intervento ricevuto via mail sulla Tobin Tax  dell’on. Alfiero Grandi, e in gran parte lo condivido. (f.z.)
Tobin tax, bene, ma è solo una tappa.
Finalmente il Governo Monti ha cambiato la posizione dell’Italia sulla TTF, normalmente chiamata Tobin tax. E’ un fatto positivo.
Per 10 anni il veto di Tremonti e di Berlusconi hanno bloccato l’Italia in una posizione di retroguardia. Non va dimenticato che Tremonti ha dedicato le prime 10 pagine della relazione alla legge finanziaria del 2005 per dire tutto il male possibile della Tobin tax. Mentre in altri paesi anche i conservatori si stavano convincendo che misure di controllo e regolazione sui mercati finanziari, come è la Tobin tax, erano necessarie. Perfino Sarkozy si era dichiarato a favore e non è certo un progressista. Colpisce che il Primo ministro Cameron dichiari con tanta sicumera la sua contrarietà alla Tobin, quando il Presidente dell’Autorità di controllo inglese su borsa e finanza si era da tempo dichiarato a favore di fronte ai disastri creati da un mondo finanziario fuori controllo.
Il sistema finanziario mondiale è all’origine della crisi economica, con un conivolgimento delle banche, che hanno guadagnato dalle operazioni finanziare spericolate più che dalla loro normale attività, complice anche l’abbattimento della precedente distinzione tra banche commerciali (o retail) e banche d’affari.
Distinzione che fu creata dopo la crisi del 1929, proprio per impedire che le banche usassero i risparmi dei cittadini per speculare, con il risultato che i guadagni erano solo loro e le perdite portavano all’evaporazione dei risparmi dei cittadini.
Paul Krugman descrive bene nel suo ultimo libro la lunga e forte pressione del sistema finanziario - non solo americano - per abbattere il sistema di regole stabilito dopo il 1929. Purtroppo c’è riuscito. Il risultato è sotto i nostri occhi: la crisi finanziari iniziata negli Usa ha contagiato il mondo e l’economia reale, distrutto occupazione, ridotto i redditi, riportandoli indietro di 2 decenni. Siamo nel 5° anno di crisi economica e ancora non se ne vede la fine. Sono stati bruciati risparmi e milioni di posti di lavoro.
Gli Stati si sono svenati per tentare di salvare le banche dal disastro e impedire il tracollo del sistema economico e ora, dopo avere impiegato solo in Europa oltre 3.000 miliardi di euro, sono spinti da politiche neoliberiste verso drastici tagli e la contrazione delle spese, aggravando ulteriormente la recessione. Infine gli Stati sono entrati nel mirino della stessa speculazione finanziaria, che ora morde la mano che ha salvato il sistema finanziario.
La Tobin tax è il primo importante provvedimento di controllo sul sistema finanziario perché dimostrerà che non è vero che i movimenti finanziari sfuggono ad ogni possibilità di controllo. Altrimenti perché la finanza sarebbe così contraria ?
La Tobin tax serve non solo per conoscere quanto succede nel sistema finanziario ma impone alle banche un ruolo di esattore per conto degli Stati e quindi le vincola a controlli che altrimenti non esercitano.
La Tobin pur con un prelievo in sé molto modesto contrasta le operazioni finanziarie compulsive, che sono la sostanza della speculazione. Ci sono titoli che vengono trattati fino a 70/80 volte in un giorno e quindi gli speculatori dovranno pagare altrettante volte la tassa che a quel punto però verrà moltiplicata per n volte e inizierà a scoraggiare gli investimenti mordi e fuggi per favorire quelli più stabili, in genere produttivi.
Come tutte le tasse anche la Tobin porterà denaro nelle casse degli Stati e il Governo Monti infatti ha già previsto un gettito in entrata.
Dopo i disastri creati da una finanza fuori controllo questo è il primo provvedimento che si pone l’obiettivo di fare pagare qualcosa al mondo finanziario e di iniziare un sistema di controlli, di incentivi e disincentivi.
Si apre in sostanza una fase nuova ed importante in Italia e in Europa.
Il Governo italiano ha deciso sull’onda di una forte pressione. All’inizio il Governo Monti non era granché convinto, come dimostrano anche le recenti dichiarazioni fatte in parlamento, più che dubbiose sull’utilità di introdurre la Tobin tax.
Da anni si era sviluppato un lavoro per convincere dell’utilità dello strumento proposto molti anni fa dal prof Tobin.
Tra il 2001 e il 2006, malgrado la destra avesse la maggioranza in parlamento, si arrivò alla Camera dei deputati a sviluppare un lavoro di elaborazione, fino alla presentazione di una proposta di legge unificata per introdurre la Tobin tax, in collaborazione con Attac. Su questa base la Tobin tax entrò come obiettivo nel programma del 2° Governo Prodi, infatti venne costituito un gruppo di lavoro interministeriale per seguirne l’introduzione. Purtroppo il lavoro del 2° Governo Prodi fu interrotto all’inizio del 2008 per l’interruzione della legislatura, anche se vanno ricordate le resistenze trovate in una parte della stessa maggioranza, che a parole aveva accettato il programma del Governo, ma in realtà fece perdere tempo prezioso.
Sono più di 10 anni che l’obiettivo della Tobin tax è in campo in Italia. Ora finalmente si vede la possibilità della sua introduzione in un gruppo di paesi, alcuni dei quali hanno già leggi approvate con questo obiettivo.
Dall’inizio l’obiettivo era raggiungere la convergenza di un certo numero di Stati per far partire la Tobin. Ora si potrebbe partire dal nucleo di 11 paesi che hanno deciso di introdurla in Europa, utilizzando la via della cooperazione rafforzata (come si è fatto per istituire l’Euro), per arrivare ad un trattato internazionale per adesione, come si è fatto per l’accordo di Kyoto sull’ambiente o anche per istituire il Wto.
La via dei trattati internazionali - a cui vengono conquistati nuovi aderenti via via, fino al numero necessario per entrare in vigore - si è dimostrato un buon modo per evitare di lasciare il diritto di veto a chi non ci sta.
Quindi introdurre la Tobin tax in 11 Stati europei è un primo passo e dovrà entrare nell’agenda del nuovo Governo che si costituirà dopo le elezioni politiche, come un obiettivo di lunga lena, per conquistarne l’introduzione non solo a livello europeo ma mondiale.
Infine una nota a margine. Nella decisione europea, ricopiata dal governo Monti c’è un punto poco comprensibile. I movimenti finanziari nel mondo sono ben oltre 600.000 miliardi di dollari, di questi la borsa e gli altri strumenti regolati sono una quota minore e in fondo la più controllata. Tanto è vero che negli Usa si discute della necessità di portare sotto il controllo della Sec e della Federal Reserve gli strumenti finanziari che ore ne sono fuori, come i derivati, i cds, ecc.
Tassare allo 0,1 % gli strumenti più controllati e solo allo 0,01 % quelli meno o per nulla controllati non è una scelta comprensibile e per di più fa perdere gettito fiscale.
Naturalmente oggi dobbiamo valorizzare tutti il risultato, ma resta questo problema che successivamente dovrà essere affrontato in modo più coerente con l’obiettivo di introdurre un sistema di regole efficace nel sistema finanziario.
Alfiero Grandi

domenica 24 giugno 2012

Cure economiche ritardate


Nell’ultimo incontro di Roma il quartetto (Merkel, Hollande, Monti e Rajoy) si è detto favorevole alla introduzione della Tobin tax da introdurre anche senza il Regno Unito. E pensare che nel lontano 2009 era stato il primo ministro inglese Brown a proporre di tassare le transazioni finanziarie durante il G20 in Scozia e tutti lasciarono cadere l’invito. UN ALTRO G20 in Scozia, le exit strategy e le pia...
Oggi sono proprio gli inglesi (con un governo di conservatori) a manifestare la loro contrarietà; e anzi, in caso di introduzione parziale della tassa sulle transazioni fatta dagli altri stati europei, contano di avere vantaggi per l’emigrazione delle transazioni vero la borsa di Londra.
La tassa sulle transazioni finanziarie se introdotta dal 2009, e su tutti i mercati, avrebbe limitato le speculazioni finanziarie e avrebbe fatto incassare agli Stati un po’ di miliardi; era una medicina non risolutiva ma sicuramente utile all’ammalato; oggi pare diventare la medicina che si prescrive al moribondo (e c’è sempre qualche dottore che manifesta la sua contrarietà).
24/06/12 francesco zaffuto
Immagine – pillole che escono da un flacone di medicine

giovedì 19 gennaio 2012

AAA consiglieri e consigliati


Le agenzie di rating sono “forse inaffidabili”; cercano di prendere le distanze dai loro giudizi: Barroso, Sarkozy, e anche lo stesso Draghi (che auspica una agenzia di rating tutta europea).


Una Procura italiana è partita con delle indagini nei confronti delle agenzie di rating; molto bene, tutte le indagini su questi “consiglieri” ben vengano.
Ma il “mal di crisi” in questo mondo non viene solo dai consiglieri, viene anche e soprattutto dall’esistenza dei consigliati.
Eccoli i consigliati: una grande massa di capitale finanziario naviga per il mondo: completamente slegato da investimenti di lungo periodo, completamente slegato da investimenti produttivi; si orienta a naso sul rendimento più elevato e poiché necessita di un grande naso si fida delle agenzie di rating.
Questa grande massa di capitale finanziario non è solo formata da quel gruppo “occulto” di super ricchi dell’occidente che governano occultamente il mondo, ad essi si aggiungono:
i fondi pensione privati (gestiti si dice nell’interesse dei clienti)
i fondi comuni di investimento delle diverse tipologie
i fondi che le banche non destinano al credito
i fondi delle mafie e del malaffare
i fondi dei paesi emergenti (tipo Cina che ancora esista ad investire al proprio interno)
i fondi di tutti i piccoli risparmiatori
Si tratta di una massa di capitali enorme (forse superiore a quella investita stabilmente nella produzione) che quando si muove sconvolge gli stessi investimenti produttivi.
Dire che tutto il male deriva dai cattivi consiglieri è poca cosa, è la vasta rete dei consigliati che si deve modificare.
Alcune misure sono possibili: la Tobin Tax , per evitare eccessi di speculazione sul breve termine; i fondi pensione vanno gestiti dagli stati su base pubblica, ciò può aiutare a fare scomparire una domanda di titoli che droga il mercato; le banche che non operano nell’esercizio del credito alle aziende vanno poste sotto sorveglianza ed eventualmente nazionalizzate; il piccolo risparmio va incoraggiato ma va anche indirizzato verso il sostegno dei titoli di stato; la tassazione degli accumuli di ricchezza finanziaria e la lotta all’evasione fiscale sono misure anch’esse necessarie per limitare i danni di mafie malaffare.
Lo stesso orientamento di investimento di paesi emergenti come la Cina muterà se le condizioni dei mercati finanziari occidentali saranno modificate.

19/01/12 francesco zaffuto
immagine: divagazione sul racconto “il naso” di Gogol

sabato 1 ottobre 2011

I muscoli della UE sulle transazioni finanziarie


L’imposta sulle transazioni finanziarie può riuscire ad ottenere più obbiettivi: controllo dei movimenti finanziari, perché così le transazioni finanziarie sono costrette per documentazione fiscale ad uscire dall’ombra; scoraggiamento delle speculazioni sul brevissimo termine, perché pur essendo una tassazione di lieve entità si cumula rapidamente per chi sposta i capitali in cerca di facili guadagni; assicurare un’entrata per le casse degli Stati dell’UE.
Di questa tassazione se ne parla con frequenza dagli inizi della crisi (2008/2009), ma si è continuato a rinviare. ED ECCO:
Il coraggio
Il 28 settembre il grande annuncio a Bruxelles. La Commissione europea ha presentato una proposta destinata a introdurre un’imposta sulle transazioni finanziarie in tutti i 27 stati membri dell’Unione europea. L’imposta si applicherebbe a tutte le transazioni di strumenti finanziari tra enti finanziari per le quali almeno una controparte della transazione abbia sede all’interno dell’Ue. Lo scambio di azioni e obbligazioni sarebbe tassato con un’aliquota dello 0,1%, mentre per i derivati il tasso sarebbe dello 0,01%. In tal modo sarebbe possibile riscuotere un gettito di 57 miliardi di euro ogni anno. Con questo passo la UE dichiara di voler cominciare ad applicare la tassazione, e si presume che il suo passo possa convincere anche USA e Cina.
Ma si tratta di un coraggio rinviato
La Commissione ha proposto che l’imposta entri in vigore il primo gennaio 2014. Fine del coraggio.
Si rivela solo l’avarizia
Nel dibattito su questo tipo d’imposta, per tanti anni, si sono inserite motivazioni di giustizia mondiale; la tassazione veniva suggerita da tanti esponenti della cultura al fine di destinare gli introiti per combattere la fame nel mondo e per finanziare con aiuti lo sviluppo delle arie depresse del mondo. Ora la si inserisce per la cassa di un’Europa che si proclama in crisi economica. Ma c’è qualche differenza tra lo stare in crisi e il morire addirittura perché manca il pane e una bottiglia di acqua.
Il Governo italiano l’imposta sulle transazioni finanziarie non l’ha di certo promossa e il Ministro Tremonti spesso ha manifestato tutte le possibili perplessità.
Nel 2009 aveva parlato dell’imposta sulle transazioni il primo Ministro Brown e ci fu un gran gelo a quel G20.
Nel 2010 ne cominciò a parlare il presidente francese e si glissò anche allora.
OGGI si limitano “coraggiosamente” a fare una proposta e si prendono altri due anni e mezzo di tempo per metterla a punto, come se dovessero costruire il Ponte sullo stretto o la Piramide di Cheope . Si tratta di un dispositivo fiscale solo da approvare e subito dopo far partire le misure applicative destinate alle borse e alle banche; tutto qua ed è proprio necessario fare tutto con urgenza in questo periodo di crisi caratterizzato da forti ondate speculative. Ci sono i mercati che mostrano la necessità di essere governati e loro …. rinviano al gennaio 2014.
Coraggio, codardia e avarizia, oggi pare che vadano a formare una strana miscela a Bruxelles.
01/10/11 francesco zaffuto
Immagine – Braccio di ferro – sicuramente era meglio la sua scatola di spinaci

martedì 21 settembre 2010

Ma, porco mondo!


Sarkozy ha detto all’ONU che si debbono tassare le transazioni finanziarie per aiutare l’Africa e affrontare i problemi della fame, per fare in modo di far pagare qualcosa al capitalismo finanziario.
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20/09/10 – Sarkozy all’ONU, tassare le transazioni finanziarie
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/20/vertice-onu-sarkozy-propone-una-tassa-su-tutte-le-transazioni-finanziarie/62626/
20/09/10 – 22.000 bambini al di sotto di 5 anni muoiono ogni giorno
http://eliotroporosa.blogspot.com/2010/09/ogni-giorno-muoiono-22mila-bambini.html
21/09/10 - Iniziative ONU senza fondi
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Sì, il destro Sarkozy, quello che giorni prima aveva cacciato dalla Francia i Rom.
Se anche il destro Sarkozy vuole ciò allora fatelo; i capi di governo che non vogliono la Tobin Tax alzino la mano.
Non sarà digerita dagli operatori finanziari di borsa?
E da quando si chiede a chi deve pagare una tassa, se gli piace?
Se ben ricordo, a uno dei primi G20, fu l’ormai tracollato primo ministro inglese Brown a proporre la Tobin Tax; e tanto per precisare il nostro Tremonti fu uno dei primi a dire no, e lo stesso Sarkozy non mostrò alcun favorevole entusiasmo.
http://www.liquida.it/notizie/2010/09/06/10681366/tobin-tax-g20-james/
La tassazione delle transazioni finanziarie si può fare da DOMANI MATTINA, CON UN DUPLICE EFFETTO BENEFICO: RACCOGLIRE FONDI PER LA FAME NEL MONDO E DIMINUIRE IL QUANTITATIVO DELLE TRANSAZIONI FINANZIARIE SPECULATIVE INUTILI E DANNOSE (specie quelle transazioni che vengono effettuate ogni giorno sui mercati per far guadagnare agli speculatori su ogni minima oscillazione valutaria).
SE NON SI FA, SORGE IL SOSPETTO CHE FAVOREVOLI E CONTRARI STANNO A GIOCARE SULLA PELLE DEI POVERI DERELITTI.
Siamo di fronte ad una partita che si gioca sulla vita degli uomini più poveri del pianeta.
In Europa, perfino nella sociale e democratica Svezia, avanza la destra xenofoba, raccoglie i voti della paura dagli stessi ceti popolari.
In Italia si prevede addirittura una nuova avanzata della Lega – non per i vecchi slogan su Roma ladrona – ma per la stessa xenofobia che si sta diffondendo a causa della forte tensione sul mercato del lavoro. Intanto i politici italiani ben si guardano dall’avanzare qualche proposta concreta per combattere il lavoro in nero, la condizione di precarietà e la disoccupazione.
La seconda parola, Lavoro
Mentre il capitalismo continua ad arricchirsi sullo sfruttamento della manodopera a basso prezzo nei paesi lontani e in patria con i migranti; rischiamo una guerra di poveri contro poveri.
La Libia investe miliardi su Unicredit e su Fiat, ma ben si guarda dal fare una politica di investimenti per lo sviluppo dell’Africa, e lo stesso fanno i vari sceicchi del Medio Oriente.
La tragedia del popolo palestinese è stata usata per sessanta anni per dimostrare al mondo che l’ONU non esiste; esistono solo gli interessi di grandi banchieri ebraici e di grandi petrolieri arabi.
I poveri arabi, invece di svegliarsi e fare pagare un qualche prezzo ai miliardari delle loro terre, emigrano e quando arrivano in Europa continuano a conservare una così grande nostalgia della loro terra al punto di fare andare in giro vestite con il burqa le loro donne.
Non sappiamo neanche quante siano di numero le guerre in Africa in questo momento; sui nostri “informatissimi” quotidiani non c’è un servizio che spiega qualcosa su quello che sta accadendo in Etiopia ed Eritrea.
Continuiamo a vendere armi, che si fabbricano nel bresciano, a vari dittatori e c’è chi si diverte a mettere marchi e marchietti di simboli politici nelle scuole.
Siamo avari per la fame nel mondo e aumentiamo i disastri nel delta del Niger con le nostre società petrolifere.
Continuiamo a giocherellare con i nostri cellulari e non ci curiamo che vengono costruiti con materie prime dell’Africa pagate a prezzi di rapina.
http://eliotroporosa.blogspot.com/2010/09/quante-vite-costano-i-nostri-telefoni.html
Abbiamo bisogno come non mai di SOCIALISMO; ma i politici si vergognano perfino a nominarne la parola e continuano a proteggere gli interessi di quelli che hanno le società Off-shore nelle Isole Cayman.
Già siamo in un porco mondo, ma che porco di mondo vogliamo?
21/09/10 francesco zaffuto
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(immagine “Integrazione” fotocomposizione © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)

nota descrittiva dell'immagine per disabili visivi
La fotocomposizione Integrazione di Liborio Mastrosimone è una bocca aperta con grandi denti smaglianti, una bella bocca come quelle che vengono usate per i cartelloni pubblicitari che propagandano i dentifrici. Dentro la bocca si intravedono i piedi e i polpacci di un uomo che sta per essere definitivamente inghiottito. Il colore di quell'uomo, quasi definitivamente inghiottito, é nero.

domenica 27 giugno 2010

G8 e G20 avari con la fame nel mondo


ECCO UN COLLAGE SULL’AVARIZIA E SULLA DISPERAZIONE
Nessuna tassa alle banche
TORONTO (27 giugno) - Nella bozza di conclusioni del G20, sulla quale ci sarebbe un accordo di massima, è scritto che le banche d'ora in avanti dovranno contribuire al risanamento del settore finanziario, ma attraverso «un'ampia gamma di approcci politici». Dunque nessun vincolo a introdurre una tassa globale sulle banche.
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=108333&sez=HOME_NELMONDO

UNA PICCOLA ED AVARA CARITA’
Il G-8 ha deciso di concentrarsi sulla salute delle madri e la mortalità infantile. Ogni anno, nel mondo, 9 milioni di bambini muoiono prima di raggiungere il quinto compleanno. Sono 7,3 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni per combattere questa piaga. I padroni di casa del Canada ci tenevano così tanto da stanziare loro stessi il grosso dei finanziamenti. Non è chiaro quali siano i contributi individuali degli altri sette. Saranno coinvolti anche i privati, fra cui la Fondazione di Bill e Melinda Gates, che ha già messo a disposizione 1,5 miliardi di dollari.

MA dove sono finiti gli altri stanziamenti?
Oxfam e Ucodep accusano i leader di non essere riusciti a mantenere la promessa di aiutare i paesi più poveri e di cercare anzi di distrarre l’attenzione. “Non c’è foglia grande abbastanza per nascondere la vergogna delle promesse infrante dal summit, che per simbolo ha adottato proprio una foglia, quella dell’acero canadese.” denuncia Farida Bena, portavoce di Oxfam e Ucodep. “Il fallimento del G8 lascia un’eredità pesante: bambini che non potranno andare a scuola, malati che non potranno essere curati e un miliardo di affamati che continueranno a rimanere senza cibo. In realtà i paesi del G8 stanno semplicemente rimescolando gli stessi soldi in modo diverso. L’unica promessa che conta veramente è quella fatta a Gleneagles (G8 di Scozia) cinque anni fa di aumentare gli aiuti di 50 miliardi di dollari entro il 2010. Ed è proprio questa la promessa che il G8 ha accantonato oggi”. Considerato che globalmente gli aiuti del G8 ai paesi poveri non sono aumentati, l’impegno di donare cinque miliardi di dollari alla salute materna significa che probabilmente questi soldi saranno sottratti ad altri diritti essenziali, come quello all’istruzione e al cibo, avvertono Oxfam e Ucodep.
Al G8 de L’Aquila, per esempio, erano stati promessi 22 miliardi di dollari su un periodo di tre anni per sostenere l’agricoltura nei paesi in via di sviluppo. Tuttavia, Oxfam e Ucodep calcolano che le risorse davvero nuove siano state al massimo sei miliardi di dollari e che il G8 abbia conteggiato due volte gli stessi soldi per altre iniziative, come ad esempio i fondi per permettere ai paesi poveri di adattarsi all’impatto dei cambiamenti climatici.

ANCHE IL G20 DELUDE NESSUNA TASSA SULLE TRANSAZIONI FINANZIARIEToronto, 27/6/2010 – Il G20 ha perso un’occasione d’oro per affrontare la povertà globale, limitandosi a constatare che non c’è accordo su come far pagare il costo della crisi economica alle banche. “Dopo che il G8 ha lasciato cadere nel vuoto il suo impegno di aiutare i paesi più poveri, il G20 ha perso l’occasione di ridurre la povertà attraverso l’adozione di una tassa sulle banche”, commenta Farida Bena, portavoce di Oxfam e Ucodep. “Per usare un linguaggio calcistico, i difensori del Canada hanno impedito agli USA e e all’Unione Europea di fare goal nella partita più importante per l’Africa. Il G20 avrebbe dovuto applicare una tassa al settore finanziario per dare veramente una mano ai 64 milioni di persone impoverite dalla crisi economica”
http://www.ucodep.org/index.php?option=com_content&task=view&id=1912&Itemid=487
La presa di posizione a favore della Tobin Tax dell'economista Jeffrey Sachs

La grave situazione del NIGERL’associazione Save the Children evidenzia che ogni 4 secondi muore un bambino per malattie prevedibili e curabili come diarrea, polmonite, complicazioni neonatali. In occasione del G8 in Canada, l’associazione ha lanciando l’allarme sulla situazione in Niger, dove 400mila bambini rischiano di morire di fame entro l’estate. “Nel Paese africano è in atto una catastrofe umanitaria, dovuta alla carestia e all’aumento dei prezzi degli alimenti. Se non si interviene in modo massiccio e immediatamente, 400mila bambini vanno incontro alla morte nei prossimi giorni”.
Nei giorni scorsi anche la Caritas Internationalis ha lanciato un appello per la regione del Sahel n cui si spiega che la situazione attuale è persino peggiore di quella del 2005, che aveva avuto conseguenze gravissime. Sono almeno dieci milioni le persone che in questa regione africana si trovano ad affrontare una grave carenza di cibo. Il Paese più colpito è il Niger, dove a rischio fame sono ben 8 milioni di persone, la metà dell’intera popolazione. Ma anche aree del Ciad, del Mali e del Bourkina Faso sono in una situazione difficile. Anche il Vice-segretario generale dell’Onu, John Holmes ha messo in allerta i meccanismi dell’intervento umanitario nella regione del Sahel. [GB]

http://www.unimondo.org/Notizie/Ong-i-G8-sono-in-debito-di-20-miliardi-e-allarme-carestia-in-Niger

IL RUOLO DI BERLUSCONI SULLA TASSA SULLE TRANSAZIONI FINANZIARIE

BERLUSCONI,RIDICOLA TASSA FINANZA UE;MERKEL,SÌ UNANIME/ANSA PREMIER,DECISIVO VETO ITALIA; BERLINO,ANCHE DA SOLI SENZA OK G20 (ANSA) - ROMA, 20 GIU - Si apre una crepa fra Italia e Germania sul fronte della tassa sulle transazioni finanziarie a livello europeo. Non usa mezzi termini il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, verso una misura nei cui confronti l'Italia è stata da sempre molto fredda, al contrario della Germania, sostenuta anche dalla Francia, che ha sempre caldeggiato tale forma di imposizione anche solo a livello europeo. La tassa sulla finanza è «ridicola», ha spiegato Berlusconi, intervenendo telefonicamente al debutto della Fondazione Liberamente e sottolineando di credere di «aver reso un buon servizio al mio Paese e anche all'Europa con il veto sulla tassa sulle transazioni finanziarie» che riguardasse solo quelle effettuate sulle Piazze del Vecchio Continente. A giudizio del premier, questa imposizione «se fosse stata approntata solo dall'Unione Europea e non dagli altri grandi Paesi avrebbe spostato negli Usa e in altri Paesi» la mole delle transazioni finanziarie internazionali. Berlusconi fa riferimento al pressing esercitato dall'Italia in sede di Consiglio Europeo, con il risultato di portare all'attenzione del G20, e quindi da un livello europeo ad un contesto mondiale, il tema della tassa sulla finanza. La posizione del presidente del Consiglio è però comunque in netta antitesi con quella delineata dal cancelliere tedesco, Angela Merkel, proprio in occasione dell'ultimo Consiglio europeo della settimana scorsa: «Oltre alla tassa sulle banche, oggi abbiamo deciso anche di proporre al G20 una tassa sulle transazioni finanziarie globali», aveva detto Merkel, sottolineando che «una iniziativa globale sarebbe meglio, ma se non riusciamo a convincere il G20, possiamo fare qualcosa anche da soli». Un'ipotesi che potrebbe diventare realtà, visto che una tassa di questo tipo non ha mai raccolto particolari entusiasmi in sede di G20. Non è un caso, quindi, che oggi non si sia fatta attendere la reazione di Berlino, affidata alle parole di un portavoce del Governo, che ha evidenziato come «le conclusioni sono state approvate da tutti i capi di Stato e di governo del Consiglio europeo», senza nessun veto di sorta, se non quello della Repubblica Ceca che si è riservata il diritto di introdurre nuove tasse, in particolare quelle sugli istituti bancari. Il portavoce ha citato esplicitamente il voto unanime anche sull'articolo 17 della delibera del Consiglio, sottolinea la necessità di «esplorare e sviluppare ulteriormente» l'eventuale introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie su scala mondiale, perchè «la risposta dell'Unione alla crisi deve continuare ad essere coordinata a livello globale per assicurare la coerenza delle misure sul piano internazionale».(ANSA). BAC 20-GIU-10 20:31

CERTO CHE UNA TASSA SULLE TRANSAZIONI FINANZIARIE E’ MEGLIO CHE VENGA PRESA DA TUTTI I PAESI; MA IL RUOLO DI “ESSERE CONTRO” GIOCATO DA BERLUSCONI ED ALTRI LEADER E’ STATO UN RUOLO DI AFFOSSAMENTO DELLA PROPOSTA. L’AVARIZIA DI BERLUSCONI HA INCONTRATO L’AVARIZIA INTERNAZIONALE.(f.z)
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immagine “barca di migranti e pescecani” © Antonio Pilato; il pittore ha dedicato un’ampia produzione artistica sul tema visionabile su http://pilatoweb.altervista.org/home.htm

domenica 8 novembre 2009

UN ALTRO G20 in Scozia, le exit strategy e le piaghe umane


08/11/09
Brown propone di tassare le transazioni finanziarie che speculano in valuta sul breve periodo (la cosiddetta Tobin tax http://it.wikipedia.org/wiki/Tobin_Tax ) , il gelo di tutti i grandi boccia la proposta fin dall’inizio.
La proposta di Brown anche se non avrebbe eliminato i processi speculativi delle banche, avrebbe almeno fatto pagare alle banche qualcosa per i loro comportamenti speculativi, un qualcosa che poteva essere destinato ai disastri della crisi soprattutto provocati nei paesi più poveri. Allora niente; forse perché la proposta pareva avere il sapore di socialismo, e il premier Britannico è stato indicato dalla stampa internazionale come interessato alla sua campagna elettorale.
Allora quali misure? Sui superbonus da eliminare per i grandi manager delle banche solo timide affermazioni di principio, su una autorità di sorveglianza internazionale di borse e mercati ben poco, sui paradisi fiscali operazioni come quella italiana dello scudo fiscale. Le scelte dei grandi sembrano soprattutto scelte di attesa.

Dalla crisi del ’29 si uscì con qualche misura di controllo del sistema bancario: si operò la divisione tra credito a breve e credito a medio-lungo termine, si volle distinguere tra banche di affari e banche operanti sul credito ordinario, si intervenne con la fondazione d’istituti di credito pubblico. Oggi per la crisi del 2009 si stenta a trovare una via d’uscita ma il ruolo delle grandi banche private sembra più forte di allora ed è capace di condizionare i governi; le grandi banche hanno portato a casa l’aiuto degli stati ma vogliono ritornare a lavoro come se nulla fosse mai accaduto.
Il mercato va pulito dai puri meccanismi speculativi e da titoli di scommessa; il ruolo delle banche è un ruolo d’interesse pubblico anche se viene esercitato dai privati e le banche debbono sottostare a una sorveglianza pubblica; questa sorveglianza pubblica dovrà in gran parte essere assunta da una autorità internazionale.
La crisi in qualche modo sarà superata; è nella natura stessa dell’economia capitalista la ripresa della produzione dopo che è stato distrutta buona parte della stessa produzione, ma ritornare agli stessi meccanismi del passato potrà portare a ventate inflazionistiche e a un possibile ripetersi della crisi fra qualche decennio o anche tra qualche anno.
E’ necessario guardare al mondo con qualche necessaria Utopia per non farlo cadere in un disastro ancora più grande; la necessaria Utopia potrebbe perfino essere condivisa considerato che il mondo è diventato più piccolo e superaffollato di esseri umani. Si può anche arrivare a una moneta unica mondiale e ad un mercato veramente libero ma bisogna farsi carico della fame nei paesi poveri e della disoccupazione nei paesi che vengono chiamati ricchi, perché sono queste le due piaghe più profonde delle crisi e sono le due piaghe più profonde della società umana.
francesco zaffuto
(immagine – “l’età dell’argento” acquarello © francesco zaffuto link dalle Metamorfosi di Ovidio)