Frankfurter Rundschau, 10.9.08
I politici al governo in Italia sminuiscono il Fascismo
[articolo originale di Dominik Straub qui]
Roma. Proprio durante un viaggio in Israele, dove ha visitato anche il monumento commemorativo dell’olocausto Yad Vashem, Gianni Alemanno ha espresso al meglio le sue idee sul fascismo. “Io non penso, e non ho mai pensato, che il fascismo sia stato il male assoluto; il fascismo è stato un fenomeno complesso”, ha spiegato il sindaco di Roma, che appartiene al partito di destra Alleanza Nazionale (AN). Molti avrebbero aderito al fascismo “in buona fede”. “Le leggi razziali volute dal fascismo sono state il male assoluto, e ne hanno suggellato la fine politica e culturale.”Alemanno si distanzia quindi dall’affermazione del capo del suo partito, Gianfranco Fini, che cinque anni fa allo Yad Vashem definì il fascismo come “male assoluto”. Con ciò ha voluto riabilitare definitivamente il suo partito che deriva dal Movimento Sociale Italiano (MSI). Le affermazioni relativiste di Alemanno hanno suscitato indignazione: Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche, ha dichiarato che le leggi razziali non possono essere considerate separate dal fascismo. Il predecessore di Alemanno al Campidoglio, Walter Veltroni, ha definito queste relativizzazioni un’”offesa per Roma”.
Il ministro della difesa rincara la dose
La rabbia non si era ancora placata quando Ignazio La Russa, ministro della difesa di Berlusconi e anch’egli membro di AN, ha gettato benzina sul fuoco: “Farei un torto alla mia coscienza se non ricordassi che anche altri militari in divisa, come quelli della Repubblica di Salò, combatterono credendo nella difesa della Patria e si opposero allo sbarco degli anglo-americani”, ha dichiarato La Russa durante le commemorazioni per l’armistizio firmato l’8 settembre 1943.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che partecipava alla cerimonia e che durante la guerra combatté contro il Fascismo nella Resistenza, ha ricordato i 600.000 italiani che rifiutarono volontariamente di entrare nell’esercito della repubblica-fantoccio di Salò, voluta da Hitler, e che per questo furono deportati nei campi di concentramento tedeschi: “dimostrarono senso del dovere, fedeltà e dignità e perciò sono divenuti simboli della Resistenza”, ha affermato Napolitano.
I fatti parlano chiaro: nonostante la svolta democratica di AN decretata da Fini, all’interno di questo partito sono tuttora in molti a revisionare il fascismo e il Duce, Benito Mussolini. “Eccessi” come le leggi razziali vengono imputati alla “pressione” che il ben più cattivo Adolf Hitler esercitava sul Duce. Molti politici di AN, tra cui Alemanno e La Russa, si vantano del loro passato da picchiatori fra i rappresentanti della destra.
Naturalmente la storia non viene revisionata solo all’interno di AN. Molti italiani la pensano come il capo del governo Silvio Berlusconi, che nel 2003 ha detto che il Duce era un “dittatore buono”, che “spediva i suoi nemici all’estero per le vacanze”. Un’elaborazione autocritica della storia viene tuttavia ostacolata da una sinistra che venera i combattenti della Resistenza come dei santi, nonostante sia stato dimostrato da tempo che i partigiani si sono resi colpevoli di crimini altrettanto gravi durante la loro lotta antifascista.
(segnalato da Fabrizio G., traduzione di Mariavittoria Puccetti)