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13 novembre 2012

Minestra di castagne per l'Abbecedario Culinario


 English recipe here


Siamo proprio alla fine con l'Abbecedario Culinario, organizzato dall'intraprendente Trattoria MuVarA, ed ancora per pochi giorni ospiti di Roxy di Curiosando in Cucina per la regione Emilia Romagna.
Che dire di questa regione? Una goduria di ghiottonerie per gli appassionati food-isti più esigenti: dai salumi più prelibati come il culatello di Zibello al formaggio italiano per antonomasia, il Parmigiano Reggiano, alla varietà di ciliegie più buone che io abbia mai assaggiato, il Durone di Vignola, al condimento più aromatico come il vero aceto balsamico, dalla classica sfoglia fatta in casa (ma di questa parlerò in un post a parte) per avere poi le classiche tagliatelle e i saporiti cappelletti, senza dimenticare gnocco fritto, tigelle, mortadella, felino, squacquerone, zamponi e cotechini, la mitica Barozzi, il sale di Cervia (niente da invidiare al francese fleur de sel :-), solo per citarne alcuni tra i più noti.
Cercando fra le ricette in rete mi ha incuriosito questa che ho provato della Cucina del Corriere della Sera, facendomi scoprire una varietà di castagne a me sconosciuta: i Marroni di Castel del Rio.

Questo marrone ha ottenuto il riconoscimento europeo IGP grazie alla tutela del Consorzio locale, operativo dal 1985, per agevolare il recupero, il mantenimento ed il miglioramento dei boschi di castagno (detti selve castanili) dell'Alta Vallata del Santerno, veri giacimenti dove in autunno si raccolgono i prelibati marroni di Castel del Rio.
Il marrone si distingue dalla castagna principalmente per il gusto: più dolce e profumato, racchiude ed esalta gli aromi e i sapori del bosco. Inoltre ha una pezzatura molto maggiore della castagna, tanto è vero che un riccio racchiude al massimo 2 o 3 frutti. Ultima delle sue qualità,  è protetto da una buccia bruna e da una sottile pellicina che possono essere asportate con estrema facilità, operazione quasi impossibile con le castagne.
Nel Medioevo castagne e marroni rappresentavano preziose merci di scambio grazie alla possibilità di una lunga conservazione. Venivano immersi in acqua per 8 giorni, in modo da provocare una leggera fermentazione, venivano poi fatti asciugare in luogo aerato, raccolti in rete e conservati dall'autunno alla primavera successiva. Si pensi che erano apprezzati fino a Parigi e al Cairo.
Il marrone è un frutto sano e genuino, che viene coltivato senza l'impiego di alcuna sostanza chimica. Oggi conservare i marroni è molto più semplice e se ne può quindi assaporarne il gusto tutto l'anno. È sufficiente metterli in freezer negli appositi sacchettiper avere una scorta di bontà a portata di mano.
E' interessante anche la storia del marrone, base dell'alimentazione delle genti montane per secoli, basti pensare che nel 1885 i castagneti ricoprivano il 40% del terreno coltivato nel Comune di Castel del Rio.
Sul sito del Consorzio sono riportate anche altre interessanti e golose ricette

Questo è il momento più propizio per le castagne, giusto l'altro giorno era San Martino, per noi da sempre sinonimo di castagne e vino :-).
Per questa minestra ho utilizzato i marroni avanzati, anche se già cotti al forno vanno benone (non si spreca nulla :-), a patto che siano ancora morbidi, basterà sbucciarli  e sono pronti per l'utilizzo (qualche secondo nel microonde alla massima potenza aiuta sempre la sbucciatura :-).


minestra di castagne


Per 4 persone:

300 g di Marroni di Castel del Rio (freschi o essiccati)
1 cipolla tritata fine
20 g di burro *
timo fresco
dado homemade o sale/pepe
brodo vegetale e/o latte

* ho usato olio extravergine di oliva


 minestra di castagne


- Sciacquare le castagne secche e metterle in ammollo in acqua tiepida per 10 ore per farle rinvenire. Poi scolarle ed asciugarle.
- Usando quelle fresche si sbucciano facilmente così: inciderle e metterle in una fondina nel microonde, un paio di minuti a potenza massima, aspettare solo qualche secondo che si intiepidiscano e voilà, si sbucceranno in un baleno!
- Fare un leggero soffritto con la cipolla (ho aggiunto anche mezza gamba di sedano tritata fine), unire un goccio di acqua per volta per lasciarla appassire a fiamma bassa per circa 10 minuti, finchè diventa quasi trasparente, mescolando ogni tanto.
- Unire  le castagne, farle insaporire per qualche minuto. Salare o aggiungere il dado homemade, coprire con abbondante latte o brodo vegetale (fatto metà di ognuno): quando bolle abbassare la fiamma al minimo e lasciare cuocere con coperchio fino a quando le castagne saranno tenere, aggiungendo altro brodo/latte se occorre (circa un'ora, un'ora e mezza, e con retina spargifiamma).
- Ridurre a crema con il passaverdure o il minipimer e lasciare riposare 10 minuti.  Guarnire poi con timo fresco e una castagna lessata, a piacere servire anche con crostini di pane.


 minestra di castagne


La minestra è gradevole consumata anche fredda. Se addolcita con zucchero, si trasforma in dessert (ma non l'ho provata :-).






Questa ricetta partecipa alla raccolta Un coccio al mese per 12 mesi di Max.

1 febbraio 2009

Stracciatella in brodo

Un ricordo della mia infanzia...tramandato da mamma in mamma, la facevo spesso anch'io ai miei bambini, e la mangiava anche la mia mamma da piccola, quando purtroppo in tempo di guerra gli alimenti scarseggiavano e ci si affidava spesso a quello che la campagna ti offriva. Il brodo non mancava mai, di semplici verdure o più ricco con l'aggiunta di ossa o qualche inaspettato pezzo di carne; le galline, anche se non sempre continuative, davano le uova; il formaggio era più pecorino che nobile grana, e qualche volta sostituito in gran parte da briciole di pane vecchio. Ma la consistenza di questa minestrina era ed è tuttora inviadiabile, un caldo pasto perfetto nelle fredde serate invernali (oggi nevica...e arriverà nei nostri piatti bello fumante!), la carotina del brodo tagliata a mezzelune che sembra un fiore galleggiante.




Ingredienti:


brodo di carne o di verdure
(in alternativa anche fatto col dado casalingo)
un uovo a persona
grana grattuggiato

In una ciotola sbattere bene le uova aggiungendo anche il grana.
Versare il composto nel brodo bollente, rimescolando con la frusta subito per evitare che l'uovo si appalli, lasciar sobbollire un paio di minuti e la stracciatella è pronta.



Questa ricetta partecipa all'Abbecedario Culinario, organizzato dall'intraprendente Trattoria MuVarA, per la regione Lazio ospitata da  Garbuglio.


Questa ricetta paertecipa alla raccolta/concorso di Precisina:

4 gennaio 2008

Passatelli in brodo

Un piatto semplice, ma gustoso, di tempi passati quando nelle cucine non mancava mai il brodo di carne e ci si inventava sempre un modo nuovo per riscoprirlo più invitante che mai.
Tipica ricetta romagnola, questo piatto è citato anche nel ricettario dell'Artusi e molto probabilmente discende dalla "tardura", antica minestra di pane, uova e formaggio che veniva per tradizione servita alle puerpere.

Pochi ingredienti, amalgamati insieme con le mani per formare un panetto che va lasciato riposare 5 minuti. Poi, a pezzetti, si fa passare da uno schiacciapatate a buchi grossi e col coltello si tagliano i passatelli della lunghezza desiderata che cuoceranno nel brodo bollente per pochi istanti, giusto il tempo di tornare a galla.

Ecco le dosi dei passatelli di Bruno Barbieri, che ho fatto mie:

200g. di pan grattato
300g. di grana grattuggiato
5 uova
1 o 2 cucchiai di farina
la buccia di mezzo limone
noce moscata
brodo di carne






In queste giornate di festa e di bagordi a tavola, la sera niente di più delicato, coccoloso e rincuorante che un buon piatto di passatelli. Provare per credere!



Passatelli e il ferro per farli

Ecco il ferro apposito per fare i passatelli, che pare non mancasse mai nelle vecchie case di Romagna.


Questa ricetta partecipa all'Abbecedario Culinario, organizzato dall'intraprendente Trattoria MuVarA, per la regione Emilia Romagna ospitata da Roxy di Curiosando in Cucina.

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