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domenica 3 gennaio 2016

Noccio tiramisù




Ho colto il suggerimento di Uava, una ragazza di cui ho letto in un gruppo in Facebook. 
L'idea è quella di fare un dessert veloce, ma golosissimo. Sano, senza uova crude, mascarpone, senza glutine (se sceglierete biscotti gluten free) e se volete, anche senza zucchero. Chiamatelo come volete, anche senza scomodare il tiramisù, ma è davvero buono!
Come per tutte le ricette di questo blog, potrete ovviamente aggiustare e personalizzare le indicazioni a piacimento.
Occhio però che le dosi sono per un reggimento di amici che io avevo a cena!




ingredienti per 12 porzioni o più:

400 g di nocciole tostate
1,2 l di latte vegetale (io ho usato un litro latte di riso non zuccherato + 0,2 di latte di soia)
180 g di zucchero (o malto o sciroppo d'agave in quantità desiderata *)
40 g di fecola di patate
2 cucchiaini e mezzo rasi di agar agar (è preferibile usarlo per la consistenza finale, ma, se proprio non lo avete, potete sostituirlo aumentando la dose di fecola a 60 gr)
savoiardi (fette biscottate, pan di spagna o pandoro avanzato)
caffè (normale, decaffeinato, d'orzo, a seconda del tipo di commensali; a nostro gusto comunque non zuccherato)

In un tritatutto tritare molto finemente le nocciole con lo zucchero (o altro dolcificante a scelta). Aggiungervi 400 g di latte e frullare.
Unire tutti gli altri ingredienti e cuocere per 10 minuti a fuoco dolce, rimestando bene (se usate il Bimby, a 90° velocità 4)
Lasciar raffreddare.

Bagnare molto velocemente i savoiardi o le fette biscottate nel caffè decaffeinato freddo (o caffè d'orzo) non zuccherato e procedere come per il tiramisù tradizionale in coppette monoporzione o in un'unica grande teglia.
Indicativamente io ho messo due savoiardi spezzati a metà per ogni vasetto monoporzione.
Non preoccupatevi se la crema vi sembrerà fluida. Si rassoderà raffreddandosi.
Lasciar riposare in frigo mezza giornata. Risulta ancora più buono il giorno seguente.

Al momento di servire, togliere dal frigo un po' prima e decorare con cacao in polvere, gocce di cioccolato fondente, granella di nocciole, polvere di arancia, crunchy di avena o quello che più gradite.

Nulla vieta di dividere la crema in due dosi e metà arricchirla con cacao o cioccolato fondente fuso.
Oppure di servire la sola crema in tazzine con biscottini secchi tipo baicoli o lingue di gatto.

* Nel caso si usi malto o sciroppo d'agave, inevitabilmente la dose del composto aumenterà un po' percui è preferibile aumentare un pochino anche la quantità della fecola per raddensarlo.






Se amate le nocciole ed il cioccolato, guardate anche questa ricettina per duplicare la crema di nocciole spalmabile in casa:




sabato 13 giugno 2015

Torta profumata di riso

Potrebbe forse ricordare un po' la torta di riso reggiana, ma i puristi potrebbero inorridire.
Più semplicemente potreste scandalizzarvi tutti all'idea che abbia acceso il forno in questi giorni, ma oggi la temperatura esterna lo consentiva ed avevo voglia di una torta un po' cremosa, ma semplice e naturale, da mangiare fredda da frigo (buonissima dopo una notte di riposo), così è nata questa, che strizza un po' l'occhio al risolatte alla vaniglia.
(Potrete cuocerla di notte per evitare l'eccesso di calore e realizzarla anche in versione interamente vegan*).





150 gr di riso bio semintegrale
1000 gr di latte vegetale non zuccherato (io ho usato metà riso e metà soia)
120 gr di succo d'agave o malto di riso
3 cucchiai di sciroppo d'acero
la buccia grattugiata di un limone non trattato
2 cucchiai colmi di farina di riso
un uovo (*credo si potrebbe omettere tranquillamente aggiungendo un cucchiaio in più di farina di riso)
un bacello di vaniglia
un cucchiaio di rhum (facoltativo)
un pizzico di sale


Sciacquare il riso semintegrale per eliminare eventuali impurità e scolarlo bene.
In una casseruola versare riso e latte, i semini di vaniglia e un pizzico di sale e far cuocere lentamente secondo le indicazioni fornite dalla confezione di riso (per me 25 min).
Lasciar raffreddare e riposare per almeno due ore.
Accendere il forno a 180° (statico).
Dolcificare il composto di latte e riso con gli sciroppi (aumentando o diminuendo secondo il gusto) ed unirvi la scorza del limone grattugiata.
Unire anche l'uovo intero mescolando bene e la farina di riso.
Versare in uno stampo apribile ben oliato ed infarinato e cuocere per 45-50 minuti.
Dorare in superficie per qualche minuto sotto il grill.
Lasciar raffreddare bene (poi anche in frigo) prima di tagliare e servire, ad esempio, con lamelle di mandorle tostate.

Si presterà benissimo anche nel caso vogliate farla diventare ripieno per un guscio di frolla.



lunedì 13 ottobre 2014

Dolcetti autunnali... da fiaba.


Questi sono i dolcetti di cui vi ho accennato qui, a proposito delle considerazioni e le esperienze su cibo, illustrazione, immaginazione e fantasia esposte in un intervento che ho fatto a Libri in cantina.
Per raccontare il segno del cibo, il mio percorso creativo cioè dall'immagine alla ricetta, mi è sembrato che la cosa migliore fosse quella di proporre anche  l'assaggio di una cosa semplice, buona, sana, ma possibilmente graziosa per l'occhio.
Pochi ingredienti, facilmente reperibili, ma combinati insieme in un accoppiamento un po' bizzarro, quantomeno per la cucina tradizionale italiana (hanno più un che di nipponico, direi, no?) hanno dato vita a questi dolcetti gluten free che possono risultare anche vegan a seconda del cioccolato che userete.

Avete già indovinato gli ingredienti del cuore racchiuso nel cioccolato?
Visto che si parlava di fiabe quel giorno, se vi dico di pensare ad un ortaggio di stagione e a Cenerentola,  cosa vi viene in mente?
E poi magari di aggiungerci anche un re vegetale... che nelle fiabe un re c'è quasi sempre... e poi ancora un tocco dai poteri magici...
Su, su, vi devo fare un disegnino? 




Ecco, ora è evidente, no?

zucca + fagiolo + arachide


La cosa divertente è stata che di tutti i presenti, pur assaggiandoli, apprezzandoli e facendone il bis (non vi dirò chi ne ha mangiati 5), nessuno ha indovinato! :-)
(Avevo però dichiarato apertamente la presenza dell'arachide per ovviare ad eventuali allergie tra i presenti.)


Mi sono ispirata ai Buckeye candies, ma per realizzarli, ho utilizzato fagioli cannellini secchi dopo lungo ammollo (rinnovando l'acqua) e sconsiglio di utilizzare fagioli già cotti in barattolo.
La cottura in nuova acqua proseguirà finchè saranno morbidi, mentre baderete di far assorbire proprio tutta l'acqua, eventualmente scoperchiando e lasciando evaporarla un poco alla fine.
Assicuratevi che la zucca sia buona e molto dolce (perchè l'unico dolcificante aggiunto è il succo di mela) e cuocetela a vapore.
Entrambi dovranno risultare più asciutti possibile altrimenti sarà davvero diffcile confezionarli! 
Io vi ho avvisati, eh.

380 gr di cannellini bio già lessati (asciuttissimi, mi raccomando)
150 gr di zucca bio dolce già cotta al vapore (purchè altrettanto asciutta)
250 gr di burro di arachidi bio (credo potrebbe essere interessante provare anche con pasta di nocciola o mandorla)
15 gr di burro di cacao bio (il mio in pastiglie)
60 gr di succo di mela bio
350 gr di buon cioccolato da copertura bio (al 60%)
un cucchiaio colmo di vaniglia in polvere (no vanillina)
un pizzico di sale

Una volta cotti zucca e fagioli e ben raffreddati, frullare insieme nelle dosi soprascritte (il Bimby, nel caso lo possediate, andrà benissimo), unendo il burro di cacao, precedentemente sciolto a bagno maria in una tazzina e la vaniglia.
Unire quindi anche il succo di mela, il burro di arachide ed il sale.
Lasciar riposare almeno venti minuti in frigo.
Prelevare poco impasto alla volta dal frigo e con le mani leggermente bagnate d'acqua (non olio!) formare palline grandi quanto una grossa nocciola. Posizionarle su un vassoio rivestito di carta oleata e rimetterle in frigo, procedendo analogamente con il resto dell'impasto.
(Qualora possediate un abbattitore vi potrà aiutare molto per abbreviare i tempi e migliorare la consistenza.)
Una volta pronte tutte le palline, ben distanziate su più vassoi, infilzare ciascuna con uno stuzzicadenti (non troppo profondamente) e riporre in freezer (non in frigorifero) i vassoi per tre quarti d'ora.


Sciogliere il cioccolato a bagnomaria in un pentolino stretto, ma non troppo alto.
Prelevare dal freezer una piccola parte di palline alla volta e intingerle entrando perpendicolarmente nel cioccolato fuso, lasciando quindi una coroncina d'impasto a vista, cioè quella che circonda lo stuzzicadenti infilzato.
Rimetterle su carta oleata pulita affinchè si raddensi la glassa.
Una volta glassate tutte, riporre le palline nuovamente in frigo (non in freezer).
Togliere gli stuzzicadenti e delicatamente chiudere il forellino residuo (sarà sufficiente modellare l'impasto forato grazie al calore del vostro polpastrello).
Mettere ogni cioccolatino su un pirottino di carta e riporre ancora in frigo in scatola chiusa di vetro.
Consumare i dolcini appena tolti dal frigo.

Se realizzati e conservati ben chiusi, si preservano ottimamente per 5-6 giorni (attenzione all'umidità e agli odori in frigo!)
A colazione o a merenda con una fetta di pane, come sfizio col caffè, o come semplice ma goloso dopocena, vi stupiranno davvero!
Io non ho usato liquore per la presenza di bambini e per giocare coi sapori più puliti possibile, ma un po' di rhum o di zenzero forse non starebbero male.



mercoledì 2 aprile 2014

Rovesciata per bene. Rovesciata di pere.

Più di qualcuno mi ha chiesto se io sia tornata e com'è stato il mio viaggio.
Che dirvi? È andato bene fortunatamente.
8 giorni intensi, cinque porte aperte su mondi misteriosi durante un tête-à-tête impegnativo durato 4 ore di fila con ben 5 uomini contemporaneamente.
Meravigliosi ed indimenticabili i miei cavalieri di spade: Daniele, Lucio, Roberto, Giuseppe e Giulio.
Da batticuore...

Mi hanno stordita al punto che non so ancora bene che sia successo, ma ora ho un sorriso beato stampato sulla faccia.
Direi un viaggio indimenticabile, sì, anche per tanti dettagli marginali e speciali protagonisti orbitanti di cui sarebbe lungo ora raccontare.

Ah, dimenticavo: all'esclusivo rendez-vous, il dress code richiedeva che io fossi praticamente nuda e loro vestiti tutti di cotone verde sterile.
Ops.

:-D




Così festeggio il mio ritorno in ritrovata salute con coloro che mi hanno aspettato amorevolmente a casa e pure con chi invece mi ha messaggiato costantemente: ecco una torta speciale che non poteva che esser tutta... sottosopra.
Grazie a tutti voi!


Rovesciata alle pere (vegan)



Questa torta rovesciata di pere nasce da una ricetta di Anna Marconato suggeritami preziosamente da Lorenza. Io l'ho modificata leggermente per alcune mancanze in dispensa, ma il risultato è stato ugualmente molto gradevole.



25g di burro di cacao (il mio era in pastiglie, facilmente porzionabili)
85 di malto di riso
4 pere mature e dolci 
180 g farina integrale (io ho usato la semiintegrale perchè avevo solo quella)
160 gr di latte vegetale (io di riso)
110 g di malto di riso
8 gr di cremortartaro
1 cucchiaino di polvere di cannella
80 gr di mais bio o di olio extra vergine d'oliva dal gusto molto leggero (60 gr per me invece son stati più che sufficienti)
85 di noci o mandorle con pellicina tritate a coltello (la ricetta riesce bene in entrambi i casi)
la scorza di un limone non trattato
un pizzico di sale



Preriscaldare il forno a 180° (modalità statica).
Stemperare 85 gr di malto con il burro di cacao precedentemente sciolto (io li ho lavorati sopra il calore di una pentola piena d'acqua calda). Versare entrambi in una teglia e spennellarli anche sui bordi.
Lavare, privare del torsolo e tagliare a fettine due pere, quindi disporle a raggiera sulla teglia.

Mescolare farina, lievito (cremortartaro), spezie, mandorle o noci e sale.
A parte frullare olio, latte vegetale, il malto restante, le altre due pere tagliate a pezzi e la scorza di limone.
Unire gli ingredienti secchi a quelli liquidi mescolando accuratamente.


 Cuocere per 30-35 minuti. Sfornare ed aspettare 10 minuti prima di capovolgere sul piatto di portata.

martedì 25 febbraio 2014

Salame a chi? (salame dolce di cioccolato, senza burro nè zucchero)

La rete è meravigliosa anche per queste piccole cose.
Avevo già utilizzato con successo uvetta e datteri per dolcificare torte (per es. il mio "cobrizucchero" qui) ma ieri, attraverso facebook, Simona mi ha suggerito un'idea: quella di provare a fare anche un salame dolce senza lo zucchero, proprio come piace a me.
Lei usava però il burro, che anche a volere, io manco ce l'avevo in casa.
Così mi sono azzardata a farlo con l'olio ma, rispetto a lei, ho aggiunto pure del cacao perchè per me il salame dolce ha da esser di cioccolata!









Tassativo secondo me l'uso di datteri medjoul di ottima qualità (bio), quelli giganti e morbidi, che creano un impasto malleabile e facile da lavorare.

250 gr di datteri giganti medjoul bio denocciolati (devono essere proprio quelli grossi grossi e morbidi, e non trattati)
150 di biscotti secchi (i miei semplici frollini secchi senza zucchero)
30 gr di olio di mais bio (qualcuno mi ha già comunicato di averlo replicato con successo utilizzando un extravergine d'oliva, purchè dal sapore davvero molto delicato; io vorrei riprovarci anche utilizzando in alternativa il burro di cacao)
un cucchiaio di rhum o altro liquore a scelta (da evitare se è rivolto a bambini)
2 cucchiaini da tè di buon cacao amaro (o anche 3, se volete che prevalga l'amaro del cacao) o l'equivalente di cioccolato fondente tritato polverizzato
un cucchiaio di nocciole e/o mandorle tostate tritate oppure un po' di zenzero candito (facoltativi)


Tritare finemente a coltello i datteri. 
Rompere i frollini, utilizzando il solito sistema del sacchetto di cellophane chiuso e un pestello di qualsiasi tipo: dalla moka al vaso di fiori, tutto andrà bene. :-) Una parte verrà così ridotta in polvere e aiuterà a compattare il composto.
In una ciotola versare l'olio e stemperarvi i datteri tritati. Unirvi il cacao e i biscotti (ed eventualmente le mandorle o le nocciole) e mescolare bene con un cucchiaio.
Non preoccupatevi se apparentemente vi sembrerà che i biscotti siano in eccesso e non si inglobino totalmente al resto.
Con l'ausilio di guantini di lattice, lavorandolo bene con le mani, l'impasto cederà al calore e i suoi componenti si fonderanno per bene tra loro.
Formare un rotolo (il mio di 5-6 cm di diametro) ed avvolgere strettamente in carta da forno. Chiudere a mo' di caramella e lasciar riposare in frigo almeno per mezza giornata (ma anche intera). Durante il riposo si può ulteriormente migliorarlo nella forma se fosse necessario, modellandolo ancora, a mo' di mattarello.
La foto accanto all'illustrazione è stata fatta prima del riposo ed il taglio non è risultato pulito, ma la seconda è stata scattata dopo il passaggio in frigorifero. Si vede bene che rimane bello compatto e regge il taglio, no?

Ora chiamatelo salame vegan o come volete... noi abbiamo detto solo: proprio buonooooo!!!


giovedì 26 settembre 2013

La Sacher dispettosa. - Continuiamo così. Facciamoci del male. -

Mi ha chiesto una torta speciale.
Una Sacher, voleva il ragazzetto, per un'occasione speciale. 
Quando la mangia di pasticceria mi dice che è troppo dolce, poi mi chiede se la so fare e cosa c'è dentro.
Uova, burro, zucchero, cioccolata, recito.
E' stato più forte di me: ho deciso di farla di testa mia, però, perchè... tra noi due non so chi sia il più testone.
Io non amo fare i dolci (in generale; poi qui ci sono anche tutte le mie altre particolari menate a riguardo).
Se dovessi pensare ad un paragone, è per me come usare l'acquerello in maniera canonica: dopo poco mi stufo e mi spazientisco.

Fortunatamente sono seguite preziose consultazioni notturne online che mi hanno fatto salvare la faccia.
Grazie Barbara. La tua ricetta è stata provvidenziale!



Eri eccitatissimo davanti alla tua torta.
Sei rimasto senza parole quando ti ho detto, dopo l'assaggio, che non c'erano uova, nè zucchero, nè burro. Eri in brodo di giuggiole.
- Non me la scorderò mai - hai aggiunto. - E' più buona di quella della pasticceria. Grazie. -
Io non scorderò mai queste tue parole, ma soprattutto la luce dei tuoi occhi per una torta così semplice.
Grazie a te Giacomo, per la capacità che hai di credere e meravigliarti, quando ti concedi il tempo e la pazienza di cercare a fondo nelle piccole cose, scoprendo che esiste sempre un'alternativa.



A tre anni quando mi hai chiesto di vestirti a carnevale da cuoco.


E questi siamo noi, dopo 9 anni di carezze, meraviglie, baruffe, scontri, urla, musi ed abbracci.
Tanti auguri pidocchio.



La ricetta è esattamente quella di Barbara, in tazze.
Qui io la riporto solo specificando le quantità in grammi solo per mia comodità, perchè so già che la prossima volta mi sarò già dimenticata la tazza che ho utilizzato ed il grado di approssimazione è sempre rischioso.
Ovviamente voi invece potete scegliere la tazza di base, come unità di misura, che preferite.
Fatela il giorno prima, con calma e conservatela un giorno in frigorifero. I sapori si esalteranno a meraviglia.


per 10 persone:
2 tazze di farina, la mia 0 (io ne ho usato 400 gr)
1 tazza di buon cacao (75 gr)
1 tazza di malto di riso (340 gr)
1/2 tazza di olio di semi di mais (150 gr)
1/2 tazza di succo di mela (170 gr)
30 gr di cremortartaro
un vasetto di marmellata bio di albicocche senza zucchero; la mia era dolcificata con polpa di mela (320 gr)
un pizzico di sale
ho aggiunto una puntina di semini di vaniglia
150 gr di buon cioccolato fondente bio a 70% per la copertura


Accendere il forno statico a 140°.
Mescolare insieme tutti gli ingredienti secchi e separatamente tutti i liquidi.
Unire i liquidi ai secchi e mescolare bene con una frusta.
Versare in teglia da 24 cm oliata ed infarinata (meglio se con cerchio apribile). Infornare per 25 minuti, quindi alzare la temperatura a 160° e cuocere per altri 20 minuti.

(Questo, mi ha insegnato Barbara, farà lievitare la torta uniformemente senza farle fare una gobba a vulcano, con tanto di crepa, sulla sommità. Meravigliosa amica, funziona eccome!)

Nel caso risulti ancora bagnata alla prova stuzzicadenti, alzare il forno a 180° e cuocere per altri 5-7 minuti .
Lasciar raffreddare c-o-m-p-l-e-t-a-m-e-n-t-e.
Tagliare a metà e farcire con la marmellata di albicocche.

La glassa solitamente è fatta con il fondente mescolato a burro e/o panna oppure ad uno sciroppo di zucchero.
Ovviamente ho preferito non utilizzarli, vista la ricetta. Miravo pure a non avere comunque una glassa troppo rigida e croccante, rispetto all'impasto, come sarebbe accaduto nel caso avessi usato solo cioccolato fuso.

Quindi ho sciolto il cioccolato a bagnomaria a fuoco dolce.
Vi ho aggiunto un paio di cucchiai di olio di mais ed altrettanti di panna vegetale (ne avevo di miglio da terminare, ma andrà bene quella di riso o quello che preferite; il sapore non inciderà sul risultato finale).
La consistenza ed il sapore finale andavano bene, ma la glassa non è rimasta lucida, nè facile da stendere, impedendomi di potervi scrivere sopra.
Ecco, su questo punto insomma, dovrei migliorarla.
Avete suggerimenti?

E' però davvero buonissima, anche se, va bene, non è più una vera Sacher.



- Continuiamo così. Facciamoci del male. - 
:-)
 

mercoledì 11 settembre 2013

Nutella o Nocèlla?



Era da un po' che ci pensavo. In realtà è una cosa semplicissima da farsi, ma proprio per questo forse rimandavo sempre.
Ma ecco che a settembre Salutiamoci parla di nocciole e allora non potevo proprio aspettare oltre!
Ora qui il forno si riaccende senza problemi, visto il calo di temperatura.
Si fa il pane... e allora andiam pure di nutella fatta in casa.
Chiamiamola così, concedetemelo, giusto per capirsi. Trattasi comunque di crema spalmabile di nocciole e cacao.
Buonissimissima.


300 gr di nocciole sgusciate tostate bio (ma non usate quelle appena raccolte fresche)
300 gr di malto di riso * (la dose è molto soggettiva: potete anche diminuire oppure aumentarla fino a 400 gr per un gusto più dolce raggiungendo un ideale compromesso per chi vuole "disintossicarsi" dalla nota crema commerciale)
50 gr di cacao amaro di ottima qualità
10 cucchiai di olio di mais bio (si potrebbe anche evitare, ma certamente conferisce maggiore cremosità e facilita l'emulsione - voglio provare anche a sostituirlo con il burro di cacao)
150 gr di latte di soia non zuccherato
un cucchiaino scarso di polvere di vera vaniglia  (no vanillina)
un pizzichino di sale

* perchè è meglio evitare lo zucchero qui

Tritare finissimamente le nocciole a farina (questa è l'unica difficoltà e in questo senso vi aiuterà solo un tritatutto serio, da azionare ad intermittenza per non surriscaldare l'olio delle nocciole).
Unire il latte vegetale, l'olio, il cacao, la vaniglia ed il sale ed emulsionare ancora.
Dolcificare col malto mescolando ancora molto bene.
Invasare e conservare in frigorifero.
La dose è per due vasetti grandi e due piccoli.



Con questa crema ho farcito queste tortine.
Non sto a scrivervi la ricetta perchè io ho dovuto usare un mix di farine glutenfree che ne ha fatto gusci non molto belli.
Voi invece scegliete la vostra frolla preferita, - avete la vostra ricetta jolly per la crostata che non vi delude mai, no? - farcite (prima o dopo la cottura, come preferite), decorate e poi sappiatemi dire.


Lo sapevate?
Da parecchi anni a questa parte gli alberi di nocciole vengono trattati massicciamente con l'endosulfan (cos'è qui) per debellare una specie di cimici che attaccano i frutti, compromettendo interi raccolti.
Questo composto chimico, della famiglia dei cloroganici che agiscono bloccando il sistema nervoso delle cimici, è stato autorizzato anche dal Ministero Italiano, per ovviare ad una pressante concorrenza operata dalla Turchia e dall'India, grosse produttrici di nocciole che già ne facevano uso sconsiderato.
Nonostante si parli della proposta di un suo ritiro dal commercio dalla metà del 2012, (con una proroga però per alcuni utilizzi per 5 anni aggiuntivi), perchè antiparassitario della famiglia del DDT dichiarato come molto tossico, l'endosulfan è tuttora presente nella stragrande maggioranza delle nocciole in commercio.
Pensate ora all'uso che viene fatto delle nocciole, per esempio, in pasticceria e gelateria: forse meglio utilizzarne meno, ma, se possibile, di qualità biologica!

Cercate altre idee cobrizolose con le nocciole?

Fregola sarda con sedano rapa, fichi e nocciole
Ravioli bicolor con tofu e nocciole



Tutte le ricette con noci e nocciole sono raccolte da Sabrina di Les madeleines di Proust fino alla fine di settembre.

mercoledì 28 agosto 2013

Torta semplice di albicocche e lavanda

Eccomi tornata. Bentrovati!
Com'è stata la vostra estate?
Dopo questo mio bel peregrinar in lungo e in largo prima per vacanza, poi lavoro e ancora infine per diletto, ora mi è venuta voglia di chiudermi nuovamente in casa e riaccendere il forno.
Qui inizia a fare freschetto la mattina e la sera, nonostante il sole, così cominciamo a pensare all'autunno raccogliendo gli ultimi frutti estivi, mescolando colori e profumi.

Albicocche e lavanda.
Coniugo un abbinamento già collaudato (qui) in versione da forno.
Mi verso una tazza di tè e cerco di riordinare emozioni e foto dell'estate...







per la pasta:
200 gr di farina integrale (la mia di farro) o semiintegrale
100 gr di farina di riso
200 gr di acqua fredda
10 gr di cremortartaro
4 cucchiai di olio di oliva leggero (o di mais bio)
2 (o più) cucchiai ben colmi di malto di riso o succo concentrato di mele*

per la copertura:
14 albicocche (purchè mature e ben dolci)
100 gr di acqua
4 cucchiai di succo concentrato di mele (o malto di riso)*
1 cucchiaino scarso di fiori di lavanda edibili (ma attenzione a calibrare bene secondo i gusti per evitare un eccessivo effetto "detersivo" dell'aroma!)
semini di papavero o mandorle o pistacchi tritati
un piccolo pizzico di sale
1/ 2 cucchiaino di agar agar


Lavare e tagliare a metà le albicocche, privandole dell'osso.
In una teglia antiaderente scaldare dolcemente un cucchiaino di olio e coricarci le albicocche con la parte tagliata verso il basso. Coprire con l'acqua in cui avrete stemperato il succo di mela ed unire i fiori. Cuocere a fuoco basso per qualche minuto, quindi capovolgete le albicocche e cuocete ancora per qualche minuto (5 minuti totali dovrebbero bastare).
Lasciar riposare e raffreddare un poco.

Mescolare le due farine in una ciotola con il cremortartaro ed il sale.
In una concavità centrale versarvi l'acqua ghiacciata, l'olio, il malto e mescolare brevemente.
Versare l'impasto in una teglia (da 30 cm) stendendolo alla bell'e meglio.
Adagiare le mezze albicocche l'una accanto all'altra, ben strette, adagiate sulla parte tagliata.
Riempire i buchini di pasta rimasta scoperta con i semini di papavero (o mandorle o pistacchi tritati).





Rimettere sul fuoco dolce lo sciroppo di cottura avanzato ed assaggiarlo: se gradite un sapore più dolce aggiungete succo di mela o malto o quello che più vi piace. A posteriori credo non guasterebbe proprio l'aggiunta di una nota alcolica, ma io l'ho evitata, vista la presenza di bambini.
Aggiungere l'agar agar e scioglierlo per un paio di minuti, mescolando bene.
Versarlo (non preoccupandovi se è caldo) sopra la torta e la frutta e infornate per 30 minuti circa, a 170°.

Conservate la torta in frigo, una volta raffreddata.
Io l'ho fatta la sera e l'abbiamo mangiata a colazione il giorno dopo.



* perchè cerco di non usare lo zucchero nei dolci, senza talebani estremismi nè punizioni, è spiegato meglio nel nostro progetto, qui

mercoledì 19 giugno 2013

Bicchierini di yogurt con albicocche alla lavanda




Quasi me ne scordavo, ma ieri questo blog ha compiuto 5 anni (e 538 post pubblicati).
In tutto questo tempo Cobrizo è cresciuta un pochino, mi pare, e si è resa conto di quanto sia importante che si nutra, non solo grazie a ricette, ma anche attraverso i colori di cui si sente fatta.
Tanta fatica, tanti errori, tanta ingenuità, ma ci son anche piccoli passi leggeri e felici...
Nel 2008 iniziai quest'avventura con Cobrizo, in gran segreto.
Ora posso dire che è una relazione ufficiale ... complicata, ma significativa! :-)
5 anni, per taluni sono nozze di seta, per altri di legno.
Allora sapete che vi dico? Io li prendo entrambi: una per Roberta, l'altro per Cobrizo!

Grazie a tutti voi, senza i quali questo nofoodblogmamacroblogdimicroworks sarebbe cresciuto così.




Al mare ho raccolto fiori di lavanda.
Con le prime albicocche mature provo ad inventarmi un dessert leggero e fresco.
E lo disegno.


per la composta:
8 albicocche ben mature
un cucchiaino di fiori di lavanda edibili
3 cucchiai di succo di mela concentrato *
6 cucchiai di acqua
mezzo cucchiaino di agar agar
un pizzichino di sale

per la crema di yogurt vegan:
300 gr di yogurt di soia
malto (o succo di mele conc. o sciroppo di acero o di agave) * q.b. secondo il gusto
vaniglia
buccia di arancia
un pizzico di zafferano per colorare (facoltativo)
una tazzina da caffè di latte di riso non zuccherato
un cucchiaino di agar agar

Tagliare a dadini le albicocche e cuocerle con l'acqua, l'agar agar, il sale, il succo di mela ed i fiori a fuoco dolce per 2-3 minuti la composta.
Sciogliere l'agar agar nel latte di riso con il dolcificante scelto e portare a dolce ebollizione.
Togliere dal fuoco ed unire al resto degli ingredienti, mescolando bene.
Versare in bicchierini e lasciar raffreddare in frigo.
Decorare con la composta di albicocche.


* per i nuovi lettori, perchè cerco alternative allo zucchero, qui



mercoledì 29 maggio 2013

3 in 1. Muffins alla frutta (no uova, no zucchero, no burro)

3 in 1.
Una merenda da asporto per Giacomo e i suoi amichetti, un dolce dopocena prima per noi due e infine uno strategico conforto per un mio solitario lavoro da terminare in notturna... 





I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,         
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.

I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.

Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

(Alda Merini)




E' impagabile la pace del lavoro nel silenzio notturno. Anche se non son poeta.






per 8 muffins:

50 + 20 gr di uvetta bio (io non ho avuto neppure il tempo di ammollarla)
100 gr di malto di riso (vedi anche qui un'alternativa per dolcificare)
50 gr di olio extra vergine di oliva dal sapore delicato o di olio di mais bio (per i miei gusti, la prossima volta ne metto pure meno, compensando con un po' più di latte vegetale)
60 gr di latte di mandorla non zuccherato (o altro latte vegetale)
140 di farina (a scelta, ma regolatevi poi coi liquidi, secondo il tipo scelto)
una banana matura bio
buccia di arancia non trattata o altro aroma a piacere
un pizzichino di sale
una bustina di cremortartaro

Frullare 50 gr di uvetta e la buccia di arancia con l'olio, la banana e il latte.
Impastare con la farina, mescolata al cremortartaro, e le restanti uvette.
Versare nei pirottini e cuocere per 25 minuti a 170° (forno statico) o q.b. secondo il vostro forno.






venerdì 24 maggio 2013

Fra gola e fragola ... (torta gluten free con riso e grano saraceno)

Ma voi sapete già che tutto il mese di maggio il nostro progetto di Salutiamoci si diverte con le fragole, vero?
Sono solo io purtroppo che sono sempre più in ritardo su tutto!

 


Nicole di RicetteVeg aspetta tutte le vostre ricette fragolose!
Io ho provato con un altro esperimento gluten free, visto che così mi tocca...




100 gr di farina di riso
100 gr di farina di grano saraceno
50 gr di farina di soia
40 gr di nocciole sgusciate e tritate a farina (credo che anche le mandorle andran bene, in sostituzione)
40 gr di olio e.v.o. dal gusto delicato o di mais
50 gr di succo concentrato di mela
marmellata senza zucchero* (la mia di fragole, vedi qui,  ma di anche albicocche o di ciliegia o frutti rossi andrà bene)
acqua fredda
un pizzico di sale
un pizzico di bicarbonato
cannella


Personalmente ho ottenuto la farina di grano saraceno direttamente dal cereale. Non sono infatti chicchi duri e si sfarinano facilmente con un buon tritatutto, purchè vi assicuri un risultato di grana fine.
Per proseguire sarà sufficiente mescolare le farine con il sale, le nocciole, l'olio, il succo di mela e la cannella (un cucchiaino o quanta è gradita).
Impastare quindi con e il pizzico di bicarbonato e l'acqua fredda necessaria (da 80 a 100 gr, più o meno, a seconda della farina che userete).
Dividere l'impasto in due e foderare una teglia (la mia sarà stata di 20 cm di diametro, più o meno, essendo regolabile).
Versare la marmellata (circa 250 gr ma, a seconda di quanta ne gradite, potete aumentare o diminuire). Coprite con la restante pasta.
Cuocere in forno a 160°-170° per 25 min o quanto basta, a seconda del forno (modalità statica), facendo attenzione che la farina di soia tende a far colorare velocemente la pasta in cottura.
Una volta fredda, spolverizzare con cacao.


Vi consiglio caldamente di prepararla in anticipo, anche di un giorno: i sapori si armonizzeranno e il gusto ne guadagnerà molto.
Si conserva bene per due tre giorni, in frigo.

* Sicuramente anche delle fragole fresche, semplicemente cotte appena, con un goccio di succo di mela (o addirittura una mela a pezzetti) e un po' di agar agar, andranno altrettanto bene della marmellata.










martedì 12 febbraio 2013

Onde di neve e grumi di cacao (con muffins)

Alternando la chiave
tu schiudi la casa dove
la neve volteggia le cose taciute.
A seconda del sangue che ti sgorga
dall’occhio, bocca ed orecchio
diversa è la tua chiave.
Diversa è la tua chiave, diversa la parola
cui è concesso volteggiare con i fiocchi.
A seconda del vento che ti spinge via
s’aggruma attorno alla parola la neve.

(Paul Celan)



Ora accendo il camino e metto sul fuoco l'acqua per un tè...
Mi siedo e mi pare di essere in slitta, avvolta dalla neve.



Mi mangio un muffins.
E' meravigliosamente bella, anche se domani ci sarà tanto da spalare...

per 10 muffins
A: 200 gr di farina (la mia semiintegrale), 100 gr fecola di patate, una bustina di cremortartaro, 3 cucchiai di cacao amaro, un pizzico di sale
B: 100 gr malto (il mio di riso), 50 gr olio di oliva e.v.o. delicato o di mais, 100 gr o q. b di latte di soia o di riso, mandorle pelate per decorare
Mescolare A. Miscelare B. Unire A + B.
Cuocere a 180° per 15-20 min (forno statico, come sempre, anche se non lo scrivo mai).



Una volta raffreddati, chiusi in un sacchetto di cellophane, si conservano in frigo, perchè non si secchino. Buoni così o farciti con marmellata d'arancia con le scorzette.

lunedì 28 gennaio 2013

È nato prima l'uovo o la gallina?

Cobrizo si diverte a razzolare tra le pagine di Bobos




lasciando le sue impronte su una loro ricetta, tra cioccolato, uova, limoni e mandorle...









Ma se Bobos propone una torta classica con uova, zucchero, burro che, sapete bene, non mi fa troppo bene becchettare (perchè? qui), io invece rilancio con questa, grazie a Simona Gauri, molto più macrobiotica:

1 kg di bulgur macinato a semolino
500 gr di nocciole tritate
500 gr di tofu
1/2 tazza di malto di riso
1 tazza di carruba (sarà di polvere di carruba?)
un po’ di vaniglia
un po’ di sale marino
scorza di limone grattugiata

per la crema di copertura:
1 tazza di carruba
4 cucchiai di concentrato di mela
6 cucchiai di crema alle nocciole

Mescolate il bulgur con le nocciole, la vaniglia, il sale marino, la buccia di arancia e la carruba. Frullate il tofu con 1/2 litro di acqua e il malto di riso. Mescolate tutti gli ingredienti e lasciate riposare per 10 minuti. Mettete l’impasto in una teglia per torte e infornate a 200° per un’ora.
Preparate nel frattempo la crema alla carruba di copertura: questa crema ricorda la famosa crema nougat. Sciogliete a fiamma bassa la margarina e la crema di nocciole. Togliete subito dal fuoco e aggiungetevi un po’ alla volta il concentrato di pera e mela e la carruba.
Quando la torta sarà pronta, ricopritela con la crema alla carruba.

A me ispira molto e vorrei provarla. Voi che dite? 


altre questioni tutte intorno ad un uovo qui



lunedì 8 ottobre 2012

Salutiamoci. Ottobre e le Castagne: mousse di castagne ed amasake

Salutiamoci è già arrivato al sesto mese di vita!
Per tutta la durata di ottobre si parlerà di castagne e potrete inviare tutte le vostre ricette a casa di Alice di Kitchen Bloody Kitchen, mentre le raccolte dei mesi precedenti sono reperibili nel blog di Le ricette di Salutiamoci (dove trovate anche molti altri spunti di lettura e le info per partecipare all'iniziativa).


Io non ho ancora avuto modo di trovare e cucinare le castagne fresche, ma ho utilizzato la farina di castagne per inventarmi una mousse veloce, ma un po' diversa, per l'uso di un ingrediente dolcificante naturale (giusto per lo spirito di Salutiamoci, leggi qui) forse inconsueto per molti, ma molto noto nella tradizione giapponese e macrobiotica: l'amasake.

dose per 5 coppette:
100 gr di farina di castagne setacciata
500 gr di latte vegetale non zuccherato (io ho messo metà soia e metà riso, ma potrete scegliere il latte vegetale che più vi aggrada ed anche il latte di mandorle credo potrebbe andare più che bene)
un vasetto di amasake di riso integrale da 250 gr
2 cucchiai colmi di crema di mandorle bianca
1 cucchiaino di caffè d'orzo solubile (facoltativo o sostituibile con una puntina di cacao)
1 cucchiaino scarso di vaniglia in polvere (quella vera, nera, non vanillina)
2 cucchiai di buon rum (solo ovviamente nel caso il dolce sia destinato ad adulti)
malto di riso, nocciole tostate, cioccolato fondente a scaglie oppure un caco, per decorare

Setacciare la farina di castagne.
Stemperarla con una frusta nel latte. Aggiungere tutti gli altri ingredienti, mescolando bene. Lasciare riposare 15 min.
Riempire le coppette e cuocere a 20 min a bagnomaria (o nel forno a vapore).
Lasciar raffreddare e decorare con malto di riso, nocciole tostate, cioccolato fondente a scaglie.
Anche un caco maturo frullato fornirà un'ottima salsina di accompagnamento.
Il gusto guadagnerà molto se avrete l'accortezza di prepararlo con almeno mezza giornata o più di anticipo.




Per chi non conosce l'amasake forse potrà interessare saperne qualcosa in più.
"Amasake" in giapponese significa "amore dolce".
È una densa crema dolce di colore chiaro, appunto di tradizione giapponese, a base di riso fermentato (o più raramente di avena o di miglio) dalle riconosciute proprietà energizzanti e rinvigorenti, adatta ad esempio in convalescenza dopo un periodo di malattia, per anziani deboli, per svezzare i bambini o per le merende dei più grandicelli, oppure ancora per le mamme in gravidanza o che allattano... e ovviamente anche per tutti i golosi!
Generalmente si trova in vendita già pronto in barattolo di vetro, ma è possibile anche prepararlo in casa facendo fermentare il cereale con il cogi (il Koji, cioè l'Asperglilus Oriyzae, è un benefico saccaromiceto in grado di scindere gli amidi in zuccheri più semplici cosicchè il risultato ultimo di questa preparazione racchiude tutti i pregi del chicco integrale di partenza insieme alla sua migliorata digeribilità).
Essendo dunque un prezioso prodotto fermentato al pari della salsa di soia, del miso e del sakè, come quest'ultimo prevede la germinazione enzimatica del riso e come tale aumenta la buona produzione batterica intestinale amica (e non causa gonfiore) e aiuta a ritrovare energia e benessere.
Tra i commenti in calce troverete anche la ricetta per riprodurlo, ma vi assicuro che il suo prezzo in commercio giustifica il tempo e la difficoltà di reperire il Koji e di ottenere un buon risultato casalingo.

Tradizionalmente veniva usato allungato come bevanda (sciolto in acqua con appena un pizzico di sale marino per equilibrarlo). Oggi può essere impiegato anche come sana e semplice alternativa per dolcificare latte vegetale (di soia, di mandole, ecc.), o il porridge, oppure essere consumato così com'è, come veloce dessert, insieme a frutta secca, o utilizzato per creare gelati oppure per realizzare una crema dolce, ad esempio procedendo così, per farcire una torta:

Crema dolce di Amasake
Mettere in un pentolino mezzo litro di latte di riso o di avena, un cucchiaio di malto di riso, 3 cucchiai di amido di mais (o un po' di kuzu) e 3 cucchiai di amasake. Far bollire il tutto, girare con la frusta fino a farlo rapprendere e, quando raggiunge la consistenza di budino, farlo raffreddare.
A questa base, volendo, si può aggiungere a piacere cannella, zenzero, vaniglia, mandorle, pistacchi, farina di carrube, o un po' di composta di frutta e gustarla così o utilizzarla per farcire una torta.

oppure, addensato con kuzu o agar agar, per preparare budini come questo:

Kanten di Amasake
Sciogliere, in mezzo litro d'acqua, due cucchiai di malto di riso o di orzo, ed aggiungere 8 - 10 g di fiocchi di agar agar con un bel pizzico di sale.
Cuocere per 5 minuti. Aggiungete 500 cc di Amasake e cuocete per altri 5 minuti. Togliere dal fuoco, ed aggiungete 500 cc di succo d'arancia, mescolando bene.
Disporre in coppette da dessert, lasciando raffreddare completamente e decorate con granella di nocciole tostate o altro.

oppure per un frappè estivo di frutta fresca:
Frullare una tazza di amasake per 2 tazze ad esempio di fragole (ma non certo in questa stagione) e una tazza e mezza di latte di riso, due cucchiai di malto di riso e di un pizzico di vaniglia.


Se invece cercate altre ricette cobrizolose con le castagne:







lunedì 1 ottobre 2012

Ravioli dolci e croccanti



Una piccola idea, semplice semplice, realizzata con un avanzo di pasta (la sfoglia era quella di questa ricetta qui): un ventaglio dal guscio liscio e croccante che racchiude un boccone morbido e dolce, da gustare con un caffè, un tè profumato o una centrifuga.
Solo gli zuccheri della frutta e pochi, anzi zero grassi.

per la pasta:
100 gr di farina integrale 2
100 gr di farina bianca 0
100 gr di acqua
un pizzico di sale

per il ripieno solo:
datteri medjoul (devono essere proprio quelli giganti e morbidi, e non trattati!)
buccia d'arancia essiccata e polverizzata
cardamomo in polvere o altra spezia a piacere (facoltativo)


Impastare la farina con l'acqua, lavorandola bene.
Lasciar riposare un quarto d'ora in luogo fresco, tenendolo coperto perchè non asciughi.
Stendere la sfoglia sottile e con un coppa pasta tagliare dei cerchi.
Denocciolare i datteri e premere la parte del taglio sulla polvere di arancia (aromatizzata dall'aggiunta eventualmente della spezia più gradita).
Posizionare un mezzo dattero sopra ogni cerchio e chiuderlo come preferite.
Ungere pochissimo una teglia antiaderente e scaldarla bene sul fuoco.
Cuocervi sopra i ravioli, con l'ausilio di un coperchio, rigirandoli un paio di volte.