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lunedì 8 gennaio 2018

Come una conchiglia



Vuoi sapere che cosa sento?

Avvicina il tuo orecchio al mio. Copri l’altro con la tua mano.

Ascoltami come fossi una conchiglia.

Mi faccio cassa armonica del tuo mare silenzio.



mercoledì 9 settembre 2015

La lingua instancabile del mare





Sono tornata, o almeno così mi dicono, perché in effetti la mia anima astrale sta ancora mangiando arancine nascosta sotto un cappellone di paglia, mentre macina, sognante, chilometri da ovest ad est...
Qui, tra le mie montagne, ho trovato 20° in meno.
Purtroppo i folletti in mia assenza non mi hanno neppure riordinato la scrivania, ma io non me ne curo e contamino gli schizzi lasciati a casa per il libro, coi segni di mare del moleskine tolto dalla valigia.



Figura.

Relitti abbandonati alla risacca, fossili sputati dall’abisso
stiamo su questa spiaggia come dentro l’eternità
culla di venti, cortina di sale che ci fa
invisibili
calcificati sui sassi tiepidi, offerti all’azzurro semicerchio
graffiato da segni che non interpretiamo
occhi negli occhi col chiarore più sfocato e fondo
vetrini colorati sgranano il bagnasciuga, collane
scivolate nelle vene, rianimate
la lingua instancabile del mare ci riempie le orecchie
con la sua trasparenza.

Giovanna Rosadini



lunedì 7 settembre 2015

Filippo Bentivegna, "Chiddu du li testi"

Siamo ritornati in Sicilia dopo quasi vent'anni. Tanto l'avevo apprezzata allora e tanto la gusto ora mentre la sto facendo scoprire agli occhi vergini ed incantati di mio figlio.
Scendendo da Palermo, dopo Trapani, Marsala, e prima di proseguire per Agrigento e la Valle dei Templi, rammento di essere venuta a conoscenza, per una fortuita coincidenza, di un luogo che ancora non ho mai visitato. 
Amo queste preziose chicche meno conosciute lungo i percorsi turistici. Decido così di fare una sorpresa ai miei compagni di viaggio.
Ci rechiamo dunque a Sciacca, al Castello Incantato sulle tracce di Filippo Bentivegna.




Affreschi di Filippo Bentiveglia nel suo umile casolare.
Pare che questi scorci di città fossero un ricordo dei grattacieli americani. 



Nato nel 1888, il pescatore Filippo Bentivegna agli inizio del '900 emigrò negli Stati Uniti.
Lì pare che si innamorò di una donna e durante una rissa, forse con un rivale d'amore, fu colpito da una violenta bastonata in testa. A causa di questo pesante trauma fisico e delle collaterali conseguenze che ne derivarono, fu dichiarato inabile e fu rimpatriato.

Senza nessuna preparazione artistica, diede il via ad un'incessante e frenetica produzione di teste umane scolpite nella pietra.
Nel suo piccolo podere sulle falde del monte Kronio, ne realizzò un numero infinito non fermandosi neppure quando il calcare si esaurì, ma proseguendo invece scavando cunicoli nella roccia.
Teste accatastate, affiancate, bifronti...
Filippo viveva isolato nella sua casupola e veniva tristemente deriso dai compaesani che lo denominavano "Chiddu du li testi" e "Filippo lu pazzu".
Alcuni sostenevano che, scavando nella roccia, volesse addirittura raggiungere una vena sotterranea di lava, per dar fuoco al paese di Sciacca e vendicarsi delle malelingue dei Saccensi.



Solo alla fine degli anni '60 un collaboratore di Jean Dubuffet ne intuì il valore e lo fece conoscere all'esponente dell'Art Brut che lo inserì meritevolmente nella collezione del Museo di Art Brut a Losanna.





Oggi il suo podere è diventato uno spazio museale all'aperto, il "Castello incantato", che si sviluppa tra ulivi e fichi e si affaccia sul mare.








Non volle mai venderne neppure una.
A chi gli domandò perché scolpisse queste teste, rispose: - Cerco la Grande Madre... Dentro la Terra c'è il seme dell'uomo. -







L’arte non viene a dormire nei letti che le hanno preparato, scappa appena si pronuncia il suo nome:
quello che ama è l’incognito. I suoi momenti migliori sono quando dimentica il suo nome. (Jean Dubuffet)



Noi proseguiamo il viaggio verso Est...





mercoledì 17 luglio 2013

Dialogando tra me e me...


 
 
 
L' Omo disse a la Scimmia:
- Sei brutta, dispettosa:
ma come sei ridicola!
ma quanto sei curiosa!
Quann' io te vedo, rido:
rido nun se sa quanto!...

 La Scimmia disse:
- Sfido! T'arissomijo tanto!

(Trilussa)

  
 
 
 
Io vi saluto così, con queste scimmiette fannullone che popolano il mio tavolo da disegno in questi giorni.
Effettivamente c'è bisogno di un po' di meritata vacanza.
Quindi chiudo i battenti e mò me ne vado, citando ancora il Poeta, a riposare in un angolo di paradiso...
 
Grazie della vostra fedele compagnia e buona estate a tutti voi! 

venerdì 30 novembre 2012

Medusa

Un ombrello medusa traghetta sirene...
Tu venissi a trovarmi oggi, ti farei ascoltare questa canzone che mi piace tanto tanto.



 




Respira
prenditi
il tuo tempo, di te e di me
ancora un po'
pensa a noi
perché quando poi tu leggerai
io non ci sarò
sarai lì immobile come polvere
ricorderai noi due
piangerai
ormai io non sarò che un triste addio
io non ci sarò
tu non ci sarai
immobile, di pietra, senza di me.


Sembra forse un po' triste per il testo, ma ha un'incredibile bellezza acquea fluttuante ed io ci nuoto dentro, leggera...



... e questa sera me la sono ascoltata, live, in teatro.


 (Belluno, 30 novembre 2012)

lunedì 29 agosto 2011

Tauromachia a fiori

Zeus, padre di tutti gli dei, da sempre risaputo gioviale e libertino, nonchè marito infedele, perse la testa per Europa, splendida principessa fenicia, figlia del re Tiro.
La giovane era intenta a cogliere fiori in un prato quando Zeus decise di mostrarsi a lei.
Per evitare che la fanciulla lo riconoscesse, comparve sotto mentite spoglie, assumendo le sembianze di un toro bianco.



il Toro di Cobrizo # Cobrizo è del Toro.


Si stese ai suoi piedi e con pazienza riuscì a convincerla a salirgli sul dorso, inebriandola col profumo ed i colori dei fiori di campo.












Attraverso le onde del Mediterraneo, allora egli la condusse impavido, sulla sua groppa, sino a Creta.



E una volta lì giunti, su una spiaggia nei pressi di Gortina...

... tra un nescafè e l'altro... ;-)



generarono insieme Minosse, Radamante e Sarpedonte.

Il toro che aveva prestato le sue sembianze a Zeus fu trasformato in costellazione, con sommo piacere di Cobrizo, (che tra l'altro in quest'isola avrebbe pure messo radici se il biancore taurino non fosse incompatibile col solleone), ma gran sventura di coloro che debbono sopportarla sotto quest'infausta congiunzione astrale.
Tiro a segno.